ETTORE ZAPPAROLI.
...
.
...
Il silenzio ha le mani aperte.
...
.
...
1949. Montes Editore, TORINO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano 
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber". 
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Il silenzio ha le mani aperte ha come protagonista Luca, un musicista che vive durante il Ventennio fascista, ma si tiene ai margini del regime, senza opporvisi apertamente, ma senza aderire a quel mare di sciocchezze inventate dal demagogo al potere. Il suo vero ideale  la montagna, dove condivide la passione per le vette con Francesco, e con alcune donne, che lo attraggono a volte, ma non suscitano in lui vero amore fisico. Nelle pagine iniziali, Luca  un tiepido, incerto su cosa fare, e si pone in antitesi a persone come Settimo, che sta facendo carriera nel regime, ma la presa di coscienza della situazione politica, lo porta alla decisione di schierarsi in modo sempre pi deciso.
Con linizio della guerra Luca va al fronte, e ne ritorna ferito, ma presto la sua condotta seria e la denuncia di furti lo mettono in sospetto fra i pi fanatici seguaci del regime. Grazie alle sue amicizie, comprende che si sta organizzando un movimento in opposizione al regime, e desidera unirvisi. Tra retate e voltafaccia, con larmistizio, Luca per sfuggire ai nuovi padroni, i seguaci dei lurchi, si nasconde sulle montagne. 
Le vicende di questo giovane intellettuale antifascista prima e durante la seconda guerra mondiale sono qui narrate attraverso metafore assolutamente trasparenti, senza mai nominare fascismo, Mussolini e tedeschi. Una narrazione che non scade nellagiografia: la presenza di pagine oscure e di divergenze tra i partigiani (chiamati patrioti)  ben chiara agli occhi di Luca e del lettore, cos come le figure di opportunisti che pur appoggiando i lurchi, cercano di ricostruirsi una verginit politica con i patrioti.
Un libro sulla Resistenza, certamente, ma soprattutto una presa di coscienza della situazione politica e della necessit di schierarsi, a un certo punto della vita, che non ebbe lo stesso successo di altre opere dello stesso periodo e tematica, ma che oggi si pu riscoprire con interesse
...
.
...
L'AUTORE
...
.
...
Ettore Zapparoli (Mantova, 21 novembre 1899. Macugnaga, 18 agosto 1951)  stato un alpinista molto noto, che ha compiuto numerose ascensioni difficili nelle Alpi italiane.
 stato uno dei primi alpinisti italiani a scalare il Cervino per la cresta del Leone, una delle vie pi difficili sulla montagna. Scompare nel 1951 nel corso dell'ennesima scalata mentre tentava solo come sempre di risolvere il problema della diretta alla Punta Zumstein, senza dubbio la cima pi pericolosa della parete est del Monte Rosa.
Zapparoli  stato anche un poeta e scrittore, e ha pubblicato diverse raccolte di poesie e diari di viaggio che narrano le sue imprese alpinistiche e la sua passione per la montagna
...
.
...
Il silenzio ha le mani aperte
...
.
...
Il fiume l sembrava un lago, aveva l'azzurro di ogni stagione. Un fumo lo faceva diafano, lo stesso velo che offuscava ogni ulivo, ogni filare istecchito con un deposito bianchiccio. Dal piccolo cappello della vecchia signora usciva qualche ciocca bianco biondastra.
Quel giorno, sulle rocce, colazione di salame, pane bianco tagliato a met, vino saldo di lago. Dal foro buio d'un rudere a un tratto usc il suono d'un grammofono nascosto dal domestico fra edere e sterpi aggrovigliati; era una canzone cantata da una voce liquida e supplichevole. S'accordavano stranamente il ronzio minuto della punta del grammofono e il brulichio dorato che tremava al largo dell'acque scure a cascami, limature di luce. Dondolavano nello spazio le note dell'ingenua canzone, facevano l'aria vergine intorno spianando le rughe del volto della signora, ricollocandola nel tempo dei suoi giovani anni, gli stessi in cui la canzone era nata. Giungeva a Luca, attraverso l'affetto della vecchia amica e quella musica, un flusso partito da un moto d'onde lontane, dal largo di epoche passate. Un artigiano di armonie cade pi facilmente degli altri in balia d'un canto innocente, se ne lascia condurre per mano come verso una sconosciuta giovinezza del mondo dove gli uomini confessavano candidamente le loro aspirazioni e lo sgomento che fossero illusorie.
Attorno ai capelli della vecchia signora sfumava un'aureola leggera, la stessa nebbia piumosa degli alberi nei campi.
Cos, insensibilmente, giunsero a sera, senza nozione di tempo, in silenzio, per una stregoneria dell'aria, della luce benefica. Se ne avvidero soltanto pi tardi, al ritiro dei raggi intorno, quando guglie d'oscurit cominciarono ad allontanare le cose e il paesaggio venne a poco a poco sbarrato da aste d'ombra come da una fitta, interminabile cancellata. Avevano poi entrambi l'identico gusto delle lontananze. Il loro intimo aderiva riposatamente all'immensit del contorno, fino agli ultimi orli dei monti secondo una naturale espansione dei loro animi.
Con le ombre risorsero le trepidazioni della vecchia signora per il suo giovane amico.
Lo guardava ella ora con gli occhi chiari, rapsodici, dai baleni di porcellana, appannati dal velo dell'et. Ella non si rassegnava che Luca giungesse a lei sempre col volto solcato, la voce stanca per gli urli che gli costava l'insegnamento a mandrie di allievi, e senza condurre mai a termine quel lavoro musicale ch'ella aveva assistito sul nascere a Quiete Azzurra, sul fiume. Altre attivit proficue, quali, senza aggiogarsi alla corrente? e pure vi avesse aderito, anche solo la sua schiettezza formale, si diceva, gli avrebbe alienato chi imperava allora.
Quando egli tornava in quella metropoli dove al primo ingresso, giovanissimo, appena espressi i sentimenti pi elementari gli avevan dato del vigliacco passatista ed ora vedeva affermarvisi il tipo uscito dal nuovo clima, lo scaltro dissimulatore delle proprie violenze, complimentato da tutti sperandone prebende; allora, l'aver anche solo per poco subto il pensiero della vecchia dama, la voce d'una saggezza che i fatti ormai smentivano inequivocabilmente, lo inaspriva.
- Siamo dei supertramontati - disse quella sera guardando sui colli ingolfarsi il sole in un banco di fumi giallastri.
Ma la signora gli dimostrava che quello stato di cose era un sovvertimento passeggero. In quante altre epoche come l'attuale i giovani s'accorsero che i loro istruttori eran stati interessati a ingannarli; molti gli esempi di figure, situazioni, plagiate pedestremente dall'istrione che ora vociava sulle piazze e che solo un popolo di intrigo, privo del senso del ridicolo poteva pigliar sul serio.
- Le leggi eterne prevarranno - disse; ma Luca era resto a cedere alle sue seduzioni spirituali; tanto, la sua evasione era la montagna.
- E neppure questo  bello - aggiunse ella - salire lass a inebetirsi di luce, narcotizzarsi di altezza sperando di non ritornare pi gi, mentre invece un giorno ci sar tanto bisogno di noi.
- Ma da dove verr la salute?
Ella guard in alto vagamente.
- Non  limpido il futuro; ma ogni eccesso si punir da s, bench, rovesciata questa potenza che ci affligge, agir poi lo stesso suddivisa, nascosta;  sempre stata sospesa una oscura minaccia sui migliori. Bisogna sapersi reggere sulla breccia fino all'ultimo. A lei, amico dunque, di non disarmare. E non disperare... trover anche l'amore dopo tante esperienze infelici. Siamo riserve da bruciare l'uno per l'altro quando ci si incontra, e pi quella riserva  rimasta intatta, pi perfetto sar il nostro compimento, l'intesa col creato - ella raggrum le labbra in una espressione contegnosa. Ma Luca dopo un breve silenzio incalz:
- Cara Maria, quando guardo una fanciulla, tenera, dolce, tremo di tanti richiami che tendono a farmene esaurire il fascino in una gioia passeggera mentre quella bellezza, pia, sembra garantirla senza fine. Invece  come veder spegnersi le vette, si sente che ogni splendore  sogno perch il mondo in realt  senza sole. Nell'amore due timbri vogliono confondere le loro impronte e alfine ci riescono, ma neutralizzati ormai, non pi imprimibili.
- Lasci le amarezze del passato, mio caro. Non vuole che la natura non preveda la sua richiesta d'amare?
- Oh, oggi, in questo stato, come credere anche solo d'esser previsti da una volont con la V maiuscola? sgorbio il tutto, non c' disegno.
Ella taceva; in quel punto si scontravano la sua fede e lo sdegno di lui fra tutti, estranei che seguivano per inerzia l'accento del proprio sangue, sempre compiaciuti di s, mentre non ripetevano che atteggiamenti imposti, mai sazi dell'avventura in cui Luca invece non vedeva che un perenne trovarsi a mani vuote, senza sale per l'animo.
- Ha visto che campioni saltan fuori quando si elimina il senso dell'oltre? - disse dopo un poco Maria che imperniava su quel concetto la vita. Egli, senza negarlo, scorgeva per negli odierni autocrati che se ne allontanavano quasi un segno dell'umanit stanca in cerca della propria dissoluzione. In quel clima, inammissibile gli appariva pi l'arte, mistificatrice della realt, sollazzo di nervi alterati, fuori tema.
Ma quando i due giungevano a quel nodo, egli cedeva, s'ammorbidiva. E quella sera circond d'ogni cortesia l'ottuagenaria nello scendere lentamente per gradini e poggi dalla rocca alta nel cielo. A un tratto ella, le spume, le scogliere parvero ritrarsi nello spazio isolandolo nell'apprensione delle cose ricordate.
l'offesa alla verit avvelena anche ci che conquista
Luca, per tentare qualcosa in favore della situazione scabrosa in cui si trovava, aveva passato tutto un giorno sulla scogliera in attesa di Settimo, influente personalit della capitale, suo vecchio amico pubblicista dei tempi in cui ancora non si potevano prevedere gli sviluppi dispotici nel paese. Quel giorno lo trascorse sul panfilo di Momo, tipo di mulatto asciutto dal berretto nautico, che aveva con s la inseparabile Jola, una bionda flessuosa e carezzevole con la quale era pure salito un giorno a trovare Luca nel suo studio alla metropoli. Ella colse ogni minima occasione quel giorno per dimostrare il suo favore per Luca e questi, sinceramente amico di Momo, ne rimaneva imbarazzato; provava poi abitualmente come un'esitazione innanzi alla donna altrui.
A sera, incontrato Settimo alla locanda, capelli vigorosi, sguardo categorico, Luca non trov modo di confidargli subito il suo caso perch, assieme a tutta una comitiva allegra di giovani, salirono tutti alla scogliera per l'apparizione del "liocorno"; la luna si trovava nel quarto giusto. Era con loro Marcazzan, un ufficiale di marina riservato, e un certo altro, sottile tipo di cacciatore di vertenze cavalleresche, accompagnato da una splendida straniera teneramente miope e irragionevole, e altri ancora.
Entrarono, in un fermento di cantaridi, nell'uliveto rado sullo scialbore dell'orizzonte, fra tronchi contorti, a occhielli, nocchiuti come una famiglia di cammelli in sosta sotto la cenere lunare delle fronde. La verde veste picchiettata di bianco di Jola la mimetizzava al chiaroscuro delle verzure. A picco, si distendeva la scogliera bianca sotto l'acqua gelatinosa. Il gruppo sost in silenzio sul ciglio della spianata; sembravano ceramiche in posa di suonatori, i pi tendendo al biondo, stranamente incalviti dal forte chiarore che ne chiazzava le chiome.
Ora scendono. Jola si trova sui passi di Luca, lontano da Momo.
- Presto sar al mare, sola - gli dice insinuante sottovoce. Passavano allora fra i ruderi del palagio d'un antico poeta che in un canto idillico aveva ripetuto un invito simile della sua ispiratrice "vieni stassera dall'orto, sar libera e sola".
Luca si ritraeva sempre pi dalla fanciulla.
- Ma perch a quel modo? - chiese Settimo che lo seguiva attentamente - un tipo attrezzato come te; ricordo un tempo, certe comunicazioni in redazione d'una voce flautata che ti richiedeva - poi cercando fra gli altri l'amico - Marcazzan! - chiam - le ho trovato un collega. Il mio cane, ieri, in barca gli leccava le spalle con un ardore!
- Orribile! - disse Marcazzan schifiltosamente.
- Tuttoci che sa di animalit non le va, nevvero?
Gli altri attorno ridevano.
- E il liocorno? - chiese la straniera con una voce di ceramica che crocca.
- Quando la luna s'abbassa, il riflesso, da quello specchio l, balza sulla parete, e allora appare.
- Ma la storia vera com'? - chiese Jola a Momo.
- Guarda,  lunga, cerca qualcuno, cara, che te la racconti; intanto ci mettiamo tutti in costume da bagno, va bene? - le disse con amorevole impazienza il suo cavaliere mentre tutti si appartavano tra le fronde nell'aria calda.
Dai meandri fosforati del lago si diceva che una notte fosse emerso il casto liocorno, occhio fulgente, il bianco manto scamosciato subito asciugato dalla luna, esile cavalcatura balzante con gli zoccoli schioccanti fra gli scogli, richiamato dal pianto d'una fanciulla staccatasi per sempre dal suo amore perch l'amava solo col corpo e non con l'anima. Il liocorno le si inginocchi ai piedi, le adagi sul collo il muso che aveva una rosa tra le froge scure, premendovi l'orecchio. Aveva riconosciuto il seno bianco di una vergine.
I piedi dei bagnanti paiono ora inguainarsi in un calzare di fosforo immergendosi nel primo velo dell'acqua. In un anfiteatro qualcuno con una pietra buca uno specchio che sfiaccola un truciolo argenteo creando cerchi luminosi approdanti.
- L'acqua  fatata - disse uno, mentre altre raffiche tempestarono la superficie sfavillante come per un fuoco interno.
Onde piatte frizzavano contro risme di placche, rivestendole di maglie metalliche, gazzificandosi, la scogliera s'accendeva e si spegneva, corona di capitelli di vetrato.
Nelle tazze chiare degli scogli belle membra di fanciulle splendevano umide e bianche, abbracciate alle placche. Una, in piedi, aiut col braccio un'altra a scavalcare una pozza creando un cerchio col riflesso.
Onde, onde, acque perlate uscivano da immensit remote con la brezza tepida.
Le coppie si sdraiarono con le spalle appoggiate fra loro, fisse al largo dove i monti svanivano nella foschia; i corpi lisci nel contorno primordiale parevano modellati in un attimo in cui fossero concentrati millenni di plastica preumana. La straniera teneva il busto tornito eretto contro l'orizzonte in un costume impupillato di coriandoli, l'amico suo l'irrora con gli occhi, Jola aveva il collo saturo di biancore, il volto dolcemente stanco, Momo le carezz la fronte.
"Stassera sar libera e sola" ritornava il canto arcaico portando col suono delle parole il flusso d'una sperdutissima sera.
- Il liocorno! - fu gridato a un punto, e subito dopo uno squillo ipnotico di corno, imitato da Luca. Scattano inseguendosi uomini e donne, agitando braccia, balenando fiamme morte dalla pelle bagnata.
Il segnale era stato dato a proposito. Ecco: il raggio lunare riflette da uno specchio d'acqua un lampo bianco che s'inerpica a poco a poco sulla parete scura, animandosi d'una ambiadura equina appena la brezza increspa l'acqua.
Stavano tutti a guardarlo ascendere quando su un poggio, allato della muraglia, vicino alla proiezione, comparvero abbaglianti fra gli ulivi i nudi di Luca e Marcazzan in cerca di raggiungere gli amici; ma di l la via era aspra e sull'orlo dello strapiombo le loro figure dagli agili fianchi, dalle gambe nervose si fermarono.
- I due liocorni - li appell Settimo allora - i refrattari, in cerca della vergine!
La straniera statuaria si scrollava in un riso folto e bambinesco.
Al sommo, Luca, lievemente pi alto di statura dell'altro, aveva le braccia quasi feminee; mani spalle e torso denotavano gli sforzi alpinistici. L'amico al confronto era pi quadro e nodoso, meno agile, pi proporzionato, allevato ai disagi atletici navali. Due corpi usi alle acrobazie. L'uno, fra i sartiami. L'altro, sui baratri; caduto una volta in un crepaccio era stato lasciato nel fondo dai nuovi cavalieri dell'alpinismo.
Ora Luca tentava la discesa d'una fessura a picco, tastando i presumibili appigli nel vuoto, col piede dealbato, irrequieto, familiare agli orli rocciosi come ai pedali dell'organo.
- Attenti, non fidatevi!
Le donne tenevano il respiro.
- Sotto sotto, ci siete tutti contrari voialtri intellettuali - inve Settimo.
- Ma, guarda; in quel memoriale che dovresti far sparire dalla commissione - diceva Luca - non mi pare vi fossero espressioni propriamente incriminate. Per non esasperare troppo l'amica d'all'ora, Greta, e scagionarla un po' di quel passato burrascoso che mi allontanava da lei, mi scagliavo in genere contro tutte le mode correnti anche,  vero, alcune, incoraggiate in alto loco, che sbrigliano le ragazze e privano dell'amore...
- Noi liocorni - incalz con caricato orgoglio Marcazzan, rivelatosi in breve molto simile a Luca, molto propizio ora nell'avvalorarne davanti a Settimo, con le proprie, le analoghe esperienze, aiutandolo a illustrare il contrasto in cui uno pu esser preso fra ardore e ripulsa per una donna che abbia usurpato in lui una adorazione ch' il retaggio d'un culto millenario per il candore.
Come se il tempo fosse un canale percorribile in tutti i sensi, per occhi veramente amanti affiora sulla creatura amata il passato come un tatuaggio incancellabile. Intanto, per le vie, passa il tipo d'uomo comune, che sa di lozione e di sigarette, attentatore del riserbo naturale delle donne, creando quel clima che priva dell'una chi cercava lei sola. Cos argomentavano i due amici.
Luca, da un lato, aveva tentato giustificare un po' Greta davanti a se stessa, ma dall'altro, denudandosi nell'intimo, l'aveva portata fino al parossismo di attentarsi alla vita cos che i suoi, trovatole vicino lo scritto provocatore e scopertevi certe frasi, a rigore, denunciabili, ebbero, inviperiti, il cattivo gusto di segnalarlo alla commissione segreta di censura che da un momento all'altro poteva pronunciarsi molto severamente.
- In quei casi le donne non potendo ottenere ci che vogliono, diventano sfrontate, si dichiarano despote di se stesse - spiegava Luca, giustificando le probabili crudezze di qualche espressione nello scritto di allora. Marcazzan ricord il caso di Scura, una ragazza che operava su di lui un tempo, com'egli diceva, una sorta di instillazione elettrizzante. Tradita da un vanesio, poi, per diventare, confessava ella, come tutte, e partecipare alla realt profanata, corse nelle braccia d'un violatore che se l'era gi acconciata a dovere scardinandole ogni credenza, decantando le sue virt che certo non si sarebbero macchiate della crudelt di farlo soffrire non cedendogli. Scura proclamava la superiorit delle donne d'oggi che si danno spasso prima, non dopo esser legate, come quelle d'un tempo.
I due fecero a Settimo il quadro di certe caratteristiche case d'oggi, facilmente ospitali, vuote per lunghe ore, e fan nascere i sospetti di una non chiara solidariet con le cameriere, vi si ode l'elogio di viaggi incontrollati, si ricevono proposte sconcertanti che autorizzano a qualsiasi congettura sul passato - meglio senza un occhio ma tutta soltanto mia, aveva detto a Scura Marcazzan - poi lo scacco ultimo di non potere liberamente aspirare l'alcool adorato di quelle creature meravigliose perch sempre al loro gioco isolatore subentrava un'esasperazione che obbligava a rinunciare alla tanta dolcezza che solo esse sapevano dare.
La disamina dei due amici, rimasti sterili pure cos atti a una bella prole, divenne agli occhi di Settimo la legittima difesa di un loro diritto d'amare, problema di minoranze esigue,  vero, ma non perci trascurabile. Settimo era al riguardo di tutt'altra idea: - ero geloso perfino di mia sorella un tempo, tornassi indietro! - soleva recriminare. Eppure:
- Ti ho capito, Luca - conferm - dammi gli estremi della pratica e la raggiunger: non dubitare. Dicevi che sapevi d'un mezzo celere per la metropoli?
- Troviamoci all'ora del battello, e grazie, vero? - era in fondo un buon diavolo, e se ne and lasciando i due a conversare, a scoprire sempre maggiori punti di contatto fra loro. Marcazzan precis le fasi della sua esperienza con Scura tanto simile a quella di Luca per Greta.
La prima intesa era stata in un bosco pieno di verde e di fusa d'uccelli; ella n'ebbe un respiro ricolmo, letificante come terra arida che beva.
- Mi sembra di averti atteso tutta la vita - le diceva ella, nascondendo a se stessa la dissonanza incisasi fra loro.
- Non puoi staccare da te il fantasma di chi ti ha ascoltata in una simile dolcezza, ha accolto questo tuo stesso dono prima.
Senza pace egli partiva allora; ma allo sbarco successivo ella gli compariva nuovamente davanti.
- Amarsi di nascosto come pastori. Chi ci guarda ci guasta - si confidarono una volta, e con le vecchie chiavi di un amico salirono fra le mura d'una antica torre riattata.
Un giorno egli solo; da una gola di monti, di rimando dal suo mare, viene a chiamarlo via da quelle insidie un riflesso glauco; sta per andarsene quando incontra lei, profusa di bellezze e rimane.
Alla notte, vegliando, torna ragazzo, quando in un'altra notte come quella sotto un nevischio di luce lunare, nel giardino, ebbe la prima volta lo sgomento dell'immensit e un desiderio stringente di condividerlo con qualcuno. S'avvicina alle imposte dell'istitutrice che di giorno egli guardava sempre lungamente mai sazio, e in una fessura la vede vaneggiante, come quando  al pianoforte, ma le preme contro la guancia una testa congestionata d'uomo dalla collottola stillante, poi lo scoppio d'un fiato mozzo nell'aria. Raccapriccio.
Ora la mano lieve di Scura gli passa sulle palpebre aperte.
- Sei sveglio? non devi restar solo se no mi vai via.
Il primo gallo fra le viti annunciava l'alba, doveva esserne gi tutta smorta la terra all'orizzonte.
Quel giorno stesso si tuffano nel lago vicino. Biancore vaporoso di corpi nell'acqua verde. Un urlo; ella si dibatte, egli si sommerge,  tentato di liberarsi di lei lasciandole nel laccio d'un'alga un piede che sprigiona bolle argentee su per la gamba liscia.
Ridonata alla vita poi come per propria concessione, egli non prov pi per lei che un sentimento pio; quel suo corpo lo vide poi sempre come un troncone esangue, ingrandito da una torbida luminosit subacquea, lasciato salire a galla in una effervescenza. S'era liberato da lei.
Marcazzan era compatriota di Maria, la vecchia signora di Quiete Azzurra sul fiume e molte loro idee Luca aveva riscontrato concordavano. A quel navigatore che viveva sempre all'estero, quante cose eran note che qui restavano oscure.
- Dal nostro specchio salato assistiamo a volte inorriditi al lento lavorio degli uomini per avviarsi alla rovina. A un punto sorge un vento e tutti vanno verso quella parte, acclamano. Tifoni psicologici che devono esplodere, non restare come qui ora allo stadio di febricciattola - diceva.
La sua compagnia navigante era un organismo di elementi selezionati dall'accademia stessa che li plasmava in un sistema educativo orientato ad eliminare meschinit, ambizioni, cupidigie. Isolante perfetto il terrazzo luminoso del mare che li divideva sugli scafi galleggianti dalla terraferma; ne portavano poi, scendendo, la luce nelle vesti, la frescura nell'anima esemplare nel comportamento sulle banchine portuali.
- Gi, qui da noi non filtra riflesso d'altra realt - diceva Luca ascoltandolo.
- E ha sentito da Settimo che il vostro onniveggente non perdoner mai non so cosa alle altre nazioni? Ci prelude a un cerchio di fuoco che verr chiuso per reazione intorno a questo povero paese che si paga coi debiti un cos tragico capriccio.
- Quando fra poco ci lasceremo, tenente, chi di noi andr verso la via migliore?
- Lei avr qui da battersi, lottare.
- Pure la sua, di neutrale, sar una situazione delicata. Ma io mi sento cos estraneo a tutto questo genere di esperimenti colossali - dice svogliatamente Luca. L'altro ribatte che quando il mondo traligna la stoltizia pare si concentri apposta in campioni che facendola scontare agli altri gliela fan conoscere. Aggiunse poi:
- E se la creazione ogni tanto ha bisogno di questi controlli sanguinosi! e se ne sente proprio l'approssimarsi fuori.
- Una specie di salsapariglia primaverile; cosa combineranno mai questi messeri! Eppure, via lei, son certo che risentendo il consenso generale intorno mi chieder ancora se questi non sono i veri profeti che condurranno alla fine naturale questo sciagurato esperimento del mondo - disse Luca ancorato come sempre alla sua idea fissa sulle finalit dell'epoca - poi penso che se non ci fosse questa delinquenza, si starebbe con le mani in mano? le donne a lavorare a fusello? Viver bene o male, futilit, tanto, tutto per destino, cade e tace; ma tace poi davvero?
- Lei entra nel campo d'una crisi di pensiero che indusse mio padre ad avviarmi alla vita di mare. Imagini, al centro di tutta l'impalcatura d'un'antica famiglia, un esponente della casata che vive in continuo sospetto di s per l'influsso delle nuove correnti sociali di cui egli si sente il pi tipico bersaglio "rubo a mangiare? a esigere dal domestico le lettere sul vassoio lucente?" Povero babbo! Ne ho letto alcune confessioni. L'ostilit dell'aria lo straniava dall'atmosfera del suo stesso palazzo, dalla patina d'ombra dei mobili, dalle voci raccolte negli angoli, abbandonato dai vecchi schemi affettivi. Poi, un'ansia per quelli che sono i comodi pi elementari della vita, ricercati pure da qualsiasi, dall'omicida allo scaccino, la federa bianca, il sonno calmo e che potevano mancare un giorno a suo figlio, qualsiasi fosse il rivolgimento sociale che avrebbe sempre fatto trionfare il suo contrario, l'astuto, il violento, l'esponente di quella imboscata di briganti che lui gi capiva si avviava ad essere il vivere civile. Ma egli aveva raggiunto alfine il suo ordine interiore.
La sua idea era che chi  naturalmente orientato al bene se molla d un vantaggio alla parte contraria, non collabora pi alla creazione che scarseggia se mai di bene, non di male. Nella sua tenerezza paterna voleva salvaguardare il proprio figlio il pi possibile nel suo contributo all'equilibrio generico; e perci condusse presto il piccolo Enrico in una citt costiera destinandolo alla compagnia navigante che era da pi generazioni il rifugio e il serbatoio di nature benemerite idealmente vigilanti sulle rovinose correnti che mantengono i popoli nel continuo contrasto d'una criminosa rivalit.
Nella rada, controsole, lampeggiavano specchi, alette d'onde. Un bello spessore d'acqua alta limpida turchese fa da lente ai meandri del liocorno.
- Pallide siete!
- Effetto della troppa luna - risposero le fanciulle dai volti lievemente madidi dal sole.  nei loro occhi la fiamma morta della notte lunare.
Si lasciarono tutti, distratti, con indifferenti strette di mano, si sciolse il gruppo come al troppo sole si sgretola l'argilla.
- Marcazzan, addio.
- Ci rivedremo, Luca?
- Per lo meno ci si penser, vero?
- Lei  un me di terraferma.
- Troppo cortese, ma con che impegno maggiore allora dovr sbrigare qu i suoi miei guai.
- E quando si scoraggia come se dovesse durare sempre cos, ricordi che un minimo di buon senso ci vuole in chi governa un paese, dunque!
L'ufficiale  l'ultimo a restare. Luca e Settimo salpano. Un bruno cenere e giallo di cipressi ulivi e cedri sulla scogliera che l'occhio non avverte ma sente sfuggire; la arde la luce, ne tremolano i lineamenti che muter poi la distanza; non sar il mutare d'un volto nel tempo, ma uno sminuire a poco a poco finch la sommerger l'azzurro.
Si potr mai calcolare la media oraria del consumo di vernice del regime per insegne, diciture, parapetti, paracarri, riducendo il paese lucido come una chicca? Dalla stazione al suo studio, Luca arrivando quel giorno attravers due fanfare, un corteo, tre manipoli studenteschi; manifesti murali annunciavano una grande celebrazione per la quale si stava disponendo l'impalcatura in un loggiato per il giorno dopo; nella piazza centrale alfine fu bloccato da una cerimonia in atto.
L'apparenza innanzi tutto.
La gente veleggiava per le vie in un tripudio di colori, fiocchi, nappine, distintivi, fra militi gallonati dalle espressioni di esseri provvidenti. La bandiera nazionale fungeva da tenda compiacente a qualsiasi pretesto ufficiale.
Fra suoni, ovazioni, gesti, brillii, addobbi ciascuno non distingueva pi se era spettatore od attore. Fiero di s, per, sempre. In ogni cerimonia  un'idea, affermava il benpensante ed  l'artificio pi efficace per saldare le masse a quell'idea. E tutti intanto sulla gran piazza si distribuivano nelle facce il cipiglio del dominatore del quale tutti a un punto, come a un segnale convenuto, si misero a scandire il venerato nome. Le sillabe paiono tubi sonori riecheggiati dal grande timpano della piazza; poi tutti si mettono a zompare su quella pulsazione come in una pigiatura senza fine; la folla diventa una cosa compatta, tenuta da un unico automatismo primordiale, il ritmo, le faccie immote di gesso, le bocche tramortite sillabando.
Dove non si arriva con un popolo cos saldo? Che valgono mar le previsioni di Maria e di Marcazzan nati entrambi in ben altro paese?
Ma a un punto Luca, e lui solo, per reazione del sangue a tanto delirio plaudente, ode nel cervello una improvvisa esplosione, una bufera di fischi fitti, perforanti e voci strane saettare per l'aria: "crimini, persecuzioni, tutto sconterete, aver preteso diffondere la civilt coi gas e il tradimento, favorito la cricca dei peggiori; i premi di natalit sono le croci dei camposanti di guerra di domani; per rimbambirvi del tutto ora il vostro capo si fa dar man forte dai lurchi per farvi da norcino".
Ora in un palco centrale della piazza, fra urla assordanti, appaiono i gerarchi dalla cintura in su come un mazzo di maioliche fuori dall'imballo; cipigli furbeschi, sfidatori, di gente sicura di s che rinnova i lazzi di epoche spensierate; brillanti, i menti rasi, molti eran stati un giorno allato dei caduti nella mischia; fortunati adesso fra donne, comodi, prebende, acclamazione deliranti. La vita  bella.
C'era un tipo di leguleio sbiadito: Cesarino, che aveva rapito una cugina di Luca - di gradasso nasuto: un solerte scotennatore - un attillato negoziatore di commerci amorosi: bisognava gli cedessero le ragazze che volevano liberare i parenti. Sotto le divise si pensava nascondessero, loro veri indumenti, un panciotto spettacoloso, un vestito a toppe variopinte, calzoncini a fiori, un cono in testa. Ma assunsero poi un che di semirigido nei movimenti, forse la loro epidermide si era fatta fredda e non sembr a un tratto, incappucciati di nero, vederli appesi?
Ma "lui" non c'era, l'invocato non veniva. Attorno, vista da vicino quella moltitudine, erano faccie uguali inespressive come fondi di bottiglie, prezzolato salvagente contro eventuali attentati, acclamante a comando per edificazione dei gonzi.
- Caro Luca - una voce belata - vuoi venire sul palco che ti presento al console?
- No, grazie - salire lass presso Cesarino, perch perdere un po' della sua sola ricchezza di semplice pedone?
Era Silvestri in divisa, il cinturone cigolante sul ventre; l'amica sua pure era in uniforme nera, tocchetto con coccarda, gli zigomi piccanti del viso, paffutella.
- Ho piacere di vederti per dirti che ho fatto tanto per mantenere al giornale la tua preziosa collaborazione; ma  stata tutta colpa di sua eccellenza, sai?
- Imagino.
- Manda invece una nota concisa sul tuo alpinismo, risultati effettivi della tua fatica atletica, senza divagazioni inutili, per carit. Potr servire come documento del nostro tempo dinamico - notizie di imprese sensazionali gli servivano, pur di non accennare alle ragioni interiori che vi avevano spinto Luca. Poi conchiuse: - E conta su di me.
S'era saputo invece che in redazione aveva detto alludendo a Luca: vogliono scrivere, e allora servano la causa senza trincerarsi dietro la critica d'arte, troppo comodo se no. Suo compaesano, l'aveva sempre osteggiato fin dalle prime fanciullesche preferenze amorose di scuola, ed in alpinismo poi; gli aveva disgregata un'orchestra, lo denigrava fra il pubblico durante un suo concerto. Luca s'era dovuto assuefare col tempo agli inevitabili grattacapi, ostacoli alle lezioni, rancori di guide alpine a causa di un certo suo eclettismo, qualche innocua sua qualit esteriore.
Al mattino dopo, all'alba, partenza per la scuola di una citt vicina.
- Non voglio entrare in particolari - gli dice qualche volta il direttore - ma pare ella non abbia un vero metodo di insegnamento. Sar un artista, va bene, ma qui si insegna. Ci pensi su,  legato anche da un giuramento.
Bell'affare era stato quel vincolo! S'era tenuto ritto per non stramazzare quel mattino lontano, in direzione, fra due testimoni impalati, fisso al pavimento rosso, la cerimonia aveva tutta l'aria delle monacazioni senza vocazione. Che voce acre, salivosa aveva sempre avuto il direttore tarchiato, gli occhi che penetravano affilati, la fronte a cupola, i capelli ritti come erba bassa. Ma questa volta ci doveva essere sotto proprio qualcosa di brutto di nuovo. Fosse gi pervenuta notizia dalla capitale delle decisioni della commissione a suo riguardo a causa del memoriale?
- Lei rovescia il calamaio a terra quando perde le staffe e manda fuori quel Traveri, il miglior ragazzo della classe, seniore capo nelle gare agonistiche. Ma non sa che non si pu, non si deve allontanare nessuno dalle lezioni? I giovani hanno una loro maturit, un senso del decoro, sono i futuri difensori del paese avviato a mete mai pensate; la giovent  la pupilla del regime. Alla sera poi ella non ha pi voce nelle ultime ore di canto, io so tutto.
- Era col freddo che avveniva questo - si scus Luca vergognoso.
- Beh, vada pure, e si ricordi che la terza bis  una scolaresca d'oro, eccellente!
In classe, sulla lavagna, gli immancabili "evviva" a qualche personalit del regime, "maiale" a qualche ministro straniero. Nel primo banco Traveri, cranio aguzzo, i capelli fino agli occhi, tagliati bassi, da seminarista, lo sguardo sgusciante, bofonchiava con un sorriso imperterrito da ventriloquio. Luca, pallido e brullo, fra i due ritrattoni appesi delle due massime autorit della nazione, cominci immobile ad occhi socchiusi con voce ispirata:
- La musica si pu considerarla una avventura tonale che piglia le mosse dal primo grado eroico della scala alla conquista della dolce dominante, intrattenendovisi quanto pi ne ha fantasia, per ritornare, dopo l'idillio, sotto la pergola armonica, al conclusivo punto di partenza.
Nei giorni vissuti da Luca in quel torbido contorno sociale che cospirava contro tutte le sue aspirazioni, pure egli non tralasciava mai di cercare via d'uscita alla soffocazione interiore. La vita a tratti gli appariva come il riflesso millenario di una formidabile percussione dilungata all'infinito, giunta a lui attraverso esseri, fibre, vegetali, in un'unica spinta verso il luogo comune della felicit che appena contrastata, trovava altri sbocchi imprevisti.
Cos, infinite aspirazioni rintuzzate dalla vita cittadina, e la sua sete d'eterno, trovavano respiro nel miraggio dell'alpe, quando i mezzi glielo permettevano. Similmente, l'esclusione a cui l'aveva portato l'urto con la mentalit promiscua giovanile, provocava in lui segreti, involontari appagamenti. Certi periodi lo rendevano voglioso, di vaghe aderenze che rimediassero un poco alla sua isolatezza. Si sentiva allora infiammato e nello stesso tempo purificato come un terreno pronto per la semina. Lo prendeva un senso conciliativo, i rumori si curvavano nell'aria, aveva attimi di respiro calmissimo. Tutto ci sembrava preludere alla venuta di Vanicsca; ma, quella, tante volte non compariva neppure.
Vanicsca era sempre stata per lui un surrogato erotico fin dal primo rivelarsi attorno, nell'adolescenza, delle bellezze femminili come sbocci di un'unica gemma. Ella sopraggiungeva in periodi vuoti d'incontri, personificando gli adescamenti assorbiti da lui via via inconsciamente fra le belle donne, infondendogli la speranza di trovare la sola, l'unica, l'attesa, che lo aspettava distinta chiss da quale segno di riconoscimento.
Dopo che l'ultima delusione di Greta gli aveva frustrata quella speranza, l'indole sua stessa, senza acquiescenza alcuna, con la rievocazione di Vanicsca gli creava un compenso alle lunghe astensioni.
Luca ora dorme supino un sonno un po' agitato. Avverte a poco a poco dei richiami; l'ambiente gli si rivela attraverso il suo respiro stesso in una tepida fragranza, forse di una chioma.
Piglia ora consistenza una corporatura eretta, separata dalla linea del cinto in due valori eguali, senza peso, come uno specchio diviso da una piega. Fra braccia e anche di quella figura si aprono due finestre aeree. La studia.  una bellezza arcaica uscita da un popolo di pastori. Poi una frigidit marmorea di cui  cosparsa si addolcisce in un soffio caldo; le si rivelano addosso teneri germogli che chiamano un premito, e tutta la sua morbida, liscia passivit lo invita a imprimerla di s; egli riconosce alfine in lei la forma fruttuosa, in boccio, che ha sempre inseguito in ogni donna bella, come per colmare una carenza di s e che ora si lascia indovinare in quell'apparizione attraverso la cella della veste che la fascia, la circonda d'imprecisione, si anima di ombre, dirada il disegno sulle pienezze.
La bellezza traspira nel tessuto, filtra in punti d'essenze, incroci eterizzati dal refrigerio della seta, scottati poi nel biancore del lino carico della violenza del sole.
Vanicsca, sottomessa, spiega i suoi doni per fargli convergere l'ardore verso uno solo, sede d'una biondezza, droga di capelli, che diviene subito per lui nido dei palpiti pi fitti. Un senso d'apertura gli d il chiarore del suo volto indefinito, affiorano vertici da quella forma, ogni sua espansione vi tende. "Respirami" gli bisbiglia ella in un soffio.
Luca istruendo di poi un coretto di fanciulle e riconoscendo dal timbro il tipo della cantatrice, scopriva tante volte fra loro qualcuno dei fascini che avevano dato corpo a Vanicsca. La voce limpida di una riportava lo strascico del suo riso; in quella bronzea, screziata di un'altra era l'occhio esigente di lei; nel caldo metallo d'un'altra ancora, la sua floridezza impetuosa.
Poi il coro si trenava bene in una voce unica, multipla, che suddivideva l'udito nel traforo sonoro dell'accordo, finch restava sospesa sull'ultima nota che Luca smorzava con la mano.
- Grazie, angeli musicanti - diceva al termine dell'esecuzione
- Com' andata?
-  nello spazio che andiamo ad abitare col canto; il coro  un fermaglio che solo lo spazio sa se  perfetto.
Passando da un'aula vicina va a salutare un insegnante. Il "compito in classe" mandava per l'aria un brusio di soffi, uno sfogliare di pagine leggero come di bachi nei letti di gelso. Luca carezza sul capo un giovinetto che aveva notato nelle sue lezioni, vago, astratto.
- Come va? - il tema era: Dite cosa farete.
- Ho paura d'andar fuori argomento se dico che mio padre mi vuol ragioniere, ma appena sono solo in un prato mi viene un tremolio dentro, una passione per il sole e per quelli che hanno lasciato un bell'esempio per amore degli altri, come tanti che sono sul vocabolario; ecco cosa vorrei fare anch'io.
Luca pensa: anche a me  stato dato un tema simile da sviluppare poi tutta la vita. E gli dice:
- Puoi dire tutto questo, s, basta che sia chiaro. Bravo - gi tanto l dentro nessuno avrebbe capito niente lo stesso. E il fanciullo con la lingua che gli spuntava fra le labbra, si rimise al lavoro, contento.
Luca prima d'uscire sal dal medico di quelle scuole addette a un grande stabilimento industriale. L'abbandono in cui egli viveva nel suo tempo lo eccitava, ed egli abbracciava sempre nuove versioni della vita, accoglieva schemi che lo serravano, gli toglievano l'aria, e poi sfacchinava per uscirne alla ricerca delle stelle.
- Senti, dottore, devi aiutarmi, ogni scatto del nostro inoltro nel tempo obbedisce a una spinta, a un accento impresso in noi dal sangue. Ma il pungolo mi par che sia lo sfogo voluttuoso di una specie di sovraccarica interna e ci servirebbe anche se lo sfogo non s'avvera, rimane come un tirante.
- Pu trovare anche altre vie, per esempio la trascendenza - lo interruppe il medico con la voce bassa.
- No, scusa, in un essere possono sussistere tutte due quelle tendenze e alla spirituale si pu arrivare da tutt'altra strada,  un altro conto - precis Luca.
- Certo che quel ripromettersi un gran piacere, quando si voglia,  lo specchietto che chiama il sorrisetto dell'azzimato, fa impennacchiate le donnette - disse il medico - e la facilit di raggiungerla o no  nei modi d'ognuno.
Perci tanti eterni sorridenti, soddisfatti di s, tagliati all'aspetto non altro che a quella funzionalit, meri apparati generativi. Il direttore della scuola per esempio, il condottiero membruto.
- Beh, ma io voglio liberarmi da tuttoci; niente di sensibile deve chiamarmi solo perch uno spintone mi vi caccia dietro. Come investigare se no le ragioni ideali della vita?  impossibile procedere solo con mezzi propri? Vorrei sciogliermi da tutto quel bagaglio di adescamenti femminili calcati e ricalcati; non cesseranno la presa, la mia materia d'impressione non si sfibrer una buona volta? Liberarsene come dal giallo di questo cuscino che dapprima lo si mangia con gli occhi, ma insistendo poi si arriva ad un indolenzimento ottico, finch vien voglia di buttarlo dalla finestra.
- In parole povere vuoi liberarti dalla bellezza delle donne; forse non c' che l'abuso, accogliere gli spunti erotici fino all'estenuazione - consigli l'altro con la freddezza di un esperto in paradossi clinici.
- Bravo, non ricordi che impegno tale un bagaglio affettivo che ho dovuto rinunciare a ogni esperienza? - il medico chino, paziente, lo ascoltava come assorbito da un suono estraneo - il male  che vivendo a questo modo mi si complicano turbe di figurazioni sempre pi intricate, preoccupanti.
- Capisco. Nel tuo caso il sogno che ti sazia si raffina talmente da allontanarti sempre pi dalla realt. Dire quando la turba sparir dall'imagine pensata  un po' difficile prevedere; sei giovane, questo  il male, ma ci avverr. Nell'alpinismo tu dovresti trovare il miglior coadiutore.
Si salutarono cordialmente e, poich da veri amici l'uno non aveva inteso ingannare mai l'altro, senza conclusione alcuna. Poi Luca lasci quel dottorino dalla mente aperta ma dalla voce in sordina in quell'ra di nullit roboanti, l a invecchiare, fra cassia unguenti acqua amara.
A quando la sparizione definitiva di Vanicsca? Era ci che pi a Luca premeva.
C'era posta per lui in portineria.
Da Settimo nulla; bisognava tener dentro ancora la propria ansia.
Dietro un panorama di vette alcune righe del poeta della montagna: "Vieni presto a trovarmi quiss ch' l'anticamera del paradiso, prima che la strada delle macchine vi porti il volgo profano, e ne scacci i poveri amanti della purezza montanina. Dici bene: ogni armonia crea amore, e noi salimmo ai monti per cercare quell'armonia e recarla agli altri trasformata in amore".
Luca appena si lasciava andare a quella dolce assonanza con l'anima del vecchio gentiluomo alpino, scontava dopo quella defezione dalla arcigna realt con un brusco contraccolpo, quasi con il senso d'un'intima demolizione, d'un atterraggio umiliante. Intimamente legato a quelle figure di decaduti, come pure donna Maria, egli, superstite inviso agli altri, doveva pur scontare ad ogni passo il trionfo dei princpi che frantumavano le antiche basi di vita di quei morituri, e stringer intanto la mano a tanta gente detestabile. Dove era il posto per chi bruciava come lui una doppia vita? e sarebbe forse giunto un giorno in cui avrebbe rinunciato anche alla montagna considerandola solo uno stupefacente?
Sulla piazza, cambio della guardia. Squilli, pugnali in alto. Sulla facciata del palazzo di pietra grigia un drappo rossobruno al balcone.
All'interno, marmi taglienti, riflessi d'acciaio; una potenza mitica scende dalle volte plumbee sui cipigli, accentuata dal filo oltraggioso di simboliche asce. Risuonano talloni decisi.
 uscito?  ancora accesa la finestra dell'idolo irrefutabile, costretto a scivolare nell'ombra, ignoto anche ai pi fidi perch la sua missione provoca le insidie del mondo troppo angusto per lui? Gli intimi l'avevano trovato in quei giorni d'un umore saltuario, ancor pi virulento del solito nella lubricit delle invettive. Settimo, appena arrivato dal viaggio in cui aveva incontrato Luca, avrebbe voluto occuparsi subito della pratica dell'amico, ma venne pi volte chiamato a palazzo. Trov il massiccio condottiero privo del suo consueto cipiglio intimidatorio, fiacca l'aria marziale.
Cosa temeva? Settimo gli recava da tutti gli ambienti sondati nel suo giro l'impressione di una stabilit di basalto del regime. Frasi, mentalit scolpiti ormai in tutti sul medesimo stampo imposto, anche fra gli artisti del "Gridello".
- Ti ho per uno dei miei pi validi aiuti; se li rivedi, di' loro che li stimo e che contino come vogliono su di me; quanto agli altri... - e si assest un pugno alla piega del gomito nello stesso gesto sguaiato di quando Severino l'aveva sentito compiacersi di qualche buon tiro, irridendo le vittime estorcendo infrazioni costituzionali.
Per il suo viaggio nella metropoli, il giorno in cui Luca si trov intrufolato tra la folla inutilmente invocante, venne sospeso all'ultimo momento. Si parlava di tutto un segreto retroscena del rinvio.
Si disse che egli fosse stato insidiato una di quelle notti da un sentore ammorbante inavvertito invece al domestico. Una forte sensazione olfattiva, se si effettu in istato casuale di mucosa lesa, pu rinnovarsi, gli era stato detto; mica sempre solo le rose rosse ch'egli teneva vicino quando parlava al mondo avr annusato. E difatti. quale prova della recente soppressione d'un avversario ordinata da lui, pare gli fosse stato portato davanti un indumento guasto dissepolto alla vittima. Cicatrizzatosi dunque per sempre in lui il lezzo del corpo corrotto di quel suo nemico cosi cicalante in vita?
Tutto l'orbe si poteva dire cosparso di sue vittime. A uno, gli avevan riferito, dopo freddato, eran rimaste fuori le labbra a spina sulla pronuncia dell'iniziale del suo nome che malediva.
Ma s'egli si fosse comportato altrimenti non trionfava, e per trionfare aveva dovuto soprattutto piacere altrui. Chiaro.
Eppure, l'ossessione di quei giorni, gli diminuiva la gioia sempre venutagli dall'odio saziato. Guai se quell'incubo non l'avesse pi lasciato godere dell'ebbrezza di s, ispirata vertigine, volutt di applausi, simile alla frenesia che gli faceva a volte reclamare il possesso improvviso di qualche celebre dama eguagliandola alle baldracche dei pianerottoli della tana redazionale del suo giornale.
Realizzatore del fiasco pi clamoroso delle convenzionali virt, sostenutosi solleticando egoismi e tornaconti, aveva dimostrato che sia veramente il mondo, un unico stomaco di struzzo.
Il suo viaggio sospeso per la metropoli aveva, come al solito, motivazioni ufficiali e non; fra le prime, l'inaugurazione di un ponte, un canale, un istituto assistenziale; fra le altre, oltre a redigere una lista di avversari da far sparire alcuni in silenzio, altri seguiti da una versione addomesticata della propaganda, l'orditura anche d'una distruzione criminosa che, attribuita pubblicamente a nuclei avversari, ne avrebbe giustificato poi lo sterminio.
Lo stato eccitabile in cui egli era ridotto in quei giorni poteva quindi essere una suggestione procurata artatamente da elementi interessati a tenerlo lontano dalla metropoli, o decisi in quell'occasione ad agire sulla sua paranoia.
L'impalcatura burocratica politica governativa basata sui favoritismi, lo stato fallimentare della finanza puntavano solo su una avventura bellica, unica via d'uscita. Era in quel clima che a Settimo, fra le altre incombenze, toccava spesso intraprendere sul suo giornale campagne diffamatorie contro recalcitranti al credo dominante, industriali chiamati sabotatori appena trovavano difficolt per le estrazioni di metalli, consegna di forniture belliche. Campagne, si mormorava, tacitabili con qualche compenso, il che non spiaceva neppure in alto, perch maggiore  il profitto equivoco dei satelliti, pi stretti i vincoli col capo.
Un giorno, un pezzo grosso della questura centrale manda da Settimo a informarsi se egli stesse o no iniziando una campagna contro persona che gli sta a cuore. Settimo prontamente:
- S; non sa far rendere come si vorrebbe un giacimento metallifero. Potrei mitigare l'azione.
- E sospenderla?
-  troppo. Intanto fatemi voi un favore e poi si vedr - e gli pass gli estremi della pratica di Luca - si tratta di un caro amico, sa, un artista, gente che sono come dei vapori.
Quanti mai indizi tendenti a un benefico equilibrio doveva constatare attorno a s nella vicenda d'ogni ora Luca, ma che pure, a causa del trionfo di oscure ideologie, era indotto a malincuore a non considerare che illusori.
Nell'anima della vecchia zia paralitica, visitata di solito nei giorni festivi all'ospizio, erano un'evidente reazione alla perenne immobilit le frequenti, ansiose richieste che gli faceva delle visioni recate gi dai monti, da quelle rocce fiorite ch'ella non aveva mai potuto toccare, mirate sempre da lontano dalla sua sedia.
- Ma le vedr poi, quando vedremo ben pi di tutto questo dopo, vero, Luca? - diceva.
Nello stesso padre scomparso di Luca, fratello della zia, che saliva a vivere come un nano da fiaba nelle grotte a dare mesi di attenzione alla vita dei ghiacciai, era certo un altro segno di elevamento sulla citt pantanosa ove erano nati tutti loro, sede d'una gente sanguigna, di forti mangiatori fra orizzonti senza cime, ma da cui erano pure sorti in eroiche epoche martiri mirabili per contraccolpo alla mentalit cortigiana verso le dominazioni lurche d'allora, e rinnovatasi oggi nell'ossequio incondizionato al regime, del quale era quella citt la pi fida sostenitrice nella nazione.
Quando si recava all'ospizio della zia, udiva sempre in un padiglione isolato, fra urla di ossessi - supplizio dover raggiungere ogni attimo quello successivo - lamenti di mutilati ridotti monconi; eppure si librava leggera su tutte una voce cristallina, quasi laringe d'uccello, che pareva persuadere a una liberazione oltre tutti gli orrori. Ma se Luca considerava allora gli strazi che costa ogni generazione, e poi l'atteggiamento verso la vita dei trionfatori del giorno per i quali ha ragione chi ha successo, cio, chi la fa franca, come affermava l'autolatra, egli inorridiva della continuit.
Chi aveva sparso di profumo ogni sacrificio umano sollevatore sulla brutalit, esortando la vita a continuare nonostante i tormenti? Un Agnello inviato quiggi con voce umana. Eppure ora la violenza vincente non poteva che condurre a un urto dissolvitore.
Della depressione di quelle sue visite all'ospizio, si risarciva spesso ripigliando quota nella pinacoteca dell'amico Cosimo apertagli a tutte le ore, scelta di incantati paesaggi, di volti che gli covavano lo sguardo dal mistero delle superfici pittoriche, limpidi sereni che un fiato sembra appanni, vuoti evocatori di estasi. Dapprima il bello lo attirava sempre con avvii verso speranze indecifrate; ma a volte, anche davanti a quel rito pulito, dorato della bellezza, visto il viaggio perennemente inesitato... Gli era poi venuta a mancare in quell'epoca la risorsa delle frequentazioni della vecchia Maria a causa di inaudite maldicenze che avevano disgustato Cia, la madrina di Luca.
Da qualche tempo egli, per ragioni letterarie, in seguito al collegamento d'una comune amica, manteneva una corrispondenza epistolare con Clotilde, famosa danzatrice dall'arte mitica. Non si erano mai visti.
Quella vaga amicizia, attraverso lo spazio, assumeva un ruolo di compenso sempre pi evidente quanto lo umiliavano le apparizioni di Vanicsca, orientate da qualche tempo alla personificazione di tipi dall'incanto amaro, proporzioni strane, bellezze tortuose, logoranti, che poi, sveglio, s'accorgeva gli erano nella realt sempre aliene perch formavano quella categoria di donne che aveva sempre viste rivolte ad altri, indifferenti a lui. Rivincita inconscia dallo strascico amaro.
Quanto pi lo turbavano gli interventi di Vanicsca, tanto pi cedendo al tono sempre pi intimo della corrispondenza con Clotilde fu portato a ritentare in lei una ripresa della sua antica vocazione per la creatura unica e sola ma che la realt gli aveva sempre stroncato. Purch rimanessero entrambi invisibili l'un l'altro e non si dovesse ripetere mai pi il caso di Greta.
Aveva scritto alla danzatrice:
"La sua voce mi viene da oltre qualcosa, da oltre moltissimo. Il mio circuito personale era vuoto prima, ora ha vibrato d'una voce aggiunta. Ma poich devo continuare a vivervi nel centro, per percepire senza separarmi da me, quella voce deve giungermi come puro aumento di frequenza d'onda.
"Poi ero sotto un albero che faceva da coperchio all'ombra, cos che attorno mi girava una giostra di chiarezze, stazioni d'azzurro, api d'oro; al di fuori tutto scintillava eterizzato. La salvezza  nelle cose pi durevoli, il ghiaccio, la roccia, mi venne da pensare. Quando lo spiro luminoso attorno al mio asilo d'ombra assunse forma di voce: per carit non divenir corporea, poveri corpi, povere cose malate di "dopo", troppo ho vissuto il tranello vitale, la funerea teoria degli addii, dei declini!".
A quel modo imaginava Clotilde come la benefica potenza d'ogni momento bello. Gli piaceva intrattenersi per iscritto con una donna, su intimi turbamenti, restando al riparo da insidie reali, pure sapendola un soggetto prezioso, un acclamatissimo campione dell'altra sponda, e poterle indirizzare senza alcun ritegno i suoi reclami sugli incerti dell'entit femminile, sconcordanze fra spirito e materia in amore, inadeguatezze di tutte le realt in genere.
Fedele a colei che non verr, considerava Clotilde una assente sorella confortatrice, perfetta perch umanamente ignota.
"Passer con le mie danze dalla metropoli" gli annuncia ella, un giorno. Egli non si far trovare. Invece, quella sera, poco prima, dello spettacolo, decide di assistervi.
Molta gente. Critici, musici, gli artisti del "Gridello" al completo, famosi per la mutualit a catena.
- Buona sera, Frisco - salut Luca.
Quello, per esempio, giornalista, aveva appena esaltato in un articolo sulla mostra dell'Untino il ritratto del romanziere Gianca facilitando indirettamente le vendite di questo al pubblico. E non ce n'era bisogno in fondo poich la trovata del suo lavoro edito dal regime, di quell'idillio che al suo culmine sfocia in un urto di controstomaco dell'eroina, sbalordiva tutti, nessuno voleva esser indietro dal conoscerlo.
- Commendatore!
Colui, all'officio sacro della festa, lo si vedeva pavoneggiarsi con l'amante per i restauri del tempio realizzati con le sue offerte "trattenute sui premi pro vittime dei suoi cantieri aeronautici" qualcuno affermava.
Luca incontr un altro pezzo grosso che, si diceva, non si capacitava mai come con la valigia di coccodrillo, l'abito del primo sarto, la medaglia onorifica del regime, il facchino gli chiedesse sempre alla stazione: "In che classe?".
Nell'atrio si intrattenne col principe Cosimo, quello della pinacoteca, che gli disse sottovoce:
- M'hanno ammonito, mi hanno dato del sovversivo.
- Ma non conviene loro far del baccano attorno al nome che hai! - disse Luca. - Buona sera, Silvestri.
- Anche quello  buono - disse Cosimo vedendo passare il gerarca impettito, sicuro di s - le sue critiche! Cosa deve capire dell'arte di autori dall'animo diametralmente opposto al suo, e di questa delicata danzatrice; ne fanno un'anima bellissima. La conosci?
Luca era imbarazzato. Ma non avendola mai vista rispose:
- No, e tu?
- Neppure. La sfuggono.
- Davvero?
- Non vogliono incontrarsi con lei per non entusiasmarsi troppo e starci male dopo;  inabbordabile, si dice.
Andavano intanto su e gi dal corridoio dei palchi. Cosimo, di alta corporatura, senza sussiego, il viso sano, maschio, ma privo di angolosit.
Sembrava che le mani le mostrasse di rado perch non apparissero un'ostentazione tant'erano bianche e affilate. Pass un gruppo di signore e di signori schiamazzanti.
- O Gin, o Gian!
C'era in mezzo Gian dall'occhio bianco, celebre appaltatore governativo, autografo del capo del governo nei suoi studi ed uffici.
- Quelli no certo che non li ammonisce l'autorit - mormor Cosimo.
Il nucleo entr in un palco, attorniando Massima, la moglie, che si teneva sempre nel cerchio Frisco, Gianca o qualche altro letterato come buratti dei conversari.
- Ho dovuto andare anch'io una volta in quella casa - fece Cosimo - eravamo tutti in abito da sera, Gian in giacca a vento e scarpe da spiaggia; toglie le scarpe a mia moglie, rovescia un piatto sul vestito d'un'altra signora. Finale: con un cappello parlante in testa dispensa a tutti il lattemiele sotto gli occhi compiacenti di Massimina.
- Sst! gli fa Luca. Stava entrando un ministro, noto dispensatore alle amanti di tappeti e pelliccie. Si malignava a proposito di quelle di Massima.
Per riflesso al continuo sbatter la panna che si faceva alla capitale tutta quella societ aveva i cervelli montati cos che nessuno non garantiva ormai di divenir domani almeno primo federale, primo architetto, primo pugile, primo che so io del paese.
I due si lasciarono perch lo spettacolo cominciava.
La danza.
Ella si muoveva come una foglia presa nella corrente della musica. Alga, foglia, fiore, ripeteva i gesti degli esseri dimenticati al bordo dei ghiacci, in fondo ai mari. Regalit arcaica dal gesto sciolto del braccio. Luca in lei ravvisa la prima fase delle apparizioni di Vanicsca, la linea del cinto nel compenso esatto fra i due valori del corpo, senza peso. Luca sub lo slancio di quella sua alta intelaiatura con un fremito. Pens a una simpata degli scheletri.
A volte ella abbassava gli occhi sulla tunica classica, animata da bocci appena appariscenti, pietosa di s, destinata a sparire. E in una danza fiorita delle vanit, vibrava fra le luci variopinte il taglio umido dei suoi chiari occhi sconsolati, erranti. Interpretando certe isvolture della musica formava calici con le mani che la luce pareva liquefare, margherite di cera. Nella danza Vacua, alcuno sfondo, per evitare dietro s il continuo assillante gioco delle ombre d'ogni gesto d'ognuno tutta la vita. E in lei si leggeva il suo passato, l'amore deluso, l'amore della madre che un giorno dilegua. Sola, alfine, si contraeva in gelide, astratte geometrie eliminanti tutto all'intorno.
Ma Luca non and ad annunciarsi al suo camerino, non le porta fiori, non l'accompagn al ristorante notturno dopo una passeggiata per le vie deserte sotto gronde riboccanti dai giardini, ma part all'alba per la citt vicina attruppato a mercanti e beccai che ritrov dopo il mercato, a mezzod, uscito di scuola, alla trattoria, ognuno ben piantato nella seggiola, discutendo sui cartocci blu di sementi, dopo le buone compere e le buone vendite, raccontando, davanti una colazione pingue, d'aver ammazzato il maiale e sposata la sorella.
Accidenti, ma perch mai era andato a vedere Clotilde? Ora era costretto a pensarla in carne ed ossa, quale era, per quanto i cosmetici nel viso non gliene avessero lasciato scorgere il riflesso generico dell'intimo. L'aveva barattata fin allora con la femminilit stessa, reclamando giustificazioni delle malefatte della bellezza contro il poveruomo, le chiedeva conto perch amare fosse esaurire un fascino; un'esaltazione quindi. Ora Luca riduceva la fisica fierezza di Clotilde alla umiliante, banale condizione, se ella avesse voluto amare, di dover sottostare all'approvazione di qualcuno; e non tralasciava di ricordarla: nella danza dell'amore infelice, come in cerca d'uno scomparso, allargando gli occhi a mirare uno splendore immenso, intrecciando quelle sue mani d'elezione, rivelazione neonata, rampanti nell'aria, come attorno a un fumo in un senso di vacuit.
Chi era passato intimamente nella sua vita?
Al biglietto di scuse che egli le aveva inviato ancor prima di decidersi a intervenire al suo spettacolo, ella rispose:
"Si ama tanto danzare sapendo sinceri amici fra il pubblico estraneo a noi. Peccato non vi fosse. Volevo "sentisse" la danza Vacua. Poteva assistervi senza venirmi a conoscere".
Cominci allora un lungo e delicato duello. Ella insinuava che quel continuo notomizzarsi di Luca era indizio d'un forte desiderio d'essere assistito, quel suo infierire contro un sentimento, un segno di esserne pi che mai soggiogato. "Certo, rispondeva lui, al punto da elevarlo al rango d'una irrealit". Con molta cautela ella gli fece intendere che trovava malsano quel loro gioco senza volto e senza voce.
In quei giorni Settimo avvert Luca che confidava nel buon esito della sua pratica. Clotilde si trovava proprio in quell'epoca a danzare, nella capitale. E s'ella avesse letto il memoriale, con gli indubbi precedenti intimi della sua vita intuibili dalla sua danza, si sarebbe messa in allarme, comportandosi come? Avrebbe mantenuto fra loro quel legame infrangibile finch vago?
All'annuncio del buon esito della pratica alla capitale un gran peso veniva tolto di dosso a Luca pure sempre rimanendogli viva la ribellione per averlo dovuto tanto a lungo sopportare. L'atmosfera fittizia in cui viveva lo assillava. Quando avrebbe finalmente potuto evadere sui monti?
- Bellezza sicura quella lass - aveva detto una volta Toni, forte alpinista, costruttore di bivacchi fissi per alte roccie, nel cui laboratorio egli andava spesso a prender contatto con quelle lamiere, quei travi che sarebbero andati presto lass a imbeversi d'albe e d'aurore, ossidarsi d'astralit.
La montagna venne ad abbagliare Luca in quella stagione con una improvvisa reazione ottica provocata dal buio che l'attorni il giorno d'una prova d'allarme alla scuola. Vicina a lui era la signora Cinti che gli confidava spesso la sua pena di avere il marito oltremare, dovuto andarsene perch appartenente alla stirpe perseguitata dal regime. E nell'oscurit, perch un guasto non aveva permessa l'illuminazione del sotterraneo, nell'aria soffocante, con gli abiti appiccicati, fra la massa delle scolaresche vocianti, Luca, ad occhi chiusi, seguitava a veder calotte di ghiacciai come specchi d'altomare, lunghe dune nevose come elefanti bianchi. E offriva il refrigerio delle sue rievocazioni pure alla signora vicina.
- Li vede da casa sua i ghiacciai? da lontano, sembrano lastre grigie, avvicinandosi fosforeggiano, poi si fanno diafani tra i merli delle vette finch incombono, di cristallo, in cascate rigide e sospese.
L'ascoltatrice, per associazione di idee disse a Luca:
- Tempo fa, era ancora qui mio marito, ballavo con un appassionato d'alpinismo. Appena gli ho fatto il suo nome: Quello dev'essersi ben conciato la volta che l'abbiamo visto precipitare, dice. Ma, e voialtri? gli chiesi. Chiamato, non rispose, lo credevamo spacciato, si scus.
- Ora mi spiego - disse Luca - certi canti che udii quella notte e che credevo derivati dal mio delirio mentre bivaccavo uscito pesto da un crepaccio.
- C'erano gli altri vicino.
- Cantavano, a due passi da... uno di meno nella gara.
Luca risente il succhio del baratro, capoficca nel vuoto, s'arresta nel crepaccio, ha la vista difettosa su un culmine fuori di bragia nell'ultimo sole. Vede da un occhio solo. Rivive la febbre della notte sulle roccie taglienti, un braccio inerte, il gelo gli stagn il sangue nelle ferite, un ghiacciolo di luna sorse ad aggiunger gelo al gelo; e, vicino a lui, alternando cantafere a storie leste e d'affari, i campioni del nuovo alpinismo agonistico, gli assi indifferenti come la rupe, intesi solo ai primati omologabili come brevetti commerciali.
Poi sottovoce la signora:
- Quello era un gerarca infaticabile, un certo Silvestri; che non mi senta l'insegnante di lettere!
- Spia?
- Credo.
Ritorn improvvisa la luce e Luca rivide le bande liscie dei capelli neri, il pallido volto, gli occhi castani, uccelleschi della signora Cinti.
La prova d'allarme s'era svolta malamente perch gli sfiatatoi aereanti non funzionarono. Il professore di lettere all'uscita strinse l'occhio a Luca alludendo alla signora Cinti.
- Sotto!  il momento buono ora ch' senza marito - e gli batt cameratescamente la mano sulla spalla in una risata acre e gorgogliante facendo sussultare all'occhiello il distintivo dorato di maggiore della milizia universitaria.
Un disimpegno nei modi, qualcosa d'inesplorato nell'intimo, un complesso che poteva esser scambiato, ironia!, quale forma d'un uomo di mondo, alienavano spesso da Luca frequenti occasioni di attivit rimunerativa cos che spesso la sua economia, piuttosto fluida, lo lasciava sovente in secca anche nel mangiare; ora, quell'anno, per andarsene in montagna non gli restava che aspettar aiuti dalla Cia, la madrina, che spesso l'accompagnava lass fino ai piedi dei colossi, e scambiava poi dal basso con lui a bivacco segnali di lanterna. Quella della montagna era una passione ch'ella condivideva pienamente.
Un giorno venne da Luca il vecchio Geppe, il padrino, a salutarla e informarsi come procedeva il suo lavoro musicale iniziato un tempo a Quiete Azzurra.
- La parte che ho fatta sentire alla commissione del teatro  piaciuta - gli disse Luca.
- Via, dunque, allora!
- Ti accontenter, s, perch hai fatto tanto per me.
- Ma, scusa, per soddisfazione anche tua - disse il vecchio dolcemente con gli occhi inteneriti.
- Anche tu stesso Geppe ci stai male in questo clima e dunque con che amore vuoi che si lavori per compiacere a gente scalmanata? dove sano i cari amici da deliziare con le melodie? - si sfog Luca.
Geppe rimaneva rattristato e allora Luca lo riconfortava.
- Ma ti prometto di lavorare, quando posso.
- Ti senti tecnicamente apposto? - disse Geppe con poco fiato.
- S, s, non dubitare.
L'incubo di Geppe era quello di sapere che, dopo i primi studi, Luca avrebbe dovuto perfezionarsi, ma i mezzi eran mancati. Il vecchio, ci teneva tanto, prima di morire, di poter assistere una sera al teatro a quel lavoro sospirato, e quando gli applausi fossero cessati, li avrebbe continuati lui all'infinito, perch erano per la musica del suo Luca. Al giovane il candore d'altri tempi serbato nel caro volto del vecchio era servito pi volte da spiraglio nei momenti bui.
- Ti devi mettere nel tuo giusto piano per essere apprezzato e allora la vita ti sembrer bella come te la meriti - disse cercando ingenuamente di risvegliare in Luca il suo antico fervore giovanile per le attuazioni artistiche.
- E Cia?
- Un po' fredda nei tuoi riguardi, ma si rasserener.  meglio non parlarne per ora.
- Ma vedi un po' cosa va a succedere - disse un po' aspramente Luca - tutto per delle chiacchiere. Povera vecchia amica Maria!
- La gente  cos! - disse Geppe allargando le mani rassegnatamente.
- Ma perch non vedono in tutto altro movente che la bassezza. Intaccare un'amicizia con una ottuagenaria!
- Cia  fuori di lei.
- Non dubitare Geppe, io devo rispettarla; ma ti assicuro che mancarmi l'appoggio di quella cara ospitalit, in quel clima ideale per lavorare, con i consigli di quella colta musicista, pittrice informatissima...
- La Cia ha saputo che ci sei tornato - disse Geppe con occhi velati e freddi - sapevi pure che le dicerie sulla tua frequenza la scandalizzavano.
- Amicizia puramente epistolare, te l'assicuro.
A quel modo non vi era pi per Luca da far alcun assegnamento sugli aiuti di Cia per la sua campagna alpinistica; bisognava andarsene a consumare i pochi risparmi, sentendoseli a uno a uno scappare dalla mano come maniglie che trattengono da scivolare. E innanzi tutto ridurre al minimo le spese, eliminare l'alloggio portandosi la tenda, rimediare alla meglio per il materiale che avrebbe dovuto esser rinnovato. La montagna era a punto, maturata, spoglia, vero frutto di stagione. Usc.
- Cosa si farebbe senza la montagna? - esclam Luca salutando Toni nel suo laboratorio dove s'era recato dopo la visita d Geppe.
- Benedetta la faccia del sole in quella bell'aria da anime pulite - replic l'altro contando del denaro - qua invece  la galera dei controlli; questi biglietti son ricevute di quanto s' fatto; e ci vogliono perch se no gli altri barano, e per causa loro continuiamo tutti a guardarci in cagnesco. Lotta leale invece quella con l'alpe.
Non si capiva per come la pensasse sul tempo corrente. Anch'egli nell'impeto verso l'alpe trovava la reazione all'angustia intima dell'epoca?
C'era, appesa al muro dell'ufficio, una grande riproduzione della parete bianca del poeta.
I due la esaminarono reverenti in silenzio. Tumulto di piani bianchi. Impeto di seguirne la ripida crudezza.
Parecchi problemi alpinistici da risolvere ancora lass. Una via nuova attendeva Luca indicatagli col vincolo dei segreto dal poeta.
- Con Francesco si vorrebbe tentare il Vallone della Solitudine - gli confid Toni, e allarg la bocca, mostrando l'incisivo spezzato che gli dava un'aria un po' furfantesca. Luca si doleva dentro di non contraccambiare la confidenza di quel buon giovane parlandogli delle sue intenzioni. Su un tavolo, sotto la grande immagine appesa, era il foglio matricolare della parete, il vecchio libro del rifugio "Sandro e Rosa" mandato dal custode di lass per rinnovarlo.
- E questo  quello nuovo - disse Toni mostrando a Luca sul tavolo la copia conforme di quello vecchio, in pergamena spesa con impresso un vecchio fregio.
Sfogliarono le vecchie pagine coriacee dal gelo; schizzi, segni orari, parapiglia di note, aria di sciagure, firme di illustri ghiacciatori.
- Eppure non tutti firmano - disse Toni.
- Eh, s, il senso dell'immolazione trattiene dal lasciare anche un segno a chi pi non ci appartiene.
Toni, intanto, carezzava gli spigoli del registro nuovo, dalla pelle ancor appiccicosa.
- Io lass sto bene perch sento una sincerit diversa della luce. Qui tutto inganna,  per questo forse che si tende a quella trasparenza, non le pare? - disse Toni con una voce solida, eppure cordiale, di chi ci tiene a essere approvato da uno che stima. - Per la gioia piena manca anche l - insinu con la bocca tesa, il naso ne risult ingrossato. Strana, cupa sfiducia.
Andarono nei laboratori dove si costruivano i bivacchi fissi. C'era Francesco l, meno riccio ed astratto, pi mite e silenzioso di Toni. Luca guard i calottoni semi circolari in lamiera pronti a spiccare il volo per ricomporsi sulle rughe delle pareti, e restare lass casse di risonanza dei ghiacci, finestre sull'etere, col loro sapor d'uomini. Attesero che Francesco impartisse disposizioni a un operaio secondo i dettami dell'ultima tecnica, presto sorpassati dai nuovi di domani. Poi Luca, data l'economia che si doveva imporre, portato ai due fratelli il suo vecchio sacco bivacco da rabberciare, lo svolse sotto i loro occhi; esso tramandava dalle pieghe un sentore come di erica, che rinnov a Luca un po' la leggera inedia delle albe digiune.
- Quanti strappi!
- Qui, del sangue.
Erano i segni dell'ultima notte passata da Luca ferito, smozzicato sulle roccie puntute, fra i ghiacci verdi di luna, udendo canti creduti gi dell'oltrevita, nel delirio, e invece, lo sapeva ora, erano di Silvestri. Attraverso gli occhi arsi, al mattino, non vide neppure spiegarsi sotto catene d'oro fino al sole, indifferente anche allo schieramento dei pezzi minerali pi splendidi del pianeta.
Fila, fila finch puoi. Qua ti sei inceppato in un papavero, l col congiunto d'un gerarca, neanche quest'anno ce l'hai spuntata in questo orticaio. Inalberi gli altri a mostrare di saper far qualcosa oltre che l'animale da soma nelle tue scuolette. Non ti basta che quei grand'uomini ti mantengano il saluto, non ti denigrino? e tu dunque lasciali stare. Fila, fila finch puoi, non sei fatto tu per apprezzare il fulgore della gran piazza donde irradia sul mondo il verbo del nuovo profeta! Chi non si sente ragguardevole qui nell'epicentro d'ogni perfezione  un cafoncello spennato ed  meglio se ne vada. Ma consolati, c' tanta aria fina altrove, lass, che ti potr lavare la testa per dimenticare ogni screzio. Fossero tanti i luoghi dove stai male e bene in uno solo, ma hai aperta tutt'attorno una cerchia ove spaziare l'occhio liberamente all'infuori di qui! Tutto il mondo  paese, nulla quindi lo  pi della gran citt.
Aquila all'orizzonte, aquila bianca, la montagna.
All'ultima svolta del torrente argenteo, entra negli occhi con un tremito il gran monte che tesse in alto la sua nube, amplifica i secchi costoloni. Ecco la bella casa alpestre dal Padreterno in legno benedicente appeso alla grondaia. All'annuncio di Luca scende il poeta malfermo sulla spianata fra gli strumenti ottici puntati come armi al caposaldo del monte. Attorno a quegli occhi color acqua di ghiacciaio una gran chiarezza di riso si spande.
- C'eri proprio tu, caro, in quel tuo preavviso - gli dice egli con una voce nobile, cava, d'organo, che trapassa le giunture. Indossa, quel giorno, i vecchi calzoni d'una sua gloriosa impresa; Luca li ha riconosciuti.
- Venivi un attimo fa, c'era qui il principe scalatore. Lo vedi, col passo triste, avviarsi all'albergo? - si distingueva nell'onda dei pascoli una figura d'uomo sottile -  gravemente ammalato e se ne va a morire oltremare; mi ha detto di preferire attorno alla sua tomba le danze indigene alla commedia degli uomini civilizzati. Gli uomini e le macchine parlano un linguaggio che noi non intendiamo pi. Ho tentato infondergli fiducia nell'ora attuale, ma non ne ha nessuna, e ci mi addolora - fece il poeta. Luca gli vorrebbe dire che alla capitale si organizza un genere di propaganda proprio per gabbare gli ingenui come lui. Ma non sarebbe creduto.
E ora, le intenzioni di Luca? e la musica? c'erano Francesco e Toni in valle.
Nella conca si udivano colpi sordi fra il carillon degli armenti. Per un po' il poeta sembr non accorgersene, ma a un punto chiese improvvisamente:
- Fin dove l'hai trovata, la strada?
Era il suo pensiero fisso.
- Alla Cappella della Neve.
- La mulattiera smistava i veri appassionati dagli altri; questa strada invece porter chiunque nel sagrato del nostro monte, qui. - Luca vede gi nella mente del poeta la villa, ora libera fra i pascoli, difesa domani con la rete metallica da gitanti chiassosi che guarderanno al monte delusi che tutta l sia la tanto decantata meraviglia, finch di questa oasi faranno un di quei centri ove tutti han l'aria di consunti scostumati.
Nell'anticamera ora li contornano dalle pareti le vecchie effigi dei pionieri dall'aria dottorale, uose, solino duro. Il poeta li guarda con occhi avidi di passato. Ne indica uno barbuto:
- Questo diceva di venire quiss a bruciare nell'ossigeno delle vette la pinguedine accumulata in citt. La mente in alto non viene offuscata mai da un'idea meno che nobile - disse egli con tono basso e lieve ripetendo un classico pensiero dell'alpinismo. Poi continuava compiacendosi a rievocare: - Partivano con un arsenale di strumenti, bandiere, pergamene per la presa di possesso di qualche cima non toccata ancora da pi mortale; le capre leccavano il sale delle loro picche; erano scienziati, sacerdoti, poeti, gente allegra, sai, priva di pedanteria, e invidiavano i montanari che non conoscono l'abbondanza fonte di vizio.
Erano intanto passati in sala. Picchi, sdruccioli nella luce diaccia, colorata di vetri applicati alle finestre.
- Non ricordo pi, quando ha visto la prima volta il suo monte.
- Ero su un'altura, da bimbo, e me lo ha additato un mio avo, spesso preso in giro allora per il suo alpinismo; per da morto, per il suo acume, gli han fatto i monumenti! e mi sono poi rimasti sempre alti eguali nella memoria la piramide azzurra e quell'uomo esemplare nel cielo senza nube.
- E il primo conquistatore?
- L'ho incontrato una sera, qui; aveva i capelli d'argento, e ogni poco si voltava a guardare il monte; in uno dei suoi primi tentativi, smagato dai ghiacci, indugiava tutto un giorno, dimentico perfino di proseguire la scalata. Dopo la sua vittoria, salito un gobbo lass, vi udiva gli angeli cantare e, rapito, cadeva in ginocchio davanti a quello splendore. Uno, famoso, una sera, esausto e fracassato, in cerca di aiuto per l'amico mezzo finito, sotto una luna idillica, imprecava nientemeno che contro la impassibilit del monte davanti alle sue vittime - e il poeta sorrideva sussultorio, mostrando i denti ancora mirabilmente bianchi come l'orlo del colletto immacolato - anche solo la vista di questo monte, il pi nobile scoglio del continente, si diceva allora facesse uscir di senno.
- E la sua impresa preferita?
- Quella affidata con la rapsodia alla tua musica.
Un giorno il poeta aveva rivelato a Luca una via nuova da lui tentata nella sua ultima ascensione rimasta incompiuta a un punto, avendo sentito per la prima volta tremare la mano sull'appiglio per l'et. Sostando in un ultimo bivacco ebbe l'ispirazione di una rapsodia che Luca doveva musicare. Ora quella conquista aspettava Luca ammenoch non ne fosse trapelato qualcosa al suo antagonista, e ne venisse ostacolato come in altre imprese.
In quell'ultima sera lontana sull'alpe il poeta non avrebbe voluto finire mai di restare a sognare oltre le nubi. S'assettavano freddi veli di ghiacci sulle cime cancellate poi dalla notte. Ogni splendore  sogno.
Ora i tonfi della strada si rinnovavano come urti nell'aria. Attraverso l'entrata ingombra di vecchie corde, scale, picche, si scorgeva sulla spianata Livia, le treccie brune lucenti dei capelli, curva al telescopio, in un bel garbo della persona, osservando la parete.
-  apposto quella nipote. E la sua pittura?
- Eh, la sacrifica un po' quando la tengo troppo quiss, povera, figliola.
Ella entr, sovresposta forse agli sguardi a causa della sua alta statura; salut con molta misura Luca. Di solito slavata, il sole di lass le aveva maturato i pigmenti bruni del volto dall'ovale un po' sfuggente, saldato nel puntolino del mento, ampia l'apertura degli occhi.
- Sono un po' affaticati, partiti tardi - disse ella alludendo alla cordata di Toni e Francesco avviati alla capanna Sandro e Rosa dove recavano, fra l'altro, il registro nuovo del rifugio.
- Forte cordata - giudic il poeta. Rintocchi d'armenti trapungevano l'eco frusciante del torrente.
- E la rapsodia? - chiese Livia a Luca. Questi siede al pianoforte. Il poeta spalanca la vetrata sul monte. Canne di sole varcavano le cime. Nello studio si spande il gelido albore della parete. Contro la chiarezza sfuma il contorno bruno dei capelli di Livia tra fiori montani della finestra. Luca accenna ad alcuni sviluppi dell'introduzione del suo lavoro.
- C' gi sciolta un po' di quest'aria montanina - disse il poeta - ma, curati delle trepidazioni, cordate, pulpiti aerei, gioia, della conquista, che spero ti procurer la mia via. Il tono generico di tutto il poema dovrebbe essere quella nota comune all'animo di tutti noi insaziabili dello splendore di lass, ch tutto il resto  ombra.
- Si ha un'impressione di cecit, dopo, scendendo, davvero - aggiunse Luca.
L'aria si raffredda e imbruna. Livia rimasta silenziosa e seria, in ascolto, esce ad ammucchiare paglia e carta sulla spianata. Ha gli occhi gai. Anche il poeta e Luca escono. Acceso un fal, subito una fiamma rossiccia illumina i tre volti fissi alla parete dove poco dopo sfiaccola in una piega di roccia una fiammella.
- Che fuoco miserello han fatto - esclama Livia come distratta.
Luca, in disparte si intrattiene col poeta intorno a notizie sulla via nuova. Il vecchio si anima, gli fa degli avvertimenti, e poi:
- Oh, questo rudere d'uomo - un'antica lesione interna gli rendeva stenta la vecchiaia - che viene a fare la parte del diavolaccio spingendoti in quel pelago! - disse tentennando il capo con l'aria della birba che spera farsi tollerare.
Luca sorride; poco dopo saluta i due e lentamente se ne va verso la sua tenda da poco piantata non lontano di l. Nella massa azzurrina della valle luccicano il torrente e il ghiacciaio. Dietro i larici ansimanti  sorta la luna. Lontano, nel cavo del monte affiorano striature sonore, e all'occhio vi corrispondono iridescenze fugaci.
- Ahi, ihu, l -  il richiamo tipico di Toni.
Luca s' fermato. Da un altro lato della parete s'alza, ovattata, la canzone valligiana, e, in risalto, vicina la voce del poeta:
- Il coro delle guide che bivaccano.
Parve echeggiare poi la "Stella Alpina".
Brillano i denti candidi di Livia e i tre stanno in ascolto finch il canto languisce, l'udito riposa e agli occhi risalta allora pi limpido e tranquillo il corto viaggio della luna fra le cime.
Ah!... Scorre un alito di freddi valichi, un vento d'organo sotterraneo. Luca allunga la mano sul suolo. Qui egli una volta fu guarito dalla crisi di un assillo che gli disgregava intorno ogni cosa mentre unico, spettrale sussisteva il punto d'appoggio dello sguardo, e il resto sprofondava in giro, cessata la solidariet di tutto. Dopo, una visuale di tutto pi sollevata per un lievito delle cicatrici interne e una carit senza pace per le piaghe altrui.
Poco su di qui  l'orlo stellare delle rocce dove ci si sente semiastri, le pupille arse vi colgono visioni che poi, scendendo, sembrano trafugate al sogno: "abito un astro" dice uno lass.
La vastit qui minimizza tuttoci che si  lasciato al piano, Clotilde, Vanicsca, i chiassi, l donde ora sale la strada dei Gian, dei Silvestri, delle comitive. Ma quando arriver qui non ci sar pi il poeta, e la sua vecchia guardia sdegner allora di raggiungere il monte da questa parte violata, ma dai ghiacciai oltre la muraglia che chiude la valle.
Un ritaglio della tenda  aperto sul cielo. Pascolo d'astri, deliziosa, scintillante trafittura. Il monte  una nebulosa oscura che limita le stelle. Vastit inconcepibile, che per tradurla a numeri occorrono ammassi di zeri di luce, sopruso al cervello di noi punti nervosi sospesi nell'immensa prospettiva che filtra ovunque influssi d'ogni specie.
E mai una defezione, una incostanza nella materia in cui tutto si rincorre nel piacere delle attrazioni? Meno disciplinati i cuori. Eppure tutto deriva dal sole, tutto  sole che si diverte, rifuggendo il vuoto; l'io vivo respinge il niente, il non io.
Ah!...
Fontane, pianeti, torrenti nella notte.
Aquila bruna il monte.
Buio. Nebbia colaticcia.  senza lanterna. Inciampa incastrando lo scarpone fra i travi d'un ponte rustico, barcolla. Al di l appoggia la picca a qualcosa di oscuro. E invece la sente cadere. La cerca a tastoni nel buio.
 partito in perlustrazione e in allenamento nonostante il brutto perch tutti assicurano che fa sereno subito al di sopra del coperchio delle nebbie basse. Insaccato nell'oscurit urt contro un fusto d'albero; via!  fuori strada. Ma non  pi un luogo quello dove si trova,  nessun sito.
Aspettare il chiaro come quel novellino che, nonostante l'attrezzatura, le carte topografiche, decide di bivaccare e si sveglia invece all'alba a due passi dal rifugio? Ma ora sente le gambe nel sentiero incavato fondo che gliele guida come un canale. Dire quando cominci a trapelare il disegno dei rami non si sa, certo che a un punto ci si trova a camminare speditamente senza ricordare che prima no.
Dopo la morena, in un imbuto di nebbia, si erige la parete in un getto bianco rosato. Le roccie brillano, bruno-fuoco, in un'aureola di acquario, lo spazio solve magicamente i toni, un magnetismo sprigiona dall'immensit. Montagna di razza, gli d un lieve capogiro, lo impiccolisce, lo soggioga come sotto un soffitto di voci orchestrali nell'aria, ne sente i vuoti giganteschi, riconosce il formicolo delle ombre del colosso autentico, il canto del cristallo aereo, incorrotto, sfumato d'una annebbiatura verdazzurra che solo le vette supreme rendono nell'atmosfera, altissime vele bianche sulla chiatta della terra. Una lenta bufera di velature lilla gli toglie dalla vista il monte che permane nell'imagine come la proiezione sognata di dove vorrebbe sempre andare, senza bene sapere.
Da un girone in alto ora si stacca una corazza del gran crostaceo di ghiaccio scoperchiando una piaga argentea, si frantuma colando per le scanalature a rivoli e cascate. Una nubecola di nevischio s'arrampica per la parete. Luca osservando la "via del poeta" che passava in quelle vicinanze, rilev che era rimasta al sicuro dal crollo.
Si apre ora davanti a ventaglio un ghiacciaio grigio. Fragili bisbigli sbucano dallo spazio chiss da quanto lontano. Attacca coi ramponi un camino ghiacciato e, dove svasa, si innesta a uno scivolo, il vuoto gli soffia sotto la sua azzurrit, tra le punte si disegna l'aereo diorama della valle, e poi, sotto, i frangenti d'un ghiacciaio arcuati come un lungo brivido nell'acqua.
E Francesco e Toni? Luca osserva la parete, dialogo fra mobili abbagli e lo scheletro fisso della roccia.
Nella bolla azzurro dorata del binocolo precipitano scivoli, rocciami. Ispeziona l'ultimo tratto della via del poeta a quell'ora di sole gi alto. Un velo? Lass un colatoio butta; trovandovisi a quest'ora occorrer essere gi in cresta, al sicuro.
Qualcosa si muove al basso come grani di sabbia scossa. Sono due piccoli ipsilon, uno gratta qualcosa e uno aspetta sotto, legato all'altro da un cordino bianco, balocchi appesi. Il primo sar Toni, insetto che si cincischia in un anfratto, certo lamentandosi come il suo solito:
- Accipicchio, ma chi le fa a questa maniera le montagne?
Il feltro ben calcato sulla nuca con aria gaglioffa fischietta dall'incisivo spezzato. Gli piaceva fortemente Livia. L'aveva conosciuta una volta andando a farsi medicare una ferita gi alla conca. Ella l'aveva accompagnato poi, dopo fasciato, al rifugio, e i due furon visti dall'alto girovagare oziosamente per i crepacci. Era lui distratto nel parlarle che la conduceva cos a zonzo. Ma lei non ci teneva gran che a Toni, forse un po' a Francesco.
Luca prosegue ora per archi, fortini, orecchie, cortili nivei. Per allenare la groppa riottosa egli s' caricato di tutto quello che aveva per far peso. Il sacco  il grand'albergo dell'alpinista. Una pista a chiocciola lo conduce a un terrazzo che ha qualcosa di nautico, sembra la sovracoperta d'un battello candido di cristallo. Solo che qui sulle nevi l'etere manda un abbaglio scuro e l'occhio seguita a sondarvi condensazioni continue di luce azzurra.
Trascorre un tempo che poi non ricorda;  quando il sangue diminuisce la razione al cervello per correre tutto nelle gambe. Cos la fatica calma lo spirito. Giornata torrida quella, tuttoci che del monte rimaneva fuori del ghiaccio scottava e Luca salendo s'affrettava di ombra in ombra come al fronte nei passi esposti alla mitraglia.
Al Colle della Conchiglia due giovani appartenenti all'istituzione studentesca del regime canticchiavano, osservando in basso, uno strumento, la carta? o la punta delle scarpe? Sembrava gente di casa; non guardavano nemmeno intorno. Una fumata di nebbia s'alz davanti come un ciuffo di veli appinzati dall'alto subito lasciati andare dilatandosi al basso, scantonando per un crestone. Sotto, oltre il bagliore eccitante dei ghiacci, il fondo valle, sordo, in confronto, alla vista, opaco come sempre in ombra. Sui fianchi cascate bianche. La bacchetta del sole fondeva il ghiaccio, il ghiaccio non voleva rimaner pi ghiaccio e prorompeva in cascate a sedare l'incendio della piana. Oh, esser l a sgrumarsi il fuoco della nuca ardente sotto gli scrosci gelati!
I due gagliardi studenti sbadigliarono. Luca li sent dire, mentre alzavano le spalle:
- Va' che abbiamo tenuto un bell'orario. Fatto il rapporto al capo manipolo noi siamo apposto! - e se ne andarono senza aver visto nulla del contorno.
Il sole ardente incrostava ghiacci e roccie d'una blindatura di luce, penetrava in faccia come una lama, faceva riverberare, a due passi da Luca, il becco d'acciaio arcuato, filante, di pellicano della picca infissa col manico smozzicato dal gelo in un foro di neve liquefatta. Lasciarsela sfilare per una svista in parete! oscilla, capoficca nel vuoto e va a unirsi a tutte le piccozze dimenticate nei baratri, sepolte al polso delle vittime. Si rimane inermi allora davanti alla siepe degli ostacoli insormontabili che separano dal mondo.
Luca chiude gli occhi. Ronzio del vuoto. Pareva che l'atmosfera del cavo del monte si trasferisse ad altri spazi in uno scambio di immensit. Li apre. I torrenti lontani luccicano fermi e silenziosi perch ne ha assorbito il canto la cuffia degli spazi, ammutolendoli all'orizzonte.
Oasi d'aria in trasparenze afose. E Toni e Francesco, e la via da tener d'occhio?
Nel biancore oscillante della parete ora egli cerca i due con il binocolo, in una placca, alta; invano. Che siano tornati? scruta, sotto; un'onda gli sale al capo. Brutta ora quella ad esser bassi.
Ahi, ma perch fissi cos? steso inerte l'uno, l'altro si dibatte!
Luca scatta, ha un brivido alle radici dei capelli. Poveri cari e nessuno sa niente di loro! Si sincera ancora una volta col binocolo mordendosi le labbra. Sciagura certa.
Via, via, subito a precipizio gi per il pendio bianco, affondando a sbalzi, tagliando i zig zag della pista.
Spunta sulle valli il sole vita per tutti, minaccia invece per Luca intento al recupero sulle placche della Sentinella Rossa. Il calore fra poco risveglier le mitraglie della parete. Il corpo di Francesco lo ha gi messo al riparo in una breccia. Urlava, egli, appena Luca lo spostava, nel delirio balbettava il nome del fratello.
-  qui che viene Toni, sta certo - lo rassicurava Luca.
Una raffica metallica sfreccia nell'aria, prelude ad altre pi violente. Una colonna di placche si sfascia detonando sul crestone, passa sul corpo di Toni rimasto appeso a un chiodo, lo guasta. Luca non sopporta quello scempio e scatta allora dalla breccia brandendo il martello e fra le scaglie che saettano estrae il chiodo che salta, scompare con la corda. Poco dopo il tonfo del corpo in una conca non battuta del ghiacciaio sottostante.
A valle intanto, i due studenti raggiunti da Luca scendendo prima di deviare, avevano, da lui incaricati, dato l'allarme al borgo, e i soccorsi giungevano ora incontro a Luca stordito, contraffatto, gli occhi sporgenti, la bocca pesta; lo rifocillano con dell'alcool. Livia pure era salita a portare i primi soccorsi.
A sera un plafone di nubi chiude i monti in un intima aria blu; a un punto da un foro un raggio sanguigno congestiona i ghiacci della parete. Luca, col cervello avvampante, grida con quanta voce ha sulla vallata:
- Ahi, ju, ho, ha, hai, ju, l - il richiamo di Toni; e la brezza scuote il cappuccio del sacco bivacco ove ne fu infilato il corpo disteso sopra una gradinata di ghiacci arrossati. Con due colpi di piccozza Luca vi accompagna Livia, le toglie dal collo una catenina sacra e la pone sul sacco:
- Le voleva tanto bene.
E ora? monti, valli, uve d'oro, pensati, amati da uno di meno.
Nel rifugio Sandro e Rosa barelle, funi, lanterne, andirivieni di guide. La porta  spalancata sulle creste dei monti staccate da vapori. Scende la calma serale sul gran cratere squarciato della parete. Il desiderio di Luca per l'ascesa punta cos intensamente sulla via del poeta da vederne sprizzare il tracciato fino a una stella che brilla sulla cima.
Lass, cuore a cuore con la roccia vergine.
Il mattino dopo sarebbero salite autorit alpinistiche a presenziare ufficialmente il ricupero. Nella tarda sera Luca venne a trovarsi a gomito con Livia sui materassi del tavolato. Gli altri dormivano. Il ferito s'assopiva. Livia gli aveva fatto delle iniezioni antinfettive. La luna dal riquadro, della finestra proiettava sulla coperta della ragazza un copripiedi fosforescente.
- Ha il respiro d'un passerotto - disse ella dopo esser scesa ad ascoltare Francesco amorevolmente.
Ma non dormivano.
- Povero Toni! - disse ella aprendo come spesso la bocca in una contrazione amara.
- Trovava nell'alpinismo, diceva, le emozioni dell'arte e dell'amore portate all'estremo - ricord Luca.
- Un giorno mi conduce sul Dito: quando siamo usciti in vetta nel sole, Mopso, dalle baite ci ha visti e ha dato dentro nel suo corno da lontano. Che bello, quanta luce! - Luca intanto pensava che la montagna riserbi rivelazioni meravigliose a quelli che, folgorati dalle altezze, son poi trattenuti per sempre lass dalla vita quotidiana.
- Chiss quali sono state le ultime parole.
- Forse nessuna, preso in faccia dalla pietra - obiett Livia - era un bizzarro, un vagabondo della parete. Ricorda quella volta che nessuno ha poi capto perch avesse deviato improvvisamente? Si lasciava andare a volte con me a un grande sconforto, inconciliabile con la vita d'oggi, come me, del resto.
Livia, verso lui, non aveva provato sempre altro che ammirazione per l'uomo coraggioso, ma nulla pi.
Gran vanto per lui lodargli la sua zuppa fumante; quanti cori a sera su quella stessa porta della capanna! Aveva in testa il progetto d'una giacca a vento che doveva diventare una specie di armadio.
Ora il tempo cambia,  scomparso il riquadro di luna sulle coperte.
- Moderno ciclo di solitari, perch ve ne sono ancora, non tutto  stato sciupato - diceva Luca - increduli della fatalit del pericolo, generosi con i paladini d'egual valore, avversari di chi riduce un'arte a uno sforzo brutale, una malizia acrobatica.
-  quello che dice lo zio.
Quando Toni era andato nella metropoli a cercare la prima volta Luca, questi cominci subito a coltivare l'idea di qualche impresa comune perch sentiva in fondo che anch'egli aveva cacciato gli occhi nelle visuali pi stremanti della vita, schiavo forse anch'egli a volte della sua stessa piet verso gli altri. Si sarebbe sentito legato con lui sui baratri, pi che con la corda con l'idea. Alle pareti di moda, chiuse nelle maglie di corda, preferiva queste montagne, dove ci si doveva rompere le dita negli sforzi estremi il pi delle volte infruttuosi per le trappole continue del maltempo e dei rovesci sulla testa, insistendo senza aspettarsi nulla, chiedere nulla. Scuola di vita, diceva il poeta.
Si spalanca con stridore la finestra, e una gragnuola nevosa come di riso colpisce il registro nuovo, appena recato l, sulla prima pagina aperta dov' tracciato uno schizzo delle rocce della Sentinella Rossa con una crocetta e in calce scritto: Toni precipitato, colpito da pietra, Francesco salvo, e la data.
I due restano l a guardare.
V' un punto che si muove nella cerchia scintillante dei monti, su cui non si vorrebbe fermare il pensiero, e press'a poco tutti sanno invece ora per ora dove si sposta, per i ghiacci, le roccie, i pini della valle intatta, in pieno sole. Il tragitto della barella in cui Francesco farnetica; la frattura nelle sue carni  un incendio.
Luca al mattino s'era isolato da tutti approfittando della lieve spolveratura di neve della notte per osservare meglio il rilievo delle rocce della via del poeta. Si volta.
Al di l d'un orlo di granito c' un tale in piedi, la picca puntata su uno scoglio che gli faceva da piedestallo su una piccola vedretta di ghiaccio. Guardava in alto, calmo, in uno sfondo diffuso, attorno al suo capo era un diadema di torri, incastri di ghiaccio.
Lui, Silvestri, impettito, in una giacca a vento attillata, teneva la picca come un'arma, vittorioso del cielo, della terra e delle donne, scalpellatore delle vecchie tavole, delle vecchie leggi, non lontano di qui cant con quella bocca in un bivacco lunare credendosi liberato da un importuno concorrente di vie inedite caduto nel crepaccio. Sempre sorridente con Luca, gli incrociava le piste, rinfocolava l'ostilit delle guide.
Taglio d'occhio sottile, frodatore.
Veniva a sorvegliare quel clima di solitari, relitti del passato.
Corvaceo, dalle labbra carnose, come lo si riconosceva suo compaesano, gran lappatore, intenditore di donne polpute. Aveva la gota d'automa, paraffinata, di tutti i gerarchi.
Era certo giunto a rappresentare in quell'occasione l'alpinismo ufficiale, ed ora attendeva qualcuno per il ricupero della salma, fumando nell'azzurro, nel concerto delle acque.
Luca adagio adagio si scost quasi rattenendo il respiro riuscendo a sgattaiolare fra le roccie non visto.
A valle, il poeta, frattanto trascinatosi fino al piede del canalone dove fu fatto scivolare il corpo di Toni abbindolato in una coperta, inorridito prima da quelle mani stratte nell'ultima presa disperata della roccia, gli scopr poi nelle tasche un testamento spirituale, con frasi allucinanti sul sacrificio della vita per l'alpe, quasi presentendo la fine, disponendo che al suo mortorio si cantasse la canzone valligiana e la Stella Alpina. Il poeta, accasciato aveva detto:
- Ma Luca no, pure azzardoso, che non va in montagna pensando di morire!
Quando riferirono tutto ci a Luca che era rimasto al rifugio, fu preso dal rimorso di esser stato considerato dal poeta meglio di quello che era. Quante volte invece, la ripulsa per la sua epoca aveva reso in lui potente il richiamo dell'inconoscibile al punto d'intravederne il possibile raggiungimento attraverso il sacrificio sull'alpe.
Finalmente parte.
V' un brandello di stoffa incastrato in una breccia della Sentinella Rossa.
"Povero Toni; eppure, hai finito tu questo continuo aspettare di sparire!".
Poi qualche mozzicone di corda sfilacciata come miccia. L attorno la roccia pare riecheggi dei balzi urlanti del corpo di Toni; sugli stessi appigli vacilla ora la mano di Luca, chiss quante movenze rif dello scomparso. Ma oggi la roccia  calda, dorata, il sangue sente la vittoria vicina, egli si riprende, s'arrabatta nel breve andito liscio, formica nel formicaio, senza coscienza della vastit. La vetta intanto lass sorride.
Ora passa nella zona dell'ultimo bivacco del poeta, ma taglia proseguendo. Enormi fogli di ghiaccio ritti, pressati, si sormontano a parete ed egli elevandosi dall'uno all'altro deve bilanciarsi sul filo in modo, se l'orlo cede, da non precipitare all'infuori ma ficcarsi col corpo nella connessura assieme ai frantumi.
Alfine il ghiacciaio, sempre vario, offre il saggio di tutt'altra conformazione; una zona turrita di castelli sull'apicco.
A lato, un colatoio che, Luca, una volta o l'altra dovr pur attraversare per seguire l'itinerario del poeta, sguita a buttare ondate di minuterie, cristallerie polverose.
I ramponi mordono bene. Le raffiche non aumentano; tenta la traversata, e arriva alla radice d'un crestone dove trova luogo per distendersi nell'intoppo d'un camino. Sul capo, dal ciglione della parete un turbo di nevi ancor nel sole scatena nell'azzurro un roseo cinema di spettri.
Tepida sera. Catene lontane di piccoli monti si fondono in una marea velata. Alla vastit rispondono dentro echi corali. Si fiuta nell'aria temperata la distensione dell'ora.
Al rifugio, sconfinato ormai in basso, gli pare si muova qualcuno. Silvestri?
Notte. Una frana scintilla, esplode, poi il silenzio liscia di nuovo la montagna.
Fuori dalla crpa di roccia  la grande ala aquilonare della parete e il ghiacciaio sopito nell'ombra, orbato dai fulgori del giorno, fosforato appena degli astri; alitano i crepacci, stormiscono ghiaccioli; palpiti, riverberi filtrano nel passamontagna una dolce infusione siderea. Poco dopo, l presso, il dorso di qualcuno che non si volge mai;  un orlo di roccia sbiancato dalla luna. Il saccobivacco  tutto brinato, cangiante.
Appoggia la testa del cappuccio al rotolo della corda sana, bianca, fresca di speranze, viso a viso con un cespo latteo brillante di roccia. Riode la vena d'un mormorio ondulato nell'aria, e un canto d'oboe, agro, il primo movimento abbozzato da lui per la partitura della rapsodia del poeta.
"Raggi lunari decifrano nella grana della roccia un mosaico fiorito, diario del viaggio millenario che la sbrecci nel fuoco, nel gelo, medicandola alfine con mastici vetrosi.
Vi trema sopra ora per l'et la mano del vecchio scalatore.
Non lo ricondurranno pi quiss che giovani stormi di ricordi.
E l'occhio gli corre sugli scivoli obliquanti nel cielo come anelli di vapori, dove, nelle aurore lontane, infuriava la sua picca sprizzando incandescenze di rosa;
e sull'estremo orlo ceruleo della parete, rotto un giorno di vittoria, gettandosi al di l in una marea di scaglie dorate, fra archi, canali azzurri, che attivano nell'aria il senso dell'inapprodabile.
Ora la montagna si chiude in s, rintrona, splendida e inquietante.
Solo all'ultimo bivacco egli s'accorge che sempre lo chiam con gli appelli dell'Inconoscibile".
Sveglia all'addiaccio. Un'occhiata a tutta la parete, a tutti quei piani lucenti, siderei come accavallatisi ora in un attimo attorno a lui.
La mano, e ogni cosa spostata, ha una cuffia di chiaro lunare, una borsa d'ombra, un limpidissimo abisso sotto.
Incredibile, in quel gelo, sorbire una bevanda bollente. Luca saluta la piccola prua ospitale, attacca il camino aperto a libro sul capo. Appena scorge la luna gli si rinfrange nei cigli, gli patina il viso quando esce alla sommit.
Agevole andare per i monti nell'aria notturna che toglie la fatica; la frescura mette alle nari un'asprezza gelante, etilica; uno scricchio; dorme nei ghiacci il canto dei torrenti futuri.
Egli  al centro d'un anfiteatro filettato di riverberi, astruso, senza data, escluso da tutto ci che fu e sar. Unico indizio del tempo le ombre cianotiche delle nubi che fumeggiano sugli scivoli. Un grumo oscuro nel biancore; un uccellino, una "pastorella" caduta slanciandosi troppo oltre sull'alpe, innicchiatasi con l'ultimo calore nel gelo.
Una lastra sulla voragine, aria d'abisso.
Il cielo tenero traspare; stelle aguzze vi rinforzano, umide, accessibili quasi. L'orizzonte si screpola di giallo, la bassura si irriga di valli fra culmini inverditi.
Nevi sollevate dal vento crudo dell'alba gli bruciano gli occhi. La parete si sfalda, canterella, sfionda ghiaccioli che gli scartano sulle mani, una monelleria del monte. Improvvisa una incandescenza emorragica lievita la parete, un bagliore pulsa fra le sue dita mentre infila uno scivolo e gli occorrebbero i ramponi, ma, impegnato com', non pu oscillare minimamente per calzarli, e, quando alfine s'insinua al di l sotto una prima placca, il sole lo fissa vicino come uno specchio infiammato, alto quanto lui sull'orizzonte.
Passaggio delicato per girare un pilastro.
Da un orlo di roccia si spenzola tuffando il corpo nel bagno del vuoto; ha il baratro incollato ai piedi; in ogni taglio del ghiacciaio di sotto  una goccia verde turchese; l il suo bivacco; quello di sangue, lo vede come sempre spalancato ha nella memoria il suo passato. A questo si ricongiunge se allenta la presa? Ma di l non si passa, e il sacco lo tira a piombo, le nocche contratte impallidiscono, cominciano a slittare a teleferica sull'orlo inclinato, saranno al termine fra poco, ma una bozza le arresta e subito, in uno scatto estremo, piglia oscillando la spinta, si riaggancia con i piedi al terrazzino onde ebbe la bella idea di staccarsi, vi si stende, sbuffando.
Il silenzio gli sigilla l'udito in un risucchio come dopo uno scoppio; non una piuma di suono vi filtra. Lo avvolge in quel sollievo, rasente al volto la rupe inseparabile, un calmo splendore di bianchi e ori ondulati, laghi d'ombre, distese vitree: l'aura dell'alpinit. Poco dopo, la sommit del crestone inesplorato, ora vinto.
Ma l'aria lievemente lo svoglia. Al bivacco, infatti, gli era sorto innanzi un certo ciuffo di nebbia nera di malaugurio.
 all'ultima placca di ghiaccio che lo congiunge innastata a un ventaglio della muraglia pi alta. Lass, ecco le rocciette osservate tante volte da valle, vi sono ancora attaccati i suoi sguardi. Vicine son rose venate color carne. E salpa sullo scivolo incrostato di sole come uno specchio appannato; nell'implacabile riverbero la parete uniforme si schiaccia alla vista, egli pi non si sente gravitare, nuota in lunghezza nella fiumana che gli butta oro negli occhi, si sente una scheggia galleggiante sopra obliqui vapori.
Ma a un punto il piede cede. I ramponi non prendono nella crosta fiacca per lo scirocco. Forse l'ora  tarda sul prefisso, gi il vaso della montagna abbagliante risuona d'arpeggi di torcie e ghiaccioli. Ritenta, affonda e slitta sotto sul ghiaccio vivo, ma si ncora. N gradinare tutto un giorno  possibile sotto la mitraglia imminente.
In un attimo lucidissimo vede la sua situazione. La via percorsa, in discesa,  una colonna liscia. Un frullo, un sibilo, scansa una pietra che schianta nell'abisso. Inchiodato dove non pu restare. La decisione dev'essere immediata.
Arrivasse almeno alle prime roccie disotto fuori dal tiro.
Cauto, lento, a poco a poco, scende pi che mai a ritroso sullo scivolo che gli si inabissa nitido tra i piedi fino al fondo. Approda.
- Luca, Luca! - fa verso un crestone da cui lo divide la strombatura della parete e dove ha bivaccato il fortunato giorno di una conquista lontana - esci dal passato, fa che ti raggiunga, io di qui non posso uscire pi.
E se andasse egli ora da lui? Ve lo separava il colatoio in getto continu e una bolgia di ghiacci.
Ombrelli di nubi oscillano, sfioccano dalle roccie ad anelli, maglie, reticoli d'aria, portano ombre acquose sulla gettata del ghiacciaio, spugna bucherellata di cera.
Egli scende a furia di corde doppie ma fin dove? La roccia come liopardito prima, ora ha dei rossi foschi, rossi fegato. Il colatoio laterale non cessa le sue raffiche. Dall'altra parte  spalancata una voragine bianca, un enorme palato striato alla merc del crollo, che pare sempre imminente, di un immenso architrave di seracchi penduli.
L'altro, quell'altro lui stesso ch' al di l della parete dove non pu andare a salvarsi, quell'altro che allora vinse, eppure era ancora un cercatore di vie nuove in erba, attirato da miracoli di luci vergini, veglie sconosciute, in fondo, lo scopre ora, saliva quass per distrarsi dall'accorgersi di non poter durar giovane; era ancora schiavo di quella molla che si impadronisce di tutte le fibre come l'innesco d'uno sparo che si perpetua in tutti i viventi, la corsa di un fiotto inarrestabile che alla fine dinerva. Eppure da allora, meno subirono le fibre quelle violazioni, pi la montagna lo compens aumentando le sue luci per lui.
Quel crestone annerito, bruciato, dove, se potesse arrivare, una via sicura lo condurrebbe in basso alle porte delle roccie, ora  per lui una pietra serena.
E intanto discende, mogio, verso gli ultimi salti impraticabili all'ingi.
Dischi di nubi ruotano sui perni delle cime.
Sporge sul colatoio spazzato dalla mitraglia.
Ma perch vince sempre ci che lo contrasta? al dil sarebbe salvo. Decide.
Pianta un chiodo, slitta sulla corda calandovisi, la cinge, cos appeso gradina con la picca lo scivolo sorvegliandosi in alto dalle raffiche ritirandosi appena fischiano, uscendo poi ad aggiungere nuove tacche finch raggiunge il centro e di l, ritirata la corda, speronando il petto del ghiaccio di punta con gli artigli dei ramponi si lancia, come a nuoto, brandita la picca, verso l'altra sponda; ma raggiuntala un piede sfonda una corteccia sottile, il ghiaccio di l non lo regge, una slavina cruda, sassosa lo abbranca in uno scroscio, tenta sradicarlo spezzandogli una nocca. Ma resta avvinghiato e a poco a poco, fra altre raffiche rincula in margine al canale saggiando col rampone la via sempre cedevole fino a raggiungere un punto resistente che gli permette di defilarsi alla sparatoria. Un pianoro sicuro; qui ogni buco si riempie d'una verdosit d'acqua; il ghiacciaio  marcio, sa di muffa corrotta.
S'apre davanti a lui una grotta spettacolare, verdigna, foderata di barbe, sfilacci, radici fibrose come l'interno d'una enorme zucca di cristallo, e nel soffitto, altissimo, un occhio scialbo: il buco sfondato prima dal suo piede nel vuoto. Egli condivide ora la necessit ch' nell'aria di uno sfogo meteorico, imminente.
Improvviso, un coperchio di nuvole isola un girone bianco dell'anfiteatro che, separato da tutto il resto, appare in tutta la sua ampiezza di pi arene spalancate. Uno scoppio. E la parete vive, funziona rotolando da ogni varco corsie fluenti, canali convoglianti ordinatamente ognuno un cascame diverso, piastre, candele, gnocchi lanosi; tutto scorre allo sguardo; calmo, regolare si svolge l'uragano glaciale, gli scoppi delle folgori attutiti dalle imbottite nevose. Qualche schiarita cristallina tratto tratto riflette fuggevoli biancori di altipiani.
Un urto. Un soffione diaccio sabbioso gli vetrifica istantaneamente giacca, brache, gli addenta le dita, gli trafigge le ossa. Si ritrae dal cratere in eruzione per guadare un torrente bianco, lanoso, e, sotto uno sbalzo pensile di ghiaccio gocciolante, scopre un intaglio, vi si rannicchia al riparo della bufera sospeso su uno scivolo.
- No, non cedo! - grida contro l'accanimento delle insidie.
Un convulso.
 il segnale dell'immancabile gelo. Le membra s'accartocciano, vi s'inserisce un tremito tormentoso e le mascelle sbattono elettrizzate. Ma, in situazioni intenibili, sempre lo soccorse un lume improvviso della mente. Ora, ecco l'idea: sopravviver dentro al sacco saturo, mendato da Toni, vivificandosi il sangue da s, mantenendolo in moto massaggiandosi tutta notte i piedi scalzi; urlando tenacemente nel passamontagna premuto sul ginocchio perch l'alito caldo vinca il gelo nel volto. In quel travaglio intravede slavati lividori nella sera, rifluire allato i grumi bianchi d'un torrente dello scarico glaciale che ingrossano, s'affacciano all'imboccatura dell'asilo, s'agglomerano, traboccano come un gregge spingendolo sull'orrido. Egli si sposta a fatica, fasciato nel sacco, sentendo sotto bucato il ghiaccio che lo regge. Ma i gnocchi ora si fermano bigi. Ha cessato di nevicare, una nebbia morta cancella intorno le rocce colanti.
S'assopisce un attimo. Il gelo subito lo afferra alle gambe; ma, in fondo, perch tornare laggi se ha fallito ogni cosa, ogni visuale, non ha visto che ali imaginarie all'uomo, nel sogno soltanto gli rimase Vanicsca? Creato dunque quale  assurdo essere se laggi i campioni della oltracotanza distruggono tuttoci cui mira. Sente i piedi inerti fra le mani passive, staccarsi, di vetro;  la montagna bianca opaca esangue che assimilandolo gli prosciuga, sbianca gi le membra. Cedere, farsi lieve e dolcemente sparire senza traccia di s. Ma due occhi lo fissano dal fulgore di ghiacciaio.  il poeta che s'indigna di chi, come Toni gi, pregusta il trapasso sulla montagna, e cos la vecchia Maria pure. Sblocca allora con un pugno i piedi, li strofina, umettati, lisci come piuma; urla soffiando. Eh s, i sopraffattori restano! Feticci fastidiosi gli ballano attorno dalla gialla smorfia dell'insonnia di chi  costretto davanti a un perenne nonsenso, al vivere attuale senza costrutto. Oh, bisognerebbe esser saldi nell'idea d'un oltre, gettarsi allo sbaraglio allora anche con sacrificio di s contro i sopraffattori, e invece essi soppianteranno ogni pensiero avverso, pietoso chi una notte di bufera abbia pensato qui il contrario in questo angolo di ghiacciaio col fornellino della sua mente, tanto, attorno il silenzio apre le mani a qualsiasi vento. Nausea d'un vivere senza senso, rifiuto della via maestra; lasciarsi montare l'onda del gelo alle ginocchia e sentire lentamente di non esser pi. No! si contrae di scatto. Infine, pensa, non gliel'ho giocata io al colatoio che mi mitragliava poco fa? anche se l'acciaio oggi  in mano dei peggiori non pu sorgere chi li affronti? senza per gli stermini previsti da Marcazzan, non c' una frusta che non faccia male? o il sangue  il solo prezzo delle redenzioni che ricuperano un senso alla vita? altrimenti quanta riserva d'amore resa vana nei cuori... ripiglia a stritolarsi furiosamente le dita minime dei piedi, apre gli occhi.
Tra vortici nebbiosi imbuca brevi tormente; trasvola nubi nevose. In uno sdruscio di luce ultravioletta gli si spalanca sotto il rilievo freddo, minerale delle ondate concentriche della terra rapprese in catene montuose. Una fluida oscurit lo isola dalla volta. Vapori sobbollono, si depongono e ne spunta una raggiera di creste all'infinito. Sul capo fa sereno; riconosce al battito di lacrima la stella pi grossa del cielo. Viene ad avvertirlo: presto hai finito di tremare, l'alba  vicina, ne  gi bianca la soglia all'orizzonte.
Ma ora egli continua a sentirsi mugolare, e gli pare che tuttoci che trascorre in lui, brividi vaneggiamenti, li rinarri da un po' una voce pia nell'aria come di ruscello; la sua madre sconosciuta? ma  un riflesso di s quello, come Vanicsca. Accetter Clotilde il legame ideale?
Ore ore ore interminabili, eguali, eppure distinte da uno spasimo muovo.
Nell'alba nebbiosa si leva cautamente dal suo posto sul vuoto. Vede ora dove ha tremato tutta la notte, in un vivido incastro. Il ghiaccio ha disciolto dalle calze e dagli scarponi una chiazza verde e una rosa. Vedersi dal di fuori sbigottisce, pi che sentirsi essere. Eppure l'attireranno sempre passi all'apparenza insormontabili come il colatoio del giorno prima.
Manovre lente di discesa fra tormente e schiarite alterne tutto il giorno. Nella sera stellata, quieta e serena attende ai bordi dell'ultimo canalone la luna. Eccola; egli salpa, entra negli avvallamenti elicoidali scavati dalle valanghe; al centro, sovra un isolotto, per una allucinata reazione ai disagi, vede in un cerchio di massi bianchi comode sedie di vimini.
All'alba  all'ultimo spallone della cresta, sull'imbuto grigiastro di un ghiacciaio fittamente trafilato. In alto, oltre le valli s'aprono ombre turchine di pascoli calmi, rigati di nevai. Il sole  un'ostia ferma tra lame di nubi; vi si disegna, nella fiamma, un palmizio.
 da tanto digiuno, arso, leggero; la gola gradisce un ghiacciolo, altro non accetterebbe. Prima di prendere una delle vie battute che lo riporteranno al piano, si ferma, e ascolta ad occhi socchiusi accordarsi i torrenti d'un versante a quelli d'un altro.
Cosa cerchiamo?
L'origine dell'amicizia fra Clotilde e Luca era stato l'abbozzo letterario di alcuni schemi teatrali scritti dalla danzatrice e affidati da una amica comune per un giudizio riservato a Luca, il quale, dopo poco, ne scrisse direttamente all'autrice che, ricevuta la lettera, prima di leggerla, si trov allo specchio inconsapevolmente ad aggiustarsi i capelli come per una ambita visita.
Aveva ella pi fede nelle cose che non capiva, e cos provava una forte attrattiva verso quello sconosciuto.
Cominci cos quella corrispondenza attraverso cui Luca tentava quasi una rarefazione della personalit di lei, per stringere un legame che ne ignorasse la realt fisica. Cos, mentre egli si scagliava contro le illusioni in genere, demoliva le cause delle esaltazioni umane, ella constatava sempre pi la sorprendente coincidenza fra il pensiero di lui e gli stati d'animo che le avevano un tempo ispirata la danza Vacua.
Ella affermava di voler vivere in verit, sentendo che poche cose importano; ma tutto sembrava trattenerla da quell'intento essenziale e si rammaricava che tanto poche fossero le occasioni di sacrificio, senza esaltazione.
Luca, sent subito, non era "il mondo", non ne faceva parte; ella ebbe fiducia in lui che non era temibile umanamente, ma una persona pi trasparente degli altri, dalla scorza pi elaborata della sua e che in lei pure vedeva una corrente tinta di verit. Quell'adagiarsi spiritualmente in lui la conciliava sempre pi con la natura; nelle soste di lavoro passeggiava sola sui colli, ripigliava a dipingere come compiendo un atto di riconoscenza; avvertiva con acutezza crescente la polifonia delle superfici delle cose in corrispondenza con i timbri orchestrali delle sue danze.
Quando egli scherniva la precariet del vincolo amoroso:
"S, s, siamo soli, soli per sempre - gli aveva scritto lei - per due spiriti si possono muovere coscientemente verso lo stesso fine".
Le martellate antifemministe di Luca non  che avvilissero in lei alcunch di vano, ma si ripercuotevano in profondit. S'era resa conto, solo a sviluppo avvenuto, che assieme all'ammirazione per Luca era sorto in lei, convergendo verso la sua individualit, un desiderio di perpetuarsi mai prima risvegliatole da nessuno. Ed ora, invece, quel memoriale che doveva ritirare da Settimo, di chiss quali incubi era la prova, subti da Luca amando una creatura che aveva gi vissuto l'amore. Presagiva gi di non poter neppure presentarglisi se poi, piacendogli, avesse rinnovato in lui quegli orgasmi.
Settimo era irreperibile quei giorni. E dalle varie risposte che aveva ricevuta Clotilde dagli impiegati dei suoi uffici non riusciva a realizzare s'egli fosse veramente assente, o facesse momentanee apparizioni al Ministero.
In una cittadina della frontiera stava avvenendo in incognito l'incontro dei due condottieri, e Settimo era incaricato della sorveglianza della linea di trasmissione diretta con la capitale. L'amico suo illustre aveva persino in uno scatto di rabbia spaccato il ricevitore sulla forcella d'un apparecchio. Segno che il ruolo di tirapiedi che l'altro, l'alleato, poco a poco gli faceva fare, lo mandava fuori dai gangheri. E dire che quello non sarebbe stato senza di lui, il nettare dei suoi migliori specializzati nel crimine politico.
Eppure il lurcoide nostrano quale esempio di simulazione perfetta offr davanti a Settimo quando abbracci sorridendo, intrattenendolo brillantemente, il formidabile alleato fanatizzatore di folle, il veggente dal passo piccionesco, attorniato dalla sua decoratissima corte di ufficiali e gerarchi stilizzati, dal monocolo che toglie ogni segno d'ansia nei visi scarni e lustri. Eran costruiti coloro di fibre metalliche instillate d'un nettare fuso di ferocia e languore, un capolavoro unico, luminosamente spietato, che avrebbe, pi ordigno che creatura sterminato chiunque non ne avesse riconosciuto la superiorit. Il condottiero alleato, il lurco di punta, scrupoloso fino all'eccesso nei suoi disegni - stabiliva egli stesso la grossezza dei canapi scorsoi esigeva testimonianze filmistiche delle sue impiccagioni, vantava, successi personali, le attuate "purghe di sangue" - aveva chiamato l'altro quel giorno per dirgli le sue decisioni: la bancarotta interna esigeva un urto di sorpresa contro i popoli impreparati. Qualora un giorno si fosse dovuto restringere la propria periferia aggressiva, si sarebbe apprestata intanto un'arma che non avrebbe lasciato alfine la preda ai vincitori perch avrebbe distrutta la terra, tempio incontrastato della forza dell'uomo libero di portarla alla rovina quando gli pare. Prima di lasciarsi i due predoni affettano l'orbe secondo come se lo spartiranno dopo l'immancabile vittoria.
Finalmente Clotilde azzecc Settimo.
- Donna Clotilde, mi son fatto cercare tanto, scusate, ma, cose che non si possono dire si stanno fucinando  - e tracci gran segni con la mano nello spazio; poi accorgendosi della bellezza dell'altra, mut il gesto atletico in un piglio cortese ed ammirato.
E continu:
- Il documento glielo posso consegnare; ma si dovr stabilire l'atteggiamento da tenere verso la famiglia di Greta per giustificare la sparizione del carteggio. Ma tutto andr apposto. E Luca, e la vostra grande arte?
Appena Clotilde guard sul tavolo di Settimo il gran rirtratto dell'onniveggente in giacca bianca, testa rasa d'orango e la dedica a zig zag di grafico barometrico lusinghiera per Settimo, questi riassunse immediatamente la maschera fabbricata, di cosa, che aveva all'inizio, che tutti l dentro e nella nazione si applicavano appena si alludesse al grande idolatrato, suscitata da lui, proveniente da lui per incanto tutte le volte che egli veniva evocato; era come se egli distribuisse per via d'aria un calco del proprio volto da applicare quale alto riconoscimento. "Fate la faccia feroce" aveva ordinato un tempo un caporale alla sua squadra, e quel comando oggi rinnovato da altro caporale veniva eseguito in tutto il paese. Oltre alle altre virt che gli attribuivano e gli attribuir sempre qualcuno al mondo, non ultima era la trovata di quella specie di mazzata indolore attraverso lo spazio che la propaganda operava su cervelli di normale resistenza e che li configurava a lui, ammaccatura di un colpo maestro che li condizionava a qualunque sua volont.
Cos pensava Clotilde in quell'atmosfera ministeriale, mentre Settimo ripeteva enfaticamente:
- Grandi cose, grandi eventi si compiranno - e continuando nella sua espressione di inflessibile gravit l'accompagn alla porta baciandole untuosamente la mano.
L'aria era tesa davvero, gli articolisti tipo Frisco raccomandavano di camminar leggeri per non turbare chi vegliava sulle sorti del paese e aveva ammonito: Quando il vostro nocchiero aprir la finestra, accorrete! Ma, sotto quale, si chiedeva il popolino, dell'ufficio o dove passa, vigilato dai gendarmi del re, i pomeriggi con le amiche in piscina? Altro segno di quei giorni anche i molti confinati per aver rischiato di metter all'erta il nocchiere dalla sua infatuazione interventista.
Alla sera, ogni tanto ella udiva il bubbolio dell'ascensore interno nell'edificio, passi nel corridoio battere contro gli ottoni delle passatoie. E leggeva, a cuor sospeso, il documento, distesa, nel suo appartamento privato.
Luca, nella prima parte dello scritto, dissertava a fondo sul complesso interiore di Greta, molto involuto da quanto si capiva, rivendicando i diritti dell'individualit, mostrandole attraverso la pena che gli veniva da lei quali conseguenze provocava il pericoloso distacco della sua stessa personalit, dissociatasi, succuba d'altri, in preda alle suggestioni di chi le era parso sapesse soddisfare l'urgenza di conoscere il fine di queste due ossa umane, spersonalizzandola, facendola credere in una serie di reincarnazioni, senza reminiscenza e responsabilit di s, quindi senza continuit, chiamata dunque all'essere da una volont sterminatrice.
- Allora non sei - le scriveva Luca.
- So gi, quindi sono - rispondeva ella alla maniera di tutta una consorteria di gente che vive silenziosa, sotterranea, con aria di iniziati, ma senza palesar nulla delle proprie credenze cervellotiche perch contrarie al sapere e alla ragione.
Greta avrebbe potuto divenire l'unica realt cui Luca tenesse sulla terra, tanto armoniosamente aveva saputo convergere verso lui le sue morbide attrattive. Il ricordo di tutto di lei, le sue vesti rigate, dimesse, la improvvisa reciproca conoscenza, sembravano risultare da una lunga consuetudine.
"Ecco, i rumori arrivano al limitare dell'udito; mi concentro per trasfondermi in te, scoprire se davvero si effettua la comunione e io non sia pi un minimo essere errante, e ritrovi in te bellezze perenni non gi come nella natura, inghiottite ogni notte, tolte dalle stagioni. La tua presenza  voluta dall'alto per cercarmi ed io non sia solo".
Poi il tono dello scritto mutava. Alla fine delle notti le parole ch'egli le avrebbe voluto dire gli si gelavano sulle labbra come sigilli, le buste delle sue lettere si facevano violacee nell'alba. La vedeva uscire di casa per un convegno - che importava se in un tempo andato? presentissimo invece per lui che urtava contro quella realt - e tornava con gli occhi segnati, l'andatura pi molle e le labbra che sapevano d'aceto per lui; ella aveva dei lividi addosso, traccie di mani altrui, la dolce nube avvolgitrice entrambi echeggiava di strida. Eppure il sangue giovane le gemmava in viso, quanto bella era nello scollo della veste lieve, di foglia, saturatale indosso, da volerla chiudere nel pugno ed aspirarla. Ma appena egli l'accostava, quasi l'esalazione d'un morbo partiva da lei che, disperata, pareva cercasse invano di s un dono da potergli offrire, rimasto serbato per lui, suo unico amore. Egli ormai non l'immaginava altro che ad occhi bassi, rea confessa davanti ad un tribunale spietato che condanni sempre: "la mia natura soffre", ella si scolpava.
pi egli l'amava, pi se la sentiva sottrarre dal passato; pi ne crogiolava la feminilit, pi in lei si sentiva con raccapriccio a contatto coi sensi di un altro.
- Oh, non mia! - le ripeteva allora.
Ormai nelle parole dolci di lei vi era un'eco che le duplicava nell'aria perch erano le stesse gi dette altrui. Non vi sarebbe stato rimedio per raggiungere la fusione completa che togliersi dal regno corporeo per unirsi oltre, subito.
"Giacch cercavi me, dovevi capire come ti esigevo, esclusivamente, capillarmente mia; quindi ritrarti sapendo di non poter soddisfare pi la mia intransigenza amorosa".
Clotilde aveva le ossa rotte da quella lettura farraginosa, e si sentiva sempre pi allontanata da lui, bandita irreparabilmente. Fuori si schiacci sulla facciata dell'albergo il rullio d'una macchina che correva nella notte.
In quell'epoca Luca doveva esser molto deperito tra gli orgasmi causatigli involontariamente da Greta. Rughe sinistre mai apparse gli scorgeva in volto l'amico medico della scuola. La montagna, la fatica l'avrebbero rimesso apposto, ma non era nella stagione di permettersi quel lusso.
Greta davanti a quel suo incubo rispose alteramente. Ella negli altri aveva compiuto una preparazione a lui - allenamento, se mai, egli correggeva - ella aveva creduto d'esser amata da lui per quello che era, che valeva. Una vera ispirazione le faceva sentire in lui il predestinato, l'atteso.
La reazione di Luca s'era fatta scabra. Solo il clima rilassato dell'epoca che attraverso la demografia favoriva la libera natalit poteva spiegare, se non giustificare, gli eccessi cui era arrivata Greta. Il suo comportamento demoliva il culto millenario per la bianca sposa che garantisce la fede all'amato col suo stesso passato, la prova cio di quando non era d'alcuno.
"Bisognava invece tendere - aggiungeva Luca - alla formazione di tipi selezionati che sostengano le lunghe passioni con la ricchezza delle risorse personali".
Che cosa sembrava invece ora ripetere a lui la sua bocca mellifera?
- In me ti uguaglierai a tutti; perderai la sete d'un dio personale, la sete d'eterno. - Cos perch ella non poteva offrirgli pi, quel tenero cuore in cui uno si rifugia e corona la coscienza della propria inconfondibilit.
Teorie diverse, il regime e lei, tendevano per agli stessi risultati abbrutenti. Vincevano loro, s, ora effettivamente; ma Luca, si era visto, avvicinandosi a lei che rappresentava nuove correnti, contro quale barriera insormontabile era venuto a scontrarsi appena l'aveva sfiorata. E ammettendo tramontabili certe vecchie idealit egli si sentiva vacillare nello spirito legato fortemente a un finalismo; ma l'azione sua non poteva svolgersi che secondo inclinazioni congenite, secondo cui la virt  indispensabile e propugnabile solo in nome d'una reciproca e perpetua solidariet fra noi e il creato, altrimenti ogni zelo cade. Era il caso delle vuote parvenze di fede di Greta.
Le offriva i suggerimenti pi elementari per provvedere al deragliamento della sua personalit alla merc di specialisti in supposizioni bislacche, basate su fatti non negabili ma neppure ammissibili.
"Anch'io posso affermare che di qui, poco fa, fra me e te  passato un drago d'aria invisibile e mutevole che nessuno sa cosa sia; e con analoga arbitraria autorevolezza puoi attribuire qualsiasi astrusit a carico di nostri ipotetici proevi in un continente sommerso".
- Grande salita! - disse il poeta in tono elogiativo.
- Ma torno sconfitto.
- Mai chi viene di lass. E, l'hai ferita? - chiese il vegliardo esitante.
- Due volte, non ho potuto fare a meno - rispose Luca contrito. - in una traversata, e per appendermi sul colatoio.
- La necessit estrema assolve, non cos quando il chiodo facilita vie che un tempo erano esclusive di nature eccezionali. - La bella vecchia mano ed il braccio posati sul parapetto alto del ballatoio lo tenevano in una posa quasi di puerile sommissione. Col volto pi stanco del solito, riverberato dal candore dell'ala del cappello di tela, guardava amorevolmente il monte quasi riversandovi il suo sentimento: - Senti la montagna che parla? - aggiunse teneramente.
Silenziosa come un velo scendeva sulla parete la raffica della luce seminando traccie sugli orli come d'una nevicata d'oro. Il tremore del torrente metteva nell'aria uno striscio di cimbali leggeri. Seguendo passo passo la via col canocchiale sulla parete, il poeta volle che Luca gli narrasse l'ascensione, gli dicesse dei bivacchi, delle rocciette appese come rose, tratto tratto socchiudeva gli occhi e alla fine disse:
- Ti ascolto come un cieco che oda descrivere un paese che vide ed am quando ci vedeva ancora.
Si lasciarono poi, nel mattino luminoso, quasi senza salutarsi, sapendosi l'un l'altro sempre molto presenti.
Da poco ritornato Luca alla sua tenda, posa il capo sulla corda odorosa di frumento, guarda intorno, inquieto, insistente.
- Clotilde! - esclama sorpreso.
- Eh, gi! - replic con finta calma la villeggiante alta, dall'inconfondibile slancio rimasto impresso in Luca dalla sera della danza. Vacua, che da un po' s'aggirava nelle vicinanze della tenda.
Egli rimase freddo ed ostile, ella imbarazzata.
- Sono qui, dovendo andarmene lontano, ritornare chiss quando; c' aria di guerra in giro - e continu a giustificarsi con insistenza, con lodevole semplicit, senza mai guardare in faccia Luca curioso invece di leggere in quegli occhi, gli occhi chiari liquescenti della danza le sue stesse propensioni. Tutta l, in quella persona snella, dalle linee imprecise della fisionomia facilmente assimilabile - maglia blu, gonna grigia, impeccabile nei dettagli - tutta in quel capo quasi biondo l'origine di tanti pensieri intrecciati da tempo con i suoi? impigliati entrambi con eguale intensit nel gioco vitale? a quale complesso lo collegava quella bellezza? arduo forse attraverso lei il ponte con il pi torrido clima sensibile.
Luca volle essere gentile.
- Prego, s'accomodi - e la fece sedere sull'erba, tra fiori gialli spavaldi, un velo aprico era l'aria, la parete di fronte pezzata d'ombre.
Ella non si perdeva d'animo, ma faticava a mantenere un filo continuo parlando, lo si capiva dallo sguardo sempre svincolato da quello di Luca.
- Notizie allegre circolavano sul suo conto durante l'uragano - ella disse. Quanto aveva trepidato, appena giunta, per lui lass, sconosciutole ancora.
- Qui esagerano sempre quando uno  in parete.
Allora ella lo guard di colpo, tenendo la bocca tesa, esaminandolo a testa alta quasi lo analizzasse meglio lo sguardo obliquo.
"Eccolo com' fatto quest'uomo" sembrava dire. Luca finalmente la vide apertamente di fronte ricevendo un senso affidante, agevole dall'impronta di quel suo chiaro viso.
- A leggere le sue lettere mi pizzico ogni tanto le tempie; non capisco come possa mancare a un uomo cos intimamente attivo qualsiasi innesto col suo tempo - disse ella.
- Propaganda? - disse Luca, ma strizzando la bocca scherzosamente.
- Oh, non vuole che avessi capito tutto, signore, ancor prima di conoscere Settimo e il documento che le riporto? la ragione del suo slegamento da tutti non me la diceva perch c'era la censura - disse lei con voce un po' strascicata - tanto l'ho capito che una delle cause perch son venuta  stata quella di venirle a infondere fiducia in un rivolgimento inevitabile; si isterilisce cos, ed  tanto importante invece che persone come lei preparino nuovi canali di pensiero.
- Per quando?
- Dopo l'urto. Solo gli illusi non sanno che questo benessere nazionale  fittizio, posa su una finanza che non porta che a una guerra e non vincibile.
- Ma cosa dice, per delle idee arretrate di giustizia, sperare il collasso di nazioni gonfie d'armi!
- Intanto qui gli armamenti sono solo nei bilanci.
- S; ma anche se gli altri bonaccioni non son preparati, significherebbe sempre una strage da far rabbrividire - diceva Luca.
- Purch si salvi lo spirito - disse ella fieramente dolce, con i denti bianchissimi, la mano alta, rampante nell'aria. Non emanava mai per da lei quel senso donnesco in cui si compivano sempre le apparizioni di Vanicsca.
Ella continuava a parlare di lui.
La causa dell'inazione in cui si era ridotto Luca era una raffinatissima modestia delle proprie convinzioni fino al pervertimento di pensare che la ignavia degli uomini li porti attraverso l'odio alla loro stessa distruzione. Bisognava opporsi a quei cedimenti.
- Quando penso che la vita  un getto che passa nel diverso stampo d'ognuno, come nella foggia d'un inaffiatoio non alzerei pi neppure un dito. E la mia volont allora che ci sta a fare? - disse Luca freddamente.
- Eppure, se qualcuno vale,  proprio chi  giunto a questa arida semplicit - diceva Clotilde risoluta.
- Ma io non decido nessuna via.
- Per non  con quelli che emergono, dunque l'ha scelta.
Luca diceva che l'unica libert rimastagli era di ricusare la collaborazione con l'epoca rifiutandosi alla paternit. Egli si sentiva il padre pi amorevole perch l'immenso affetto per il figlio lo risparmiava a scendere fra la canaglia, ammenoch non fosse stato un restauratore, apostolo d'anime.
Clotilde inghiottiva quelle parole, si consumava dentro in silenzio, vicina a lui, meravigliata che la realt fisica di Luca si fosse prontamente concordata con la vaga imagine prefigurata da lei. Le sembrava noto, notissimo, da tempo, cos, proprio quale era. In uno sbocco improvviso di tenerezza stette guardinga di non tradirsi per non renderselo ostile come in principio. Guardandogli i cigli si domand, chiss se nessuna glieli ha sfiorati mai; ebbe gelosia del suo passato; come capiva lui ora rispetto alle donne; ma quale oggi, in attesa d'un culto tant'alto ed esclusivo vi si serba?
- Luca, non lo sa, ma non  lei il solo contro tutti, non  il solo oppositore irriducibile. Questa posizione in cui s' messo, le costa troppo sforzo continuo di isolamento, di resistenza - le disse ella con voce venata, fraterna. Egli venne cos a conoscenza per la prima volta dalle notizie di lei, di tutta una sequela di martiri nascosti, forze vigorose isolate operanti sacrifici ignoti uniche energie che facevano sperare la redenzione di domani e che mitigavano un po' l'indignazione che univa all'estero tutte le nazioni contro i paesi tirannici.
Un flusso veniva a Luca. da quelle rivelazioni. Quanto la intendeva, fosse vero! Quelle sue notizie erano le prime autentiche che udiva, non gi quelle approssimative raccolte a spizzico qua e l. Ma egli rimaneva sempre egualmente lo stesso nemico giurato d'ogni incerta speranza, non giungevano a lui sempre altro che richiami dall'irraggiungibile verso una perenne inconquista, trovatosi sempre davanti a un cammino sprangato dalle contrariet.
- Non ho mai visto un cacciatore cogliere nel segno, la fionda d'un monello un passero, io stesso alla scuola di tiro, mai un bersaglio.
Ella rise.
- Corrotto dall'ultrasincerit, tutto l'opposto degli scaricabarili di moda; lo si sente in tutte le sue parole buie e dolorose. Deve aver testo sofferto, quel memoriale poi!
Luca le spieg d'esservi stato indotto dalla pervicacia di Greta senza prevedere, la poveretta, a che si sarebbe infelicemente risolta.
- Pensavo: il quadro delle condizioni in cui mi ha ridotto costei dovrebbe influire sulla sua indole; era sempre un modo di rendere efficace la mia natura.
E alla stessa stregua Luca avrebbe dovuto influire sugli atteggiamenti dell'epoca, diceva Clotilde incitante.
Che giornata di azzurri da dolerne! ogni ciottolo, ogni chiarore era figliato dal cielo per le vie della luce. Nello splendore dei prati e delle roccie faceva forte presa il sole, l'aria un vetro.
- Si va?
Piaceva a Luca l'idea di accompagnarsi per la montagna con una donna cos nitida nel cuore e nella linea, che emanava quasi un alito mordente. L'impeto che l'aveva sempre spinto idealmente a lei, pure con qualcosa di umano, stava ora mutandosi in devozione. E si sentiva calmo; le attrattive di Clotilde rimanevano sempre in un piano incorporeo, egli non aveva quindi pi prevenzione alcuna per un interesse esteriore.
Avevano appena fatto colazione. Le guide avevano notato i due, coniavano gi qualche banale facezia. Mentre ella sferruzzava ancora le posate lentamente, egli, ripensando alla danza Vacua:
- Alga, foglia, fiore - le disse stupito - che caso! ella mangia come gli animali. - Ella si ferm in una sorta di pudore. Poi riprese:
- Si va?
Avevano, sotto, tutta la conca spiegata, gran bocca di pascoli in un vapore di sole. Qu e l macchie di un rossore elastico, viscoso di rododendri, ori larghi, parlanti; freddi veli nel cielo. L'iride disseminata per le nitide sedi dei toni si sollevava nell'aria in un'unica parete senza peso. E salirono alla baita di Mopso, quello col corno, la piva e gli orecchini. Lo trovarono nell'imbuto della morena giallo cammello, intorno al lago del ghiacciaio. Clotilde, un po' stanca, sedette sopra un masso ad ascoltare a occhi chiusi. Luca la contempl. Nelle membra pure continuavano le curve del blocco erratico.
- Puh puh, puh puh - imit egli con la bocca il suono del corno e rispose la piva aspra, vetrina di Mopso. L'occhio corse istintivamente ai viola lividi della parete. Un brivido fitto d'onde s'allarg nel lago, quasi la vibrazione del suono schiacciatosi sulla superficie. Clotilde alz gli occhi.
- Su, con tutta la figura nella luce! - la esort egli; ed ella si lev in un gesto aereo, si appigli con le mani a una nube; lo guard, come cullata; port le mani alla cintola, appoggiata all'aria.
- Alga, foglia, fiore.
Mopso era seduto, anziano, eppure ancor nero nei capelli e nelle fedine. Contando le capre fuori dal chiuso al mattino s'era accorto che gliene mancava una. A furia di suonare il corno e la piva l'aveva da poco sentita rispondere. La vedevano? Eccola, sopra uno spuntone, isolata fra le acque ingrossate nelle ore di sole. Ora, entrando nell'onda in un mastello, l'andava a recuperare, ma, legato, cosicch, con la capra in spalla, sarebbe potuto ritornare se loro, dopo, per cortesia, l'avessero tirato a riva.
- Beato popolo di pastori, si diceva una volta, manca a te l'abbondanza fonte di vizi - declam Luca tirando poco dopo la corda di Mopso galleggiante nel mastello con la capra gialla sulle spalle.
Fu progettato per il ritorno un ampio giro.
Scendendo, Clotilde, era come illuminata dall'interno; assente, fra, le montagne. Si fermarono sopra un orlo di pascoli magri in faccia alla parete spiegata. Avevano sul capo una nube che pareva un nevaio a rovescio con le peste azzurre che si liquefano.
- Ecco, Clotilde, ho tanto piacere che lei sia qui giacch siamo in tutto due o tre soltanto a intenderci. E in fondo tutto questo amore rientrato, compresso finisce a essere pi intenso fra noi. Laggi, vede quel dado? La casa del poeta che peggiora sempre pi in salute. Ma ci siamo ancora tutti qui, lei, lui, io, la parete, in un cerchio che tiene bene. L tremano i fiori, l in alto  il pastore col bordone del pellegrino; basta un fiore, un velo aprico, il naso d'un crestone per creare di colpo l'atmosfera dell'alpinit. Io non voglio pensare mai che dovr partire di qui perch se no me la piglio con la sorte che non mi ha fatto nascere pino - si ferm un istante corrugando il viso, incerto se gli passava sul capo del pulviscolo o un vapore luminoso - vorrei proprio dire a tutti voi uniti: poeta che paventi la strada delle macchine; parete, che non oso neppur guardare perch ti ho appena violata e quando si scende da te non si dovrebbe ritornare semplici mortali e tradire i tuoi segreti; e lei; Clotilde, spirito, velo soffiato da un crepaccio; voglio proprio avvertirvi tutti dello struggimento di non riuscire mai a trattenere in un nucleo solo il sentimento di quest'ora, di tutto questo contorno, di questi momenti, fra i fiorelli oscillanti, quelle nuvolaglie sugli specchi appannati dei ghiacci e il tonfo del torrente al basso, archi, corni, flauti forse in partitura - poi dopo una sosta della lunga chiaccherata - ma a che vale tutto ci?
-  un atto di riconoscenza - disse Clotilde smorta, con un filo di voce, fissandolo adombrata - c' come un battito unico, in tutto a cui ci si sente uniti - e guard smarrita al basso.
Pia e ardente la pens lui.
Per arrivare, ancora da percorrere avevano sotto di loro tutta la fiumana dei pascoli, drappi interminabili rimboccati a valle.
Incontrarono le mucche con una bella rosa nel muso nero bagnato; odoravano di caldo e di latte. Clotilde cercava carezzarne una che a momenti le fora la maglia blu; ella se ne ritrae scrollando il filo di perle al collo, come quando si butta all'infuori nella danza quasi sbarazzandosi da un groviglio e rivoltandosi bruscamente frusta l'aria con la massa vigorosa dei capelli. Vibr un attimo in Luca su dai piedi alle spalle, deliziandogli gi il tatto, l'impulso dell'abbraccio, subito annullato dalla contemplazione dell'equilibrio di quelle membra, nitide spiranti la pura loro funzionalit.
Erano gi stanchi, anzi Clotilde stanchissima. Non parlava gi da un po'. Il letto del viottolo oscillava capriccioso per la china. Si fermarono davanti all'apertura d'un anfiteatro sconvolto, quasi urlante ancora delle roccie vessate dagli sventramenti primordiali quando la terra era un forno. Nel cielo tenero li contornava una mimica di figure dirupate, corrose da millenari incavi; al sommo, un'ultima btta di sole. Si sentiva operare nelle masse la gravitazione amalgamatrice.
Di lass il ghiacciaio amidaceo spiegava la sua dolce logica di caduta girando la coda morenica nel fondo valle, bianco petto di pesce.
- Stupendo! - disse Clotilde.
- Vede gli argini laggi della fiumana?
- Regolari, sembrano rena impastata da mani di bimbi.
Dopo poco la parete si fletteva nella sera, cascata spettrale, semispenta.
- Malinconica - la trov Clotilde.
Nidi di vette lontane fondevano in un latte di rosa.
- Azzurri, azzurri, se ne trovano dappertutto qui, hanno un loro sapore - disse Clotilde improvvisamente divertita - dove c' azzurro c' speranza, c' cielo - ed ebbe uno slancio di tutta la persona.
S, sfiorarla con una mano, pens Luca, e sentire com'era facile farle male. Ma la rivide subito dopo con lucido sguardo, dal collo alle spalle, fino al grembo, nel gioco misurato delle proporzioni. Ripresero in silenzio il cammino. Dopo un po':
- Ci vorrebbe per lei un'indole fredda con tutti fuorch con lei - disse ella affettuosa, senza voltarsi. Egli le confess di sentirsi insopportabile con quella pretesa di voler essere l'unico, il solo per una donna come assommasse tutte le perfezioni della terra.
- No, no - lo interruppe ella frettolosamente - lei sta bene cos, c' tutta una tendenza che per affermarsi ha bisogno di tipi come lei.
Luca pens a Marcazzan. Rievoc a Clotilde la figura di quel marinaio, la sua sorte invidiabile, sempre su una nave, su una rotta.
- Tutti siamo su una nave, con una rotta - obiett Clotilde.
Vicino a lei Luca si sent ripreso da quel senso dei suoi giovani anni, quando tutti gli sembravano coltivare il tutto cointeressati nella sua miglior riuscita verso l'inconoscibile che il poeta, nella sua rapsodia, vedeva preannunziato nella montagna. Al centro della conca velata d'ombra si vedeva sprofondato un piccolo tempio. Con Clotilde scoprirono allora tanti punti di contatto esteriore fra il tempio e il monte, il culto e l'alpinismo. Solennit, splendore; i beati effigiati sempre come i picchi fra le nubi. E misto al senso del meraviglioso, l'inquietante, il punitore. Spirito di segregazione sacerdotale e amore della scalata solitaria. Silenzio delle celle claustrali e delle nicchie sui baratri. L'alba profuma la cruda fine del bivacco e l'inizio del primo ufficio. Azzardi, digiuni, astinenze. Nelle rocce e nelle navate  un timbro d'aspettazione, vi si prova un senso di scavo della coscienza astemia di mondo, via dalla vana presenza di chicchessia. Culto cosmico, rivelato nel tempio e vagamente nell'abbraccio scintillante della parete, miraggio fisso di sole. Ma era sempre solo una festa d'eccezione la montagna, e Luca voleva raggiungere il modo d'essere sempre beato di lei.
- S, capisco, il contrario di quei deboli che considerano l'arte un confortatorio - aggiunse Clotilde - ho conosciuto compositori, mi piace come suonano, attaccati al loro lavoro per stordirsi dal senso del nulla.
- Ma tutta la bellezza se non  avviata a un fine,  uno dei tanti belletti della specie per la continuit - disse Luca insolitamente saldo nelle idee.
Per quella sera non era possibile arrivare gi a valle. Si guardarono attorno, proseguendo ancora con la testa bassa sul sentiero. Sentivano gi l'ombra nelle gambe. Il cielo argenteo chiudeva le muraglie brune attorno al ghiacciaio albeggiante. Erano esausti, non si accorgevano neppure della fame, sentivano soltanto il peso accasciante della stanchezza, specialmente Clotilde. Navigavano, per dove? non sapevano pi. Era una donna quella? una sorella? una forma?
- Ma cosa c'entro poi io qui, con lei, con questo sasso davanti, chi mi ci ha mandata, perch sono venuta? oh, un sorso d'acqua!
C'era una cascatella. Egli l'aiuta a curvarsi, entra nella sua alea, avrebbe gradito aspirarne la pi blanda effusione personale. Ella invece era poco accaldata, tersa; piegandosi sembr perdere il capo nella pozza d'oscurit della fontanella. Poi alz le braccia con le mani tese in fuori, due fuscelli con la foglia in cima, le braccia faunesche d'una sua danza pastorale. Poi le abbandon stancamente. Non parlava pi, isolata dall'esaurimento. Anche Luca desiderava il riposo non ancora goduto dopo l'impresa.
Sopra un poggio, fra due pini - tutte le cose attorno umiliate nella semioscurit gli occhi le stanavano a fatica - nella chiazza di un'ombra assorbente, una baita. Vi conduceva una diramazione del sentiero. Vi arrivano senza parlare. Lui sale tre, quattro gradini, scosta uno sportello tozzo.
Del fieno.
- Se mi siedo, piombo nel sonno - ella balbett trascinandosi, cadente, fino sul limitare.
Una gran pace.
Entrarono nel caldo aroma del fieno e vi si abbandonarono pesantemente affondando, vicini.
Tutt'all'ingiro per i prati si alternavano bagliori in un firmamento fatuo, danzante, acciarini scintillanti in un crepitio diffuso nell'oscurit. Lucciole e grilli.
La luna  dimagrita dalle altre notti. Spicchi d'ombra fendono il volto della parete. La conca manda boccate d'un azzurro vaporoso.  un ansimo fermo nell'aria, incrinato dalla voce del torrente. Un indice di luce bianca ha scostato la porta semichiusa della baita. Nella siepe del fieno fiorito, sotto il tetto sforacchiato sugli astri, il respiro calmo di due dormienti.
Al risveglio, nel mattino, era gi diffuso per i prati l'elevato fervore del sole. Un'asta diafana di luce incanalava pulviscoli dorati attraverso il soffitto della baita. Ella s' svegliata, si trova vicina a lui mentre egli le  ancora rivolto nel sonno. Si stringe in s, chiude gli occhi, serra le labbra.  stupita, estatica, prova un tremito di gioia, ha una farfalla di luce nel cuore. Ricorda. Ha sognato come gi tante volte d'esser vicina a lui, ma questa volta egli aveva davvero il suo viso. Ma, e se non fosse stato solo un sogno? Le si bagnano gli occhi, si avvicina a lui adagio, per non spostarlo premendo il fieno e destarlo, gli vede la grana della pelle scottata, il piccolo scalino del naso, due archi bluastri sotto gli occhi, due fiori chiusi, pensava, e lo bacia in un soffio, come a rubare.
Ma, e s'egli tacer, se non sapr nulla?
Luca apre gli occhi, la fissa, inconsapevole. Il suo sonno era stato duro e calmo, in quell'oasi continua ricordava una chiarezza, una vaga emanazione di Vanicsca, e un senso d'onde, e uno stimolo a sormontarle.
- Che strano! - disse egli non levandole gli occhi di dosso; con un tremito della voce venata, diversa. Ella stupiva di vederlo divenire insolitamente cortese, d'una urbanit assidua e umana. Eppure ella sentiva dentro di s sgorgare qualcosa di caldo, di nuovo, di pago.
-  stato un sogno.
-  stato un sogno.
Clotilde prima di partire forn a Luca indizi di gente fidata dell'opposizione. Egli ne dubitava, non voleva credere che nel suo paese potesse nascondersi qualcuno sfasato come lui.
- Ho fatto male o bene a salire, Luca? Arrivando quiss avevo ancora da decidere se farmi vedere o no.
Egli la guard con ammirazione.
- Ci lasciamo tanto intimamente amici, e le devo un senso di speranza nuova - egli alz lo sguardo sul versante del sole - non vede scendere lass dal monte due lungo quella traccia vagante per i pascoli; lei  davanti, assonnata, lui dietro a capo chino, girano sul dosso della baita.
- Era bello e non lo si  potuto far durare - disse ella.
Luci fatate di dove non si , pallide rimozioni della memoria.
- Gi. Non ci si pu pi chiudere in un giorno bello; nessun oggi ci custodisce appieno; il dopo vi fischia dentro da tutte le parti. Prendiamo impronte in ogni luogo per frantumarle partendo. Che spreco di aderenze di affetti! ma quello che mi domando sempre  come si far un giorno a furia di accumulare ricordi ad alimentarli tutti in una dispersione di s, enorme - continuava a dire Luca. Ma Clotilde stendendogli la mano:
- Lo stato perfetto sar anelare, esauditi, un giorno - disse.
Quando?
Due gendarmi, due scarafaggi neri, lo cercavano con la cartolina di precetto militare.
Uno scoppio subito nell'anima; il mondo potr riavere un senso? la vita non sar soltanto crudelt, fiele, autodistruzione? E subito dopo, l'orgasmo d'essere coinvolti in una impresa forse mortale, ma animati dalla speranza di uscirne vincitori nella coscienza. E tutto il mantello fosco delle distruzioni sent incombere sugli innocenti del paese pitocco che si pagava fino alla miseria il suo tragico capriccio. I fatti dunque confermavano le previsioni di Maria e di Marcazzan, compatrioti, e di Clotilde.
In giro non si capiva che ne pensasse la gente.
Incontra Silvestri in divisa che lo abbraccia, esalta la sua impresa alpinistica. Anch'egli scendeva in citt per le grandi novit in vista.
- Ah, niente niente, non pensarci, solite trovate del genio che ci conduce. Tutto  organizzato per la vittoria in pochi giorni. Una cosa superlativa. Vedrai che tempismo - esclam con gerarchica sicurt - noi attacchiamo di qui, gli altri di l, ci incontriamo e chi ci tocca pi?
Luca sali alla casa del poeta. Livia li lasci soli. Egli non scendeva pi dalla sua stanza.
Il corpo inghiottito dalla veste nera da camera, quando si muoveva barcollava per approdare allo spigolo d'un mobile, egli, il vincitore di tante vie lass. L'ultima conquista, Luca, sebbene non avesse compiuto l'intero itinerario, l'aveva intitolata per lui la "cresta del poeta".
- Fa il tuo dovere che sar poi quello che ti sentirai, non ne dubito - gli disse egli udendo che partiva.
Dopo tutto era meglio che il poeta non assistesse ai prossimi eventi.
Luca vuol portarsi via qualcosa di lui. Gli dar un suo ritratto.
Luca non avrebbe mai mirato a tanto.
- Non ne d a nessuno, ma a te,  un'altra cosa! Sto pensando dove trovarlo.
- Me lo mander.
- No no, altrimenti non sar pi io a dartelo - strinse gli occhi, affranto. Ricordi, ricordi, tutte le roccie della cerchia attorno n'erano improntate. "Povera vita travagliata, la mia" aveva detto un giorno "che mi ha lasciato tratto tratto qualche schiarita di momenti che mi parvero dono del cielo e che narrai". D'ora in ora doveva egli risolversi a staccarsi dal suo monte, cos Luca adesso da lui.
Ha il viso nobile consunto, ma intatto lo splendore di ghiacciaio degli occhi persino scuri nella intensa espansione dell'ultimo saluto.
Se uno  costretto a scendere di lass per rientrare nel giro delle faccende cittadine, in viaggio, appena pu, s'intana nell'angolo d'un vagone, chiude gli occhi schifando la realt che ha intorno, e improvviso gli scatta allora nella mente lo specchio della parete in un rovescio di luce, e mormora: amore.
Alla metropoli  suonata la sveglia. Qualche amico lo han messo dentro; subbuglio di studenti contro i simpatizzanti dei lurchi; qualche mutilato dell'altra guerra alza i monconi rimastigli dalla lotta contro gli attuali alleati la cui interna tecnica repressiva, applicata ora alla grandiosit del conflitto, gi dava i suoi pi promettenti frutti aggressivi per l'avvenire. Bimbi resi epilettici dalle devastazioni giungevano dalle citt martiri dei lurchi. Ogni nazione, tardi ormai, si trov tutta cariata di lurchismo per una sotterranea infiltrazione dei pi vari agenti corruttori, donne spie bische scandali.
Luca pertanto collega i rari benpensanti conosciuti con i nuovi della lista di Clotilde. Propone l'istituzione di una biblioteca alpina al fine di collegare sotto quel pretesto i tipi adatti, e un clan finanziario opposto a quelli ossequenti al regime. Riesce a sollecitare gli stranieri, contro cui pare si sta entrando in guerra, perch favoriscano l'esodo di tanti che vorranno andare a combattere i lurchi con loro. Riceve missive anonime, rime popolari rudimentali imprecanti al nemico secolare. Sono di vedove, madri di caduti dell'altra guerra che Luca si stupiva ricorressero proprio a lui. Manda una petizione al re perch sappia il vero tormento della nazione. "Ma" si diceva da tutte le parti "se fa cos vuol dire che non pu fare altrimenti, e un giorno parler, si sapr tutto". Luca mise pure nel giro delle file clandestine la signora Cinti, l'insegnante che egli ultimamente non frequentava pi perch ormai, nell'ambiente gretto in cui si incontravano, si mormorava che egli mirasse ad altro che alla semplice amicizia, ed anch'ella forse lo sospettava perch, in fondo, era una bella donna.
Al Teatro Massimo effusione generale verso il partente.
- Animali! - disse l'amico Severino scenografo - ti hanno ostacolato fino ieri, esonerati ti fan ponti d'oro, e senza auguri di ritorno!
Luca incontra Massima, la moglie di Gian, invasata della vittoria imminente; e lui, Luca, giacch ha la fortuna di combattere "ne dia tante a quegli odiati stranieri" diceva con faccia d'ossessa. L'invisibile mazzata inferta ai crani nazionali funzionava appuntino.
Cortei con minacciosi cartelloni pornografici nella gran piazza centrale; scritte lubriche per le vie, il marcio del paese suppurava, e chi non se ne stomac in quei giorni, poca speranza per l'anima sua. Esaltazione di Frisco nella stampa per le stragi operate dai lurchi, aggressioni di Stati senza preavviso, bombardamenti di popolazioni inermi. Eppure alla fine, l'accanimento dei feroci condottieri, non poteva portare che a una distruzione reciproca delle genti. Ma era sorta finalmente l'opposizione dal di fuori, coadiuvata all'interno. La vita ripigliava un senso, il suo mordente.
Con Cia, accorsa ad aiutarlo, a vederlo partire, si era ristabilito subito il loro vecchio affetto - "Chi ho all'infuori di te, caro?" sembrava dirgli con gli occhi un po' dissolti. Una lettera di Maria, da lei non vista, reclamava urgentemente notizie.
Quando si lasciarono con la Cia ella, con le lacrime agli occhi, ascoltava alla radio da una cattedrale straniera le preci d'un popolo accerchiato dei lurchi, mentre qui in piazza concertava i lazzi osceni contro i supplicanti un congiunto del condottiero.
Alla stazione, a salutarlo con Severino, c'era pure Francesco, zoppiccante, pallido, lo guardava con un'amorevolezza infinita. Fu in quell'occasione che s`accorsero di avere eguali idee sulla situazione.
- Fosse qui Toni - disse Francesco.
- Anche lui la pensava cos? S, in fondo era anch'egli un refrattario - disse Luca.
- Come vorrei venire con lei, ma intanto qui noi ci prepareremo - gli disse l'altro con tenero fervore.
Nell'atrio, Frisco, il brillante articolista, enciclopedico, nasuto, sportivo, vedendo Luca in divisa:
- Per la nostra vittoria! - gli disse stringendogli la mano.
- Per la nostra! - risposero in coro i tre intendendo l'opposta. E l'altro di rimando spiega loro che preso in un lampo il continente dopo ci si difender anche con la guerra navale perpetua. Anti-Marcazzan per eccellenza dunque!
Dal finestrino Luca partendo vedeva rimpicciolirsi sulla facciata sotto la tettoia una enorme testa plastica del corsaro lurcoide, verro bianco ingrandito, torvo, con la barba di tre giorni, bomba a mano alla cintola, pugnale, le pinne nasali gonfie quasi per un disgusto dei massacri attraverso cui Luca sperava recuperare il senso della vita. Gli abbisognavano morti per forgiare i destini della patria, affermava l'ex deragliatore di treni militari. Bavoso, distribuiva in quei giorni dalla stampa, credenziali diplomatiche, sornacchi internazionali a destra e a manca.
Davanti all'idolo la gente passando salutava pretensiosa militarmente. Il paese non si era mai sentito invitto come allora.
le temps fface les sottises humaines, les livres les immortalisent
 Carlo che si lagna? quello che i primi giorni voleva sapere a tutti i costi contro chi si sarebbe combattuto? Camillo che ha a casa il bambino affamato? o Piero, inferocito perch gli corrompono la donna minacciando di toglierle i sussidi? Folco, sei tu, che non vuoi si incrudelisca contro le popolazioni secondo la moda dei lurchi che t'hanno ammazzato il padre nell'altra guerra?
Col dileguare della luce  cessata la sparatoria, ma sono rimasti lamenti nel falso buio delle nevi, sotto spruzzi improvvisi di stelle fra le nuvolaglie.
Il gelo graffia le guancie e appena Luca chiama all'appello i dispersi gli resta in bocca un ghiaccio d'aria. Assieme ai portaferiti palpa con la mano le piste che lo guidano a raggiungere ora l'uno ora l'altro dei gementi, e, a volte, chi non si lamenta pi. I richiami squillanti delle loro voci s'impantanano, appena emessi, nelle cavit porose delle nevi recenti che hanno intasato da poco tutti i passaggi d'una imbottitura polverosa.
Incontrano alcuni uomini infissi al suolo, intontiti dagli scoppi; in una buca, la macchia scura di tre, abbracciati, inconsci. Lasciarli finire cos? No, su! bimbi, mogli, padri li aspettano e bisogna squassarli, ora, smummificarli coi pugni.
Al mattino le nevi svaporano una bianca foschia sui monti fra i vari ori del sole. Dal candore della spessa coltre sulla cima presidiata trasuda il color fieno secco delle divise peste della truppa allibita di non essere ancora individuata. Ora, protetta da una nebbia lattea, la brigata scava buche di rifugio nella neve, tappandovisi con le coperte, scambiandosi poi fra le varie nidiate il cappellano confortatore. Si svelano le creste lontane in un traforo di ombre azzurre nel rame, ed ecco subito gnaulano traiettorie sul capo, sibilanti lontane, rabide se schioccano vicine sollevando dalla cresta spruzzi altissimi che lasciano nel candore ulcere giallicce e il punto inerte di qualche vittima. Uno scoppio ha sbaragliato un gruppo isolato. Si ode rantolare, ma nessuno si muove finch le nebbie non salgono, un bianco innondamento avvolge la cima, dalle buche escono torme di pezzenti sbattendo i piedi, assiderati, i portaferiti si sparpagliano per la cresta, il cappellano ordina la sepoltura dei caduti esposti al fuoco.
- Ah, io Nino non lo tocco!
- Gianni non ha pi la faccia!
Esasperato egli salta sulla trincea bianca, spiana sulle teste dei piagnoni la rivoltella pur di risolverli al pietoso ufficio, finch riesce con l'intervento di Luca a snidarli e metterli all'opera, in silenzio, nello scialbore irritante le palpebre. Alfine su ogni tumulo  disposta una croce di sassi; all'ufficiale vengon consegnati i portafogli degli estinti con dentro il fiore, l'amorosa, un'imagine.
 sera. Si vanno spegnendo sulle nevi fuochi d'arancio e di rosa; le barelle scendono per i canaloni incontro a nubi salenti. Intanto, intonata dal cappellano, percorre la cresta orlata di trasparenza fino alle vedette una preghiera; nelle pause si odono lamenti di quelli che sono divisi da tutto con il loro soffrire.
Nell'oscurit si fanno baratti di rimasugli di gallette. Mezza fu pagata un orologio. Sfido, eran partiti con un pane a testa. Raineri, l'attendente di Luca, vuol sacrificargli la sua.
Dentro la nebbia gelata pare avanzi una chiarezza che allaghi il monte, batte i visi verdigni, gli involti dei caduti nelle coperte color cimice.
Giacomo fa le sue solite recriminazioni ad alta voce, protetto dalla vastit.
- Tutto per due uomini! E dove sono quelli che ci mandan qui?
- Sst - fece Luca - guardatevi!
Intendeva dall'uomo "camola" che speculava sulla spesa viveri, e dava a tutti del "voi", il gerarca della propaganda, una specie di Silvestri messo alle calcagna dei combattenti per denunciarli se mugugnavano. Poco lo si vedeva in linea, ma aveva i suoi informatori.
- Il "voi" l'hanno inventato gli imboscati! - canticchi Giacomo nella notte al gran telaio d'una costellazione in piedi a forbice nel cielo.
Luca si rodeva dentro che in tutti i combattimenti a cui cercava di partecipare non giungesse mai l'occasione propizia per evadere, andare a combattere contro chi sentiva impersonare sempre pi il tradizionale antagonista patrio, affine al regime dispotico, avverso ai diffonditori spirituali del pi intimo credo della sua gente: il lurco.
Al terzo giorno un abbacinamento violento prese tutti al sorgere del sole. Uno spiegamento a cerchi di cappe scintillanti di montagne irritava la vista, stremava il cervello. Lo spossamento disgregava la compagine dei reparti.
Luca va dal comandante, occhi astratti nella testa forte, fiamme di cavalleggero al collo, febbricitante eppure calmo.
- Digiuni, una massa inerte di congelati - gli dice degli uomini.
- L'artiglieria?
- Le radio non funzionano, cos ben verniciate.
- Gi, per le parate - e, piano, fra i denti - guerra delle pile scariche! - poi sta sopra pensiero, gira la testa intorno curiosamente, come annoiato mormora - e balleremo!
Una calda sofficit dell'aria si trama di lucentezze, fiorisce.
Quando tutti videro montare sulla trincea ed esporsi, alto, nel cielo il loro comandante, rabbrividirono incantati. Passa davanti a ognuno ammutolito, guardandolo negli occhi. Sfavillano nell'aria lucida i ciuffi nevosi alzati dalle schegge, ma egli continua dritto:
- Carlo, Lino, Alberto, lo capite cosa siamo qui a fare - ha una voce sotterranea - cosa rappresentiamo noi, vero? rivendichiamo il nostro buon nome a riprendere la posizione - sottinteso: lasciata sfuggire dagli sgherri del regime cui prima era stata affidata i quali per avrebbero trovato sempre lo stesso i giornali compiacenti insufflatori. Dall'alto uno spruzzo metallico esploso da un fiocco candido gli si inietta nelle membra. Vacilla un attimo, ha uno spasimo per le membra, chiude le ferite nel pellicciotto e prosegue davanti ai suoi uomini sul filo della cresta. Luca si offre di reggerlo, ma rifiuta; fitte acute gli danno un tremito alla mascella; ha un biancore ascetico nel viso, da cavaliere diacono.
Non fu pi udito nessuno allora lamentarsi che le gallette mancavano, la neve non si scioglieva pi sulle labbra brucianti, non giovava pi strofinarla sugli arti insensibili ormai.
Ora un boato s'instilla fulmineamente nelle orecchie, d in uno schianto. Un gruppo di uomini vien travolto in uno sconquasso, sepolto nella neve. Luca ha battuto, supino, la schiena contro la rivoltella del cinturone. Uno spasimo. Gli altri attorno si levano imbiancati uscendo a poco a poco dal tramortimento; Luca si piega, scuote la schiena. Raineri corre a lui, lo vuol portare. Ma non  nulla, una pacca come tante. Si veda piuttosto l che v' un gemente segnato da una chiazza rossa che s'allarga nella neve sempre pi inzuppata dal sangue che gli spilla dal polso come da una bottiglia. I portaferiti gli cercano la vena: ha spiaccicato la neve anche tutt'attorno ai piedi; lo portan via vaneggiante in barella. Era Giacomo, uno dei buoni.
Poi, calma.
La trincea di neve azzurra sgocciolava sole, voci arrivavano all'orecchio assottigliate dalla luce. Luca punta l'elmetto contro un orlo nevoso,  intirizzito, senza iniziativa pi, la schiena dolorante.
- "Malora. Si finir qui, inutilizzati alla grande causa, desiderosi solo di rivoltarsi contro il vero nemico, l'interno; inconsolabili di mancare alla redenzione di domani, se verr".
Nessuno lo sa, tranne l'attendente Raineri, ch'egli tiene sempre il caricatore scarico, e, segretamente nella bandoliera, copia di un'altissima benedizione ai paesi aggrediti. Per quell'impresa piratesca il re aveva lasciato fare a quell'altro, vittima certo di chiss quali mene, almanaccava Luca.
I medici vanno a rapporto dal comandante che all'udire lo stato delle truppe ha un fremito, ma  irriducibile. Subito una trama di sibili e di scoppi avvolge la posizione. L'attacco? Schieramento immediato.
Invece, incredibile, lo spazio si fa ovattato, si svuota dai colpi, e l'udito si dilata. Un'attesa. S' appena visto un attimo sfiaccolare il sole, poi sovra i capi  rimasto un imbuto di nebbia dove il cielo versa la luce dell'ora. E viene inaspettatamente impartito l'ordine di scendere. Le fosse laide si spopolano, gli uomini scendono per i fianchi del monte butterato di crateri gialli. Il soffio d'un'ombra attraversa l'aria, mette in sordina ogni traccia d'iride. Si va verso sera.
Alcuni punti neri avanzano da un campo lontano. Un ufficialetto invasato piazza un'arma per sparare, ma, chi si avvicina, fa segno colle braccia di desistere.
Sono ufficiali avversari, attillati, leggeri, fra sprazzi specchianti delle nevi. La loro nazione aggredita qui, gi atterrata altrove dai lurchi - il nocchiero difatti pigliava alle spalle i compagni nei giochi infantili - aveva da tempo firmato l'armistizio e sfumavano cos ancora una volta e forse per sempre le intenzioni nascoste di Luca. Quegli ufficiali eleganti, rasati, nelle divise nuove, venivano incontro ai vincitori consunti e maceri, annunziando loro la propria sconfitta ed ammirazione, offrendosi cavallerescamente di recuperare le salme sulla cresta nevosa e restituirle al reparto.
- Coriacei, siete. Ma chi vi conduce  un delinquente o un pazzo - disse un biondino scialbo tra loro, che, visto il cappellano, si lasci prendere all'improvviso dallo sconforto per la sua patria dicendogli:
- Il mio paese  finito.
- Il Signore non lo permetter mai.
Disciplina condivisa da tutti nel reparto. S'era un po' diffusa, anche fra i soldati in giro, la smania di farne parte. Sostenere l'umilt, sbollire le albagie. Il soldato favorito da Luca era un balbuziente. Qualcuno dei suoi uomini, avvezzo ai recenti ufficiali non certo cresciuti alla scuola che comandare  servire, si meravigliava che egli brigasse per procurar loro migliorie, indumenti da comitati. Adunata, allora, e:
- Bisogna ben dire che siamo andati in basso se v' chi stupisce che io vi voglia bene - diceva allora Luca alla truppa.
Tuttoci piaceva sommamente al suo comandante rientrato appena rimessosi dalle ferite. Anche per lui quella era una guerra infamante, per, ligio al dovere, non aveva mai n favorito, n oltraggiato le intenzioni di Luca. C'era pure un certo Mimbri, con una faccia scura, che si insinuava spesso tra loro, mostrando comunanza di vedute.
Luca aveva dovuto un giorno filare nella sua vecchia citt di provincia dove il caro Geppe era stato bastonato per ordine delle superiori autorit a causa d'una frase antilurca riferita da certa gentuccia per un ripicco verso Cia. Rivoltasi questa alla forza pubblica nessuno le garant protezione perch tuttoci che era organizzato dal regime era insindacabile.
- Ci fate difendere la patria e intanto voi qui ci bastonate i nostri vecchi - and a dire Luca a Cesarino, comandante dei randellatori, quello apparso un giorno sul palco nella piazza della metropoli. Era suo congiunto e a Luca ripugnava quella parentela per via di fibre. Disse, il gerarca, ch'era stata una svista l'inclusione di Geppe nell'elenco dei bastonandi. E dopo aver fatto molte scuse a Luca, a un punto, allarg gli occhi squallidi nella faccia giallo reliquia, dicendo:
- Ci si deve anche capire, il momento  difficile. Anche voi dell'esercito ci preoccupate continuamente, e occorre stringere i freni dappertutto. Lui - gli si approfond fiera ed esacerbata la voce - sai cosa mi ha detto? "Sono solo contro tutta la nazione!" Martire poeta! - e fece una boccuccia irrisoria.
Luca gli disse ogni bene di Geppe. L'altro si scherm ancora poi aggiunse vagamente:
- Se si ascoltano le scuse di tutti non si bastonerebbe pi nessuno - e apr la bocca in un riso silenzioso che gli scopr tutta una dentatura minuta, infantile, rabescata dal fumo.
Ma dal suo modo di congedare Luca, mettendosi sull'attenti, si capiva che ci teneva non se ne andasse con una cattiva impressione. Intanto Geppe l'avevan ridotto tutto slavato quella sera, da minacciargli il cuore.
Partendo, Luca abbracci Cia dicendo:
- Vorrei esser vostro figlio, conierei un distintivo per autodecorarmi: figlio di bastonato. E tu Geppe sappi che lass, ai primi colpi di fuoco ho provato un gran rimorso di non averti ancora accontentato. Ma se torno, mi rimetter alla partitura fino alla fine, vedrai.
Alla metropoli, primo incontro con i calcinacci dei primi bombardamenti, inizio d'una serie di distruzioni chiss quanto lunga. Diamine, bisognava si attuassero fino alla fine le direttive degli uomini dinamici. E dire che gi, un tempo, fra quelle stesse vie lo prendeva il senso dell'effimero vedendo gran case costruite vicino ad altre in demolizione trattenute in fondo da un'egual sorte solo da un po' di calce.
Vide di sfuggita Francesco ristabilito; lo colleg con altri elementi. Egli era davvero molto attivo. Ebbe un contatto su vedute generiche - ma la lotta era lunga, prima che si esaurissero le risorse della canaglia ci si sfiniva tutti quanti! - con un grande industriale a cui l'aveva indirizzato Clotilde. Il ricordo di lei gli pungeva un po'. Aveva cos intimamente vissuto in quello spirito! Ed ora, sparita senza alcuna traccia di s, altro che il retaggio di un ricordo prezioso. Certo dall'estero era difficile far giungere notizie. Ma a Luca mancavano molto gli scambi con lei, per quanto lo rinsaldassero quelli epistolari, pi misurati, con la vecchia Maria.
Alla citt alpina l'opposizione era molto sviluppata. La metropoli risentiva sempre invece dell'essere stata la primigenia del regime. Qui trov moltissimi elementi attirabili nella biblioteca che si sarebbe dovuta istituire fra militari, artisti, alpinisti, statisti come Mimbri. Citt ricca di senso caustico e quindi inconciliabile con le stronfiature del millantatore che vi aveva subito molte umiliazioni. Luca stava salendo al reparto, quando il suo comandante venne trasferito ad altro fronte, e si salutarono in una notte che il nevischio insaponava i selciati, in un vagone semioscuro. Sarebbero sempre rimasti collegati attraverso i bollettini bibliografici pseudo alpinistici.
- Patto di cuori col cavaliere diacono!
- Sempre e dovunque - ribatt l'altro con enfasi soldatesca abbacciandolo - ma, guardati da Mimbri e, all'occasione, gi! - fece un gesto familiare con la mano a coltello di quando ce l'aveva con qualche neghittoso. Fu l'ultimo avvertimento.
Mimbri. Ma se chiamava sempre Luca araldo della libert, beniamino delle arti! Per Luca ricord che era della sua stessa citt, come Silvestri. Eppure, anche dopo quell'allarme, egli non si sapeva capacitare del sospetto suscitatogli per quell'amabile collega e la sera, ritornati all'accampamento, quando rimanevano affacciati entrambi sulla valle - curvo lago d'aria e di sole, le creste si spartivano l'azzurro in fresche vene di bel tempo, fiori di piuma e di velo annebbiavano i sentieri - Luca finiva sempre con l'aprir l'animo a quell'amico venuto apposta per lui per fare due chiacchiere intelligenti, diceva.
- Quando penso al domani - si confidava allora Luca - dopo questa violenta dimostrazione che la brutalit dev'essere abbattuta se si vuol andare avanti, e ripristinare l'amore che d uno scopo alla vita, eppure su tutto vedo un gran brutto neo; non so assuefarmi al sussistere di tanti sofferenti. Ho una zia inchiodata a una poltrona; se penso a lei in questo momento che le creste attorno diventano cuffie di splendore, mi sembra tradirla e chiudo gli occhi, rifiuto questa gioia che non avr mai. Arrivo a dire che anche solo per il dolore d'una lacrima non si dovrebbe perpetuar la vita. D'altra parte se penso di contrastare al continuo miracolo vitale, mi investo della volont delle linfe, dei pollini, la forza che sento esigere la vita  cos strapotente che diviene un assurdo opporsi e sopratutto sento che quel pensiero distruttivo rompe qualcosa di essenziale in me, mi pento e confido nelle ragioni supreme dell'oltre.
- Sono induzioni le tue che trovi in autorevoli pensieri, solo che in te sono genuine - diceva Mimbri con modestia, ammirato.
E si doveva sospettare di lui?
Una sera passano dalla "balera" rusticana a vedere Marga dalla carnagione carica del sole della valle. Il vestito, veicolo d'intime voci femminili, a quadri biancorosa, la faceva un po' educanda, un po' locandiera. Dopo averla conosciuta partente in lacrime profuga di l, Luca, in guerra, dalla sua tenda in vedetta sulla valle l'aveva sempre informata della sua casa rimasta alfine in piedi fra le cannonate. Mimbri, con quei suoi occhi blu elettrico nella faccia nera di giovinetto invecchiato, la corteggia, la fa ballare, ma ella continua a rivolgersi a Luca che la sente come sprofondata nella banale cantafera della fisarmonica, fra le aspirazioni molto spiccie della gente verso lei. Mimbri, finito il giro la pianta davanti a Luca bruscamente e lascia soli i due, stupiti.
- Che lingua, quell'uomo - dice ella - quante ne ha dette su lei, sul suo servizio, sul suo cavallo, lo curi! - Luca, la sera, salendo all'accampamento passava tra piante favolose, fiammule lunari sul suo cavallo che allungava un'ombra scheletrita sui prati bianchi. Doveva dunque persuadersi che una sorta di altro Silvestri gli andava intorbidando intorno l'aria.
Le truppe non si spostavano dalle posizioni conquistate col sangue, e inondarono allora il reggimento di ufficiali d'un genere tutto diverso dagli altri, venuti a imboscarsi, facendo a poco a poco mandar via i vecchi. Anche la truppa mutava. Non erano pi i tempi in cui Giacomo, rozzo soldato d'alpe, forse finito dopo il colpo della cresta nevosa, gran bevitore, intonatore di cori la sera fra i pini, staccava coi commilitoni le tabelle con i vaniloqui del grande stratega per un certo sfregio matricolato. Gli zotici, gli schietti sentivano pi d'ogni altro l'equivoco, il fecciume ch'era in lui. A Luca viene assegnato un ufficiale con la zucca pelata. Ora egli, l'artista sempre nelle nuvole, stupisce tutti con un rapporto sugli ammanchi periodici della spesa viveri, irregolarit in cui  implicato anche Mimbri. pi tardi denuncia ruberie, simulazioni del subalterno pelato. In pochi giorni lo accerchia una maglia di verifiche sul suo operato bellico, interpretazioni tendenziose che svisan vecchi fatti, consegne, verbali di incendi, distruzioni, testimonianze del suo stesso incidente bellico, tutta una congerie di questioni su cui solo potrebbe pronunciarsi inappellabilmente il suo amato comandante lontano. In tutta quella delicatissima orditura era evidente la mano d'un abile leguleio come Mimbri, promossa dal colonnello connivente col pelato. Si spiegava; quei due erano gerarchi del regime.
Gli ufficiali stessi di Luca lo isolano, imprendibili, lo derubano. Scoppia uno scandalo che implica il colonnello, il quale, per scagionarsi, forza alcuni ufficiali a ritrattazioni umilianti. Alla porta del suo ufficio origlia un compiacente testimonio delle eventuali escandescenze di chi si fosse ribellato: Mimbri, nominato provveditore della istituenda biblioteca del circolo ufficiali, mentre a Luca affibbiano la onorifica responsabilit degli impianti igienici della caserma.
I suoi soldati si smangiano dentro, capiscono dall'aria che qualcosa non va, sono pronti a deporre contro le ruberie di tanti, in favore del loro comandante che a volte vedono lungamente impalato davanti al colonnello che si sfoga flaccido e untuoso, faccia di ventre baffuto:
- Siete popolare, eh? - con lo stesso tono con cui sprezzava i connazionali in confronto dei lurchi - e la truppa vi fa i cuori di fiori davanti alla baracca!? per date il materiale ai borghesi.
- Sissignore, ma per compensarli dei danni del reparto. Quel materiale era dissotterrato dalle trincee dove marciva.
- Non  regolare - lo era forse dar licenze a chi in cambio gli riforniva la mensa? - E non ci si scaglia contro quella perla di vostro ufficiale quando se ne hanno gi tante sulla coscienza - e bisognava trattenersi perch c'era sempre appostato intorno qualcuno dei suoi, pronto a testimoniare. Egli insolentiva protetto da un regolamento che presuppone un minimo di lealt ormai distrutto nell'esercito. Cos la legge non permette di dar del farabutto perch il farabutto lo darebbe subito per ricatto all'onesto, il quale infine  il vero protetto.
- Quando non si  che di danno e si pu avere una lunga licenza e l'esonero forse come voi, la si domanda!  - Voleva sbarazzarsi di lui. Gli sarebbe stato tanto facile durante un'azione!
Vien interdetto a Luca di allontanarsi. Si temono sue rivelazioni al comando di citt.
Il colonnello lo teme, che colonnello ?
Per controbattere i gravi elementi di accusa in suo possesso, aumentano le interpretazioni ricattatorie a suo danno. Stile familiare al condottiero contro chi lo fronteggia, gli rendono l'aria irrespirabile con minaccia di testimonianze false, tranelli per poterlo denunciare, subalterni sobillatigli contro, storielle diffamatorie, le sue propensioni munifiche per la truppa passate per megalomanie!
Luca, tenuto cos in quarantena, riand uno di quei giorni con Marga a rivedere il Lago Verde che dava il nome alla valle.
- Ma da dove abbiamo visto quella volta, ricordi? sotto la lente dell'acqua di turchese, delle flore verdi, soffici? - Ma il punto non lo trovano. - Questo lago mette oggi sale amaro in gola! - disse Luca. E Marga che capiva la causa dell'umore agro di lui:
- Peccato non faccia come gli altri; con quelli che comandano bisogna piegarsi - disse con voce accorata.
- Figurati, son sempre amico anzi di quelli che non comandano pi - disse l'altro secco; poi proruppe in tutt'altro tono - ma lasciali perdere, e tu, piuttosto, lasciati guardare; c' del lattemiele polline e rugiada in te, sei profumata dalla resina della tua biondezza. Addio Marga, la gioia  un palazzo reale!
In quei giorni la vecchia Maria lo chiama l dove  sempre atteso e non pu andare, dove con la carestia ha fatto la formica per lui, e c' sempre qualche pollo, ulive, vino buono, l'orto ben coltivato; la sera verso riva si ricantano le canzoni sulla chitarra con l'ortolano e il pescatore.
Livia scrive che la salute del poeta tracolla.
Luca acconsente allora a far valere le condizioni della sua spina dorsale in seguito all'incidente bellico e chiede la licenza per correre cos dal suo grande caro che se ne va. Ma passa tempo per le consegne del reparto in cui viene angariato da un suo stesso subalterno scelto il pi montato contro di lui dal colonnello e messogli alle calcagna quale ufficiale fiscale.
Alla stazione, nell'oscurit d'un mattino, egli intravede una macchia bruna, alta, vicino all'attendente Raineri. Gli ha condotto il cavallo a salutarlo.
"Quante cadute nelle sacche di neve! e quando per far presto ti ho montato con gli sci nelle staffe? e la volta che per non smontare, con la schiena rotta, abbiamo infilato la porta del caff? come galoppavi pi forte lass fra i laghi ghiacciati, sotto le stelle chiuse fra i pini, facendoti la voce del corno tra le orecchie."
Il cavallo scalciava, soffiava. Ora Raineri, con gli occhi bruni sbarrati fa sapere a Luca che deve consegnarlo a Mimbri cui era stato assegnato.
- Ciao, Raineri. Grazie sai; di tutto, della galletta che mi hai sacrificata lass, di quando mi hai tirato fuori dopo il colpo, della gavetta d'acqua calda che non m'hai mai lasciato mancare nella tenda. Quando, torni a casa, che tu trovi tutti bene, sani e salvi.
- Ho la posta, e le sue pallottole.
- Di, s; qui non le volevo, ma adesso che scendo fra i ladroni!
E Luca non vide pi nessuno.
Nello scompartimento apre una lettera di Livia.
Lass nella conca, all'entrare dei motori inauguranti la strada, aveva puntualmente cessato di battere il cuore del poeta. Non si struggeva pi egli ora sotto la raffica dei ricordi dopo aver inseguito la luce delle vette nei giovani bivacchi sotto cumuli di stellate atmosfere. A Livia parve non estinguersi l'animo nello splendore azzurro degli occhi neppure abbassandogli le palpebre per sempre pochi giorni prima. Avvertiva Luca di essersi subito trasferita dopo il grave distacco nel suo studio della metropoli dove lo attendeva alla sua prima discesa.
Di fronte, sul convoglio, un leggiadro viso di donna. Aveva ella una figura dal morbido slancio tanto dissimile da quella delle metropolitane dalle faccie arenate, d'una gente mercenaria. Era della citt del poeta, circondata dai monti come figure d'un paralume. Quell'aria luminosa e tersa crea queste creature delicate e salde, d'una discendenza di regali cacciatori alpestri che han lastre di ghiaccio negli occhi, il riflesso dello sguardo del poeta fin da quando, giovane, partiva per i monti dalla casa cittadina col cappello largo del rapsodo e del pellegrino, pellegrino delle tormente e dei bivacchi.
Ora la donna sembrava con uno sguardo vigile arginare gli impulsi risvegliati in lui dalla sua stessa bellezza. Veste carica d'istinto indossava. E una punta d'ironia lieve in lei, l'arguzia della citt dove non aveva mai fatto tela il condottiero, e che rendeva tanto salace il poeta sebbene soverchiata in lui dalla troppa buona fede.
Ella scese esattamente all'ultima stazione della regione alpina - al di l, zona ben diversa - altra Vanicsca apparsa abbandonandola nelle mani del tempo.
Soldati, nella sera, faccie rosse, fiamme verdi, cantavano a squarciagola la Stella Alpina, la canzone voluta da Toni per accompagnarlo all'ultima dimora, schietto canto popolare, prodigatosi come tutti gli stornelli prima nel gran mondo, poi gi gi fino sui tavolacci dei corpi di guardia; dall'ultima guerra non ne era nato mai uno cos fertile, di sicura vena. Era venuto infatti a richiamarne un'altra.
Livia, terminata l'assistenza allo zio venerato, s'era tolta di lass, da quel cerchio doloroso di memorie. Era tornata alla metropoli nel suo vecchio studio di frescatrice d'avanguardia, dove gli ultimi anni poco aveva potuto lavorare nel prodigarsi per lo zio.
- Ha sofferto terribilmente. La sua vecchia guida di montagna che lo vegliava nella camera vicina lo sentiva invocare la madre - meglio averla per perderla, oppur no? e negando una perpetuit d'animi agli affetti si arriveranno ad allevare un giorno i nati a parte, come orfani? - ricorda che diceva di provare una certezza quasi fisica di ricongiungersi a lei? - rifer Livia a Luca arrivato nello studio in seguito al suo recente invito.
- E l'ultimo suo scritto? - chiese questi.
Livia  titubante, poi con tono velato gli dice:
- Ci teneva tanto a lei, Luca, rileggeva cos spesso le sue lettere che io penso le si possa dire. Un giorno, ricorda? lei si meravigliava che del suo passato intimo nessuno sapesse nulla.
- Difatti.
- Finch ha potuto tener la penna in mano ha continuato lo scambio di scritti con una persona amata fin dalla giovinezza in segreto perch non poteva esser sua, mai tradita senza averla, tutta la vita.
- Aveva infatti gli occhi fulgenti del liocorno - disse Luca.
Dopo un breve silenzio, Livia alz il capo abbassando gravemente lo sguardo.
- Ora  un gran conforto per me lavorare per voi - disse.
- Per noi? - chiese stupito Luca.
- So tutto da Francesco ormai - disse ella con caricata fierezza nel lungo volto che le si andava scolorando dalla brunitura del sole.
Luca capi che l'amicizia fra quei due si era sempre pi stretta negli ultimi tempi in montagna, e che tutti i collegamenti con gli ambienti clandestini che facevano capo a Francesco ora a poco a poco entravano pure nel giro di Livia. In pochi giorni dal suo arrivo il suo studio era divenuto ritrovo di "buoni". Luca, la notte dell'arrivo la pass l.
Al mattino presto furon svegliati dall'arrivo di Raffaellino, giovane ulivigno dal profilo scalettato; era pedinato, proveniente dal meridione dove faceva il guastatore di ponti nelle retrovie. Era un estremista, animatore dell'elemento operaio, e proprio in quel suo ambiente Luca aveva sentito per la prima volta parlare delle intenzioni di formare una cerchia di gente perbene, vocabolo desueto ormai. Erano sinceri? Non sfioravano mai argomenti ideologici, disposti sempre ad accogliere fra loro i competenti d'ogni campo per la ricostruzione di domani. Luca poteva servir loro molto bene quale collegatore.
-  una ragazza fosforea, ma io diffido sempre un po' delle donne d'iniziativa, nascondono spesso un reclamismo di natura - confida Raffaellino a Luca parlando di Livia mentre ella era assente.
Fosforeo, in gergo cospirativo, voleva dire resistente a rilucere come il fosforo nell'acqua.
- Non c' da dubitare. Ne avessi poi conosciuto lo zio, per quanto di idee diverse per ingenuit - gli disse Luca.
- Una volta che Livia era qui di passaggio, non sapevo che la conosceva Francesco, erano sorti dei dubbi, su di lei, e allora le faccio dire che io ero un agente provocatore. "Le reazioni cominciano sempre con delle vittime, e io sar la prima" ha risposto. Mica male, no?
Livia ci si appassionava sempre pi a quella lotta. Chi l'avrebbe previsto mai lass nella conca verde? Eppure da alcune espressioni della notte dopo la morte di Toni era trapelato qualcosa delle sue idee a Luca. Ora i timori di Raffaellino erano giustificati poich quel clima di ribellione creava in certuni quasi la febbre della galera, il gusto della privazione della libert personale in un cozzo con le forze dell'impostura politica sempre troppo a lungo subite in silenzio. Atteggiamento esaltante che a volte degenerava in moda.
Tutta quella gente era carica d'una energia fosforica nascosta agli altri che proprio in quei giorni si esaltavano invece di qualche progresso delle armate.
Aveva detto Livia:
- Aspetto la fine delle ferie della giustizia suprema - auspicando la riscossa.
Era cos che il contrasto fra inconciliabili connazionali che sedevano in pubblico agli stessi tavoli, alle stesse mense, pareva ne facesse strusciare le maniche appena si sfioravano. La muta parete dell'opposizione al regime consisteva sempre pi, invisibile.
Erano i giorni celestiali per Massima, Gian, Frisco - quello della guerra navale perpetua - che starnazzavano estasiati dalle avanzate dei lurchi. Iniezioni di prodigiosi stupefacenti divenivano in loro le recenti strombazzate del gran conquistatore pronto, si vantava con logica stringata, a cancellare letteralmente anche la vita civile pur di vincere un nemico troppo inetto per degnarlo della minima considerazione.
Quelle tuonate esasperavano Livia, segnavano lo sfacelo dei degni trofei acquistati dal martirio dei padri. Bisognava chetarla. Fare che cosa se erano quasi tutti dei Frischi, dei Gian, dei Silvestri?
- Livia, per spiegare tutto questo, bisogna rivangare un passato troppo lontano. Cosa c' da ridire se il paese non era premunito contro le male arti d'un tal demagogo? anzi, le regioni tipiche della malavita eran fatte apposta per le sue esibizioni. Inutile recriminare ora per una nazione formata da poco, pi per merito di intellettuali che di masse - le disse Luca istradandola verso un senso positivo della realt.
- Nazione sempre in livrea straniera - aggiungeva ella umiliata.
- Certo, e con la pellicina ancor fresca del carattere nazionale cosa c'era da aspettarsi di diverso davanti a simile lestofante? i due giocolieri, bisogna riconoscerlo, non han trascurato nulla per la buona riuscita dell'inganno, si son creati la loro bella infallibilit, han imitato i maggiori turlupinatori dei popoli, compresi gli antichi trafficanti d'oracoli.
- Oh, per questo, meritano pi del dominio della terra! - disse Livia sordamente, preoccupata quel giorno di non saper nulla di Francesco - e fuori che aria c', ha sentito? altoparlanti canterini, articoli di quel Frisco, irritante. A volte dubito dell'avvenire; finora,  vero, questi han sempre vinto contro chi non se l'aspettava; per se non ci fosse la radio a rifocillarci un poco - diceva ella ficcando la testa bruna e le orecchie nell'apparecchio ad ascoltare la trasmissione estera tenuta bassa come un soffio. C'era gente pronta a denunciarla nell'appartamento vicino, poi il portinaio era infido.
A chi amava nella patria un'ideale perfezione, tutto gli era ostile.
Luca, dalla citt alpina, aveva recato agli amici, quale contributo alla causa, notizie sulla istituzione di quella biblioteca a doppio scopo per la quale aveva cercato fondi anche nella metropoli. In quel primo giorno d'arrivo ebbe l'incarico da loro di parecchie missioni.
A Livia, ad una cert'ora, giunse l'annunzio d'un appuntamento di Francesco. Vi si trover anche Luca che d alla ragazza intanto alcune bozze d'un suo manifesto composto in trincea. Livia doveva prima incontrarsi col congiunto d'un alto personaggio del regime, eliminato proditoriamente, dicevasi, con un finto errore di tiro antiaereo perch mostratosi dell'opposizione.
Intanto Luca va al Teatro Massimo a cercare Severino in scenografia, evitando spiacevoli incontri, specie coi musicisti che non lo consideravano mai loro pari n potevano trattarlo con la superiorit solita verso i profani. Attraversando i vari androni lo prende un ricordo vivo per tutto quel mondo abituale un tempo; fra un odor agrodolce di colla, le vaste tele distese emananti nell'aria il tono generico della scena; i carrettelli ambulanti con le creme policrome cui attingono i lunghi pennelloni; negli scaffali le scene piegate che covano splendori; le diavolerie magiche di palcoscenico degli elettricisti, gli idoli di cartapesta che guai se sortissero in libera uscita a scombussolare le vie della citt; le prove di luce comandate dal buio della platea vuota; alfine la grande finzione dello spettacolo rispondente a un'unica partitura ideale, dallo squillo dell'orchestra, all'ultimo gioiello sulla scena.
Quando qualcuno incontrava il reduce, lo accoglie con grandi ovazioni, gli batte cameratescamente la mano sulla spalla. Severino in piedi stava spennellando a terra il nodo d'un albero color ruggine, corse subito ad abbracciare l'amico, gli occhi inteneriti, la faccia chiara.
- Caro, caro.
Eppure in quell'ambiente cos festoso per Luca, era meglio non si pensasse ch'egli era tornato per restare, e magari con intenzioni di attivit artistica. Bisognava essere imposti dall'alto per essere rispettati l dentro.
- Poi, devo confessarti, c' da un po' nell'aria qualcosa di nuovo, ostile a te - disse Severino arricciando il naso - quando metto sul piatto la proposta del tuo lavoro. Non vorrei che la causa fosse un tale che ci vedevamo seguire nei giri all'estero, sempre presente alle nostre chiacchere, informatore? intrufolato, non si sa come, nella direzione e che deve avere il lavoro di un protetto da contrapporre al tuo. Ma la spunteremo, gi le cose che hai fatto sentire son piaciute molto, e ti aspetto con la partitura completa ora che potrai lavorare.
Manco a dirlo, quel tale, che durante l'assenza di Luca gli aveva cos ben sconvolto il terreno, era il suo compaesano, il gerarca osteggiatore.
Scesero in sala per lo spettacolo diurno gi inoltrato. Con ogni mezzo, senile vizio corruttore, il regime cercava distrarre dal pensiero della guerra.
- Giacch sei in divisa entra qui - disse l'amico introducendo Luca in un palco.
Accordi ampi, accademici, musica severa. Sulla scena fustagni rosa vino vecchio intorno a sacerdoti bianchi d'amido; sui capi uno sgorgo di luce sanguigna.
Al parapetto del palco Luca vede opporsi alla scena un profilo dal naso rincagnato. Si sposta per vederlo meglio.
- Giacomo! - chiama.
- Eh?
Rivede nella mente una cresta nella tormenta, un guanciale di nevi con croci di sassi sopra, Giacomo stava per svenarsi.
- Il mio ufficiale - dice l'altro riconoscendolo.
- Sst - sibila dal palco vicino una signora ingioiellata.
Quando nel palco entr la luce come una farfalla, Giacomo era senza piedi, perch quello era il palco dei mutilati.
Restano i due soli, a spettacolo finito, riandando i tempi comuni.
- Ma il mio colpo lass non aveva preso anche lei?
- Oh, s ma niente pi d'un salto. E, hai sofferto molto?
- Credevo di morire; del resto, anche ridursi cos.
- Ma vali di dentro tu, pi d'un altro hai dovere di esserci.
- Oh, come ci si ricorda di lei! Dove trovare un ufficiale cos severo ma buono come un pap?
- Eppure! - ma si trattenne Luca dal dirgli che aveva dovuto lasciare i suoi soldatini - dimmi dell'ospedale.
- Lei sa come ce l'avevo con quell'orco l.
- Io non devo saper niente.
- Eh; s che capiva! beh, cos'ho sperato che passasse, come sembrava, dal mio letto, per dirgliene quattro, con la stampella in pugno!
Ricordano con rimpianto il comandante; ma intanto nessuno viene a prendere il poveretto che si teme dimenticato l, senza stampelle, e allora Luca se lo carica a spalla quando, nel corridoio giunge di corsa l'infermiere, e mentre questi e Luca si scambiano quel manichino urtano la vistosa signora uscita dal palco appresso, smaltata dalla musica; era del giro di Gian. Ella si volta bruscamente subito imbarazzata.
- Un po' di compiacenza, signora! la prega Luca in tono conciliativo come dicesse: qui, non si vorrebbe fossero innumerevoli questi ragazzi per la mischia che deve salvarvi i titoli? questo, poi, vi ha impiegato tutti due i piedi.
Davanti all'uscita degli orchestrali lo riconoscono, lo salutano incuriositi. C' l'amica del flautista, sempre fedele nonostante i frequenti dissensi perch ella era piuttosto un tipo scarlatto, da violoncello. Gli oboe, minuziosi, stillini, tendono a bellezze regolari, i fagotti a sostanziose come il loro suono. Grandi contrasti sempre in quell'ambiente fra donne e timbri orchestrali, i tipi, cio, dei suonatori che ne sono il riflesso.
- Noi pensiamo a far della buona musica - dicevano cercando pi o meno tutti di farsi esonerare dalla guerra. Meta suprema, quell'accapponamento della pelle chiamato brivido dell'arte. Di tutto un po' l dentro. Un giorno che Luca porta un aiuto alla vedova d'uno gli vede sul tavolo il lapis d'oro mancatogli alla prova. Ma chi davvero impegnava un animo nel proprio strumento aveva carattere di uomo e nella selva sinfonica pochi sapevano vi fossero trasfusi sdegni e passioni del cello, occhi nomadi in una scapigliata testa monacale, e del cornista, fromboliere di "sforzati" selvaggi.
Luca si diresse poi alla Mostra dove doveva incontrare Francesco e Livia. Era pure quello un ritrovo di "buoni". Vi esponeva spesso la madre di Francesco, pittrice un po' sorpassata, e il figlio poteva liberamente circolarvi, vedere amici, appena glielo permetteva la industria alpinistica.
I quadri, sui cavalletti nelle cornici chiare, sembravano stagni limpidi in piedi. Luca, appena entrato nella galleria, scorge in giro faccie investiganti, ma senz'acutezza alcuna, i cassetti della direzione gi tutti rovesciati. Livia, ermetica nel volto, lo avvicina, e gli mormora sottovoce:
- (Arrestato) - e, pi forte: - Li porti qui questi signori dell'acquisto.
Accidenti, e Luca entrando ha proprio chiesto di Francesco dando il proprio nome all'inserviente. L'altra continua a due toni di voce:
- (Dieci minuti fa l'han portato via) si potr combinare (mi segua) per la cifra siamo un po' bassi (il manifesto scritto da lei ha fatto in tempo a distruggerlo) non  facile oggi sul mercato trovare bei nomi di quadri, tutti cercano di impiegar denaro (nasconda) - gli ficc nel pastrano carte appartenenti a Francesco - (prima questi han segnato il suo nome, prenda il largo appena pu).
- Io faccio cos - disse improvvisamente un omiciattolo dalla testa di parrucchiere - li arresto tutti.
A Luca, militare, sarebbe toccata la fucilazione. Livia lo fissa con il bruno luccichio degli occhi con un fondo di tenerezza grata nell'ovale saldato nel puntolino del mento, mentre la ammanettano, ed egli leggero, intangibile nella sua divisa, esce, quasi senza salutare, con passo forzatamente deciso.
Vita poliziesca, di sotterfugi, vita "gialla", orribile per Luca.
"Ma, per liberarci - pensava - non muoiono sui fronti a mille a mille i sospirati avversari in una guerra che non volevano? Poco sempre sar, in confronto, il nostro contributo".
Dunque, bisognava andarsene dalla metropoli, interrompere qualsiasi legame con gli altri - Raffaellino si rese irreperibile - e pensare agli amici soli nelle squallide, luride necessit della segregazione, senza poter loro in alcun modo giovare.
Altro tempo, in occasione della scomparsa di Toni nella conca lass, Luca aveva incontrato la sua madre, molto sostenuta, per, con lui; ci lo tratteneva ora dal primo impulso di andarla a preparare all'arresto del figlio. Ma poi vi and per incoraggiarla a sperare nell'intervento di personalit influente, che non le nominava. Si trattava del principe Cosimo, molto riservatamente legato alle file clandestine dal quale Luca pass prima di partire, pregandolo di tentare qualcosa alla capitale per i due amici arrestati.
- S, s, far. Son tornato ora da l. Che matto spettacolo d'una brillante pacchianeria dnno nei grandi alberghi quei palloni gonfiati. C' da ridere un anno. Poi, tu pensi che adoperano la povera gente in imprese inqualificabili, inverecondi interessi, ci han costretti a sperare in una fine qualsiasi che sar comunque una rovina e vengono i brividi allora - sventola le mani scarne, trasparenti; la purezza degli occhi gli risalta ancor pi nel sano volto fattosi grave - la liberazione l'aspettavamo, ma non mai attraverso una guerra come questa! - e rimase con la faccia tonta, preoccupato dell'incerto benessere futuro dei figli nell'orizzonte minaccioso del paese. Presto Alvaro suo primogenito, entrava alla accademia militare. - Cercher di arrivare a qualcuno pei nostri amici sfortunati, non dubitare.
Luca lavora in incognito nella sua vecchia citt che dai marciapiedi trasuda la sera un'umidit sanguigna, vi cigolano sopra carriuole di lavandaie sciattone; la nebbia incappuccia garritte di carceri, casupole difformi, come riflesse nell'acqua, dove la gente affonda nelle crapule grasse della maldicenza; vociano per le vie tortuose giovinastri, tipici lusingatori di vecchie danarose; clima complice d'ogni licenza, ideale alla prosperit del regime. Tutti l eran solidali con la squadraccia di Cesarino.
Lavorava nella casa del vecchio Geppe onorato dalla bastonata degli sgherri, presso la Cia cos grata d'aver lui ora con s, dopo che, in seguito all'incidente, erano visti come cani rognosi dai parenti speranzosi di infeudare con i figli i continenti opimi presto aggregati alla nazione dalle vittorie. Gli era poi cos grata di non frequentare pi Maria, specie con quel che si diceva del suo passato. Luca era sulla bocca di tutti ormai con quell'amicizia, lui che la Cia aveva visto sempre tant'alto, e quando tardava dai ghiacci lass lo pensava, sia pure con strazio, ormai gi nelle mani del Signore.
Ma quella concordia familiare quanto costava a Luca! La pace di Quiete Azzurra, il giardino a bordo delle acque, nella benda di suono delle onde. Un'anima vi aveva creato un clima predisposto a lui, lo sorvegliava anche lontano - "dalla scrittura vedo che  malandato, io invece sto bene; tuttoci che le fa male fa soffrire me pure" -; ed egli ricordava quel mondo vietato come l'adescamento d'un ignoto semimaginato verso cui sempre tendeva, come quella striscia celeste che a volte gli richiamava in su lo sguardo ed era dentro i suoi occhi stessi, una promessa di quel sereno che sempre cercava.
Ogni qual volta Luca si rimetteva al lavoro lo pigliava un po' un ritegno rimastogli ancora dal giorno, d'un giudizio sfavorevole ricevuto su alcune sue musiche, invero un po' affrettate, dal compositore pi amato, ammirato da lui, e allora, solito com'era ad accettare gli splendori della natura con tacito accordo di contraccambiarli con la sua arte, non si sent per un lungo periodo neppur di guardare in faccia le bellezze naturali. Ma trovava poi sempre i suoi compensi sacrificando l'anima nel rogo lirico del suo poeta preferito come a pi di ulivi, fra api d'oro; il suo musico sempre egualmente amato lo innalzava con la melodia odorosa, di monte oltre i tremiti dello spazio; ricordava un lirico della roccia apparsogli un giorno su spigoli verticali a cavalcare le creste come dietro un fuoco fatuo che lo precedesse nell'aria.
In fronte alla partitura erano alcune parole scritte un giorno a Clotilde. "Il mio circuito personale era sordo, ora vibra d'una voce aggiunta". Ella ora gli aveva fatto pervenire poche righe di s in cui un po' oscuramente diceva che attraverso lei stessa continuavano i giorni di lass. Piuttosto sibillina.
Nella partitura ora fa slittare delle trombe sotto un bel cielo di flauti, la linea melodica rammenta un suo canto giovanile "dormi bimba, dormi, ti veglio sempre da lontano" per una fanciulla della prima et.
Una notte, tornava da un convegno con lei sotto pergole d'uva, canti campestri scalavano la calura del gran cielo estivo, lo guidava per la via il brivido lasciato nell'aria da quelle labbra, e a una svolta trova uno.
- Chi sei?
- Tu stesso, quando non crederai pi all'amore. Per me  un gran sollievo venire a rivivere questi tuoi giorni in cui ci credi ancora. Risento il cane che abbaia quando scavalchi il muro della tua bella, rivedo il talco freddo di questa strada bianco azzurrina sotto la luna. Giunge un giorno che ad alimentare tutti i ricordi che ti vengono sulla groppa non basta tutto il sangue d'uno. Ma ora va, caro, vivi i tuoi giorni beati! - e Luca proseguiva senza aver mai visto lo stato di quel viso.
Una volta ecco nel sonno Vanicsca, insolitamente fraterna. Appena nasceva in lui un ardore di lei, la sua mano diveniva un soffio, egli parve non lo riflettesse pi, non riconoscersi pi in lei come quando se ne sentiva come prescelto; poi una voce: "io non sono" e non la vide pi.
Che significava tutto ci? che vano era sempre stato cercarsi come in uno specchio tenuto in mano dalle donne che l'avevano guardato invece sempre per se stesse, mere goditrici senza riflesso alcuno della sua intima identit? Vizzo, domani, non l'avrebbero certo neppure guardato in viso.
Tanto che aveva sperato in quella sparizione, ora invece se ne sentiva menomato.
Ne scrisse alla vecchia Maria, ed ella rispose che dopo quel distacco della femminilit sensibile, verso tutt'altre mete maggiori si sarebbe diretta ogni sua attitudine. Vivendo in purezza, non gli era apparsa anche pi fulgida la montagna?
Le masse di due popoli, chiazze multiple, diffuse, si sono dilatate su tutto il continente, articolazioni ipertrofiche di due ragni installati al centro, i due dittatori.
 giunto un momento di stasi, d'inerzia paurosa nella periferia aggressiva improvvisamente contenuta dagli avversari. I due fin allora inflessibili, si sentirono per la prima volta snidabili; e al loro tenace attaccamento alla vita apparve allora quale legittima difesa da oppone la loro ragnatela, la blindatura personale, l'intero continente armato. Per smantellarlo sarebbe occorso del tempo agli avversari per raggiungere e colpire i due nuclei centrali che, intanto, avrebbero mantenuto il pi a lungo possibile turgida, eruttiva la loro impalcatura in cui ogni singolo elemento funzionava cieco automa.
Quanto sarebbe durato lo sgretolamento di quella fortezza?
I due pertanto vivevano; il loro respiro, per potersi prolungare, costava il sacrificio di divisioni, corpi d'armata; eserciti decimati, citt rase rendevano possibile a loro di gustare un antipasto, un sorriso, fare uno sbadiglio. Nel frattempo preparavano l'arma che avrebbe anche potuto distruggere il supporto stesso della preda che non volevano cadesse in mano ai vincitori, la terra.
Tale la situazione internazionale nei giorni del viaggio di Luca alla capitale. Era l'epoca in cui l'aggressivit dei lurchi s'era finalmente arenata alle porte d'una citt cos lontana dal centro da non poterne alimentare a lungo l'assedio. I lurchi erano dei ciechi presentisti, privi del senso dell'oltre; soddisfacevano sopratutto la loro pi impellente vocazione, quella di esplodere, a tutti i costi, galoppare in tutti i sensi, senza un piano plausibile.
La media umana, obbligata, o ancora pi cieca di loro, li seguiva.
Anche un grandioso sbarco dell'avversario agognato apriva gli animi dei patrioti alle pi luminose speranze in quei giorni.
Luca era partito in seguito a una segnalazione avuta dalla citt alpina. Il fiduciario della biblioteca d'alpinismo l'aveva avvertito con un finto rapporto amministrativo che alla capitale, dalle risultanze dello schedario, venivano a trovarsi in quel momento numerosi adepti.
Occorreva amalgamarli, rivelarli fra loro.
Alla capitale, giorni intensi di andirivieni, forse segnalati dalle autorit, poich una comunicazione segreta, dopo poco il suo arrivo, lo avverte d'una ispezione poliziesca avvenuta al suo recapito della metropoli. Dove sarebbe andato al ritorno? Nel traffico quotidiano della citt congestionata dal clima di guerra, gli pareva incespicare a volte contro se stesso ragazzo quando era passato un tempo di l, perdigiorno in giro d'istruzione, fra piramidi, monumenti dell'albaga umana. "Che fai? ti lasci prendere dal facile effetto di queste pietre morte? non ti accorgi che non son che piedestalli d'una grandezza maggiore che loro manca perch non sono pi montagne? e che tutto non ha servito che a portarci ai rovinosi disegni degli uomini dinamici? Dopo, chiss quanti se la piglieranno coi malcapitati cui toccher rabberciare alla meglio il mondo a crpe".
Qualche tempo dippoi in un mattino di vento, all'aeroporto lontano non molto dalla capitale, le eliche frustano lo spazio strappando dal suolo un ASX sul nastro aereo d'una pista interminabile, senza traguardo mai;  come un sasso lanciato da una fionda violentemente cos che lo spazio, compresso, lo insacca, lo tien fermo nel limpido; e attorno, in rivoluzione lenta di corpi celesti, si spostano monti, scacchieri, crateri; il senso del prima e del poi fuso come in una manica rimbucata, o sul liscio d'una biglia, in una uniforme residenza nel tempo, mentre negli smerigli della nebbia si sperdono le muffe dei ricordi. Luca ha lasciato la terra di sua madre, dove ella lo chiam un giorno alla vita certo non volendo che il suo bene.
In un tono di sole bronzeo, turrita, quadrettata, apparve prima di sghembo in un minuscolo plastico da vassoio d'icone la capitale. Fra quei palazzi egli si trov con ardenti cospiratori, ex confinati, suoi vecchi ufficiali, molti paracadutisti ora.
- Siamo pronti ad accerchiare la capitale, basta assicurarci il trasporto degli uomini - han detto. Strano ardore di conquista che piglia a epoche i cervelli, come una vampa riflessa dai cieli di tutte le citt oppresse nelle giubilanti sere della liberazione.
Luca rifer il piano a un noto generale, tipica figura di militare inflessibile, sorvegliatissimo, il volto ossuto, lo sguardo distante da esploratore nordico.
- Fidiamo in lei, abbiamo bisogno di ammirare qualcuno.
- Mica facile, oggi - replica l'altro con rammarico.
In quei giorni laboriosi Luca ha riabbracciato il suo antico comandante, il "cavaliere diacono" ferito sulla cresta nevosa, passato ora in aviazione per essere pi utile alla causa. Lo presenta, assieme a Costanzo, altro pilota, ribelle, mutilato del viso, monocolo, a un eminente vecchio parlamentare, sempre indiziato dal regime, pizzo bianco, occhiali d'oro nella faccia longanime. I tre si sentirono distendere i nervi davanti alla modestia confessatamente fuorimoda del suo salotto che li risarciva un po' della nausea per i marmorei malfamati ministeri.
- Eccellenza, ecco due valorosi a sua disposizione con il loro aereo e la loro fedelt.
Le citt si frangevano sotto i bombardamenti; e il re, quando interveniva? poteva ancora salvare il paese?
- Se naufragasse, che smarrimento per chi vive nel sentimento della dipendenza da lui, con un vero affetto atavico anche verso la sua famiglia; se non agisce l'istituzione non regge al compito.
Tutto gli era gi stato esposto dal vecchio parlamentare che ora tagliava l'aria con la mano come in segno d'una china fatale. A guida del paese Luca aveva visto accoppiati i due esponenti pi contrastanti, l'infimo e il sovrano, chiss per quali contingenze che un giorno pensava si sarebbero pur chiarite. Eppure sembrava vero che una fatalit distruttiva impersonasse l'uomo che sarebbe comunque emerso con la casacca acconcia a qualsiasi mattana. Il vecchio gentiluomo ricord suoi lontani approcci col despota:
- Confessava un giorno a me stesso che la lotta antisovversiva, che ha fatto la sua fortuna, era gi vinta prima di lui, ma gli serviva per batter la grancassa.
Vederci dentro, per esempio, nella sua impresa coloniale! c'era da arrossire per lui; ma aveva aggiunto un gran titolo alla propria carta di visita.
- Abbiamo visitato l'aula parlamentare dove fino a lei i buoni artieri costruirono un piccolo portento diplomatico - disse Luca.
- Non potremo aver lei, dopo, a capo del paese? - domand il comandante.
- Sventurato chi si trover davanti a situazioni disperate! ma se quella fosse l'unica soluzione - disse l'altro con tono mansueto. Sorte grama dover rimediare ai disastri del proprio carceratore.
Uscirono. Luca, per mezzo delle aderenze del principe Cosimo, fu ricevuto in quei giorni da una principessa della Casa regnante.
- Quando si romper questa invisibile parete che ci separa da loro?
- Presto - aveva risposto ella con un sorriso melanconicamente fidente - e grazie di queste figure segnalate per il domani - dalla finestra del palazzo si scorgeva quello di chi le aveva giurato il piombo sul capo sapendola tenera coi cospiratori.
Dopo essersi trovato a collegare quelle sfere con le sacerdotali, sempre memori della benevolenza per le sue imprese d'alpe del passato sommo Pastore alpinista; accertatosi della scarcerazione di Livia e Francesco per i quali Cosimo pure era gi validamente intervenuto; Luca era stato fatto salire dal suo ex comandante e Costanzo sull'ASX per ritornare alla base. Adesso, nell'aria intronata, quei due si trovano nella cabina di rotta, gli occhi grondar loro della chiarezza del cielo cui appoggiano la fronte nella cupola trasparente. Vi si profila il naso arcuato del comandante dagli occhi chiari metallici, faccia tipica, in antico, tanto d'alto prelato che di gran guerriero. Malato grave, combattente d'oltremare, l'aveva salvato un farmaco esclusivo degli avversari, ottenuto grazie ai buoni uffici d'una provvidenziale marina neutra: la Compagnia di navigazione di Marcazzan, l'ufficiale incontrato un giorno lontano da Luca sulla scogliera.
"Poter caricare qui e nella capitale lurca chi ci intendiamo e perderli per via! il mondo liberato in due voli, ci pensi?" aveva detto a Luca poco prima con l'espressione d'un ingenuo ardore il cavaliere diacono in giubbone di pelle lustra, mentre sul campo i meccanici davano il cicchetto ai congegni intirizziti. In quei giorni ardenti Costanzo aveva gi due volte spolettato ordigni micidiali destinati ad apparecchi ministeriali ma i preparativi non avevan coinciso mai con gli eventi previsti.
Ora il sole allinea sotto il celeste una catena di monti a smalto bianco, corrosa colonna vertebrale d'un paese claudicante. Una foce color rame, imprigionata in una lastra torbida era il mare quando lo persero di vista montando su una distesa di nevai soffici di nubi forate qua e l da squarci di vallate bigie. Il comandante a un punto, approfittando che la rotta la teneva Costanzo, fece segno a Luca di appressarsi, e questi entr a irrorarsi del forte chiarore della cabina di comando dalle pareti vibranti.
"Per me ed il monte farai pi di quello che non abbia fatto io" gli aveva detto un giorno il poeta. E ora, sorto dalle nubi, al limitare del deserto candido che pareva rincalzare, l, in un'altissima crespa fissa, ecco il monte del poeta, espugnato un tempo, primi pionieri, dagli avversari d'oggi; e glielo additava col braccio alzato l'amico, ferito in quei pressi un giorno nella guerra forzata. Pace meteorica, come di cose inconsutili.
Imbucarono un foro di nebbia, carezzando in bei ghirigori lo spazio con le ali tese, dilag sotto un tavoliere bruno, piombarono su verzure istantaneamente ingigantite in alberi, l'occhio distric erbe, minuzie in un vento brumoso, e urtarono velocissimi inerti sulla terra, tornando a invecchiare sotto la muffa dei ricordi.
Nuovo richiamo alle armi di Luca. Il giallo carta da fornaio della cartolina di precetto lo tedia.
Al Distretto:
- Ma perch tocca sempre a me?
La corruzione era entrata anche l dentro; i danarosi riescono a farsi toglier dalle liste come i gerarchi tenuti dal regime all'interno a diriger le randellate.
Notti passate rattrappito nei vagoni, dormendo nel gelo sulle panchine delle stazioni gremite di profughi storditi, di famiglie lasciate senza tetto dai bombardamenti rintronanti ogni sera nel cielo.
Sono i giorni delle ricorrenze familiari e, prima di partire, Luca, corre a salutare i suoi.
- Ma dove ti mandano? - chiedono, curvi, la Cia e Geppe con un cruccio negli occhi.
- Nelle retrovie. Vi scriver - egli  ingaggiato invece per il fronte glaciale, il peggiore, ma dando poi sempre l'indirizzo militare, potr sempre nasconderlo ai suoi. Per i cibi tradizionali della Cia che sanno di nonni e bisnonni gli si ingessano in gola. Una bottiglia di spumante poi, da tirarla al muro. Pochi, toccanti, modesti doni.
Finalmente in viaggio; alla frontiera un irrigidimento improvviso.
All'ospedale, dopo accurate pose radiografiche, si scoprono le vertebre spezzate lass al fronte, quando non vi diede gran peso, il giorno, del colpo che aveva mutilato Giacomo.
"Colonnello, colonnello che contestavi il mio incidente di guerra, eccomi rovinato per tutta la vita".
Guglie, cime, catene interminabili, immacolate da salutare per sempre spuntano tra le lacrime.
"Cosa fare al mondo senza la montagna?" aveva detto un giorno a Toni. Era stato un presagio? Di tanto gli veniva ora anticipato nell'et quello stesso distacco dal monte che aveva torturato il declino del poeta?
"Tu godi ad abbrancare la roccia, tu che sei giovane. Ai ricordi dell'alpe si ricorre poi da vecchi come a un serbatoio di luce" erano state le sue ultime righe quando, presso alla fine, la montagna gli aveva negato per la prima volta, diceva, i suoi favori.
Al ritorno, con la schiena rigida e dolorante, termina quasi furiosamente la partitura. E se lo pu lo deve proprio alla guerra - bene o male per l'arte, chiss?  Geppe che gli preme - perch prima non eran toccati mai a lui i posti onerosi, con respiro d'altri lavori, contesi invece dai mestieranti.
Si raccoglie un mattino, con la partitura di quella sua biografia musicale sotto il braccio, in un tempio. Ci ch' ormai il suo lavoro non si cambia pi, il resto  in mani imperscrutabili. Cos pensa, ma non si avvede d'essersi appoggiato al banco di vendita delle imagini, dove subito accorre a sorvegliarle da lui un vecchierello trotterellante.
Ed ora Luca s'avvia a smaltire la sua mercanzia.
Al Teatro Massimo, audizione del lavoro. Severino, durante l'esecuzione al pianoforte nella sala rosso bianco oro, lo sbircia affettuoso e incoraggiante.
- Ho piacere di aver conosciuto il lavoro d'un vero musicista. Mi lasci il manoscritto e le dar una risposta - dice al termine a Luca il sovrintendente.
Severino  gongolante.
- Bisogner difenderci da Silvestri che ha fatto imporre dal ministero un lavoro gi bocciato qui. Ma ci riusciremo; nessuno qua dentro ancora  stato complimentato cos come te - e si lasciano. Luca, uso sempre alle imboscate, anche questa volta che sfiora una meta la pensa un'anticima. Si sbaglier?
Dopo due giorni, Geppe, cui smaglia tutto intorno:
- Hai visto? - dice con aria distratta facendo leggere l'annuncio dell'accettazione sul giornale alla Cia cui tremano subito i ginocchi.
Anche lontano era stata letta la notizia teneramente da Clotilde gi da tempo assente dalla scena per la recente maternit. Ella attendeva come in istato di sonnambulismo alle cure dell'insperabile frutto del suo amore d'una notte per farlo conoscere a suo padre soltanto se ne avesse impersonato, crescendo, quell'ideale d'uomo ch'egli, in uno sfogo di lass, ammetteva avrebbe giustificato la sua futura paternit.
- Livia mi aiuti per badare ai copisti delle parti musicali - disse Luca all'amica uscita da poco dal carcere con Francesco - con questa scusa diffonderemo meglio la stampa alla macchia.
- Certo i bombardamenti ci sbaragliano le file, ma la situazione militare dovrebbe precipitare.
Si distribuiscono fra loro due le parti e i proclami clandestini. La notte prima c' stato un bombardamento massiccio sulla citt. I due girano, attoniti, fra case sventrate che snudano sartiami di condutture, treccie di calcinacci, bollitori solenni. E c'era uno l in mezzo a cercare via Case Rotte!
- Facciamo la galleria. Guardi, guardi la povera gente - dice l'amica entrando nella penombra. L, un elastico fra due paraventi, sulla pietra puntato l'ornamento d'una stoffa da salotto. C' un tale fulminato dal sonno in posa da ballerino a piombo d'una lampada, la venditrice di poponi quasi non respira per non scrollare la figlia che le dorme sulla spalla.
C'era allarme; cessato, uscirono tutta quella gente, lasciando i fornelli, a prendere un po' d'aria all'imbocco della galleria. Eran tutti pallidi vivendo senza luce.
- E non ce l'hanno affatto con noi - dice Livia - anche se ci possono pigliare dal vestito per quelli che han voluto la guerra.
Ora stavan tutti l uniti ad aspettare i colpi in silenzio, i pazienti. Che viperaio volevano poi mai trarne fuori tutti quegli scalmanati! Livia lo tocc col gomito:
- Quella, la conosce? - chiese sottovoce.
Altro che. Una donnacola in ghingheri, grinze floscie e capelli pomodoro, all'uscita dalla galleria, non si peritava in mezzo a tanta gente magagnata, volti segnati, di decantare la sua numerosa servit, lei, prima serva e ora padrona d'un arricchito blasonato dal regime, ingombro di figli bastardi. E offrivan concerti per darsi censo tiranneggiando poi i suonatori.
Mentre i due compiono la distribuzione delle parti e dei fogli clandestini ai fiduciari, primo di tutti Raffaellino, scende la sera e a un punto Luca si ferma:
- Il resto della partitura l'ha Severino! - esclama oscurandosi all'improvviso.
Corre subito al teatro. Ahi che Severino non c' pi e la partitura  nel suo studio!
- Che non passi qui neanche una notte! - disse l'inserviente; sfonda la porta; Luca pu cos avviarsi fuori citt col suo fardello.
Quella notte, presso amici, ascolta con l'animo sospeso i boati d'un cataclisma che si rovescia sulla citt vicina sotto una luna limpida nella nebbiola bassa dell'umidit. Gli apparecchi gracchiavano, sembravano cercare nell'aria come fuchi l'altezza giusta del fiore, il punto ove aprire dal fianco il loro semenzaio esplosivo.
Quella sera Livia, per ospitare Raffaellino di passaggio, s'era fermata in citt; era salita con lui e i portinai a sparger sabbia nei solai incendiati, fra le fiamme, sui tetti, sotto il cielo ardente, mentre alla periferia raschiavano l'aria cerchi di bombardieri.
- Ma perch resta in citt? - le disse al mattino dopo Luca appena ritornato.
- Per una ragione di principio. Ma, sa dove han colpito questa notte?  meglio lo sappia.
Uscirono in fretta. Nel macereto d'un edificio stavano scavando per soccorrere dei sepolti; l era il magazzino musicale cui Luca aveva affidato il suo pianoforte, vecchio cavallo di battaglia. Egli era riluttante dapprima a vederlo, ma sorretto da Livia cedette alfine all'invito di distinguerlo fra gli altri, constatarne l'affogamento. Lo strumento usc da una pozza allagante, fradicio e canuto.
- Guardi, su quel traversino, le unghiate. Quante fatiche comuni; la tastiera sdentata.
- Ma  uscita di l questa, Luca, e la rapsodia, son cose che restano - gli disse Livia con una voce buona che gli faceva bene toccandogli la partitura stretta sotto il braccio. Eppure, comporre  una sottrazione che impoverisce, sentiva lui.
- Pensiamo che le macerie accelerano la pace - mormor Luca macchinalmente.
C'era l vicino un vecchietto basso, con l'occhio fisso, d'albume, cantilenava fioco pizzicando impassibilmente gli spaghi d'una chitarra rudimentale, seduto fra le rovine in un tanfo di gas e di putredine. Ovunque fioccavan mosche. Luca imaginava gi un'ideale resurrezione dei mobigli, specie delle sedie, le pi sfruttate, esili, indifese.
- E poi, Livia, perch continuiamo con questa faccenda del teatro mentre la citt  in questo stato!? Io vorrei ritirare il lavoro, ma poi penso al vecchio Geppe che non aspetta che questa gioia...
- Cosa le dicono al Teatro Massimo?
- Ah, imperterriti, predispongono per una nuova stagione, perch il regime procede la sua marcia impavido.
- E pi ci diradano, pi razioni per i combattenti, i soli che premono, quindi  sempre un buon affare per loro - concluse Livia. Eppure era un'epoca di rendiconti, di ferri corti, che reclamava una risposta: persistere nel voler prolungare i primi nati all'infinito? Ammeno di non addormentare la ragione con gli scacciapensieri d'ogni giorno.
Qualche tempo dopo Luca passa dal teatro. Vede Severino venirgli incontro lemme lemme e gli ferma la parola in bocca:
- Ho capito: data la situazione, si accorcia il programma, si fa solo un lavoro, quello protetto da Silvestri.
- Chi te l'ha detto? - dice stupito e dolente l'amico.
- La tua faccia. Guarda, meglio cos, ci son musiche pi importanti da seguire, sotterranee.
E come l'avrebbe presa il povero Geppe?
Uscendo, uno degli amici suonatori:
- Mi sbaglier, ma finch non spartisce il frutto del lavoro con qualcuno qua dentro...
Prima di partire lo coglie un allarme all'ospizio della vecchia zia andata a salutare. Cortei di incoscienti incolonnati a fatica nei rifugi. Marta, scarmigliata, bellezza scimunita, dava come al solito in escandescenze oscene, tutta lei era l'enorme sviluppo d'un istinto mai saziato dalla nascita.
Gli si appiccica un tale, uno spilungone grigiastro che gli dice garbatamente:
- Ognuno, perch ha l'idea diversa d'un costrutto deve esser preso per matto dall'altro? Ma  giusto? - A volte, pensava Luca ascoltandolo, si ha proprio l'impressione che stati d'animo fuggevoli in noi abbian preso forma fissa in altri, e quello: - Dormivo sempre con la Nina, mi sveglio una mattina con lei fredda nelle braccia, urlo, non  pi niente, mi morde un dente nel cervello, d adosso a quel corpo, a tutti quelli che vengono, a tutto ch' un'impostura e mi metton qui dentro, perch non ho ragione. Matto vuol dire diverso; ma qui preme un'interpretazione unanime di tutto.
La sirena urla il segnale pi grave, d la nausea per ci che pu coglier tutti da un momento all'altro, sotto il cielo sferzato da rantoli. Luca era diretto alla direzione per metter al sicuro la partitura, ma deve rinunciarvi ed acquattarsi, tenendola stretta, in una porta seminterrata, mentre l'altro imperturbabile continua alle calcagna:
- Basta con questo sfornare teste a vanvera, e l'una gode, l'altra soffre tutta la vita, e se le dovrebbe provar prima quello che le fa, che gusto. E uno che non gli va di vivere, cosa fa?
Schianto, scroscio di ferraglie, una vampata ribolle tra i ginocchi, tempeste di vetri, risucchio all'udito. Si ricompone lo spazio, corrono nell'aria suppliche e bestemmie; la partitura bruciacchiata a terra aperta al canto "dormi bimba, dormi"; dallo squarcio d'una fetta di casa rilasciatasi in macerie sbucano, urlando come sciacalli, frotte di ostesse, strappandosi le vesti, ostentando gengive spoglie, altre, patetiche, carezzano ruderi fumanti, invocando il condottiero salvatore; un furioso non riesce a liberarsi dall'abbraccio della Marta che gli addenta il labbro. Troppo poco il personale, scarsa la sorveglianza qua dentro, e di fuori, dappertutto, sulla terra.
Il padiglione della zia non aveva subito danni.
- Colpo di stato.
- Viva il re cavatosi dalla melma!
- Hai visto se conta quando vuole?
- Perch non l'ha fatto prima?
- L'altro gli serviva da paravento.
- Colpa sua ma anche d'una nazione di pappagalli.
- No, no il re si spiegher.
- Viva il re!
- Perch?
- Lo capirete!
- Ma adesso  oggi.
- Per quello che han fatto le vostre repubbliche!
-  stato impacchettato Ganascione!
- S'era trovato contro tutto il gran consiglio.
- Li voleva ammazzare tutti.
- E non gli  servito tener pronta la milizia.
- Intanto i lurchi ci crescono addosso.
- Dalla scabbia nera alla rogna dei lurchi.
Scendevano dovunque sul paese nugoli di cavallette motorizzate. I lurchi sapevano dove conficcare i loro aculei nei punti pi vulnerabili. della nazione per paralizzarla e impadronirsi dei resti dell'esercito ex alleato.
Il re, per salvare il possibile, conchiuse un armistizio con l'avversario alle porte, si trasfer nella zona da esso conquistata - la principessa liberale era al sicuro - ordinando alle proprie forze di resistere qualora l'ex alleato attaccasse.
La citt di Luca, roccafranca del regime, imbaldanziva del nuovo assetto; altrove, dove si agognavano i liberatori, truppe fedeli all'ordine di resistere furono falciate in ginocchio; dove stati maggiori si squagliavano e i potenti eran in salvo lontano, maramaglie cenciose, abbrutite dai bombardamenti tenevano in scacco il nemico - e gli altri verranno a salvarci, non verranno? - le donne recidevano con forbici da giardino le linee di comunicazione isolando i Comandi; ogni finestra diveniva un rovescio d'acqua bollente - verranno? il cannone  vicino -; mastodontici carri eran distrutti a bombe e carburante da piccoli scamiciati; cos dicevano, finch rimanesse nell'aria l'odore d'un solo lurco o sgherro vivo.
Naturalmente tipi d'ufficiali come il colonnello di Luca, e in genere di tutto quel presidio datosi ai lurchi, gerarchi che avevano avuto alla fine ragione di lui, spianavano in quei giorni sulle strade delle retrovie le rivoltelle contro la propria stessa truppa ingiungendo di lasciare armi, automezzi, materiale ai lurchi, i camerati oltremontani che stavano trincerandosi dietro ogni difesa naturale e costruita, come in una fortezza personale a continuare la lotta. Molti militari coscienti come il vecchio comandante di Luca, sorpresi dall'armistizio, tra file di lurcofili, quando non poterono recuperare materiale, o liberarlo per le vie del cielo, furono spinti a una difesa disperata, mentre la maggior parte dei pezzi grossi scappava al di l o tradiva di qua.
Validi nuclei di truppe nazionali sparse sui monti si difendevano, ma ebbero vita breve, sporadici atti di valore di chi alfine doveva battersela verso casa sotto una giacca da contadino, o dentro calzoni da cacciatore. Lontanissime punte addentrate nella compagine avversaria, meno inquinate di chi stava in patria, obbedivano al catastrofico ordine immolandosi.
I lurchi intanto rastrellavano deportando uomini, molti disseminandoli, senza saperlo, sfuggiti ai convogli di notte tra i campi. Per boschi, citt, villaggi, a causa di ombre, allarmi, falsi segnali, si attaccavano a volte reciprocamente connazionali sbandati, mentre si rispettavano, sfiorandosi appena, fra loro, nuclei nemici. L'accanimento, pi che fra nazionali e lurchi, scoppiava fra gli sgherri del regime sbucati, inaspettatamente, inferociti pi di prima, e i pi esecrati antagonisti, i figli della popolazione stessa che non parteggiava pi per loro. Tolta la maschera imposta, la nazione si componeva finalmente una sua fisionomia.
Il gran fanfarone, prima catturato, fatto liberare dal capo dei lurchi, non vide mai occasione pi eccellente per realizzare il suo essenziale istinto repressivo. Che bazza per i suoi lupacci scorrazzare ancora a proprio agio, come ai primi bei d dell'ascesa del regime, sulla nazione inerme.
Per molti, specie fra i giovani, avevano aperto gli occhi dopo il colpo di stato, e, dalle scuole, dalle universit, approfittando del trambusto, riuscirono a farsi consegnare armi da soldati fuggiaschi e ad assicurarle in depositi nascosti.
Nella metropoli vi fu un attimo di sgomento pensando alla possibilit di un riassetto del regime ormai avversato, e senza alcun argine di forze nazionali, anzi rafforzato dai lurchi alleati che ormai spadroneggiavano liberamente.
I Gian, i Frischi, fors'anche i Silvestri, correvano ai ripari. Il gioco poteva diventar temibilissimo. Avessero affidato solo a loro il corso delle cose, sapevan ben essi come si faceva a viver bene, invece! Ma bisognava armarsi di sano realismo.
Un sordo rancore diffuso per i lurchi aizzava molti contro i loro simpatizzanti che, pi volte, dovevano darsela a gambe riparando l dove non fossero conosciuti, incontrandovi magari qualcuno scappato dal medesimo paese ma per la ragione inversa, cio perch notoriamente inviso al regime risorgente. Cos dalla frontiera sconfinava a volte chi aveva interesse di farlo per cause opposte.
Gli operai, per ottenere aumenti nel continuo rincaro, uniscono l'utile al dilettevole e, primi in tutto il continente, ferman le macchine che lavorano per il lurco abborrito e per i magnati, iniziano ripuliture di delatori.
Dopo i contatti che poterono avere fra loro fuggevolmente gli elementi clandestini - Luca tagliato fuori dalla capitale, si trov con Francesco, Raffaellino, Livia - decisero ognuno di risolvere intanto la situazione personale, cercando di sopravvivere per la causa dandosi alla macchia.
Fra poche ore doveva uscire l'editto obbligante tutti indistintamente i militari a presentarsi ai comandi lurchi. Dagli ospedali, dalle caserme, dalle vie, venivano raccolte ed esportate retate d'uomini atti al lavoro.
- Sicuramente - confermavano i vecchi fedeli al regime rialzando la testa - non si vorr dar da mangiare a gente che non collabori alla vittoria!
Luca pure, in licenza di convalescenza, avrebbe dovuto presentarsi. Ma anche dagli ospedali eran stati prelevati ufficiali; la sua frattura poi era molto difficile farla risultare dalla radiografia.
Frisco, il nasuto articolista a getto continuo, quello della guerra navale perpetua, domanda ora sottovoce a Luca cosa ne pensa dell'andamento generale, se vi capisce qualcosa. Sono sul corso; incontrano Massima, palliduccia, cappello un po' sghembo, due obl d'occhiali da sole; ella esorta entrambi a non farsi vedere ch nelle vie del centro  stata fatta da poco una retata. Era uscita allora dai Castelverde, vecchi suoi amici.
Entrano tutti tre in una di quelle salette di caff, al solito bisbiglianti di coppie, frequentata ora da gente di guerra, silenziosa, la faccia da sonno, ma gli occhi sempre all'erta, al piede la valigetta di fibra escoriata, qualche rara mica di pane sul tavolino.
Si ode sparare nelle vicinanze contro una caserma di gendarmi che non vogliono disarmare, spiega dal banco il conduttore del caff con la mano sul rubinetto dell'acqua.
- Begli impicci, s. E lei Luca cosa fa?
Segno dei tempi: Massimina non dava pi il casermesco "voi".
- Potersi squagliare! e non ho che documenti militari.
- Vuol scappare da noi in montagna?  un luogo isolatissimo, comodit, bagno, vicino ai boschi dove  facile mettersi al sicuro. L'ideale direi. Ci terrebbe cos il posto anche per noi se dovessimo sloggiare di qui. C' il bagno - ripet. Non lo si sa gi abbastanza che si  naturalmente laidi?
Frisco non scriveva pi sui giornali dall'epoca del colpo di stato.
- Non scriver adesso, voglio sperare - insinu Massima; poi contraendo il collo con affettazione - anche il Gian lo diceva ieri coi Torresoda: abbiamo sbagliato, bisogna far dimenticare il passato e organizzarci e agire tutti assieme nel senso opposto.
- Ma - fece Frisco stentatamente - proprio non c' pi speranza per noi?
- Stia nella realt - le disse Massima risolutamente, cavandosi il guanto per scrivere un biglietto al custode della sua casa dove avrebbe dovuto andare Luca - e badi piuttosto che non la peschino, giovane com': alla Tornamonti, tanto cara, han appena portato via quel tesoro d'Orlandino. E il mio Fernando, stella, lo tengo ben al sicuro.
"Meglio uomini che saponi" si diceva in giro quei giorni. Luca guarda un bel dado di sapone sopra un tavolo del retro del caff. Nei campi di concentramento, i famosi Rakau, i lurchi saponificavano i prigionieri.
- Le volte che ci vedevamo, Luca, ricorda? si andava bene allora! - mormor Massimina. Voleva dire: c'era lui che arrivava a tutti, il pap della patria! L'associazione di idee dei tre era probabilmente la stessa poich:
- E quello l, chiss dov' - disse Frisco melanconicamente - se questo  il nuovo che si sa combinare! - invero la mano non si poteva dir felice. Frisco, il suo mestiere lo conosceva, a tutto quel genere di gente non difettava certo il talento, ma eran bacati, e che paese sarebbe mai saltato fuori dopo se la intelligenza era tutta cos? Poi ecco, sort con la faccenda del re fellone; ci mancava altro per confondere ancor pi le idee della povera gente. Propendevano certo per la sua condotta di prima i due l al tavolo, senza farlo troppo capire. Ricongiungersi all'indirizzo sovrano, Luca, invece l'aveva sempre sperato, ed ora pensava preludesse alla chiarificazione d'un forse solo apparente distacco creatosi fra re e nazione.
Entr sbattendo la porta un militare trafelato, guardandosi attorno. Si caccia nella cabina delle comunicazioni, gi occupata. Il padrone del locale lo insegue, ma entra poco dopo una faccia di lurco bene inquadrato nella divisa dello Special Corp.
- Dov'? - grugn fra i denti. Nessuno risponde. Apre la porta della cabina. Si raggriccia la pelle agli astanti. Meraviglia! la richiude subito mettendosi a palleggiare una bomba a mano, ispezionando il locale.
- Il padrone?
- Eccomi.
- Al muro! - e lo conduce fuori con un ghigno.
Mormorio intorno.
"Come ci han conciati!"
"A non far tutt'uno armistizio e colpo di stato!".
Quella guerra anticostituzionale era stata dichiarata da due stte, la nazione sbarazzatasi dal regime era libera quindi di seguire le sue aspirazioni, tesi da tanto caldeggiata invano alla capitale dal vecchio parlamentare amico di Luca.
Un vicino di tavola narra che nella citt di Luca i lurchi, sospettato d'un prete, lo conducono all'ara dei martiri giustiziati in antico sempre dai lurchi, allora dominatori; non gli han permesso d'officiare prima, non lo lasciano neppure raggiungere il cippo glorioso e lo freddano, inginocchiato, con le mani giunte, rovesciandone poi il corpicciuolo a calci lungo la scarpata del lago.
Quella citt  inquinata dagli strascichi della antica convivenza lurca. I discendenti dei vecchi spioni dello straniero che denunciarono un tempo i martiri, oggi erano gli spioni del regime.
L'ottima Massima ha terminato il biglietto.
- Grazie, non le garantisco per d'andarci perch le vie di comunicazione son piene di controlli.
- Ma certo, va se le conviene, e sar contenta se le avr giovato. Io adoro la libert degli ospiti.
Si salutarono. Frisco, svogliato, rigidit nelle labbra.
Miserelli, insufficienti le loro risorse da opporre alla mentalit del sopruso, non avevano saputo distinguere la via da seguire nel clima sopraffattore. E non  poco, perch l'atto d'ognuno ripetuto da tutti pu divenir rovina o edificazione d'un'epoca. Luca li vedeva andarsene scontenti per la via, con le loro idealit convenzionali a brandelli. Eppure, pensava, costoro si son dovuti lasciar fare fino a ieri senza ritegno poich tutte le innumerevoli specie viventi hanno diritto d'asilo e di sviluppo sul globo. Logicamente nutrivano ora un focherello di nostalgia per lo strafare di chi loro non importava avesse trascinato la finanza allo sfacelo con ripieghi da famiglie malfamate puntando sull'avventura bellica, ne avevan scambiato per grandi gesta le imprese maccheroniche, le topiche, gli spropositi diplomatici, sorvolando sui suoi torbidi metodi dato che in compenso sapeva cos bene stimolare il sussiego della gente che si sente non comune. Luca li guard dileguare. Quanti sudori per aggiornarsi alla moda, nel gergo, nei collettini, pedinare celebrit, contar qualcosuccia, via. Privi della misura di s era risparmiata loro l'ansia di chi  conscio della propria pochezza. Eppure potevan esser peggio, dei rinnegati.
Raffiche di mitraglia pesante per le vie. Passa una pattuglia di lurchi, rossi i volti sotto gli elmetti color uliva, pastrani verde celesti; hanno assieme qualcuno dei lupi neri.  venuto, finalmente il loro regno. Luca passa loro vicino, ma non lo fermano. Senso della installazione delle truppe straniere, massiccie, insradicabili, dal passo pesante, la calma ferma dei volti, i gotoni imbottiti fino a rimpicciolire gli occhi.
Ecco due ufficiali dello Special Corp, correttissimi, la bocca stupita, monocolo, freschi di massacri. Formidabile blindatura continentale dei due tirannelli.
Luca ha fretta, scova prima Livia, e le d l'indicazione dove risieder, per comunicarla agli altri.
- Sulle nostre montagne credo trover da fare. In qualunque luogo, purch si faccia. Addio, Luca.
Egli parte. Treni zeppi di giovani che scappano dal servizio in panni civili presi a prestito. Ne vede uno nella locomotiva mascherato da macchinista. Tutti li aiutano. Il pericolo, ammirati dalle ragazze, li esalta. Alla prima fermata, in un albergo, Luca riesce a eludere una ispezione notturna. Al mattino si preannunzia una giornata nebbiosa, intravede colli, monti in lontananza. Fa in modo di entrare alla villa di Massima nell'oscurit.
- Io devo rimanere qui, solo, quanto, non so, ma non visto; uscir a sgranchirmi le gambe di notte; mi porti lei da mangiare quello che pu; avverta, al massimo, una persona sola dei suoi; mi dica dove posso passare per il giardino senza farmi vedere da nessuno e mi presenti al cane - dice d'un fiato a Bernardo, custode della casa vista solo confusamente.
Si installa in una veranda che d sopra un tetto. Un vecchio canterano a scrivania, un letto. Si corica. Ascolta gli zampilli del giardino, conta premendo i polpastrelli le ore come angoli di quadrilateri, cos intanto pensa ad altro. Gi schiocca la catena del cane.
Calma.
E fin quando dovr restare l, imponendosi remissione? Pensa al suo comandante, a Costanzo, ai fidi della capitale impegnati certo in lotte violente. Geppe avr dovuto cambiar aria. Purch non si sia lasciato trascinare dall'euforia del colpo di stato per compromettersi. E similmente Giacomo, cos ciarliero, vulnerabile sulle sue stampelle.
Calma.
Pare si scrostino patine affettive dai muri, fiore di ricordi familiari agli amici cos gentili a lasciarlo entrare l dentro, lui estraneo.
Grazie, Massimina, sar cauto a spostarmi per non turbare qui dentro l'andirivieni delle ombre dei vostri passati. Se gratto l'intonaco ne risveglio il parlare?
Massimina e Gian, cosa rappresentavano una volta nella metropoli, cambiati ora anche loro. Un senso di commiserazione conciliante per tutti nella povera patria comune lo prende.
Calma.
Ascolta gli zampilli del giardino.
Un giorno, vivendo a lungo l dentro; si sentir divenire la foglia cadente che difende fino all'estremo dal giallore crescente l'ultimo angolo di verde; le ore della torre che bussano a ogni porta di montanaro, confondendosi poi nella landa delle ore scadute; il cielo gonfio di viola che si abbatte sui tetti la sera fra i toni irrigiditi tra le cose restie a sostenersi pi nello spazio, quasi in un incaglio del tempo. Finch il presente d'un giorno qualsiasi, scacciandolo di l, gli spezzer il calco ch'egli avr preso a caldo di quel luogo, come d'ogni luogo bello.  questa l'ansiet che lo coglie davanti ogni nuova bellezza. Poi restano i ricordi, muffe della memoria, e uno strappo mnemonico continuo dai luoghi dell'infanzia tra i cari giganti dai piedi di creta, gli adulti. Forse si vive solo allora, finch si sta per stringere il gran fiore di spuma. Cosa si stringe poi? Sapere che tutto se ne va allevia le pene, ma mina le gioie fino quasi a toglierne il contrasto, e si sorride allora di tutto ci cui s' dato peso, amici, conoscenti, incontri fortuiti di pulviscolo e pulviscolo nello spazio. Sparito qualche caro, sembrano tutti giorni vissuti in pi, si comincia a evitare di mostrarsi patiti, col sembiante in anticipo di come saremo, appena si  malati, poi lo si sembra sempre. Balzani i momenti, ingannevoli, mentre nelle lunghe aree della mente nascono sentenze che non si cangiano pi. "Qui a Quiete Azzurra le illuminava la fronte la gioia del momento integralmente vissuto. Ora si preoccupa troppo invece del prima e del poi fino a sacrificarvi l'ora presente. Quanta vita ci hanno dato le ore dei nostri buoni ricordi! Quel po' di tempo trascorso qui seguendo il suo sogno, quanto  pi vero e durevole nel suo animo dei lunghi anni dopo" gli aveva scritto l'ultima volta Maria, forse comprendendo che ormai non si sarebbero visti pi ritornando a viver sola, unico privilegio a cui l'aveva sempre riportata la sua indole rara.
Il primo giorno domanda:
- Bernardo, dove mi potrei nascondere se mi cercano?
- Passa per quel buco - dice l'altro - indispensabile.
Dall'apertura d'un breve tetto di pietre scure scopre un bugigattolo e si distende sopra una mensola dietro cianfrusaglie polverose, in un odore umido di confessionale, un tanfo oleoso di cose intarmolite. Alcuni vecchi volumi coriacei tramandano un sentore di camole, larve rancide. Da una fessura scorge vegetazioni grasse, scosse dal frullo di animali dell'ombra. Una zaffata d'aria attraversando una ragnatela inacidisce. Vicino, un vetro rotto spalmato d'una patina gialliccia, resinosa. Un giallore  diffuso ovunque di reliquie, muffe, fungosit di legni, stratificazioni di echi silenzi non elaborati in ricordo da nessuna mente mai. E sul naso, un trofeo di fiocchi lanosi, un archipendolo farinoso, un ricamo pulverulento che chiss quanto tempo  costato a formarsi.
Nascondiglio ideale. Poche spanne di spazio la cubatura d'un uomo.
- Bernardo, dove posso passare non visto?
- Qui, l, di questa parte, indispensabile.
Innanzi tutto poteva raggiungere, rasente il muro, il cane, un bastardo frondoso color jodato, due topazi forati le iridi grandi. Sostenuto in principio, cominci poi a lasciarsi dir qualcosa e a guardare Luca benevolo.
Il giardino era fiorente; la sua salute, il suo benessere si comunicavano all'esiliato che godeva egli stesso della pioggia, del sole sui cimbali delle foglie lucenti, che imbeveva fronde e radici, ingrossava semi, delle scorribande degli uccelli che frastagliavano l'aria di strilli elettrici, infantili, ne conoscevano i meandri percorrendoli veloci come proiettili, ritrovando sempre, senza sfiorar foglia, la via del cielo - condurre cos fino alla fine il proprio filo col massimo rendimento per la buona causa. Quando poi c'erano tutti facevano quel tramestio sonoro dell'orchestra libera prima di attaccare.
- Bernardo, l c' pericolo di qualcuno?
- Eh, s, il ciabattino.
Di l Luca passava allora in fretta davanti al cancello e raggiungeva una plaga aperta dove al mattino tutto era orlato da ciglia di luce, l'azzurro spesso del cielo feriva le nari come un flutto, riempiva le buche a calice fra le fronde. Intanto un po' di giorni passava.
A una cert'ora:
- Ecco il giornale, signurino.
Una volta lesse della ricostituzione del nuovo Stato. Bene! prometteva proprio di riuscire il peggiorativo dell'altro.
Dopo esaurite al solito le scarse novit, di quanti verdi vegetali, acquei, cilestri, nebbie d'alba veniva a conoscenza in quel mondo. A furia di non guardar sempre fisso che l, tutto si mise a splendere come in fondo un tubo d'ombra, l'occhio di Luca scomponeva la marea d'un prato folto e bluastro, vedeva come ingranditi nella lente della luce fiori ed erbe colpiti quasi da un faro. Sempre novit in quelle visite: croci, pizzi, seghe a nastro, sete sgualcite vi scopriva. E un fiore in mezzo, preminente, la cui lucentezza certo veniva dal suo benessere vegetale. A uno dei raggi dell'iride solare non rispondevano le sue membrane, all'ombra larga molle del suo giallo dorato.
Bisognava saltare cos, in incognito, chiss quanto tempo, e si stupiva, Luca, che tanto gliene facessero trascorrere insensibilmente quelle lezioni all'aperto, da sentirsi quasi cointeressato nel buon esito dell'effetto di quella distesa lussureggiante, specie nell'intimit della sera quando nelle cupole sovrapposte dei fogliami, vuote come campane di vetro, venivano a intrattenerlo a lungo da palestre di esili palchi i moscerini, abili giocolieri intreccianti i loro fitti disegni senza urtarsi mai, o trasferendosi attraverso le ascelle dei grossi rami che alitavano trasparenze bionde, poi piombavano nei limpidi del sole ultimo fra le ombre, brillando, fatti d'oro, a ondate, o tenendo rotte rettilinee.
Ma perch quella bella casa dai sopraccigli colorati alle finestre la chiamavano "la ca' 'd Grispin de le statue?".
V'era qua e l invero qualche disarmonia, qualche sovrastruttura in cemento, ma, non guardando quelle, la dimora era incantevole. Esserci potuti stare serenamente!
Subito dopo quelle distensioni, invero, appena Luca ripensava a ci che aveva lasciato al di l del giardino, tuttoci ch'era all'infuori della natura gli appariva come un enorme rompicapo aggiunto dagli uomini alle cose. Ma ora si trattava di fior di sofferenze. che fioccavano su moltitudini intere, e allora si tramesciava ancora l'anima dentro. Collegandosi con la zia per mezzo di Bernardo, aveva saputo che i suoi vecchi erano fuggiti ai nuovi rigori del regime ritirandosi altrove.
Solo a tarda ora il recluso pu uscire a sgranchirsi le gambe. Ha saputo dell'esistenza d'un lago nei paraggi. Fuori, lo stellato, vapore latteo inturchinato, trama di pensieri informulati ancora. Circospetto, struscia i capelli sulla spina d'una costellazione, entra in una gabbia di rami, gli par indossare una boscaglia salendo, un prato calmo gli viene incontro, uno zeffiro gli mette un tremolio alle nari, l'oscurit lo prende con un suo ardore. A un punto, un enorme vuoto vivo d'aria, e la via centrale delle stelle s'incurva all'orizzonte fino a passargli ageminata sotto i piedi: il lago che la rispecchia.
L'ha trovato, ma non lo vede. Gli resta l sopra un po' a respirare l'aria che ha camminato tanto a lungo sulle acque. Al ritorno, la sua mano, in un trofeo di foglie, sente un grosso grappolo carnoso. Uva e stelle. Con tutta la voglia che ne ha, ritira il braccio, perch tuttoci che di orrendo avviene fra gli uomini laggi  sopratutto perch nessuno l ora, non visto, si sarebbe privato d'una cosa d'altri. Ricostruire da l. Stolto? Ma non v'era uno specchio oltre l'orizzonte...
Il giorno dopo, ispezione dei lurchi alla villa. Hanno voci cubiche ed aspre. Passi pesanti. Fanno guaiolare il cane. Parler il cane? Luca  nel nascondiglio delle cose appassite. Quell'accidente di Bernardo per poco non faceva in tempo ad avvertirlo! Deve assolutamente trovarsi una via per poter fuggire nei boschi un'altra volta. Vanno.
Arriva il figlio militare di Bernardo, Marco, attraverso valli e monti. Se lo cercano si nasconder in baita. Luca pensa agli sbandati; adunandoli si potrebbe agire in audaci colpi di mano. Ma poi si ricorda del suo stato; porta ora un busto dopo la lunga ingessatura, non pu disporre di s pi come un tempo. E le armi, poi, dove trovarle?
Tutto quel tempo non vedeva altri che il custode, due volte al giorno. Camminava costui col petto arcuato, sterno in fuori, mentuto, gote succhiate nelle infossature dei denti mancanti, aveva qualcosa di cocciutamente rozzo, era un congegno primitivo; al suo ciclo alto e antiquato infatti si intonava meglio di qualsiasi pezzo di ricambio. Messo comunale, data l'aria di perenne dignit, lo chiamavano Municipio, ed era il municipio in persona. Eppure, vedendolo cos imperterrito, chi avrebbe detto che, appena apriva la bocca per parlare, divenisse cagione d'una vera perturbazione del senso grammaticale; si scagliava contro l'integrit dei vocaboli con una metodicit che alla fine incuriosiva Luca come le deformazioni dei vetri fusi che s'afflosciano. Uno di quei giorni, racconta, con un vocabolario meno acciaccato del solito:
- Io ci tengo una baita con drento il fieno, sempre chiusa, chiusa la trovo. Se non che nella tornata di alcuni giorni vedo spostate delle travi vicino al tetto. Altra volta il fieno  bagnato, in disordine, Marco non sa niente. Stamattina mi risulta proprio una cartuccia in terra. Son loro.
- Chi? - domanda Luca.
- Mah, quelli della montagna.
Non c' un nome per quei fuggiaschi, ma gi nei dintorni si parla di colpi d'ignoti nei depositi di carburante, alla polveriera vicina.
Si sapeva d'un certo via vai di frontiera, si parlava di giovani con delle armi; ma s, anche Luca ne aveva visti molti scappare ex militari malvestiti nei convogli, tutta gente che non sarebbe certo rimasta tranquilla. Molti poi non avevano potuto raggiungere le loro case al di l della linea del fuoco che divideva il paese in due tronconi uno peggio dell'altro.
Dentro, Luca, ne ha una gioia segreta, zampillante. Non c' dunque attorno a lui soltanto dello spazio muto. Delle figure vi si delineano.
Nella passeggiata della notte - i suoi itinerari hanno gi un nome, la Via della Gala, la Via dell'Ombra dritta - vede profilarsi ovunque degli ignoti che errano nelle baite.
Tutta una gente avvilita deve riabilitarsi dopo essersi lasciata asservire alle imprese pi ingloriose di tutti i tempi, fondersi in un'unica fratellanza, nella propria gentile indole millenaria, segnata dalla missione di contrapporsi ai barbari.
La sagoma del monte avanti a lui pareva un ginocchio premuto sulla volta e suscitarne turbini di stelle. Vivere lass, fra quelle gole, perennemente condannati a morte dal risuscitato dispotismo, smentire il regime corruttore che nega la spontaneit di qualsiasi lotta non avendo inteso e carezzato di tutti che grettezze e fatuit.
Luca pensa a tanti inconsci seguaci dei responsabili, alle vittime innocenti, i paria della redenzione. Eppure solo l'olocausto di chi distinse la via edificante vale, degli altri, trista necessit del momento.
Ora, per restituire alla nazione il suo onore, occorreva ben pi d'una semplice lotta militare, un plusvalore dell'eroismo dei soldati regolari.
Potr nascere una lotta accanita, nuova, in postazioni di ventura, dietro un paracarro, una finestra, un ramo. Pochi colpi di pochi, contro numerosi tracotanti munitissimi da anni.
Il valico, lass respirava una brezza siderea dal monte del poeta che aveva predetto un giorno: "di buoni, di valorosi ne nasceranno sempre in questa terra povera e benedetta".
Luca fissa gli occhi nella massa bruna, lass, e un istante lo terrifica il pensiero d'una possibile ecatombe dei giovani ignoti.
E ora, come collegarsi segretamente a loro?
Odor fresco di stelle in aria.
Notte di promesse, era novilunio.
- Domani devo portare una vaccina per la montagna e nessuno, mi accompagna - disse Bernardo.
- Vengo io - fa Luca - in ora che nessuno veda.
- Ma bisogna punzonarla.
- E io la punzoner.
- Ohe, ma un musicante come lui!
La mucca venne tolta dalla baita di Gioele, voluminoso e rubizzo, seguta poi col randello da Luca, ma alla prima neve, oltre un valico con due grandi faggi, s'impunta.
- Gi, btte! - ordina Bernardo; ma il colpo secco sulle ossa provoc un ribrezzo in Luca, bastonatore dappoco. L'altro allora passa dietro e Luca tira la corda davanti. La mucca soffia, ha paura d'un pendo;  snella, d'un cenere tortora, le goccia il muso rosanero. Il custode le si slancia contro i fianchi con le mani per spingerla in avanti, mentre facendolesi di fronte Luca le para la vista della scarpata con l'istinto della guida alpina verso il cliente maldestro, e allora quella, fiduciosa, s'avvia, salvo poi, appena usciti dall'ombra nevosa, a piantarli torneando libera e felice per il prato nel sole, col cordino ciondolante.
Poi rientrano nell'ombra. L'impresa si complicava perch alla bestia si innervosivano i garretti su coperchi scricchiolanti di ghiaccio; sotto, vi scorrevano gorghi d'acqua limpida, o trasparivano erbe pallide imprigionate nel cristallo. Pure, arrivarono alfine in una malga affacciata alla valle da una lunga stecconata, al piede di castagni enormi erompevano grossi grovigli di radici in un terriccio di zafferano.
Il malghese, barba ispida, faccia malazzata, con quel colorito incerto dei farinacei ingeriti sempre dai montanari, stava rimbrottando un fanciullino perch gli aveva riportato il burro destinato all'architetto, trovatane la casa vuota.
- Un'altra volta lo si vende a qualcun'altro, sciocco, invece di riportarlo.
Bernardo conduce la mucca alla nuova sede. Chiede al malghese:
- Novit?
- Qualche volta, i ragazzi di lass.
Luca assapor sottilmente la notizia. Aveva capito in che direzione si trovavano i "ragazzi", ne sapeva gi abbastanza e ritorn, col suo uomo, contento, sentendosi come rimesso in un giro vitale da cui era stato straniato in quei giorni di prigionia. Scesero nell'ampiezza placida dei pascoli; attorno, vuoti d'aria immettevano a cieli, lontananze, monti, approssimandone tepori frescure ori.
- Eh - dice con tono astuto Municipio a un punto dopo aver fatto gran tratto del percorso in silenzio - non c' ninsuno a ca' dell'architetto!
- Chi ?
- Vuol dire che  vero che  su con la moglie.
- Dove?
- A comandare i ragazzi girovghi pei monti. Un antilurco per la pelle! Scappato di militare, mah, un vuomo! - e mulin il pugno, pollice e mignolo irti, a cavicchio, in segno di cosa sopraffina. Era l'unica volta che aveva risparmiato un soggetto allo scempio dei suoi spropositi. Luca intanto pensava gi di allacciarsi a quella figura singolare.
Rientrarono all'imbrunire senza esser visti da nessuno, sotto i grovigli dei meli fitti come radici, da venir voglia di ripiantarli in gi.
Luca  uscito dal cancello che neppure albeggiava; ha la schiena un po' dolente per la discesa del giorno prima, ma il busto lo sostiene.
A poco a poco, schiarendo, i sassi del sentiero si rilevano azzurri brillanti. Galleggia un cocuzzolo nell'aurora, zucchetto infiammato che s'allarga al basso, appiccando il suo fuoco alle fronde secche. Luca, salendo, vede nascere a poco a poco nell'orlo della luce calante la sua ombra, mentre vien spogliato di quella della valle, fuso il suo calore a quello del sole. Al basso, tra due clivi, una forcella di lago, cespuglio riccio d'onde pavonate. Passa da Gioele, ma  fuori con le sue pensionate al pascolo.
A due faggi a ombrello sul valico siede un attimo. Vicino, una betulla, altissimo baco bianco. Sente il tegumento arso del pascolo, il sole  appeso di fronte.
Un giorno i suoi mattini non avranno pi tanta luce, inizieranno grigiamente le giornate come in tutto il tempo ch'egli pass via di qui, senza saper nulla di questi delicati faggi. All'addolcimento che veniva all'animo da quel contorno, quell'aria fine s'accorge d'aver teso sempre inconsciamente, sopravanzato dalle imposizioni sbrigative della meccanicit che ispessisce le coscienze dei topi di citt. L, fra le case lontane, vengono ora alla vita, angeli dal viso di piccoli avvinazzati, i neonati d'oggi e scacciano chi per turno se ne deve andare col tedio dell'effimero nella smorfia, privando la propria casa di quel calore personale che per le vie frugano fra loro con gli occhi cupidi uomo e donna, in cerca d'una stabilit nella reciproca dedizione, affaccendati con le contrariet, la fame, il male, che per tanti  il bene. L covano nel grembo delle donne od, guerre future e l'alimento lo d questa terra innocente spopolata a poco a poco dagli adescati dalle macchine, da una vita pi d'apparenza.
E seriamente egli pensa di mutarsi in boscaiolo.
Taglia la via sopra la baita del malghese barbuto, gli vengono incontro le prime lingue di neve cilestrina. A un punto, rimbalzano nel vallone come cocci echi di voci, un velo di fumo si leva da una baita,  quella?, che a poco a poco sorge dal prato. Son loro? avranno faccie brigantesche?
- Chi va l?
Luca  indeciso un attimo, e l'altro replica con pi vigore.
- Vengo da voi - risponde. Ma, e se fossero sgherri travestiti?
- Qui subito - ordina l'altro.
Era un ragazzo bruno, pallido, un po' infreddolito, col passamontagna grigio, il fiocco con i colori nazionali, calzoni mendati da operaio, un fazzoletto annodato alla canna del moschetto.
Luca vien condotto allora da uno che ha il piglio del comandante. Un po' massiccio, con un bel capitello folto di testa bionda, la faccia larga e chiara, lo sguardo sgombro.
- Vorrei, anch'io, far qualcosa, siete meravigliosi - il nuovo arrivato affastella alla meglio poche misere parole davanti all'altro: che, di sua natura, doveva esser affabile, ma non lo voleva mostrare con uno qualsiasi, caduto chiss donde, e si imponeva allora come per un'esigenza di servizio un'aria truculenta.
- Si fa quel che si pu - dice poi con una mobilit del viso, che denotava certo un senso comico. Doveva essere intelligente, occhi incuriosi.
Han freddo. Accucciati in un casolare passano le notti con poche coperte. Uno, tiene una imagine puntata sul capo dove dorme. Uno s'asciuga al sole i calzoni indosso, specie nelle parti molli; un altro cuce; ma par maneggi una forchetta; un ferito a una mano sbuccia le patate al cuciniere, faccia tonda e gialla che sta guardando sospettosamente col binocolo due figure apparse lontano fra gli alberi. Gli altri sospendono, all'erta.
- No, no - li rassicura il facciatonda - son loro.
E cio un biondo col pizzo e un aviere da poco presentatosi, scappato appena l'avevano equipaggiato da capo a piedi. Quando questi arriva Luca gli vede il cinturone dalla fibbia con la altezzosa scritta lurca: il Signore  con noi - per ai fanciulli insegnano a voler fare con la pelle del nemico guaine di pugnali. Ha la faccia grossolana, un po' ingoffato nelle spalle, Luca lo fa parlare.
- Rimpatrio dal lavoro coi lurchi, e ne avevo viste, ve', fra quelli l! porto un bel ritratto dell'orco, ma non mi lasciano neanche nominarlo; dopo torna ad essere l'uomo pi grande del mondo, ma secondo lui bisognava andare coi lurchi. Ah, no, basta! e son scappato. Ma chi ci capisce qualcosa?
Luca dice al giovane capo:
- Non sanno neanche loro cosa sono di bello in questo momento. Non avete propaganda che glielo spieghi?
L'altro risponde con un risolino:
- Ma se riusciamo appena ad aver da mangiare, e le file ingrossano dall'interno, dalla frontiera  un continuo.
La fontanella della baita svolge il suo suono di catena, interminabilmente. Quella era la baita di Praviano col cuffione di paglia striato di verde, due noci e, come all'orecchio, il pennacchio d'un pino.
I due arrivati, quello del cinturone e l'altro biondo alto, il viso incorniciato da un muschio caprino, partono in missione dopo aver fatto fuori due palate rosse di risotto su due scheggie liscie di granito nero, una ciotola di quel latte che ha dentro tutto quello che han visto i fiori di montagna.
Luca li segue.
- E la sera cosa fate? - chiede loro.
-  gi molto dormire due volte nello stesso posto - risponde il pi alto. L'altro, quello del cinturone, aggiunge:
- Si guarda verso casa dove chiss quando torneremo.
- A riguardare poi quiss, perch allora rimpiangerete questi tempi - fece Luca.
-  vero,  tutto un giro - dice quello pi grossolano.
- Che tipo  il vostro comandante?
- Artista, vero, Sigaro? Ahi! - il biondo barbuto si morse il labbro perch nessun estraneo doveva conoscere i loro nomi di battaglia; Sigarotto, semmai, piuttosto tozzo.
- Un artista! - replic con importanza Sigaro - che quando attacca a parlare fila che pare gli manchi il tempo di buttar fuori tutto prima di morire. Stufo di spari e di morti; non vede l'ora di andare a spasso ai giardini, dice, con la ragazza e i calzoni di flanella.
Percorrono un ripiano acquitrinoso, s'infoltano nel bosco, arrivano ad un valico. Luca sporge per guardare, ma gli fan segno di ritrarsi.
Ma l, cosa c' all'orizzonte? Chiara medusa incrostata di luce, inafferrabile, il suo monte etereo, come apparve da queste stesse alture al poeta scomparso, quand'era fanciullo, aquila bianca nel cielo senza nube additatagli dal suo avo. Tre generazioni. E la terza era qui impegnata in una lotta cruda attorno allo stesso altare di ghiacci.
- Alpinista, allora - appella il biondo, Luca, con compiacimento, quando questi estern l'emozione dell'incontro con il monte.
- Ma chiss se ci potr tornare mai pi lass; ho la schiena rotta.
I due l'ascoltano deferenti.
Guarda col binocolo la giogaia di diamante in un blu di cielo quasi lunare, vi riconosce un istmo ripidissimo fra colate di ghiacci, una costola aerea, l'estremo frontone vitreo dominante di lass i monti minori e la pianura; le sue vie incise nel cristallo orlato a quell'ora di riflessi sericini, il versante dei pascoli saliti con Clotilde. Alga, foglia, fiore...
- Signore, guardi sotto.
Luca abbassa il binocolo nella valle che si articola velata verso il sole. E vede case senza tetto come teschi scoperchiati, arse, trapanate ed entro aggirarvisi schiamazzando lugubri figuri, i soliti tipi di bravacci dalle faccie patibolari messi in auge dal regime, dal freddo sarcastico automatismo.
Tah, pum! Il sibilo d'una folata sotto il naso. Son stati visti? Si buttano a terra; una sventagliata crepita, fa trasalire le fronde secche. S'acquattano dietro ai massi.
Hanno smesso, ma i due con Luca non si muovono per un po'.
Povero villaggio, senza conforti, senza lenzuola. I patrioti, e i due che erano con Luca, s'eran dovuti ritirare due giorni prima di l dove abitavano comodamente nelle case; accerchiati all'improvviso s'eran messi in salvo lasciandovi per parecchie armi nascoste da riprendere appena gli altri si ritireranno.  per questo che ora li sorvegliano da l, per sapere quando se ne andranno. Intanto gli sgherri si son sfogati devastando il villaggio propizio ai patrioti, incendiando baite, fienili, con tanta carestia che vi  di tutto.
- E come mai  successo tuttoci? - chiese Luca.
- Per le spie ci sono dappertutto - risponde riscaldandosi Sigaro. In genere sono gente dappoco cui non par vero a un tratto di contar qualcosa e sentirsi ascoltate nella delazione di vittime che valgono sempre pi di loro e il sacrificarle ha un po' il sapore di una rivendicazione del loro poco valere.
- Quando ci siamo ritirati di l - disse quello alto dalla barba caprina - ha preso una pallottola anche il nostro comandante in capo, ma se l' cavata bene.
- L'architetto, quello che sta su con la moglie? - fece Luca.
- No, quello comanda di l, verso la Val Grande. Noi adesso dobbiamo sorvegliare i movimenti di laggi per mandare il rapporto al nostro comandante Baldinelli; ma dovevano esserci due qui ad aspettare il cambio - e si guardavano intorno inquieti, i due.
- Questo Baldinelli dov'? - domand Luca.
- Eh, eh! - fece Sigaro con un sorriso scanzonato, guardando il monte luminoso.
S, Luca si incontrer con un capo qualsiasi, pur di entrare nella lotta; cos decide davanti allo spettacolo di quella devastazione ai piedi delle cime, collaborer per quanto la sua schiena lo permetter. La vita delle baite certo non l'avrebbe potuta fare, gli fosse ritornato un attacco come altre volte, nell'irrigidimento, sarebbe stato non altro che d'impaccio ai commilitoni. Ma pensava gi di poter intessere invece una rete di collaborazioni fra danarosi, procurare il pi presto gli aiuti alle popolazioni del piccolo paese semidistrutto; offrir senz'altro i suoi servigi al comandante in capo.
Ormai i due, cui Luca comunic le sue intenzioni, fidandosi di lui, lo lasciarono tornare solo senza accompagnarlo, verso la baita.
- Dir al comandante dei colpi che son arrivati, eh? e che non trovate le scolte, va bene?
- Grazie.
- In gamba.
- In gamba.
E si lasciarono.
Luca d le sue referenze all'ufficiale che, da un'allusione clta al volo fra i due, intese chiamarsi Andrea. Carte non ne ha, quelle militari le ha gettate. Come arrivare a Baldinelli? Non era semplice.
- Guardi, se lei dice cose vere, mi dia indicazioni esatte e la raggiunger una notte persona designata.
Aggirarsi per la montagna con un ignoto che si qualifica padre di due patrioti, di due giovani paladini della libert, fa sempre dubitare del cammino. Luca procedeva in silenzio dietro lo sconosciuto che si disse inviato da quelli di lass. Ripensava ai tempi prima della riscossa, quando l'affermarsi della canaglia sembrava avere per sempre fatto scomparir coscienza di merito e quindi volont di vivere per un fine. Sola leva adunque la brutalit a una vita che costa da millenni, ogni generazione, sofferenze, stragi di sacrificati, rifiuti? Ammettendo quella mostruosa versione apparentemente confermata dai vittoriosi negatori, egli allora si ribellava al rinnovarsi di tale crudelt; avrebbe voluto intralciare la natura, stagnare linfe, paralizzare pulsazioni, pure serbando nel cuore il senso magico del mondo stellato e una grande piet per lo zelo di vita di tutti gli esseri. Per, contrapporsi cos all'universo, lo polverizzava; guastare minimamente ci che  creato era un crimine ma a cui lo autorizzava in quella condizione il raziocinio per sete di giustizia.
Quanti uccelli volavano, quanti fiori sbocciavano al sole, perch?
Proprio in quel disorientamento eran venuti a rivelarsi tutti gli sforzi d'un'epoca per la propria riedificazione. Dunque l'eterna vita voleva continuare, ma non solo per via di fibre, urto di forze; anzi scrollava di dosso quelli che l'avrebbero portata attraverso la brutalit alla dissoluzione, riconfermando cos l'eterna legge da essi violata, che vincola ogni atto ad un oltre, compimento di tuttoci ch' inappagato in noi.
Ora ogni viottolo di monte che conduceva alle forze riscattatrici sulla montagna era per Luca un avvio a collaborare a quel senso armonico riscoperto nella vita. Ma, non voleva finire in una meschina imboscata senza aver intensamente contribuito prima alla causa, e seguiva guardingo l'uomo anziano che lo conduceva e che si dichiarava tecnico di torbiere. Per quanto poteva giudicare Luca non gli mancavano nozioni minerali. Appena si offriva ai loro occhi uno spacco del terreno ne interpretava subito gli strati che testimoniavano ardori passati, stanchezze presenti del suolo. Era una figura cordiale, trasognata, che ogni tanto, all'occasione, con gli occhi chiari, teneri, come scusandosi d'un pianto che li avesse arrossati senza lacrime, con voce un po' tremula diceva:
- Due figli d a queste forze rinascenti, che cosa posso dippi? - e apriva due mani gonfie dal freddo.
Ad un valico, una specie di tratturo slabbrato di terriccio giallo s'apriva con l'andatura oziosa del letto d'un ruscello.
"Ma se tu sei sincero, quanto ti sar grato per quel che stai facendo, uomo mio" pensava Luca guardando il compagno alle spalle. Eppure, istintivamente, appena si staccava da lui gli pareva, a un segno convenuto, facesse scattar fuori da qualche nascondiglio ladroni appostati contro di lui. Poi si sentiva vile. Guardava intorno: aria lavata e casta, richiamo d'ali al volo, alberi scavati nella luce, entranti nell'azzurro, e i colori tradursi in allegrezza, le cose avviate nel passo del tempo. "Quelle canaglie han sciupato tutto, fin quiss fra me e questo brav'uomo sono riusciti a creare la diffidenza". E allora si lasciava andare a confidenze, e l'altro, ancor pi apertamente di rimando:
- Ci hanno procurato attorno l'epoca peggiore della storia - diceva con voce caricatamente deliziata.
- Ma, e non sar destino che col procedere della vita, altre volte ancora, altri uomini diranno cos, e nel progresso della civilt sia insito l'opposto? - era il solito senso ritornante in Luca, la vertigine che lo pigliava anche a fior degli scivoli di ghiaccio, la stessa che incurva orizzonti e sfere, e tutto fa apparire come un campo eternamente rotante dove ognuno ha l'orrore di ripetere altri in s.
Aveva gli occhi celesti il suo uomo, il sorriso puerile. "Fossimo tutti come te e me!" sembrava esprimere.
- E come rimediare? - diceva egli allora con quella sua casacca sportiva che per contrasto alla sua et gli assumeva indosso un tono fanciullesco - non vi sono poteri occulti che ci guidano? o credere che tutto proceda verso una gravit muta come il masso che precipita?
Si ferm. Il suolo ebbe un sussulto; un urto si ripercosse loro nei visceri. Lontani rintronamenti, singulti tellurici.
- Temporale alla bassa, bombardano - disse Luca.
- Eh, s! - mormor l'altro con uno scoramento cos composto quasi tutto fosse dipeso da un suo gioco riuscito male.
- Sono i disegni degli uomini dinamici attuati fino alla fine, che diamine! E anche questo  un bel supplizio. S'era cominciato scherzando, ricorda? con l'oscuramento, le veline blu; a un'ausiliaria fanatica dissi: oscurati il naso! A scuola si facevan le prove d'allarme; le insegnanti eran tutte comprese nella parte di nipotine del dio della guerra a inquadrare, iniziare le scolaresche. Intanto sulle riviste il pi bel pezzo di cannone antiaereo era riprodotto da un modellino di legno. Risultato? nei rifugi, l, rimangono ora strizzate le vittime come biscotti, come quei casellari di lamine che si trovano nei ghiacci sulla montagna.
- Fogliettature delle rocce - aggiunse l'altro proseguendo leggero il cammino a testa china - in citt avevo uno studio che faceva ridere i miei figlioli, ma per me era un po' un santuario di diplomi, disegni, cimeli personali.  una mania assurda quella del collezionista di memorie, eppure io, finch vivevo, l dentro, buttando l'occhio su quelle anticaglie, rivivevo ci che volevo. Una bomba, e non se n' parlato pi. Fra me e i miei ricordi, un oceano.
- Abbiamo un bel sofisticare noi - continu Luca - che il fine della vita non  questo mondo che si sbricier; per, finora, queste valigie di bellezza che si tramandarono fra loro le generazioni nelle citt, erano pur sempre confortevoli. A quante dobbiamo rinunciare ora, e far rinunciare i futuri. Ambientandoci in un luogo creiamo come delle vegetazioni affettive. Nelle citt caratteristiche, le frequentazioni del genio avevano sovrapposto fiore, strati di bellezza, concentrazioni ambientali che la nostra mente ammirata intende subito, e vi distingue il riflesso delle varie epoche. Una preghiera eterna che raggiunge il cuore di tutti ha lasciato il passato in quei marmi, in quelle tele. Si entrava nella sala di certe piazze ad ascoltare quello che si ascolta nell'alta montagna.
- Negli orizzonti minerali.
- S, li ci si confida, si sente che non vi  inganno; la devozione al bello  la fiducia in un sogno armonioso,  il segno che sappiamo concepire delle perfezioni, cui abbiamo aspirato fin dal primo uomo. Altrimenti, perch tante voci, tanto amore di creatori? e pensi, cosa ci vorr a scalzare da casa nostra la tigna lurca!
- Si riparano nelle pievi, nelle abbazie, doveva far cos anche il mio Renato da militare.
- Dietro ogni sasso, ritirandosi con la tecnica del topo e della cimice. Potranno esser forse rase tutte le nostre citt. Povere citt morte!
Stettero in silenzio.
- E c' gente che li sorregge - disse l'altro, chiusa la bocca, vibrando le nari - guardi, laggi che traffico.
S'apriva davanti a loro uno di quei bacini vasti degli alti torrenti che approfittando d'una improvvisa apertura dei monti s'allargano in un ampio letto ghiaioso ch' poi uno spreco per il loro corso che vi luccica in mezzo sottile, sottile. Per strade smatassate dai villaggi era un andirivieni di truppe motorizzate. Salivano dalla piana impura gli sgherri, e molti erano compaesani di Luca, i discendenti dagli aguzzini degli antichi cospiratori, suoi avi; venivano dalla citt che aveva offerto il massimo contributo di tutta la nazione per le armi contro i patrioti.
I due continuavano a camminare per viottoli di cresta, cercando di abbassarsi il meno possibile nella valle, dove i ghirigori delle strade formicolavano di autocarri; alla zona di silenzio fra i due belligeranti quel traffico era cessato. Difatti, a un certo passaggio incontrarono una masnada di fuggiaschi estenuati, le barbe spinose, le labbra bianche, foruncolosi per il vitto appassito dello scatolame. Da giorni quei ragazzi attraversavano le montagne con i piedi doloranti nelle scarpacce dalle suole di foglie legate, un pugno di riso a testa e nulla pi.
Quando i due viaggiatori chiesero loro notizie, uno si mise a rostare le mani enormi per l'aria, stralunato, i capelli neri incollati madidi sul testone sfatto, dicendo, affannoso, quasi inarticolato:
- Resistenza accanita, denti stretti, forze soverchianti, costretti a sganciarci, il comandante soccombeva da par suo - ripeteva tuttoci macchinalmente, e gli occhi tondi, a ogni frase, gli scappavano in su, accorati, febbrosi.
- Ma raccontaci, figliuolo, tutto, con calma; e l'architetto? - gli disse paternamente il compagno di Luca.
- Cos  stata, che lui  andato gi a parlamentare coi lurchi che volevano che si arrendesse; e quelli cos han capito dove eravamo, e ci hanno accerchiati in forze, in Val Grande. Lui salta fuori dalla casa, ha preso la scarpata dove c'era un passaggio stretto, un posto da salvarsi uno per volta. Io con degli altri passiamo fra i colpi, ma lui invece si ferma a sparare dietro una pianta, e i suoi ufficiali restano con lui. Un colpo gli apre la gola e gli altri muoiono dattorno; si sentiva cadere i corpi gi a uno a uno in un buco e rantolare. Noi volevamo arrivarci, ma, ah, si arrivava da loro ridotti come loro.
- Un autentico eroe - disse commosso e ammirato il compagno di viaggio di Luca.
- Ah, s, che uomo! - prosegue l'altro sempre eccitato; a parlarne gli sembrava che lui fosse ancora vivo - tempo fa, ferita la moglie, una bambina di fegato che era su con noi, aveva deciso di lasciarla a casa per via dei figli, ma lei non voleva staccarsi da lui. Era troppo buono. Ci scherzava sempre in principio. Poi, tutti gli rubavano addosso, lo tradivano. Che pelli anche fra noi, io non so come non vanno con quegli altri di l! In ultimo aveva capito che doveva dubitare di tutti, e pi si accorgeva che aveva dei cattivi dattorno, e pi lui sembrava cercare la morte per far vedere, ci diceva, come si deve esser buoni a dare la vita.
- Tuttoci  leggendario, non si riesce a inquadrarlo in questa epoca - disse Luca al compagno.
- Ma sono i recuperi dello spirito nelle epoche basse - disse l'altro con il viso fatto pi grave nelle linee - era un idealista quello, scomparso per un superamento interiore che  l'impulso pi generoso del nostro animo; tanti altri operano invece per un riassetto della societ limitato solo a un benessere materiale, gi compreso nei motivi dell'altro.
- Questi sono i valorosi a raggio terrestre - diceva Luca, lentamente - mentre l'eroe puro lancia il suo impeto nello spazio che ha una dimensione dippi.
- Eppoi anche la questione sociale - e sporse il mento in un sorrisetto il compagno, come assaporando ci che diceva - se chi ha, desse pi per chi non ha, s'appianerebbero tante cose. E dire che con quello che si sciupa oggi si starebbe bene tutti chiss fin quando.
- Ma, i beneficati, non si darebbero troppo buon tempo poi? non  gi tanto quello che si pigliano i pi forniti?
- Ad ogni modo i crapuloni che han voluto la guerra non dovrebbero pretendere quel sovrappi che rende cos tesi i rapporti con le masse. Poi si pensa che c' di peggio, gli sciacalli di adesso, in ogni parte. Ah, se non si facessero ogni tanto queste immersioni rigeneranti in questi valori puri, cosa ci resterebbe?
Intanto alla spicciolata il gruppo macilento li seguiva in silenzio. A un punto si diressero scendendo sulla strada bassa, imboccarono una valle incassata sotto roccie incombenti; si fecero aprire uno sbarramento ad una cantoniera sprofondata nell'ombra gelida, dove s'aggiravano giovanotti spontaneamente fieri, i pistoloni a tamburo alla fascia della cintola, i fazzolettacci fiammeggianti, qualche ragazza eccitata fra loro nel baraccone fumoso. L sostarono i reduci.
L'accompagnatore di Luca, calmo, gli indicava nella valle stretta buie imboccature di gallerie minerarie abbandonate; rievocava locali avventure millenarie d'un certo soffione di roccia incandescente che sarebbe poi stata compressa da altre e se ne vedeva l'orlo debordare come da un pane ripieno; e quella roccia si sarebbe poi vetrificata imparentandosi con elementi avuti in simpatia.
Salirono al comando per una rampa acciottolata a zig zag.
C'era Fungo, il nano funambolo, trucchista, lo sguardo a sprazzi, riso di fauno; all'armistizio fa ammutinare la caserma contro gli ufficiali venduti al regime che stavano accettando la resa dei lurchi, alla fine si salva sotto le spoglie di seminarista. Quel giorno i capelli li aveva di stoppa, e stava seduto col fratello, biondo, tarchiato, gioviale, sopra un muretto, nettando affettuosamente un'arma tersa, brunita d'azzurro. Eh, gi, aveva ancora i riflessi del cielo da cui era scesa con gli aviolanci stranieri.
- Dove sono i miei Renato e Bruno? - chiese loro il compagno di Luca.
- In missione, ingegnere - rispose tranquillo il fratello di Fungo. - Poi, all'orecchio, piano: - Prelevamento posto di blocco con distribuzione ammasso alla popolazione.
C'era Antelmo dalle fedine grigie, burattinaio un po' strampalato, professore d'eloquenza; poi il Bravo con la zazzera bionda, la coccarda puntata nell'ala del gran feltro nero, l'armonica alle labbra. C'era Yoe, ex prigioniero, la faccia rasa, una peluria di capelli biondi, scappato da un campo di concentramento. Luca gli dice subito nel suo idioma:
- Benvenuto, avversario sospirato! gli stranieri li ho sempre colmati di cortesie. Era una vanit lo confesso, dimostrare che non tutti qui trattavano come il capoccia, genio della stirpe, che svillaneggiava i vostri diplomatici. S' pregato nei nostri templi per le vostre vittime quando lui si chiamava onorato di sterminare le vostre citt inermi dall'alto, ed eravate soli in tutto il mondo allora!
- Crazie, crazie.
- Ma, mi spiace, per quanto facciate, ci porterete anche da mangiare, ma qui non andrete a genio.
- Perch?
- Avete visto purtroppo cosa va qu, tutto l'opposto che da voi; effettacci da fiera, stropicciarsene della giustizia e bastone in mano.
Era uscito allora dal comando un ometto in babbuccie, le mani nei pantaloni, il maglione con il collo alto, viso scabro color vino biondo, zigomi di camoscio, rado di capelli, occhio nervoso, insospettito dei nuovi arrivati, Luca e l'ingegnere che lo avvicin subito. Entrarono assieme in un salottino montno, lasciandosi di fuori il vocio. E Luca gli strinse la mano sbattendo i talloni. Ma perch poi gli tremava la gola a dirgli che si sentiva tanto onorato d'esser davanti a lui? Quella sua faccia ossuta, irrevocabile, seguitava a far pensare Luca alle pietre levigate, erose. Risentiva quel viso del clima acre delle persecuzioni da cui egli se l'era cavata sempre da s o con gli stratagemmi dei fidi. Luca not subito nella sua riservatezza l'impreciso senso di cortesia con cui l'ascoltava. Stavano da un po' fissando i termini della eventuale collaborazione di Luca, quando un boato li fa irrigidire.
- All'armi!
Di scatto escono. Tutti fuggono in un parapiglia.
- Nei boschi! - urlano alcuni sparpagliandosi all'intorno.
- Cane, cane - si sente imprecare - 'l col, 'l col, ci mira!
Un aereo schiocca il suo frastuono fra le pareti della conca pietosa, traccia un fendente nel cielo. I reduci sbaragliati dalla Val Grande van lenti, qualcuno  ferito. Tutti si mimetizzano fra gli arbusti. Sulle case del comando allineate come un convoglio l'aereo striscia il petto mitragliandole, poi s'impenna superbamente radendo il monte come in un'unica piallata fino alla cima dove gli zampillano contro le raffiche traccianti d'una mitragliera piazzata lass.
- Colpito - gridano alcuni, invasati, con negli occhi l'ultimo sole delle roccie pi alte ancora illuminate.
Colpito, s. L'aereo  scomparso. Non torna. Mai fu simile disparit d'armi e un corrispettivo inverso d'onore.
Giorni inquietanti quelli. Falsi patrioti battevano la montagna razziando, screditando i veri. Da poco erano stati fucilati due attentatori alla vita di Baldinelli. Il prefetto della citt aveva iniettato nelle file dei patrioti un gran numero di spie. Luca fu lasciato in disparte per un po' dai comandanti quando rientrarono. L'ingegnere si sentiva che parlava di lui sottovoce a Baldinelli. Forse serpeggiava fra loro qualche dubbio sul suo conto, tanto pi che, finch Luca non si fosse rimesso in salute, e ammettendo che l'avesse potuto, avrebbe dovuto compiere se mai un servizio di collegamento, per il quale si doveva riporre in lui una fiducia ancor maggiore che per chi si fosse arruolato normalmente.
Luca, senza esserne richiesto direttamente, cerc di dare loro delle referenze, prove della sua antica fede, dei suoi contatti col generale designato ora capo di tutte le schiere dei patrioti. Nella rassegna nomin Francesco, e subito il comandante militare, Eraldo, dal volto onesto, disse che quello era la loro spola e che presto sarebbe stato l.
Quei nuovi amici stavano quasi per scusarsi di chiedere tante cose sul conto di Luca, ma quell'epoca di tradimenti continui li costringeva a una circospezione estrema. Anche di l, capitato da poco, c'era, un tale cui non sapevano se credere o no, solo, senza referenze, mutilato d'un occhio, diceva d'essere aviatore.
- Il naso rimesso? - interruppe subito Luca pensando a Costanzo il pilota del volo dalla capitale.
- S.
- Costanzo.
- Conosce?
- Chiedetegli da chi l'ha accompagnato Luca.
Costanzo, era lui - del comandante non sapeva nulla - avvilito del suo stato, ma ardente sempre. Lui che ogni sera doveva cavarsi l'occhio di vetro per metterlo nel bicchiere, il complottatore eternamente sorvegliato dagli agenti. E si incontrarono proprio l, abbracciandosi davanti a Bandinelli che, un attimo, sospett persino fosse quella una commedia; ma quando Luca si mise a magnificare le virt cospirative dell'amico, e l'altro, di rimando, col sorriso infantile impostogli dalla cosmesi facciale, espose tutto il dramma interiore di Luca che era giunto in giorni foschi a credere persino eterno il trionfo della canaglia legalizzata e a ritenersi solo ed inerme in tutto il mondo ad avversarla; Baldinelli tronc bruscamente quelle chiacchiere, e dispose che Luca, qualora si rimettesse in salute, avrebbe comandato un reparto; intanto, munito all'istante di false carte di riconoscimento avrebbe dovuto risiedere nel villaggio dove gi alloggiava compiendo il gioco rischioso del collegatore.
Pertanto gli segnala ditte, banche da sfruttare, gli indica la lega dell'acciaio che dovr procurare qualora si dovesse scendere con le truppe in Vallesia dove una fonderia avrebbe costruito armi. Con l'ingegnere, Luca scender ora al capoluogo da poco occupato dal nemico, dove un intero gruppo di sostenitori si trova nelle mani dell'avversario, e sono gli unici a conoscere un forte deposito di armi e munizioni che bisognava assolutamente non cadesse in mano ai lurchi n agli sgherri loro servi. Riuscire quindi a comunicare prestissimo con quei disgraziati su cui ora pendeva la minaccia estrema.
- E non riesco a fare degli ostaggi per scambiarli. C' il podest in mezzo, primo nostro organizzatore che ha fatto tanto per tenerci su fin dall'inizio. Ho una gran paura - disse asciutto Baldinelli.
- Avevamo richiesto ostaggi ai reparti della Val Grande, e proprio ora va a finire l'architetto, quel grand'uomo! - disse Eraldo con poca voce, gli occhi dolci. Si andava male, male! - Se poi ci mandan contro tutto quello che ci han promesso!
Tacquero tutti. Dalla finestra sulla scarpata entrava il frastuono del torrente, il cielo lesinava la luce. L'armonica del Bravo intonava soffice la Stella Alpina.
- Bionda, sei come l'onda!
- Bandito fuorilegge!
- Presente.
Arrivati al capoluogo i due si separarono; l'ingegnere andava in cerca di Don Lino, un sacerdote fervido patriota che poteva aiutarli nella loro missione, mentre Luca, ricordandosi ch'era di quel paese un certo Franzi, suo ufficiale, provato benpensante, cerc di rintracciarlo. Una vecchina tremula, avorea, sulla porta a momenti neppure lo lascia entrare. L'amico era intanato in solaio. In quella casa i rimasti erano terrificati perch lurchi e sgherri avevan prelevato il padre e il fratello dell'ex ufficiale di Luca. E la loro sorte non la si sapeva.
Linda, moglie del giovane Franzi arrestato, andava fra poco al municipio dov'eran rinchiusi i suoi due cari col podest e assieme a chiunque era stato trovato due giorni prima a transitare per le strade.
La donna bionda, dal viso precocemente asciugato, aveva un modo convulso di guardarsi in giro atterrita, gli occhi rigidi.
- Dicono che li torturano - aveva detto, e quelle parole si ripercossero in Luca con una punta vibrante nei sensi come inabissandosi, in altri casi piacevole, ora dolorosa e umiliante.
L'ingegnere era riuscito intanto a rintracciare Don Lino, divenuto pericolosissimo in quei giorni da avvicinare per i suoi noti legami con i patrioti. Questi avrebbe operato dalla sua parte per raggiungere il fine di Baldinelli, per Luca e l'ingegnere avrebbero dovuto tentare nel frattempo altre vie.
Ora un certificato medico ottenuto da Luca per una cura da intraprendere, migliorava la loro situazione per agire.
Tutti tre, con la Linda, presero per una via silenziosa fra i giardini. Ella indic una villa senza guardarla.
- L, la mamma del podest; non sa ancora niente; n la moglie e la bambina. Povere noi! - sospir. L'ora bieca si comprimeva su tutto, sembrava dovesse stritolare fino all'ultimo granello le cose, gli ornamenti allibiti di quella casa, le fronde polverose sulla via.
Attraversarono la piazza dalle botteghe devastate, bruciacchiate, andarono al municipio, facendosi passare alla porta tutti tre per parenti di prigionieri. L dentro si trovarono in un corridoio dove una ragazza stava abbracciata ad un'altra fra volti piangenti, voci soffocate. Si sentiva alludere spesso alla "camera".
- Dicono sia quella con le finestre chiuse.
- Ha le porte foderate cos nessuno sente.
La Linda illanguidava, S'era ripercossa l dentro, fra quelle pareti, l'onda delle ore sanguinose, intercettata subito dai pi inclini agli orrori perpetrabili su vivi ed estinti, scesa dal paese dei lurchi abili elaboratori di salme, rilanciata qu dal necroforo di paesi vinti, vendicatosi, fra l'altro, in quei giorni, sul padre dei suoi nipoti.
I tre s'intrufolarono tra la folla dietro un milite e riuscirono per un'apertura sbarrata col filo spinato a vedere in faccia i due Franzi; barba lunga, cera da insonnia, colletti slacciati, bocche aride. Il padre era un omone anziano, certo sano di spirito; il figlio, un po' scimmiesco, marito della Linda, fiss questa con gli occhi scuri, supplichevoli dietro le grosse lenti. Ella non seppe dirgli nulla, introdusse cautamente la mano nell'intrico del reticolato arrivandogli al volto con una carezza, reggendosi malamente, e allora l'ingegnere con la sua voce mite:
- Signora, non abusi di s, venga, ci pensa Luca a consegnare queste robe - e le premeva con la mano la schiena sulla ruvida lana viola stinta del giubbetto. Ella si lasci condurre passivamente, il viso inalterabile nel suo chiuso dolore.
Luca intanto riusc ad affidare ai due prigionieri la sua missione raccomandando loro di trasmetterla ai prossimi del podest.
- Poveretto, ha resistito senza urla tutta notte! - disse il figlio con la voce afona dallo sfinimento - lo rimbalzavano coi pugni di ferro da una parte all'altra della "camera". Ci sono specialisti venuti da via. - Luca fremette sentendo poi che il tecnico pi sopraffino di costoro era della sua citt e, dal tipo descrittogli, probabilmente Cesarino, il suo congiunto, capo dei randellatori di Geppe - ci ha riferito tutto un milite venuto fuori dalla "camera" perch non resisteva neanche lui davanti a quello che combinavano l dentro - disse il figlio Franzi con l'occhio inebetito - qui ci fucilano tutti.
- Ma no, ma no, sento che non  vero, non pu essere - scatt a dire Luca.
- Voi, via! - gli salta addosso un milite, col feroce cipiglio d'obbligo, il pugno alzato, ed egli mogio mogio se ne va da quella bolgia di sospiri, cogliendo proprio allora al volo in un corridoio il saluto gelido di un piccolo sacerdote dall'occhio immobile e pungente, Don Lino?, e un cappellano scuro delle bande nere, dalla prosopopea sbarazzina. Poi lo sguardo gli corre su un uomo in divisa, biondo, voltato di l. Erano le spalle di Cesarino.
- Insomma, si riesce o no a sapere che faccia aveva questo povero podest? Lo conosci o no? - diceva Andrea spazientito, mentre Sigaro si schermiva chiudendosi nelle spalle larghe, le mani infilate nel cinturone lurco.
- S, s, lo conoscevo, era una brava persona, ma come si fa adesso a dire uno proprio com' - e il giovane faceva il faccione imbarazzato.
- Mi sono accorto che non vali niente, ecco - gli dice l'altro.
Andrea, nella baita dove aveva trattenuto Luca quella notte nevosa, stava abbozzando, sul rovescio d'una carta topografica, al lume d'uno stoppino nel grasso liquido, le faccie, gli atteggiamenti di un progettabile monumento ai martiri della Vallesia, e si informava da Sigaro delle caratteristiche dei giustiziati nel giorno stesso in cui Luca vi aveva compiuto la sua prima missione.
Il gruppo celebrativo rischiava davvero di riuscire una turba di figure sconcertanti.
- Vedi? - spiegava poi Andrea a Luca - li voglio predisporre in modo che la sera risaltino irritati dalla luce lunare, cos che quando uno passi per la piazza, li veda sollevarsi, profittare di quella luce morta per una nuova vitalit d'ombre, e non li dimentichi facilmente. Questo, che chiamavano il Gruccia, l'hai visto quel giorno ch'eri nel municipio anche tu?
- Non ricordo bene - rispose Luca.
- Gli ho forzato gli angoli della bocca come portasse il morso, con un'aria insolente, intanto: "tante belle cose" deve dire "civilt, progresso, ma nessuno viene a liberarmi adesso qui sul patibolo; questo vuoto d'attorno a me, signori miei, campioni della dignit umana,  uno scandalo, una vergogna per tutti quanti vivono".
- S, s, Andrea, capisco - diceva Luca -  il senso di vuoto che, in misura minore, ha provato un mio caro vecchio benefattore bastonato in piazza, e nessuno lo difese perch nella mia citt eran tutti solidali con i lurchi che han trucidato poco tempo fa un sacerdote come un cucciolo silenzioso, e nessuno vi si oppose. Il ventre degli ambiziosi, la paura gretta che qualche mutamento debba sacrificarlo cosa non fa mai. E invece, di sovrappi alla miseria, avremo l'onta - fece Luca tranquillamente triste.
- Se non si cambia rotta i papaveri restano, mentre i piccoli pagano - disse Andrea.
- Temo che si potr migliorare, mai appianare questo divario, ogni esperimento mi pare non si risolva che in una rotazione di valori.
Andrea sferzava la carta con il lapis e chiese:
- Ti piace questo braccio?  carne, no? non  solo contorno. E tu nella tua musica, come fai i buchi e i pieni che noi facciamo in scultura?
- Turgori, trasparenze armoniche. Un pensiero musicale pu sortire paffuto, un altro anemico, volatilizzato.
- 'sta musica che scappa non  che acquolina in bocca, mica  come le nostre statue che restano.
-  un album di emozioni; noi tutti registriamo onde, urti, che si possono rielaborare nel discorso d'una linea sonora continua. Quando c' un vischio fra le note  musica vera, se no  un decotto. Il colore generico di ci che esprimi  dato dalla pasta offerta dal tuo animo a quella registrazione. Quando le reazioni erano vergini, c'era pi da dire; ora il musico se osservi,  piuttosto scabro e tetro. C' stata una tale riduzione di entusiasmo dopo troppe belle orgie dei sentimenti, che tutta la celebrazione della vita d'oggi  freddina, marmorea, un festival in un anfiteatro anatomico, la musica si vale soprattutto degli effetti di un'orchestra-officina, le arti decorative trovano affinit con esperienze di laboratorio clinico.
- Vuol dire molto - riprese Andrea - sull'umore generale non ammettere pi come una volta una specie di collegio inappellabile sulla coscienza universale.
- Difatti, se in questo gelo passa una vecchia canzone ci sembra una debolezza imperdonabile cedere a quell'onda. Limati, sgrassati perbene, come potremo scoprire una nuova forma per far rivivere il sentimento? - disse Luca.
- Ch' la nostra eternit, e questo patriottismo spontaneo di noi tutti, oggi, ne fa fede - fece Andrea.
- Eppure l'uomo nuovo a furia di analizzare non si trova pi niente in mano, come a fissare troppo una pupilla non ci vedi che un foro - aggiunse Luca.
- Beh, queste mie figure devono farsi sentire invece nella loro pi semplice realt. Il povero podest vorrei incavarlo, dargli una asimmetria per rendere quella contorsione d'una faccia forzata l'attimo dopo le smorfie - e traccia in uno schizzo cespuglioso una faccia quadra, calma, l'ombreggia conferendogli quella puerilit ch' sempre un po' nel biondo bonario, comune, com'era stato lui in persona, gli occhi ingentiliti da una certa perspicacia; poi aggred lo schizzo con la penna alterandolo, incupendolo.
Ma quello che non gli riusciva era il tipo del seviziatore.
Luca quel giorno a Vallesia, visto di sfuggita Cesarino, sentendosi fermentare il sangue tanto gliene ripugnava la presenza, svolt in fretta per non esser notato da lui. Anche volendo sfruttare l'occasione per giovare ai patrioti facendo il doppio gioco, l'altro non l'avrebbe bevuta dopo il calore con cui aveva difeso Geppe davanti a lui nella citt spiona. Quel giorno in Vallesia i Franzi l'avevano scampata; un milite li aveva prosciolti assieme a tutti quelli che abitavano al di l del torrente, trattenendo quelli al di qu per fucilarli. Di questi, dopo, era stata fatta una cernita e furon decimati molti, difesi fin sul patibolo dal podest confesso, solo per un bicchier d'acqua o un saluto a un patriota, imputazioni contemplate nel proclama di Cesarino.
Andrea aveva tracciato per il tipo del seviziatore il solito gerarca ganascione. Luca lo corresse, gli figur Cesarino, faccia regolare, d'un giallo di reliquia, biondino, fronte stretta, facile a corrugarsi, la bocca sottile e gli occhi verdi, spesso in scarpe e guanti scamosciati.
- Bisognerebbe fare una media fra parecchi di quella genia - disse Andrea insoddisfatto. Poi, voltandosi improvvisamente sullo sgabello - tu, chiama Gallo - ordin a Sigaro che sonnecchiava con la testa chiusa nel passamontagna.
Notte di sospetti, quella. Non era prudente per Luca scendere; si parlava di lurchi e lupacci neri nella zona. Poteva esservi un attacco da un momento all'altro.
Nevicava.
La neve reca sulla terra il silenzio della nube.
Gallo aveva l'occhio ardente e spietato, pallido di veglie, il mento oscurato da un fumo di barba anche se appena rasa, il collo corto; a volte, la testa cascante come una biglia sul petto robusto, si addormentava fulmineamente.
Il tipo del seviziatore che s'era esercitato su lui, riscattato ora con un ostaggio lurco, confermava quello proposto da Luca.
- Sai, hanno quell'aria della mansione ben rimunerata; attorno, i soliti sicari, colonne del regime, con parecchi adolescenti gi. C'era l vicino un lurco col monocolo che rideva - disse.
- Il dandismo dell'efferatezza - lo interruppe Luca.
- Ma che sugo ci trova tutta questa brava gente? e come si comportano? - chiese Andrea con la sua faccia ampia, simmetrica, sotto i riccioli pieni, bipartiti. Fra lui e Luca era corsa subito una vera intesa dal primo incontro.
- Imperturbabili, non passa un brivido in loro - rispose Gallo - prima che servissero me, li vedevo contrarsi nel collo, indurirsi mentre ce l'avevano con un altro.
- Lo spasimo degli altri deve divenire in loro una specie di spremitura voluttuosa - disse Luca fissando Gallo.
- Un biondino, mi ha detto: sai che devi crepare e non chiedi neanche una femmina, che uomo sei? e in fondo, come vuoi celebrare un luogo, un momento, meglio che facendovi l'amore!? se no, meditarci su, cosa?
Tuttoci si riallacciava alla affinit della crudelt coll'erotismo. In epoche di sangue giustiziatori fra teste che saltavano confessarono di esserne deliziati, riceverne solide gioie; donne si fecero arrendevoli eccitate dallo spettacolo delle esecuzioni capitali. Torbida curiosit per la salma umana.
Aggressione, terrore, fanatismo erano gli amabili termini cari ai moderni pastori di popoli, e il cannibalismo dei gregari era la propaggine naturale dei due esponenti propulsori. Ora si rivelava inequivocabilmente l'essenza strangolatrice, collegata forse a miserabili stimoli seminali, di tutto il loro movimento sociale, dei loro gesti, sfoghi, sproloqui. Alla loro scuola stavano riprendendo piede vecchie degeneri manie allaccianti il senso carnale all'orribile, al difforme, l'amabile all'odioso, di gustare l'attrazione dell'esangue, del decomposto.
- Ma che buona cucina - disse Andrea - e costoro li avevamo in casa nostra.
- Magari cugini - disse Luca tristemente: pure il figlio di Cesarino, lattonzolo si diceva non scherzasse - gran fautori della sterilizzazione degli altri popoli.
- Proprio loro! e frequentavano le nostre mostre - riprese l'altro.
- Applaudivano con noi il duetto dell'Armida, il finale del Gallavrese - continu Luca - e chiss con che rancore, perch l'epoca non era scellerata come l'intendevano loro, com' adesso alla buon'ora! Con la scusa delle cos dette future aurore, il mondo porta ogni tanto a suppurazione le tirannie e poi tocca fare il repulisti a qualche fortunata generazione come la nostra, a formare il sottosuolo, temo, per le future contaminazioni.
- E intanto si gira - disse torvo Gallo - va' che la vita  una bella trovata, e i poeti la cantano!
- Certo, bisogna reagire - obiett calmo Andrea.
- Io posso benissimo non averne alcuna smania - disse l'altro indifferente - non  certo stata mia l'intenzione di venire qui a concimar la terra.
Rimasero perplessi. Ma, non aveva egli stesso scelto la via di quella lotta per la libert certo credendo in una bont della vita?
- Masnada sanguinaria fin dal primo nato, tutti, a fare o rispondere alle guerre, sempre la stessa mania omicida - proruppe egli poi.
- Ma, e il correttivo spirituale? - osserv Andrea.
- Bei risultati, son contento.
- E senza quello allora? la distruzione.
- Forse era preferibile. No, no, guarda, un bel bagno definitivo e poi, pugno di ferro contro qualsiasi guerrafondaio, i magnati, specialmente, che ci speculan sopra.
- Ma il sangue ne chiama poi dell'altro, - interloqu Luca - c' un paese invece, patria di miei amici, una vegliarda e un navigatore, Marcazzan, che, senza tanti cataclismi si regge sereno e pietoso degli altri da far la figura d'una grande infermeria in mezzo a dei forsennati.
- S, s, tutto risulta da una forza che conta su te, su me, su tutti noi patrioti per bilanciare la brutalit - aggiunse Andrea parlando poi della vita come d'un tendone che alcuni devono tener teso dalla parte buona per resistere a quelli che lo tirano dalla opposta. Collaboratori e sabotatori. La continuit deve o non deve essere? I collaboratori se ne investono con tutto l'impegno e tradiscono la consegna tutte le volte che cedono, tralasciano di operare il bene. Sono essi unici coscienti favorevoli al proseguimento giustificato solo da una Rivelazione, poich altrimenti la vita diverrebbe un crimine, quale risultava dalla visuale di Gallo. Questi, pallido, insinuava che le pietose credenze sono una trovata tanto perch si tiri innanzi.
Un trucco il frutto di tante stelle, di tanto perseguita perpetuit dalla natura?
- Piccolo niente d'un grande caos ti senti nell'incubo fra i carnefici - disse Gallo agitandosi sullo sgabello come per una trafittura - e dici, grazie, fiori, amori, magre gratifiche.
- Incentivi della continuit - intervenne Luca cui pi volte accadeva riconoscere concretati nella personalit di altri suoi saltuari stati d'animo ma solo embrionali in lui.
- In quei momenti ti schiaccia il vuoto, ti domandi che significato ha mai la parola puro, mentre la teppa melliflua ti avvicina inguantata - e rievoc la feroce avidit di quei cuochi cannibaleschi per il corpo umano, gli stessi che, all'occorrenza, dopo i delitti, sanno a volte cancellarlo cos bene con gli acidi, disperderlo nel fango; e lo vogliono in un modo analogo a quello della donna, e, in tutti due i casi, per libidine di strapotere, per boria. Risorge forse in loro allora una volont primordiale di continuarsi rabbiosamente, e, nello stesso tempo, in un furore contro la vita, di distruggersi nel proprio simile, assaporandone le parti pi vulnerabili, le pi molli con gli strumenti. Gallo era livido; gli sfum improvvisamente la voce, si appoggi con gli occhi chiusi al muro.
- Cos'hai, cos'hai? - furon addosso a dirgli i due.
- Della grappa!
- Scemi noi a farlo parlare.
- Gallo, scusa - gli diceva Andrea asciugandogli i capelli neri, appiccicati alle tempie madide, ascoltandogli il respiro - sei qui con noi ora, su, vecchio - e lo scuoteva amorevolmente.
Cosa faceva l'uomo sorretto al potere dai misfatti durante il supplizio dell'amico? sceglieva i calzoni chiari per una passeggiata.
Gallo sbadigli, apr gli occhi.
- Distenditi sul pagliericcio, riposati - Andrea lo aiut a coricarsi sotto una coperta.
- Faccio sempre sonni corti da quando son stato in quelle mani - l'osso frontale gli spurgava ancora per le sevizie. S'addormentava su un tavolo, su un sasso, svegliandosi di colpo; nelle imboscate, dove occorreva vegliare a lungo in ascolto, era poco consigliabile.
- Prvati - lo esortano i due.
E tacquero.
Andrea riprese a disegnare. Fuori la tormenta dava ogni tanto in rabbuffi, in pulsazioni lunghe, seguite da un tintinnio di cristalli strappati ai rami e frantumantisi sui pendii del monte. Luca era arrivato al mattino alla baita dei Sacchi con materiale e comunicazioni da far pervenire a Baldinelli. Aveva scovato la baita nel fumo bianco della tormenta ed era entrato urlando perch giungendo all'improvviso non gli sparassero contro. C'erano in cucina col cuciniere in berretto che mescolava la zuppa densa, aranciata dal pomodoro, Rosa, prosperosa montanara, il grembiule rorido di bolle, e Fosca, recente arrivo, bruna, crudetta, che ripeteva, con un tic nelle mani, gli occhi dementi, e labbra a strappo socchiuse di chi ha il naso madido di lacrime. Non sanno come rimbalza il crimine dai morti! Sorella e figlia di patrioti trucidati, aveva la guancia ustionata ancor liquida dal tizzone revisore dei lurchi che al suo paese, per salvaguardarsi da testimoni superstiti, avevano passato sui volti dei trucidati fino ai lattanti e su lei fintasi estinta.
Luca era rimasto l tutto il giorno non volendo rientrare alla villa che di notte. Poi era giunto l'ordine di tenersi pronti a trasferirsi al campo di soccorso perch in seguito a un riuscito annientamento di automezzi nella stretta della gola il nemico era gi in zona coi rinforzi. Dovevan poi esser passati per le armi due prigionieri della squadraccia nera per rappresaglia al martirio di patrioti alla metropoli, unica tattica per premunirsi nell'avvenire. Ai due disgraziati non era stato comunicato ancora nulla; ma avevano subodorato la sorte.
Luca ascolta involontariamente le fitte del suo fianco diramarsi dall'inserzione dei muscoli alle vertebre lombari gi per il nervo sciatico fino al piede. Sempre cos dopo i servizi gravosi. Eppure assapora pi che mai quel dolore che lo assolve dal non fare dippi come vorrebbe per la causa. Andrea gli aveva chiesto prima come andava.
- Speriamo di no, ma se dovessimo scappare, come fai? la nostra salvezza il pi delle volte, sai,  la fuga; devi curarti, Luca.
Le poche iniezioni che aveva potuto fare finora da uno specialista di Vallesia lo avevano intorpidito di pi.
Gallo mandava un sibilo, assopito.
Avvenne a quell'ora tarda che Andrea non vedendo giungere alcuna novit decise di riposare. Sospese il disegno che non aveva mai tralasciato anche parlando; Sigaro badava ogni tanto al bidone rovesciato che serviva da stufa in quel vano ristretto e rudimentale. I due amici si coricarono stringendosi nel poco spazio libero sui sacconi accanto a Gallo, sopito, cos vicini a lui da sentirne il respiro, e assumerne quasi inavvertitamente a poco a poco l'abito mentale, rivivendo il disagio del suo pensiero esasperato. I ferri del carnefice erano stati scambiati idealmente da lui con le strettoie della vita, solo che, dagli strumenti di tortura l'aveva liberato l'ostaggio mandato da Baldinelli, ma dal buio fitto dell'anima, alcuno spiraglio. Aveva poi il tipo di chi si sveglia male accorgendosi di saper ideare mille altre realt, le invoca come una liberazione mentre  imbottigliato nell'unica, impermutabile condizione umana, coscritto involontario dell'epoca pi rivoltante fra quante mai.
Subendo quell'impulso di snaturarsi, evadere di qui che Luca ed Andrea indovinavano nell'amico, essi ebbero quasi l'impressione di un alleggerirsi delle membra, e di spostarsi, sciolti dall'io, che parve loro importuno, in un non essere individuale ma universale, con la possibilit poi di venire a patti se lasciarsi o no impigliare ancora nell'ingranaggio vitale, in quella data epoca, partecipando alla diuturna corsa nei sacchi dei desideri, subendo il logorio dei rimpianti nel tranello degli affetti; o cambiarsi addirittura in qualcos'altro, un sassetto, il fossile d'una lucertola turchese, un fiato di vento, fuori dalla sorte degli esseri, dal senso di subordinazione inculcato dalla sovrapotenza creata.
Mancava l'ultimo salto all'avventura del pensiero; immedesimarsi nella concezione d'un altro costume di realt all'infuori di tutte le galassie. Gli uomini? esseri dagli usi estranei, gente ignota, che a un palmo da loro stessi incontrano gi un "non so", e dentro, un enigma da recapitare chiss dove, senza saperne il contenuto come portalettere di se stessi. I due amici, mantenendo pari pari il corso delle idee con rari monosillabi, nell'inquieto dormiveglia, si sentirono a quel punto monarchi di s, ma nel vuoto, il troppo imperio li aveva menomati del pi prezioso, sgomentante valore, la coscienza personale.
Smaniavano. Gallo stesso gett la coperta. Viveva pure egli con gli amici le estreme conseguenze del suo pensiero?
- Si soffoca, Sigaro! - chiam - il bidone brucia!
Filtrava nel buio dal finestrino una sofficit diffusa, apprezzabile appena, una tenue cerulit. Nelle labbra e in una spolveratura che sbiancava lievemente la coperta sembrava di sentir sfioccare l'energia cosmica.
- Come stai Gallo? - chiese Andrea.
- Non ho nessuna voglia di fucilare quei due domattina - poi aggiunse- infastidito - con quella pazza poi l che ci vuol sparar dentro anche lei.
- Chi?
- Fosca.
Entra Sigaro a guardare il bidone, inciampa nei piedi di Luca e dice:
- Uno dei due vomita.
- Ma chi gli ha detto della condanna?! - scatt a dire Gallo, crudo.
- Nessuno, nessuno, lo capiscono loro - lo rassicur Sigaro, accosciandosi sulle gambe di Andrea per badare al bidone.
Gallo aveva cura dei suoi stessi torturatori; capiva istintivamente che nel mantello della creazione vi sono tanti elementi avversi da vincere, falle da rimediare. Pure affermava di operare il bene automaticamente, freddamente. Si capiva; senza senso dell'oltre, l'atto morale  un omino roseo inzuccherato che nessuno piglia sul serio, tanto pi che, collaborare a una vicenda di scellerati come quell'epoca, non era per nulla attraente. Luca ricord allora che una sfera di martiri, passioni brucianti occorsero per giustificare alla ragione il culto della vita, dell'amore che  come una ridondanza in noi alla ricerca dell'idolo da celebrare,  l'indice d'una tremenda manchevolezza che reclama una rispondenza.
- Quando faccio i buchi nelle mie statue penso che anche noi siamo degli intensi vuoti viventi, anime cave, spugne assetate - aggiunse Andrea. E Luca provava, a vivere, un risucchio d'infinito, come ogni punto  il nucleo della sete di tuttoci che l'attornia nello spazio fino agli antipodi.
- A ogni passo portiamo un senso di distruzioni perenni; siamo met cenere, met foglia viva, neonati centenari - diceva - il suolo punge, sprona a levarci dal peso degli ossami millenar verso il valore d'un raggio.
Caldi di vita, freddi domani come bisce, eliminati da una vicenda costata cara; dramma nato con l'uomo assieme all'aspirazione dell'oltre, e all'idea di una corte che saldi l'annosa partita fra sopraffattori e uomini miti. Fare il bene  smussare ogni asperit, manifestarsi forze vive, jonizzanti, collaboratori del sole.
- E tu, Gallo, sei il migliore di tutti noi - concluse Luca.
Usciti i tre nel piccolo vano dell'ingresso vennero tagliati da una ventata di neve che parve far fluire ai loro piedi un getto di stelle scoperchiatesi all'improvviso. Erano postulanti in cerca d'un fermo, inattenuabile splendore.  nel creato come la corrente conformatrice d'un fuso che li assimilava, li attirava ai pensieri essenziali, diveniva in essi ardore, spinta a un clima aeronautico che li sollevava, li faceva divenire, chiss, un'altra cosa.
- Chi va l?
Giungeva, staffetta, il fratello di Fungo. Gonfia, la crosta di neve, sfondata dal passo, sfiatava un alito compresso. Rec l'ordine di sloggiare verso il paese di Luca e sospendere le due esecuzioni.
- Eravate condannati, lo sapete? - disse il biondo alto di Praviano, chiamato Capra per via della barba.
- Resterete con noi adesso - diceva Sigaro ai due nella stamberga vicina, dove in un canto, accovacciata, inavvicinabile, era Fosca, pallida.
- Se sarete bravi farete il servizio con noi, vedrete come si sta bene - aggiunse affettuosamente il fratello di Fungo col viso rosso dalla fatica di arrivare in tempo a sospendere l'esecuzione.
Luca partendo vedeva in una luce incerta i due graziati abbracciarsi con i patrioti ripetendo:
- S, s - intontiti, terrorizzati ancora dalla paura di sognare tra il fumo, nella semioscurit.
Correva lungo il filo dei monti un baleno freddo, un fragile orlo cristallino.
Alba rigida, da bivacco assiderato dalla nuvola dura che sbarra il sole. Alte montagne, irraggiungibili; ogni ripercussione del piede scendendo  per Luca una fitta dolorosa. Ma il rimpianto dell'alpinit  soverchiato dal senso fraterno verso i commilitoni lasciati lass. In essi una spinta verso l'alto ha vinto ogni compressione dell'epoca accasciante, ha rivelato in loro esseri con funzioni d'angelo e ora l'alba ne imbiancava la vasta dimora fra i monti.
Tutti tendiamo a creare te, essere eletto, frutto d'amore.
Una volta Luca esce dalla casa, un po' tardi per l'appuntamento che ha; arriver in tempo ugualmente. Baldinelli gli ha rimandato pi volte quel convegno con le sue staffette sguinzagliate per i boschi. Esce, passa dalla casa di Dora, la tortuosa moglie di Marco, figlio di Bernardo, cos geloso che guardava male anche Luca; e sale per la valle, ha un mucchio di ricchezze in denaro sul ventre da consegnare, eppure, per non intaccarle, salta il pasto. Ha i piedi sanguinanti, calzato miseramente. Nel campo c'era grand'allegria per un convoglio d'armi requisito. Si incontra col commissario di guerra, un certo Taras, un biondo tozzo, svagato; e poich Luca non regge in piedi, lo fa accompagnare in macchina scortato da alcuni ragazzi con le armi puntate fuori dagli sportelli; passano vicino alla linea ferrata e proprio allora stava arrivando un convoglio lurco blindato che sputacchia fuoco. Scambio di sparatorie; il conducente della macchina per scansare una raffica sterza, nell'urto la mano di Luca si taglia spezzando il vetro, ma la corsa prosegue; quando finalmente son fuori dal tiro egli vien deposto all'imbocco d'una strada.
Luca ha i piedi brucianti, ma i lurchi sono alle calcagna, stanno disseminandosi per la zona. Delle donne a una casa gli indicano la scorciatoia del monte; chiede a un patriota la via, l'altro lo guarda sospettoso:
- Ma non eri poco fa all'osteria del Bottegone?
Si intendono allora e l'altro gli indica la via giusta che per un tratto  la stessa della sua.
- Ma se torniamo gi - era loquace il ragazzotto - ne pesco tre che mi intendo io! Sai; prima di decidermi a scappare, ero in una cantina e i tre fuori, scommetto la testa, a far segno con l'occhio ai lurchi di venirmi a prendere! Non c' da meravigliarsi,  un paese dove ci han buttato dalle finestre i fiori con le bombe dentro! Brutta gente quei tre. Invece noi ci riconosciamo subito, abbiamo la faccia diversa. Sai, il tipografo? e quella cuccuma con la pancia del capo fabbrica? li hai visti? nascono proprio cos, ogni paese li ha quei tipi; qua tutti i marca-duro son capoccia del regime. Ma, vedremo alla fine; e chi non la capisce, fargli portare poi per infamia il distintivo tutta la vita.
Ed era cos. L'ambizioso, senza scrupoli, dal viso tirato, arcigno, impersonava ormai con la sua biliosa spavalderia l'esemplare plasmato dal regime che ora avrebbe dovuto essere eliminato per un processo autoselettivo, fatale della societ. Se era vero.
Luca si lasci col commilitone all'incrocio d'un borgo dove attravers uno schieramento di mitraglia per un eventuale attacco dei lurchi avanzanti. Salut il comandante Iso, bruno, l'espressione un po' fantomatica del militare di carriera; raggiunse un bosco davanti a una salita mai percorsa; poi, proseguendo, a un punto s'accorse, orientandosi sulla baita dei Sacchi in alto, di aver sbagliato direzione, e devi in mezzo a castagni altissimi, usc improvvisamente in un breve ripiano davanti a una cappella bianca come un piccione su una spalliera verde.
Ascolt dentro quel candido focolaio il silenzio serbato come un tesoro.
Continua, ciampicando, con gli stinchi morsicati dagli scarponi. Sotto, tra i fiori dei castagni, arbusti con grandi boccole di fiori dai chiari tenui, in una limpidezza d'alcool. In fondo un gran casamento stemmato a cortili, le finestre ornate di copiosi riccioli colorati parevano livree, e azzurra la facciata, azzurrissima, d'un'azzurrit che aveva uno spessore luminoso. Pannelli frescati verde vetro, le imposte color tabacco da abbazia. Sbalorditivo tutto quell'azzurro intenso; ma, alza le mani, e se le trova inazzurrate e fredde come uscite da un bagno colorato. Anche un muro rustico vicino traspariva dagli orli e dalle pietre azzurrit. Si volta: una chierica limpida di cielo fra le nubi rifletteva per il cannocchiale del viale tutto quell'azzurro di luce sacrale.
S'avvicina, cauto.
Ora la luce si diffonde tiepida sulla facciata che mostra il vecchio intonaco misto rosa e oro vespertino, quasi residuo di chiarori lunari; non avrebbe sorpreso scorgervi chiazze verderame da viti tanto vi si fondeva il rustico al solenne.
Luca passa per un viottolo, esce di fronte. Vago richiamo domestico assurto a una grandiosit claustrale. La casa aveva un collare di bossi e stava ai piedi d'una gran pala erta di giardini attorno a neri lastroni precipiti dal monte; in un boschetto, una piramide aguzza; un grand'occhio puro di cielo forato entro uno sprone di roccie frondose a picco sulla valle.
Le nubi a quell'ora? distese in cortine venate di rigagnoli.
Davanti alla casa una scarpata alberata scendeva al lago che rispecchiava la costa pieghettata di spalloni selvaggi in una imagine tremata, una veduta mossa, con vecchie torri sulle cime. Era un paesaggio violaceo nel cielo affocato, vi stava com'entro un'arancia.
Sul monte della sponda opposta ancora battuta dal sole ardevano facciate di ville con i loro boschi d'un bruno combusto a quell'ora su vari ripiani come in una gradinata di tastiere d'organo.
Ma intanto, gi, mitragliavano.
A un fianco del terrapieno della villa Luca riconosce il luogo. Durante le passeggiate notturne della sua clausura lo conduceva fin l l'itinerario della "Via dell'Ombra dritta" ch'egli credeva lo spigolo d'un fortilizio.
Quella era Villabazia, dell'antica famiglia Daveri, di cui il capo era un antilurco nato, una delle rarissime personalit del lago segnate a dito perch sempre inflessibilmente rimaste all'opposizione.
Ma non era prudente percorrere con la mano fasciata succinto, in brachette da patriota la strada carrozzabile e Luca abbandon la vista di quella casa spettacolosa a terrazzi, giardini, cortili pensili, per imbucare un viottolo nascosto.
Alla ca' 'd Grispin l'attendeva un giovane biondo, ampiamente scafandrato negli indumenti tinteggiati da affaticare un po' gli occhi. Fernando, primogenito di Gian.
- Volevo collaudare la mia schiena, ma arrivo un po' malconcio - disse Luca giustificandosi di giungere a quel modo con il giovanotto.
- Mica per dire; ma nel suo stato, far di questi strapazzi - disse sentenziosamente il giovane aitante dall'afrore d'una lozione in voga, l'aria innegabilmente sportiva - e bisogna vedere com' ridotto; qua s' spinato - diagnostic la ferita della mano mal fasciata nel fazzoletto.
- Appunto.
- Ma stia quieto fra tanta pace, lei che pu; in fondo, anche tra questi cafoni ci si sta bene - disse con quella convinzione di s ch' dote metropolitana prettamente, e narr, togliendosi gli occhiali da sole grossi occhi di seppia, della vita che facevano loro invece in citt, parl dei problemi generali dell'ora come un aspirante alla carriera pubblica. Si mostr molto zelante e informato sull'attivit clandestina.
Ma non sarebbe stato tanto semplice arruolarsi sulla montagna?
- Ricordi che qui si pu arrivare ad aiutare i patrioti quando si vuole e senza compromettersi - gli disse Luca allora - sarebbe un bene anche per la salute della villa.
- Dirlo a pap? Quello  buono! Ho dovuto venire io a combinargli un certo giro. Prima di cavargli fuori qualcosa! Poi, la risposta l'ho gi: si fa tanto in questo senso realmente laggi, e per la roba della villa, non tema di nulla, tutto  al sicuro - si guard i guanti color segatura facendo scriocchiolare le scarpe, indi si mise a zirlare fra le labbra chiamando gli uccelli del giardino. Voleva piantar uccellande dappertutto. Guardarono la pieve, l'altro disse che suo padre voleva in famiglia vi andassero tuttora.
- Lo raccomanda con quell'aria che per un cinquanta per cento conviene star in regola con l'al di l, un cinquanta con l'al di qua, come negli affari tiene met titoli e met roba al sole, si sa mai! - e gli scivol in gola un risolino fino a espettorare.
Poi assunse un'aria avventurosa, contrariata; indumenti e gesti rivelavano il piano secondo il quale intendeva comparire, contemporaneo tipico, occhio di lince, sempre in procinto di annunciare assennatezze.
L'intraprendente fanciullone dopo breve soggiorno se ne and, ma a sera i suoi boschi erano incendiati.
- Bisogna spignarli - diceva accigliato Bernardo salendo verso il cerchio linguacciuto di fiamme che stava serrando sempre pi intorno alla cima del monte. - Mi sbagliar, mah! - fece con aria accorta. Che tiro aveva giocato il giovane egregio?
Quel villaggio si reggeva in perfetta giustizia da s.
Quando qualcuno sgarrava gli bruciavano il bosco. Grispin delle statue, avo di Massimina, era stato chiamato cos perch, molto versato in affari intricati, era in compenso larghissimo di offerte al tempio, fino a fornire un giorno i mezzi per alcune splendide statue della facciata. Ma, all'inaugurazione, al momento dello scoprimento, ognuna portava una scritta: "pagata taglieggiando Menico, Martino, Piero". I suoi boschi, a ogni gesta, subivano una abbondante tosatura a strino.
Luca, la sera dopo la visita, trov tutti i passaggi dei locali che abitava al resto della villa sprangati.
- Bernardo?
- Ordine cos.
- Per, intendiamoci, se vengono a imbottigliarmi lurchi e sbirri, sfondo e mi salvo.
- E io ci d ragione - disse Municipio. - Indispensabile.
Luca, poco dopo, sopra una sedia a sdraio traccia una nota sul suo servizio del giorno prima e capita il cane a scostargli la mano piantandogli la testa sul foglio che teneva sui ginocchi. Voleva che s'occupasse un po' di lui. Infine, che i cani debbano solo sempre servire? Luca gli agguanta la cotenna grassa e villosa fra le orecchie fino a farlo guaire. Ma il cane ne  soddisfatto e s' leccato i labbri, riprendendo esattamente la posizione di prima.
Si diceva che lo volessero cambiare perch non serviva di guardia. Nelle grosse pupille ora, come in due mirini scuri, Luca vede rispecchiato, minimo e limpido tutto il giardino.
- Se t'allontanano tornerai qui al cancello, vero? rivorrai le tue ombre. Giusto. Ma qualcuno, seccato dell'assiduit, ti caver dalla testa questo tuo verde incanto giovanile guarendoti la memoria con un colpo secco, caro mio.
Luca si vede ora riflesso identico entro quelle iridi grandi dorate. Chi dei due dovr sloggiare prima?
Il minimo cenno amichevole suscitava in quegli occhi un'affettuosit ingenua e pronta come quella del vecchio Geppe. Solo riflessi di fibre, non altro anche noi stessi, come pensava Gallo? ed ecco allora conseguenti i seviziatori rompere i corpi, guardarci dentro come in orologi che poi non funzionan pi. Pigliarsela tanto per le infamie che si perpetreranno sempre? meglio forse non aver mai avuto nulla a che fare con niente mai. Ma la radice dello sconcerto stava forse in un fondo errato di Luca, perch'egli non era mai carne o pesce, tutto spirito o solo corpo come i comuni consumatori di cose donne strade che si risarciscono della morte con l'amore.
Il cane gli leccava la mano.
Luca, per pi missioni, esce con ogni cautela dalla zona montana e scende alla metropoli dove si trova liberamente col generale capo di stato maggiore per le vie, manica a manica con gli sgherri, coi seviziatori, chiedendo magari: scusi! a qualche turgido lurco urtato inavvertitamente nella calca del centro.
- Mi sento molto pi sicuro in giro che in qualsiasi abitazione - confessava egli a Luca camminando con l'aria sfaccendata.
Bel nome, militare schietto, facondo, elasticit nel volto pi scosceso che nell'incontro alla capitale, l'occhio chiaro pungente, il riso secco; era sempre stato ostacolato nella carriera impersonando la dirittura che non deflette.
- L'ho fatta chiamare ricordandomi di lei in quel giorno della vigilia.
- Mi ha anche scritto ricorda? dopo il colpo di stato: l'idra , colpita ma non tutte le teste spente.
- Gi - diss'egli - e ora mi compir una serena disamina della vera entit degli attriti, rivalit, faziosit che minacciano la compagine delle formazioni patriottiche.
- Sissignore.
C'era un assembramento di gente a un angolo della via.
- Caso mai qualche agente ci chiedesse separatamente di cosa parliamo, diciamo di occuparci di...
- Alpinismo: capanna Sandro e Rosa.
Si intrattengono a lungo sull'argomento d'una missione affidata a Luca. Questi poi dovr pure collegare il generale al principe Cosimo. Un cordone di forze sbarrava il passaggio d'una via dove era stato appena ammazzato in casa sua un gerarca giustiziatore di patrioti.
- In complesso la gente non recrimina, vede? disse il generale ascoltando intorno -  venuta la resa dei conti anche per gli ingannatori. Io sono severissimo con le autorit responsabili, con la massa molto meno.
- E rende ora la citt?
- Un plebiscito d'indignazione, uno spettacolo cospirativo che danno affidamento, per quanto sia divenuto un po' di moda cospirare e si stia inserendo una specie d'opportunismo anche nelle nostre file.
Parlarono dei giovani zelanti ma senza che rappresentino la vera coscienza nazionale perch  proprio della loro et vedere sempre in una luce di terra promessa un domani da costruire con i relitti dell'oggi.
Accennarono alla famiglia di Gian, nota fra le pi attive, che per faceva il doppio gioco mediante Gin, il fratello, rimasto agganciato al regime.
- Del resto, degeneri noi, caro Luca, se non continuassimo la nostra discendenza militare cospirativa, e uno scarto per costoro se si comportassero diversamente. Non a tutti tocca la luce dall'alto, lo sappiamo e quindi questa esaltazione momentanea non dovrebbe farci assimilare troppe energie contrarie, ci pregiudicherebbe il frutto finale della espiazione; passa a volte da noi gente che ha la faccia, l'impronta che impersonano il tipo che deve tramontare. L'avversario deve rimaner tale, vulnerabile al giudizio del popolo, domani; se no gli scandali a che sono necessari? Ma pensiamo innanzi tutto che dobbiamo colpire con le forze che troviamo - disse con tono di adattamento. Dalla strada erano entrati, parlando, in uno dei suoi innumerevoli recapiti, dove su una panca dell'ingresso stava allineata una collezione di chiavi di locali, studi, bugigattoli, ritrovi segreti, sparsi in tutta la citt. Era atteso con ansia dal suo segretario. Ora congeda Luca raccomandandogli all'ultimo tempestivit nella eliminazione delle famigerate bande di falsi patrioti e, all'erta di chiunque profitti della riscossa per sfogare settarismi, ignobilit come l'avversario. Periranno un giorno anche quelli.
- Ha comandi, signor generale? - ed esce.
Cosimo era chiaro, sollevato quel giorno poich aveva appena ricevuto le prime nuove del suo ragazzo espatriato, Alvaro, imberbe ufficiale. Strano. Dai contatti con le varie tendenze sociali operanti nella resistenza, Cosimo, anzich aumentare i vecchi timori per la sua stabilit futura, si sentiva pi fiducioso; anzi, egli tanto munifico, sperava approssimarsi il giorno d'una pi viva collaborazione degli abbienti con i sofferenti.
- L'altro giorno - disse accompagnandosi col gesto sciolto delle bianche mani - torno dalla riviera, fermo la macchina in un quartiere popolare vedendo un usciere pestare una porta chiusa dove ha da versare un sussidio; smonto, aggiungo qualcosa anch'io; nessuno risponde; sfondiamo; troppo tardi, quell'altro era morto di fame. Vedi, basarsi solo sulle provvidenze ufficiali? T'assicuro che sentii un bisogno di farmi perdonare gli agi!
- Per tu sei un'eccezione; gli altri ti diranno che sar sempre cos la vita, un'ingiustizia con alla fine un bel suggello.
- No, no, vorrei si arrivasse agli altri per zelo, per anticipare quell'altra giustizia - e continu affermando di parlar cos per fede, per dignit spirituale, approfondita anche dalla conoscenza moderna, n rigettava l'occulta.
Poi stabilirono il collegamento col generale e si lasciarono.
Luca pass per un omaggio alla padrona di casa. Nell'appartamento di Gian, infarcito dall'ambientatore come per raffigurarvi gli enfatici padroni, Massimina, veste uliva cotta e cruda, chioma paglia di ferro, lo ricevette affabilmente. Veniva allora da una conversazione animata. Riferendone, alludeva a s, o era il riflesso d'uno scandalo di nomi altisonanti da masticare come erbe aromatiche, affettando nella pronuncia gli "errue" e i "ciuv", specie della cosidetta alta societ della capitale allineata sempre col regime?
- Gi - disse con arroganza - oggi per farsi un amante bisogna sceglierlo che garbi ai signori figli!
Ma visto il poco interesse di Luca per le facezie d'origine quasi sempre dalla molla erotica dei pollai mondani, cambi argomento accennando alle recenti novit sul movimento clandestino con tale sussiego rinforzato sul solito, tali reticenze da digradarne qualsiasi modello patrio di affiliate a societ segrete.
- Difficile star ritti oggi qui - disse con voce controllata, il collo tirato - in fondo lei ne  fuori lass - disse con un tono invidiato.
Approfitta Luca allora per rinnovare la richiesta gi fatta a Fernando alla villa in favore dei patrioti, ma non ci sentivano l dentro da quell'orecchio. Che tentazione di prolungarle, con altre modeste richieste per il suo soggiorno di lass, la gioia del prepotere, propria degli abbienti, con successivi rifiuti!
Il comando aveva affidato a Luca due missioni da svolgere assieme a Francesco, pacato compagno che lo chiamava spesso scherzosamente Salvatore. Quanto gli era rimasto legato dopo il salvataggio alpinistico! Pure Livia e Raffaellino avrebbero dovuto unirsi a loro, ma erano impiegati entrambi in quei giorni presso una formazione di montagna.
Si trattava del rinvenimento di armi sotterrate all'armistizio, e di concertare sempre nell'ambito dei guasti temporanei un intralcio all'alta tensione che avrebbe tenuto a lunga inoperoso uno stabilimento indispensabile ai lurchi.
Una sera, dopo un convegno in una centrale con un tecnico fidato che avrebbe dovuto poi salire da Baldinelli per accordi su tutta la rete della sua societ, i due amici raggiungono, fra cisterne scavate da bombe d'aerei, una stazione semi diroccata. Nessuno li segue. Dovevano attendervi gente con un convoglio della notte, e passarono intanto dalla camera d'aspetto gremita di uomini statue impalati con gli occhi semichiusi dal sonno, appoggiati col braccio allungato su qualche spigolo.
Decisero di coricarsi sul pavimento dell'atrio su giornali distesi. A Luca, quella vita peggiorava le crisi della schiena. Quella notte non dormiva; si guardava intorno. La gente coricata sembrava stringere le palpebre per un forte chiarore, invece le tenevano semplicemente chiuse, dormendo sodo. Altri, malcomodi, su mensole, ringhiere, s'assopiscono con stretta fra i malleoli la valigetta di fibra spelacchiata.
- Possibile? ho ancora tutto! - fa uno palpandosi le tasche uscendo sconvolto dalla calca d'un passaggio.
- Mio zio era proprio un onesto - afferma uno ad altri col tono di asserire l'incredibile.
Passa un pavone monturato, carnevalesco. Uno zitto attorno lo congela nell'aria. "Clima duro, popolo guerriero, contro noi, nulla da fare!" sembra anaffiare le teste con la voce maschia un altoparlante affumicato sul soffitto.
- Ci sar pane?
- Legna col freddo? - ripiglia un gruppetto sussurrante in un angolo appena l'altro  passato.
Francesco aveva il profilo pi luminoso di Toni. Un'altra notte lontana era disteso cos, vicino a Luca, sulla barella del rifugio Sandro e Rosa. C'era Livia a curarlo allora. Da quell'occasione i due avevan sempre pi legato gli animi. Toni aveva molto sofferto che Livia non lo corrispondesse. La vitalit esuberante della ragazza era forse stata attirata invece per contrasto dalla mitezza pure fisica di Francesco, mentre Toni avrebbe dovuto padroneggiarla anche solo con la forza dello spirito. Scompensi di natura scontati da infelicit silenziose.
Neppure Francesco riusciva a prender sonno.
- Ti vuol bene Livia, vero? - insinu Luca.
- Gi, io non capisco neanche perch.
- Hai badato? non vi ho visti mai assieme, non so neanche se vi accompagnate bene. Scherzo, eh! - disse Luca.
- Difatti, in quel periodo l, o dentro io o lei.
- Quando non c'eravate tutti due come quel giorno della Mostra. E tua madre?
- Angelo ad angoli come il suo disegno, la definiva Toni.
Dopo un po' l'amico s'assop.
Bombire cupo in lontananza. Sotto la luna gli operatori della morte ronzavano in cerca dei gangli vitali delle comunicazioni. Un ponte in ferro l presso trinciato agli estremi, adagiato con la gabbia intatta nel fiume. Eppure, che dire?
Benvenuti! ma s'affrettassero verso questi tapini ridotti a invocare chi li colpiva purch liberassero loro la casa per il bene di quelli che verranno.
Nella stampa invece schizzavano odio contro i liberatori, commiseravano le vittime dei bombardamenti proprio gli stessi che li avevano, provocati e fino a poco prima brindavano alle distruzioni sulle citt degli altri come pretendendone l'esclusiva: devastassero pure a loro beneplacito per difendersi le nostre case gli uni, minassero isterilendo campi e salme di caduti; ma che gli altri per avanzare forzassero la via, inescusabili!
Luca aveva abbassato le palpebre. Le riapr. Una donna coricata, vicina. "Son sposato?" si chiede; no,  una sconosciuta, una madre, un neonato le respira sul collo con un cosino di naso appena bucato. Ella aveva occupato sdraiata, lo spazio fra lui e Francesco. Dopo un po' si gira. Sposato un'altra volta? una ragazza pallida, il labbro moscio le vibra a ogni respiro; tutte due le donne dormono sulla pietra nuda, hanno gli occhi cerchiati da quella lorda orma dello sfinimento, han perso la loro casa, la pi bella di tutte, sotto i bombardamenti che han lasciato il piccolino senza pap.
- Beato lui che se n' andato - l'una diceva.
Con Francesco, Luca era l per far espatriare due affidati loro dalla signora Cinti, l'insegnante, una coppia della stirpe perseguitata, i cosidetti sottouomini!, lei con una vita ancora nel grembo. Disperata prolificit degli infelici.
E dir male di un venerato eroe nazionale o bene del nostro affossatore si equivarranno un giorno!
La vicina di Luca era una ragazza fortemente castana che si svegli a un tratto, lo guard con gli occhi brillanti, poi trasse da un involto uno scialle, come gelosa del calore del seno, vi si accoccol, s'assop di nuovo. Floridezza inquietante, forma che esaspera la forma, misto di fuochi e semi odorosi, senso caldo, diffuso di tutta la femminilit valida, ortaglia di chiome, tuberi, labbra, cui ognuno attinge ora all'uno all'altro saggio. Luca indaga in quel viso un po' madido quella sigla che garantisce lo spasimo d'una fugace sovrapotenza, occhi e mente sommersi in un non vedere n sentire, cui tutti quasi tutto subordinano. Cancellato quel punto focale si allibisce avanti un mondo odor di cenere e di giovani donne, tutti in bilico fra due estremi spasimi, il voluttuoso e l'ultimo che ci finir.
La sparizione di Vanicsca non l'aveva lasciato del tutto sereno; glie n'era rimasto come il presagio d'una bellezza dal fascino indelebile, eclissante tutto intorno, sintonizzata a lui, ma impossedibile. E, sorbita la linea d'ognuna che incontrava come nube carica la vetta, ne investigava a cuor sospeso segni premonitori; questa ora sembrava recarne sotto gli occhi solventi l'accento lunato d'un sopore puerile; un forte chiarore della pelle fondeva in lei volto e corpo, era tutta un viso. Vanicsca dolce spossante assopitrice! Ha uno scatto. Vivere secco  il suo, solo di imagini stralciate dalla realt. Sospetta d'aver invocato forte Vanicsca poich vede la ragazza svegliarsi all'improvviso, frugarlo negli occhi sempre tenendosi stretto all'orecchio l'involto, adagiata come sopra una corrente.
-  stanca? - fece egli provandosi la voce per sincerarsi se ha parlato.
- Che vita! - risponde l'altra amara, indifferente, stirandosi; poi manda un accidente alla sorte che rischia di non lasciarle il tempo di godersela come ha diritto.
A tergo, un lieve grido della madre accortasi d'esser stata derubata della mantellina del bimbo. S'alza, bruna, traspirante, i ricci lenti, in sospetto d'un ragazzino che non si vede pi.
- Piccoli delinquenti - inveisce con una voce incrinata - ecco cosa li han fatti diventare a insegnargli a farsi lupi, cuculiare i vecchi, portare il coltello con ancora la camiciola fuori!
Si fan ricerche attorno mentre taluno fa un sorrisetto: destro il ladruncolo!
- E quell'altro l - continuava mugugnando la donna - tipaccio si sa che , facesse almeno andar bene le cose.
Ci mancava altro!
La sirena d'allarme smuove tutto il scialbo quadro dei dormienti che si articolano, si sparpagliano all'impazzata come grandine, fra sospiri, voci tronche; due donne si aggrappano a un carro partente, ma un lurco esplode tre: No! sbattendo loro in faccia lo sportello; lo Special Corp sgombra un rifugio installandovisi; Luca aiuta a fuggire una vecchia dal viso di morta; Francesco conduce la madre col bambino che ripete macchinalmente:
- Beato lui che se n' andato. Tesorino, e te come ti copro?
Passano tra fasci di spesso fil di ferro tronco torto all'ins, capigliature metalliche infuriate, binari divelti uscenti da un ponte come da una trafilatrice inesauribile. Carcasse di vagoni scorticate. Passano tra case sbocciate, facciate dimezzate, vuote, pericolanti, frammenti, autografi d'architetti, un disegno spiritato di imagini screpolate, da negative rotte. Vanno per i solchi dei campi sconvolti, polverosi, annebbiati dalla luna.
Fin dove?
Correvano, s'azzoppavano inciampando negli sterpi assieme alle due donne querule, col piccolo orfano convulso; quando furono esauste s'intanarono in un fossato.
- Beato lui che se n' andato. Minchioni tutti che siamo!
Alcuni lurchi eran saltati da un vagone bestiame da loro ammobigliato e si vennero a trovare tra i fuggiaschi che interruppero i lagni. E quando si sollev una enorme fumata sporca di distruzioni dalla citt vicina oscurando la luna, un ufficiale dello Special Corp disse mellifluo:
- La guerra  bella.
La donna non lo ud, Francesco si gir di botto come per una zaffata fetida esclamando:
- Che lue! - mentre la luna gli dava un che di avoreo nel volto dimagrito, triangolare, da musicante antico - potessi tirarmelo in disparte!
Quello spettacolo svegliava nel lurco dalla faccia di bamboccio invecchiato un istinto atavico di bolgia. Veder soffrire, un gusto anch'esso, tanto la pace sarebbe stata peggio. Divisa, mostrine, decorazioni, bottoni bruniti sotto la luna integravano quella spettacolosit che lo seduceva della vita.
- Senti cosa dice nell'aria - mormor Luca all'amico in agguato - "volont di potenza, abissi di tenebra e luce; nessuno pu giudicarci perch nessuno  come noi; sereni nell'annientamento perch sicuri di rinascere nella razza; piuttosto di non affermare la nostra superiorit su tutti, meglio distruggere ogni cosa in una indimenticabile coreografia. Siamo i nostalgici della grandezza".
- Ma, insomma, tu sei lurcofilo - bisbigli Francesco seccamente.
- Io lurcofilo! - si guardarono, ma scoppiarono a ridere, dovendo poi farlo circospetti l'ilarit crebbe.
- Ma s, per quante ne facciano sembri scusarli.
- Che devo dirti? Innanzi tutto escludi i begli esempi di lurchi perseguitati, fuorusciti che sono al nostro fianco. Poi, io domando: cosa s'aspetta a bonificare questo tipo classico, arcinoto di lurco? La natura lo lascia incolume quando lui sfoga la sua ferocia; la nostra teppa dirigente lo applaude;  il pi forte, quindi si autoproclama razza eletta; guardia sanguinaria dei tiranni millenni fa, schiacciatore di teste l'altra guerra, grassatore sempre con largo spreco di rappresaglie, ora criminalizza la scienza nei Rakau, stermina, sterilizza, sopprime l'infanzia appena difettosa. Dove maggior coerenza? Ma se un mulo per il vizio di star sull'orlo cade fiaccando chi  sotto, te la pigli mica col mulo ma col conducente.
- C' niente da dire.
- E cos adesso mica coi lurchi perch son lurchi, ma con tutti gli altri che dopo tante attestazioni non han rimediato ancora, non si sono loro imposti con l'esempio, lo zelo di chi risponde di s per un fine ultimo.
Un gemito nell'aria notturna. Donne pregavano a pi di due tronchi in alto incrociati come due tratti affrettati sul cielo, quello dritto ridotto uno stinco scarno dalla venerazione di tanti che se n'erano portati via ognuno una scaglia per serbarne, diffonderne fervore. Fascio d'anime quel tronco.
- Chi invece di chieder conforto come quegli afflitti dice: tutta questa faccenda vitale, via io non mi interessa, evviva la baldoria! passa subito nel campo dei distruttori che combattiamo e che impersonerebbero il modello pi logico del creato.
Notte vasta intorno. Qualcuno languiva.
- Non pare a volte che i millenni siano un rullo che non ha finito ancora il giro e sopra, un regolo, con tante penne quante le vite, scrive il segno di ognuno, ma sotto la minaccia che se si devia dai modelli, ecco cosa succede - e Luca si guard attorno, mentre Francesco sembrava scrutar lontano, oltre il silenzio sidereo. Scura, raccolta, distante, il pallido viso imbronciato, fissa su loro - come anche di lontano si pronunciava la morbidit della sua complessione - la ragazza dello scialle.
- Sai, cosa ci ha legati tanto, una volta, con Livia - disse Francesco titubante - una notte di luna cos, a bivacco sul terrazzino dell'Albergo al Sole come lo si chiama sul Fuso, ricordi?
Fino al malessere penetrava in Luca la nostalgia per le sue montagne. Rivede ora il Fuso annaspare le nuvole, deporsi all'orizzonte un'albedine, le torri drizzarsi intorno come gambi attirati dalla luce senza fiore, al basso, il luccichio metallico del rifugio del poeta nel sopore bianco della petraia. Laggi il Dito, vi  salita Livia un giorno con Toni. "Dove sar lui? - le chiede Francesco - cosa sono venuto a fare al mondo, a legarmi terribilmente a lui, alle cose che passano per venire a rimpianger, dimenticare tutto sul tuo cuore? perch te cos cara e tutto splende se non  che sogno?".
- E Livia mi ha risposto, lo ricorder sempre: la nostra sorte sar secondo come avremo concepito e vissuto idealmente la vita, e messo tanto in alto chi ci ha creati.
In quell'attimo parve scoperchiarsi l'orizzonte e nel vuoto rimasto mordere, costellare il silenzio la mitraglia. Crivellavano dall'alto il convoglio che doveva portare i due attesi da Luca e Francesco. L accorsero correndo i due amici trovando gente spaurita, agitata attorno al convoglio fermo come a un enorme giocattolo scartato; borsaneristi dai grossi involti neri sulle spalle. Si stavano racimolando le vittime.
Una signora tutta alterata in cerca del marito inveiva contro uno che l'aveva freddamente consigliata:
- Non lo trova fra chi resta, lo cerchi fra gli altri, tanto semplice.
Quella signora era la attesa da Francesco e Luca, i quali la rincuorarono aiutandola nella sua ricerca affannosa. Ella, in un primo impeto, subito dopo il riconoscimento convenuto, s'era buttata nelle braccia di Francesco senza neanche guardarlo in faccia. Finalmente trovarono uno, tutto stordito, che le corse incontro e che segu poi pecorilmente il piccolo gruppo quando si mosse. La signora era al corrente d'ogni cosa. Nei luoghi dove venivano deportati quelli della sua stirpe lo Special Corp sparava dentro al cinguettio dei bimbi ed esser in boccio per lei, morte certa; l, madri uccidevano i piccoli perch non finissero vittime delle esperienze di laboratorio dei lurchi. Un po' calmata, sembr poi manifestare dal languore del viso, dai morbidi occhi, in ogni gesto la sua riconoscenza verso i due salvatori lungo tutto il tragitto che li condusse sul confine alla villa di Pompeo, comune amico patriota alpinista, imprigionato in quei giorni, dove ella pot alfine riposare.
Era ancor buio e tramontata la luna, quando dalla portineria giunse un segnale convenuto di pericolo. I quattro fuggono tra i cespugli nella nebbia bassa; pini nani paiono incamminarsi, un cerchio di dorsi chini li attornia, non fiatano.
Una risata di Francesco.
- Sono montoni.
E tutto and per il meglio.
Luca, avuto uno scambio di notizie con Maria e i suoi vecchi riunitisi alla zia, part carico di missioni, relazioni, blindato di robe, valori affidatigli da simpatizzanti. Vide passando davanti a Villabazia tra i bossi verdi una figura femminile, bianco cenere in veste turchese.
Arranca sotto la calura con il ciclo sovraccarico tanto che gli scoppian le gomme. Dovr passare per un villaggio non si sa da chi presidiato. Un'altra gomma esplode per il peso e il caldo. Passa allora nel borgo una ventata di sbirraglia nera a spazzare le vie e, vistogli il carico, lo pigliano per borsanerista. Meno male.
Ma ha un documento della prefettura. Non basta. Lo fanno aspettare, lo dimenticano e se la svigna. Alla galleria in cima alla rampa, ispezione dei patrioti. Gli trovano il documento prefettizio.
- Questo  uno buono - dice un capo riccioluto tenendogli spianata la rivoltella sulla faccia. Orrida ogni arma in mano a qualsiasi.
- Vengo dal comando generale a mettere in guardia Bandinelli da un attentato.
- Scuse! - dice il capo, un ragazzo che vuol fare lo scaltro a tutti i costi - gi tanto non ti molliamo.
Luca pensa gi a certe sciagurate situazioni, necessit improvvise di esecuzione, dolorose omonimie, equivoci per somiglianze. A Praviano, nella siepe sopra i due alberi, riposava il corpo d'un trucidato creduto spia ed era tutt'altro. Poi ripete macchinalmente il ritornello della cresta nevosa in guerra. "Finiremo cos, senza essere stati pi utili alla causa, senza partecipare alla ricostruzione di domani; almeno ora so che verr, allora invece era tutto incerto ancora".
Ma in un bisaccino si trova una lettera firmata da Fungo.
-  uno che lavora per noi - gridano gli altri esaminandola.
Un bruno, dal viso efferato, i denti bianchissimi, quando sente che Luca viene dalla metropoli:
- Ne ho sessanta da ammazzare in Borgo Ripanese quando ci torno - disse.
- Ma va' che dopo poi non fai niente - dice un altro con una gomitata - pillola di capra!
- Sa nulla dell'attacco? - chiede il capo rabbonito.
Luca gli racconta ci che avvenne nell'ultimo borgo e di aver visto i nemici spargersi per i prati.
- Troveranno pane per i loro denti - dice solennemente lo spietato.
Luca  arrivato in un momento opportuno: il nemico sta ritirandosi dalla Vallesia, sparando indietro a casaccio. Mentre, il giorno dopo, aspetta in una casa, passa una staffetta con l'ordine di Andrea di sollecitare rinforzi nella speranza di resistere. Tutte le forze che erano sparpagliate nelle vicinanze scendono all'attacco per i fianchi della valle verdina sotto un cielo dorato d'afa. Sibili di colpi misurano valloni, frugano i crani che fremono nel vuoto per bloccarvi il pensiero, vanno in cerca del sangue nei corpi. Scrosciano i mitragliatori nella gola fragorosa dei monti, lenti ciondolano gli scoppi dei mortai. Si udiva un frastuono di motori al di l del paese donde le forze nemiche si apprestavano a sloggiare. Luca tra un frullio di colpi incontra Andrea che d larghe sgambate fra il grano.
- Aspettami sul fianco - gli urla con la faccia piena di sole.
Tra i frascami filtrano frusciando i patrioti curvi, a siepe, con imbracciate le armi.
Nel paese zampillano spari isolati.
C' la stazione l vicino. In un vagone vien scoperto un gendarme del re.
- Traditore - lo pestano, gli si azzuffano addosso.
- Alt - urla come un ossesso Gallo dalla testa arruffata. Il gendarme, insanguinato, sguita a gridare con la voce stridula:
- Ma son scappato per venir da voi.
E Gallo:
- Animali, animali, fermi o vi sparo.
Arriva col viso di bragia il fratello di Fungo, curvo sotto il corpo d'uno sulla schiena. Lo scarica ansimando. Grida:
- Dissanguato!
- Cpita!
- Ma no, tentiamo qualcosa - il ferito vien rianimato; il salvatore  raggiante; punta il dito verso la barella che lo porta via - sotto le finestre degli sbirri era andato, solo, col braccio gi rotto, poi l'han falciato alle gambe e l'ho portato via - racconta focosamente a suo fratello Fungo che lo ascoltava sulla strada sorridendo dietro gli occhiali scuri, cravatta accesa, colletto sfilacciato. Appena questi scorge Luca:
- Conducimi.
Piccolo  in canna sul ciclo, ci sta bene rannicchiato come una scimmia.
- A Vallesia liberata!
 cos bello quel comando che i due lo lasciano in silenzio gustare all'aria del mattino.
- Com' che sei moro oggi?
- Marca cos il mestiere.
Volavano con l'aria nelle gambe gi per la china, sentendo correre affetti sinceri fra i verdi mattutini, grassi come morchie, ritagli di paste freschissime, altri il sole li sollevava in luce dove gonfiava i frascami. Sui prati ilare lo sguardo scorazzava come un motivo musicale.
- Vedrai, da un momento all'altro le verzure si scagliano a pigne, ombrelle nel cielo - disse Luca per la gioia al compagno sorridente.
Un azzurro caldo premeva le cime come saggiandone una supposta elasticit, intaccandone l'orlo con annebbiature ch'erano gi cielo sceso in terra. All'imboccatura della valle, donde ormai il nemico fuggiva, un'emanazione luminosa si stemperava in una cenere aurea, un fumo scialbo affacciatosi ai monti dal gran lago di calura della piana.
- Ehi, ehi! sono andati! ciao mora!
Scendevano ai crocicchi i patrioti da ogni viottolo, dalle creste percorse un giorno in incognito da Luca e l'ingegnere; drappi coccarde cuori avevano lo stesso scarlatto di frutti e fiori, bacche fiammeggianti; ragazze in camicette ardenti ridevano con i volti accesi di sole. I due sul ciclo passarono sotto una muraglia grigia dove Luca aveva visto sfilare l'ultima volta i condannati, rigidi, gli occhi fissi.
Alla sera in piazza, Baldinelli, col viso spianato, scese da una macchina lucentissima. Luca, a rapporto, gli espone l'esito di tutte le sue missioni, lo informa dell'attentato in corso contro di lui; egli ringrazia, star sull'avviso, ma non vi d gran peso.
-  un poco un'abitudine ormai questa - dice calmo. Poi gli s'adun attorno, a convito, in una tavola rotonda dello stesso albergo dove poco prima i fuggiaschi firmavano le condanne dei patrioti, il suo stato maggiore. Avevano tutti i fazzoletti colorati, le faccie aduste, sfrecciate.
C'era Costanzo. Requisito da un'auto lurca l'ha fatta deviare nel fosso con un pugno sullo sterzo.
- E ora, eccomi qua, - dice soddisfatto intrattenendosi con Luca sulla difesa della capitale cui ha partecipato prima di scappare col comandante sul quale, ha saputo ora, pende la condanna estrema, ma non si sa dove sia.
Fungo, quel giorno stesso, preleva su una macchina un alto ostaggio lurco, ma il sguito scappa su un treno che rallenta e certo l non pu sparare.
- Ah, quel macchinista!
Andrea, accerchiato il giorno prima, s'incroda in un passaggio roccioso, ha gi l'arma pronta per finirsi, ma gli altri proseguono confondendolo con le rupi.
- L'ho passata liscia - dice con aria sbarazzina.
Yoe, scoperto a spiare un posto di rifornimento, d la stura con la mitraglia al deposito lasciando le guardie abbacchiate davanti ai bidoni spruzzanti benzina. Fosca, il viso segnato, era l per poco, ma la si sarebbe presto rivista. Caduta fra i lurchi doveva ritornarvi, lasciata per lo scambio con un prigioniero che non si trovava ancora. L'ufficiale lurco s'era fidato di lei: Banditi corretti, aveva detto.
Taras c'era pure, lugubre, biondiccio, commissario della Volante Azzurra; aveva la sera prima svuotata l'arma nell'auto d'un gerarca seviziatore che aveva subodorato il tiro.
- E lui non c'era, aveva mandato alla morte i suoi agenti, perch un attentato mancato svoglia chi lo fa, hai capito? - e dondola la faccia gialla, afflosciando i labbri.
Luca bacia sulle gote pallide Eraldo che entra zoppicante.
Appena ferito l'avevan rifilato all'ospedale della citt travestito da lurco. Ora era assieme all'ingegnere dagli occhi teneri e chiari venuto a ricongiungersi ai figli.
Il fratello di Fungo aveva il braccio al collo, altri le mani fasciate.
Baldinelli, assorto, mentre mangiava, un po' ascoltava, si consigliava con Eraldo.
- Le gallerie sono sbarrate?
- L'ordine  stato dato.
Firmava documenti sulla tovaglia, privo di forma, era ci che gli eventi, sempre gravi, vagliati dal suo senso pratico, gli facevano compiere, guanto della realt.
- E tu, Luca, occupati presto della lega dell'acciaio per le armi.
A un punto lascia la forchetta per segnare la condanna a morte d'un gregario per indegnit patriottica.
- Caro Eraldo che piacere vederti rimesso a nuovo - dice Luca - e omaggi per la strategia di questi giorni.
- Eh, ma si pu sempre far meglio - dice l'altro schermendosi.
- No, questa avanzata  stata ben ordinata ai crocicchi, agli imbocchi, fulminea; gli eventi soverchiano talmente il senso di noi stessi che ognuno si sente come fuori da s, a guardarci negli occhi sembra si dica tutti: io non sono pi mio! ognuno ha portato gi la sua fede dai bivacchi nell'etere del gran monte, quando sembrava un sogno venirvi a tastare il polso nella tormenta.
- Cosa dici, Luca? - url Andrea dal fondo della grande tavola bianca.
- Stamattina, appena sceso davanti a quelle mura tetre dove ho visto passare un giorno i condannati...
- Scusa, hai sentito cos'ha fatto il popolo? - l'interruppe Baldinelli con voce calma e ardente - sul muro del supplizio hanno infilato in ogni buco di moschetto una rosa.
- Ho visto e, in segno auspicante, la scritta: Novilunio - fece Luca - proprio l ho pensato che il nostro paese, pare impossibile, cade fatalmente sempre sotto lo stesso artiglio che ha stretto i nodi ai martiri della mia citt, la citt spiona, la prima in armi contro di noi! E ora qui ha adunghiato il nostro podest, il nostro sfamatore. Nell'alba del patibolo avranno udito una voce dalle patrie galere.
Attorno s'era fatto silenzio.
- Su tutti amici, nel nome di Baldinelli - Luca s'alz imitato dagli altri, qualcuno forse malvolentieri per qualche ruggine nascosta - nome lasciapassare per noi che ci intendiamo anche solo con un'occhiata, fra i boschi e le nevi, non vai pi ora sotto il tetto di roccie dove salvi fra le felci la testa dalle taglie e dagli aerei! ci sembra incredibile non vederti in uno dei soliti complicati convegni su fienili o tra gli arbusti.
- Finch dura - disse lui sempre disadorno.
- No, che presto passerai in rivista da generalissimo le tue formazioni alle porte della metropoli.
Ristettero tutti in cerchio tacendo senza guardarsi. L'ingegnere aveva gli occhi umidi, bassi. Una staffetta bisbigli qualcosa a Eraldo e questi rifer:
-  notte e le gallerie non sono ancora bloccate. C' sempre pericolo d'un treno blindato.
Tutti se ne andarono al loro posto di combattimento.
Gli aerei nemici avevano bombardato il primo paese della valle perch giubilava per la liberazione. Al capoluogo s'eran bruciati registri di leva e delle imposte fra gli sguardi strabiliati dei valligiani stupiti di potersi eleggere liberamente una Giunta municipale. Fuori dalla valle intanto, con l'ufficiale consueto tono pieno di paterna santimonia, venivano insistentemente invitati i giovani alla leva. Ma in un paese, variante imprevista, s'eran presentate invece in massa le madri dei renitenti.
Nell'ultimo villaggio della Vallesia, in un'osteria alpina, ora si radunano a rapporto i comandanti. V' pure Luca, un giornalista della metropoli, Costanzo, Fosca, cupa, tolta appena rientrata in servizio dalla linea perch si esponeva troppo anche a rischio degli altri, e un diplomatico rifugiatosi lass. Consiglio di guerra e di stampa. A Luca viene affidata la parte letteraria - non  la sua partita ma quella che alla sua pi s'avvicina - del nuovo giornale che uscir da quel primo angolo redento della patria liberatosi da s.
Si discute l'atteggiamento del nuovo foglio verso la monarchia. Il diplomatico con l'aria di circostanza:
- Se ti dicono: in valle c' il re, ti spieghi subito ordine e sommissione, altrimenti!
Baldinelli, familiarmente:
- Pubblichiamo la risposta del cugino del re che vorrebbe comandarci se non fosse per l'et. Ma, casa reale, cosa fa con tante carte che ha da giocare?
Costanzo, con segretezza:
- Alla capitale il comandante di Luca e amico mio andava spesso a palazzo. Appena la nostra corrente prevale  qui il Principe a comandarci.
Fosca, tutta raggrumata in disparte, il nasetto impennato:
- Chi ci crede!
La discussione continuava, interrotta ogni tanto dall'oste che riportava sottovoce a Baldinelli notizie della situazione bellica. I lurchi attaccavano sulla loro testa per bloccarli. Se non venivano contenuti non sarebbe rimasto da occupare che un ultimo ramo della valle, il pi lungo, che scendeva dal cuore dei ghiacci del monte del poeta.
- Di l, ricordati Baldinelli, estrema risorsa, dandoci convegno alla capanna Sandro e Rosa, con un bivacco solo ti faccio sconfinare senza alcun incontro importuno - propose Luca.
- Va bene: ma ce la fai? tu ti devi curare per l'interesse comune.
Forte attacco alla valle. Giorni di combattimento.
Voci reclamavano la resistenza fino all'arrivo dei rinforzi. Quali? Come spostare altre formazioni? e le armi? Bisognava abbandonare a chiss quale sorte tutti i valligiani che fraternizzavano con i patrioti, e fidare solo nella montagna madre da cui eran scesi i giovani sbrindellati per risalirvi ora, pi numerosi e isnelliti nelle divise bruno bruciato di cacciatori.
Acquazzoni in quei giorni, verzure sommerse in drappi, gabbie fitte di piova; le auto infaticate dei comandi sfrecciavano l'acqua, la popolazione livida spiava accigliata la propria sorte.
- Resistono?
- Se tornano gli altri sono guai.
- Altro che Giunta comunale!
Il cedimento della barriera all'imboccatura della valle si rifletteva sui volti in un pallore di naufraghi. Tonfi di maglio sordi si ripercuotevano tra i fianchi montani. Baldinelli era irreperibile. Eraldo, zoppicante, passava tra le postazioni con gli occhi smarriti, ma calmo, coordinando di ora in ora il quadro delle difese immerse nella nebbia gocciolante, verde, nell'umidit odor cocomero. Ma il nemico era munitissimo e sapeva che al di qua si era invece costretti all'economia pi avara di colpi. Si stava allora organizzando la fabbricazione delle armi. Tutto un sistema di servizi neppure inaugurati. Dagli avamposti scendevano i primi feriti.
- Uno di noi  dieci di loro - dicono i ragazzi incoraggiandosi a vicenda.
Passione di resistere. Nel primo paese che sta cedendo anche i borghesi schierati sul greto del torrente combattono a sassi, legni contro i lurchi. Ma ormai non vi sono che bossoli gi sparati nelle tasche.
Alla sera gli uffici dell'effimero presidio venivano sgombrati. I piantoni vuotano i pagliericci caricando sugli autocarri le coperte. Nel disordine, fra la paglia sparsa, all'apparato che dopo poco servir ai lurchi e ai bravacci, stava parlando Fosca con Baldinelli. Luca gli fa chiedere da lei se ha ordini, perch altrimenti egli cercher per i monti di raggiungere la villa dove ha un appuntamento con un industriale, inoltre l non pu restare perch  gi malauguratamente segnalato quale "poeta dei patrioti". Baldinelli gli fa riferire di andare e non muoversi perch nell'eventualit di un espatrio obbligato egli lo chiamer da guida. Il comando lo sposter il meno possibile purch si curi.
- Vai su con loro? - chiede Luca alla giovane.
- S.
- Beata te.
- E dove vuoi che vada? - disse, insocievole, il petto crudo nella maglia. Sua madre era impazzita non gi nel saperla perduta nell'eccidio del suo paese, ma per il contraccolpo poi di vedersela rediviva, di crederla un'allucinazione. - Dove ci vedremo, se ci vedremo? - aggiunse.
Luca le osserv sulla mandibola affilata l'ustione del lurco.
- La bruciatura va meglio, ora.
Ella sorrise indefinibilmente come a dire: Quella di fuori!
A tarda sera il vento lacer le nubi scoprendo sotto la luna splendentissima la valle inerte, i borghi come fossilizzati, pozzi d'ombra i cortili, i tetti semilucenti; gli abitanti, storditi, nell'albore, lasciavano le case in cerca di salvezza fra i boschi, nelle baite. Il tipografo dei proclami di Baldinelli ne gettava gli stampi nel fiume che frusciava insensibilmente frantumando le sue spume. Saliva dalla pianura un'altra volta ancora la contaminazione della valle che allineava, adorne di fiori, le are dei suppliziati dagli stessi carnefici avanzanti.
Un vuoto pesante dentro. Aria di disfatta.
Sali sul monte e chiedi:
- L dietro, chi c'?
Ma i montanari non rispondono, o divagano, non si compromettono, provati troppo dalle persecuzioni, dalle sciagure.
Si incrociano patrioti stanchi per i boschi.
Anche da essi non si riesce ad avere un preciso ragguaglio. Nessuno pu dire chi vi sia in cresta in quei giorni di imboscate. Dietro un valico  appena stata udita la mitraglia; fra le piante e le baite s'aggirano armati d'ogni specie.
Luca riesce ad arrivare a un valico divisando di girarlo dall'alto in modo da vedere, prima di giungervi, chi vi sia appostato.  il passo dove gli comparve innanzi per la prima volta, assieme a Sigaro e Capra, nel primo incontro, il monte del poeta e, ai piedi, il villaggio devastato. All'ultima baita al di qua del valico una donna l'ha sconsigliato di proseguire, l'ha pregato di restare, per la sua mamma! Ma se non l'ha mai conosciuta! Una vertigine lo prese. Beato chi in questa baita smuove ogni giorno la stessa stanga degli avi; qui il loro spirito ogni d lo accompagna e se s'allontana, senza tregua qu lo richiama.
Ora deve arrivar ad ogni costo all'appuntamento per il giorno dopo alla "Ca' 'd Grispin".
Sporge il capo sul valico. Silenzio; il pascolo dietro dilaga fino a Praviano su cui oscillano pigramente i candidi anelli d'una nube altissima.
Ecco, il cuffione spesso di paglia a fiamme di muschi e, sul muro, la macchia dei due noci e il pino.
- Chi va l?
Un uomo tozzo, dal torso nudo tatuato gli chiede i documenti.
Sono patrioti, e respira. Placida  l'ora, verso sera, quando sui monti verdi casca dal cielo un'afa azzurra fino al fondovalle.
Dalla baita gli sorride Rosa, la ragazza florida, vista ai Sacchi la prima volta. Si riconoscono; anche il Capra, pi alto del solito sembra, gli corre incontro e allora l'uomo tatuato strappa il foglietto dal taccuino su cui trascriveva i dati di Luca.
Oggi la Rosa la si pu veder bene in faccia.  uno di quei brillantoni di figliole dal tacito agguato, omogenee, una carnagione di panna, ombra larga spiovente dal petto sul grembiule pisellato, volto gioviale che fa meravigliare, specie nell'aria sfogata dei monti del peso che si  dato mai ai crucci. Chiss come influiva sui ragazzi in quel clima tempestoso. Era ricercata al suo paese dopo aver fatto per un poco la staffetta.
Luca siede di fronte sulla porta. Ma l'umore di tutti  gi. Per ora non v' ordine di spostamento, Capra dice che l'attendono da Eraldo. Sotto il sacco, a Luca si spacca la schiena; una gamba  come paralizzata. Si accorge, dopo la partenza, di non aver mai ascoltato i suoi malanni per orgasmo del tragitto. Si sposta il busto che lo comprime.
- Non si cura? - gli chiede premurosamente Rosa con la sua voce mossa che prendeva subito, aveva le stesse inflessioni della sua forma.
- Ma s, ma non  il modo migliore fra sbarramenti, spari; una volta, nella cura mi ha salvato il camice bianco del dottore. Adesso per anche per ordine di Baldinelli dovrei farla con sistema. Ma ho poca fiducia.
Parte, un po' mortificato, in compagnia d'un pastorello riccio dall'aria avariata, una mano monca, sinistra come la rozza impugnatura del suo bastone. Ai due faggi si salutano. La betulla biancheggia, lungo sigaro di cenere.
Raggiunge la casa per la baita di Gioele. Entra come al solito dalla cancellata del bosco per conservare la sua rinomanza di misantropo, sfollato nella Ca' 'd Grispin alfine di allontanarne eventuali occupanti imposti dall'autorit, e che spesso andava a curar la schiena rotta in Vallesia. Ci che in fondo era anche vero.
Rumori insoliti nella villa. Un'ombra nel porticato.
- Bernardo? - il suo portone  chiuso e Luca solo passando di l pu accedere all'interno.
Finalmente lo trova.
- Non posso parlare - dice Municipio con le mani sul berretto.
- Sento rumori, che sappia almeno chi c'; se si deve avvertire il padrone.
- Non dica niente per carit. L'unica che pu fare  di scrivere anche lui al signurino che venga subito, come ho gi fatto anch'io.
- Ma cosa c'? - insiste Luca.
Egli era riuscito sempre a stornare l'intenzione dei patrioti di occupare la villa. L'avevan fatto ugualmente? Verso Gian che figura ci faceva? Tutto per era stato messo al sicuro l dentro aveva asserito Fernando.
- Ma io - insistette Luca avviandosi - voglio vederci chiaro.
- No, no - l'altro gli ferma il passo con gli occhi sbarrati - c' di mezzo... - strizza l'occhio facendosi segno alla pancia.
cruaut l'amour si la mort est seul horreur
In quell'epoca casa Daveri era diventata il rifugio degli sbandati. Le figlie simpatizzavano con loro aiutandoli fin dai primi giorni. Il mattino in cui la vedova del vecchio massaro di casa, perduto gi un figlio nella lotta di montagna, condusse ella stessa l'altro ad arruolarsi, se lo vide aggredito dalle truppe lurche e nere giunte di soppiatto spuntate d'improvviso dal ponte del paese di Grispin. Ma quello, ferito, riusc a rifugiarsi in un fienile e senza segnar la via del nascondiglio col sangue che colava. Le figlie Daveri corsero subito a medicarlo e tanti altri feriti indicati loro dal dottore che era stato messo brutalmente al muro dai dominatori, rifacendosi un po' cos della disistima creatasi quale filolurco fino a poco tempo prima.
Luca e Andrea avevano fatto in tempo alle prime fucilate a riparare dai Daveri con l'attraversata d'un roccione complicato. Sebbene Viola e Cornelia fossero gi in via avvertite dalla mascara dov'era nascosto suo figlio ferito, i due si infilarono come gi d'accordo da tempo sotto una botola, in un foro di fascine sotto un fienile di Villabazia ad aspettare la sorte.
Fra le case intanto i sopraggiunti, molti compaesani di Luca, depredano, tormentano gli abitanti reclamando informazioni sui patrioti. Bernardo accompagn pi volte facendo lo gnorri i lurchi a ispezionare la Ca' 'd Grispin dove qualcuno, sorpreso, s'era intanato in un camino, in una doppia tenda. Alla minima loro mossa, un colpo di tosse intenuto, sarebbe saltato poi anche Municipio.
In quei giorni mentre in piazza si allineavano ostaggi per le eventuali rappresaglie, il portalettere Goldo, un ometto corto, pi bianco che grigio, la faccia tirata da lavoratore, caduta su lui la sorte di dover accompagnare i lurchi a una baita dove fossero i patrioti, intesosi a occhiate con Carlo, quello dell'osteria, fa avvertire quelli lass di star pronti che il momento era buono perch lui, per il giro della cima, avrebbe portati loro i lurchi a tiro.
Goldo era sempre in testa. Quelli della baita intanto, cos pochi da riuscire a qualcosa solo sparando fitto, si prepararono, e quando agli assalitori appena usciti dal frascame si prospett innanzi la baita, li ricevette una raffica improvvisa; il povero Goldo per ci and di mezzo. Alla notizia gli ostaggi tenuti in piedi giorno e notte, digiuni, nel maltempo, furono presi dal terrore di dover scontare il colpo. Ma l'autorit lurca non ebbe alcun sentore dello stratagemma anche perch le spie del posto ebbero paura a tradire e l'accaduto pass veramente per un fatto d'armi regolare. Ci spiaceva particolarmente a Cesarino salito dalla Vallesia che seguitava a fumare nervosamente su e gi per la piazza con l'aria di esercitato in raffinatezze, stivaloni e frustino, cane lupo dall'andatura elastica di cortigiana.
Da quella volta Villabazia rimase rifugio sempre aperto anche a Luca. Delle due ragazze Viola, d'un castano cuoio, gli occhi di nocciola acerba, era la pi comprensiva, e poich s'era prestata negli ospedali militari finch il servizio non richiese l'iscrizione obbligatoria al regime, fu molto utile a Luca in quel periodo in cui egli doveva imporsi una cura medica sistematica e il comando della divisione di Baldinelli lo risparmiava a quel fine dalle missioni pi gravose.
Le scappate a Villabazia erano frequenti la sera, tardi, in seguito alle segnalazioni di qualche staffetta, specie da un mattino in cui Luca si trov, girandosi, con lo spazzolino ancora in bocca, due lurchi nella veranda, improvvisamente. A causa delle porte serrate non poteva n esser avvertito n scappare. L'aveva passata liscia quella volta forse perch i due erano uno mezzo losco, con una faccia d'incosciente e uno ridanciano; ma alla prefettura provinciale si sapeva gi di lui, dei contatti ch'egli aveva procurato fra industriali della metropoli e Baldinelli. Mancavano per, sembra, dell'esatto nominativo che guai fosse giunto all'orecchio di Cesarino.
Forse una generosa taglia gli avrebbe messo sul capo? ma a Luca non toccano onori di nessun genere.
A volte Luca, dopo qualche missione, arriva dal cancello dei boschi alla Ca' 'd Grispin, ode strepitare in piazza, mette fuori cauto la testa tra le foglie dei rami che premono le vetrate della veranda: "Sempre razzie, sono alle scuole, domani batteranno le case" lo avvertono.
Via, allora, con un blocchetto rosso di carne, la sua razione, fra due dita, tenendo saldo pi che pu il manubrio, e gi col ciclo per un viottolo spericolato nel bosco, spesso diaccio, sperando che la via sia libera, e arriva a Villabazia, fa chiamare Viola nella cucina dall'odor di marmellate, poi gira per una strada incassata sotto una scarpata a muro infiorata di ciuffi brillanti, aspetta, e ricevuto da Viola alla porta degli Scorpioni entra nel giardino pensile, a piede d'una muraglia sotto il monte, al centro un vecchissimo albero montano, cespugli ritti intorno, una piantona lucida in parte, e trine nere, poi la fontana, la vasca e, da una fiancata aperta, il lago brulicante di splendori grigi, poi la porta della saletta rosa e dentro, odore di radica d'un vecchio stipo, un tappeto rosa, il camino di marmi policromi acceso apposta per lui, s' freddo, con il sistema di famiglia, a fasci di ciocchi in piedi cos li prenda subito la rabbia della fiamma, e nella invasatura della finestra sul giardino, un armonio con la tastiera livellata alle aiuole.
Vicino, la camera con un lettone bianco badiale, gonfio come panna, per lui.
Il senso continuo delle visioni frantumate, crollanti dell'epoca, contrastava di continuo con la affabilit emanata da quell'ambiente, quel senso costruito equilibratosi da secoli l dentro, inattuale, cui non voleva transigere, lo allarmava, come quando lo inasprivano la prestanza e la fortuna d'uno vicino alla goffaggine e sventura dell'altro; o quando, un tempo, sentiva pesare la sua stessa giovinezza come un affronto alla nobile, mesta vecchiezza del poeta.
Di quel suo disagio, fra quelle mura, qualcosa era trapelato a Viola.
- Ma perch non ci sta bene? - gli chiedeva ella allora col suo sorriso tirato. C'era spesso anche Cornelia, la sorella, gli occhi grigio verdi, un naso profilatissimo. Quel complesso istintivo di supposizioni che ci fondono attraverso l'aria a toni e forme procurava a Luca davanti alla quasi scostante Cornelia una specie di ossidazione della sua bionda effusione, mentre la bellezza contrastata di Viola non gli chiamava penetrazione alcuna.
E allora Luca spiegava alle ragazze:
- Ma perch i tempi nuovi rifuggono da qualsiasi sosta. Quando alla svolta della strada sul lago ci si sente entrare nell'alea di Villabazia si dice: stragi, trattati, ultimatum, giubilazioni, macch, era qu la vera saggezza, in questa stiva di casa che conduce in una rotta sicura le sue generazioni, con stabili idee, mica come i cervelli che le sperdono come moscerini; la fontana canta, le costellazioni girano, si sana qui.
- Eppure, se mirano ancora alla polveriera! il rudere dell'archivolto si salver? - obiettava con la sua voce bassa Viola, mangiando un po' le sillabe.
- Ad ogni modo vede che scappiamo tutti qua a rifugiarci perch, per non crearsi impopolarit, nessuno ha interesse di toccarvi. I lurchi poi vedono nei bei nomi degli strumenti dispotici affini ai loro - osserv Luca. Poi, continuando a guardare attorno le pareti, lo specchio, una terraglia rosea accentata da una iridescenza di guscio di cipolla: - Qui c' l'atmosfera di gente ben riposata, certa del domani, ch' il paraurti dell'oggi. Benedetto il domani quand' sicuro e non una voragine squarciata davanti al cuore! I vostri antichi facevano viaggi avventurosi, celebravano, come voi stessi del resto, onomastici e genetliaci familiari con lieta importanza. Concedersi, per le loro donne, era qualcosa di definitivo, incancellabile. Rimaneva solo un'ombra: sentirsi polvere, e che nessuna diversit corra fra s e l'osso che succhia il cucciolo. "Ma allora non siamo; nulla " si dicevano, e in giro a loro si sperdevano in un soffio tutte le care cose di questo contorno. La coscienza li conduceva allora alla cappella bianca a pregare, in quello stipo di silenzio davanti alle geometrie delle costellazioni, il campo di giochi delle stelle. Ora il numero ha avuto il sopravvento com'era logico, e ogni attimo che non rende qualcosa di smerciabile lo si sconta in autentica miseria; se osservate, si pu non esser educati, artisti, credenti, ma soggetti economici si  sempre, per la gola. Una sosta e pensare, guai, o vivere per la forma come l'esteta che diceva: pi bello quando  inutile. Tramontati i vecchi canoni chiamati ipocrisie non siamo che un allevamento approvigionabile a fatica.
Cornelia stava silenziosa e impassibile, il viso di Viola soffriva invece un'inquietudine.
- Ed  per questo contrasto fra quest'aria dolce e quella aspra della realt attuale che reputerei una mezza sciagura divenire vostro ospite a lungo.
- Ma guarda un po'!
- Queste bellezze sembrano proteggerci da ogni sventura con una parete incrollabile che  il senso lasciatovi da chi vi  vissuto serenamente, ma non ereditabile da noi. Poi  inutile, il giorno bello non lo si pu fermare.
Le due ragazze sorridevano perch seguitavano ad esser solo se stesse, non si fondevano a lui; egli rimaneva fuori di loro, oltre la loro sazia quiete, un'amena variazione momentaneamente inserita nella loro calma realt. L'atteggiamento di Cornelia rimaneva chiuso.
Facendo dormire Luca in quell'ala isolata del palazzo, le ragazze non turbavano il vecchio padre con notizie allarmanti, il quale poi invece lo accoglieva nelle visite ufficiali molto garbatamente assieme alla moglie. In breve fra loro si manifest una certa comunanza di sdegni vecchi e recenti. Certo l'amicizia di Luca per il principe Cosimo lo assegnava subito fra le persone accettabili. I due coniugi poi avevano in breve ricavato la ricetta formale del nuovo arrivato con il loro acume fattosi in ambienti cosmopoliti, tra viaggi di caccia, esplorazioni glaciali.
Ai due, spigolando qua e l nei suoi argomenti, il nuovo soggetto capitato l in quell'isolamento in cui vivevano da anni, aveva dimostrato una assortita dimestichezza con le belle cose d'ogni vario stile, alludeva quasi involontariamente a casuali aderenze con gli ambienti di Corte invisi a quella parte dell'alta mondanit prostituitasi al regime; sceverava nel repertorio delle proprie nozioni riferimenti, esperienze consoni alla mentalit di quei signori ospitali che loro giungevano graditi come trovassero in lui una vecchia conoscenza. Tra vistosi, conformarsi cos, era ancora l'unico modo di passare inosservato. Gli veniva spontaneo citare di quando in quando biscazzieri, fantini, autorit del mondo di caccia e vela; mostr conoscenza di ristoranti classici, caff che servono la miglior panna dell'universo, accennava a sarti celebri, antiquari, bizzosi barbitonsori, ispirati assortitori di cravatte, autori egregi di calzature a mano. Comporne un trattatello ci sarebbe stato da farsi odiare dai divi dei salotti. Chi sa il gioco non lo insegni.
Viola, eccitabile, a volte attraversava lunghe crisi di mutismo, si distraeva in varie corse gi per le discese con il suo ciclo, trasognata a volte si rovesciava nei fossi, come istupidita. Non potendosi pi occupare del servizio all'ospedale, ora dirigeva un centro di smistamento per medicinali e materiale di medicazione ai reparti dei patrioti della zona, e soprattutto della infermeria d'un borgo incassato nella valle vicina.
Un giorno giungono l alla spicciolata patrioti col fazzolettaccio colorato al collo, uno sale sul campanile intonando a rintocchi l'inno della liberazione, chiedono a una vecchia dov' l'infermeria, vi si dirigono calmamente, ma invece di entrarvi, dopo salutati i patrioti sulla porta, l'accerchiano.
- Mani in alto! - e fucilano tutti i presenti degenti e non degenti.
Erano falsi patrioti.
Aveva dovuto assistere alla fucilazione del proprio marito, lass in quel giorno, Lauretta, un tempo cameriera dei Daveri.
Perci Viola, appena avutane notizia, preg Luca di accompagnarla, appena si potesse, a raggiungere la fidata ancella, e ispezionare l'infermeria. Ma quel giorno la zona era incessantemente disseminata di schermaglie manovrate da Cesarino: una notizia avuta riservatamente da Giobatta, anziano, fido elettricista, segnalava rinforzi di artiglieria leggera in arrivo al paese che dovevano lanciarsi a una battuta di tutto il monte; sarebbe stata una precauzione preziosa avvertire i compagni di Praviano, ma, come, con la montagna cos battuta?
Luca ci pensa, disteso su un vecchio divano di Grispin. Quel sentirsi al sicuro non gli d pace. Dal suo intervento potevano forse dipendere tante vite. Gli par aver sotto lana infiammata. Parte. Avverte prima Viola. Quella vuol unirsi a lui. Troppo azzardo.
- Vengo fino da Gioele, l'aspetto, poi se la zona  libera andiamo assieme da Lauretta - ha gli occhi illuminati e partono, ma sotto i due faggi a ombrello sul valico, Gioele, denti scoperti fra i labbroni paonazzi, racconta che sulla cresta son passati poco prima sconosciuti in elmetto, guidati da gente mascherata che dava ragguagli sui luoghi, indicava i malghesi per nome. Traditori dunque. Luca vorrebbe farsi accompagnare da Gioele per avere un po' l'aria turistica, ma il vecchio non si fida. Tutto il vallone sotto i due faggi  deserto da giorni. Luca andr solo; saluta Viola. Dal valico vede ardere la baita dei Sacchi incendiata certo per rappresaglia dai bravacci. Rami istecchiti sfruconavano un lembo sospeso di fumo acre eppure arrendevole nel fondo, odore di tante cose bruciate che solo il fuoco rivela; pi in l ghirigori altissimi trascinavano nel cielo combuste le chiacchere, le ansie della notte passata l con Andrea, Gallo, Sigaro.
Sosta un attimo appoggiandosi alla betulla dalla pelle bianca, velina, con crespe nere.
Continua, vicino alla postazione della sentinella di Praviano fischietta un classico motivo affettuoso per dar l'impressione di non voler far del male a nessuno. Il motivo lo regge bene e la baita era deserta! Controluce, scura, una sagoma come d'un nanerottolo che sorge da un sasso se Luca si nasconde, s'abbassa se questi s'alza. Stanno altalenando cos per un po' finch si riconoscono. Era il pastorello riccio, dalla mano mutilata, incontrato l l'ultima volta.
- Dove sono?
- Dietro il dosso.
- Avvertili che gli altri salgono, e mandino per cresta una vedetta a tenerli d'occhio.
Ritorna da Viola.
- Dovremo complicare l'itinerario.
- Bene, pi avventuroso; basta che io abbia da fumare - disse scrollando i riccioli vigorosi.
Aveva ella la passione di famiglia per le camicette bianche che si facevano poi notare da lontano. Dirglielo? Ormai era inutile; sar per un'altra volta. Espansiva e pensosa, i sopraccigli aleggianti, la figura non slanciata ma ben complessa. Luca non aveva certo avuto mai agio di vagliare come le sue le doti della sorella; per quella, appena egli la guardava, con la sua impassibilit pareva far scendere subito una nebbia su tutte le cose.
Scavalcarono guardinghi il monte dalla parte opposta del valico dei due faggi che li avrebbe condotti verso i Sacchi in fiamme, si sperdeva lontano il cannolo bianco della betulla. Si sorvegliano intorno, senza mostrarlo, per non insospettire chicchessia; attraversano dorsi snelli e vellutati, un vallone dall'aria agra di noci e castagni che li stacca momentaneamente dall'assillo delle insidie. Fra i pini li colse una inalazione resinosa dal deciso taglio odoroso.
- Che meraviglia, che bont! - dissero annusando una specie di mistura olfattiva di ritagli di corteccie, tritumi di fiorami, gambi dalla linfa amarognola che danno l'inedia, velano la vista, frammisti a un sentore paludoso di funghi.
Pestarono, camminando, foglie semisecche, dolciastre di sorbo.
La vista avvicinava le fonti degli odori.
- Quella roccia sembra legno - disse Viola.
- E i fichi san di datteri e di more; la fabbrica  una; agitati gli ingredienti, son sortite alla fine queste nostre teste curiose - fece Luca, ma gli tagli la parola il fischiare di uno sparo. Si fermarono.
- Dgli, dgli.
- Viola, gi, sotto il masso!
Sbucarono dei giovani. C'era Sigaro che riconobbe subito Luca, e gli narr avvilito, in disparte, che lass dove ancora fumavano i Sacchi, stava bruciando ferito, appeso alle gambe, il fratello di Fungo, dopo aver colpito nell'accerchiamento Cesarino. Nella lunga faccia tetra, china, gli sfavillarono gli occhi. Intanto alcuni sgambando gi per cresta si dirigono verso uno scamiciato che, gettato il fucile, li aspetta con le braccia aperte, strofinandosi ogni tanto la nuca. L'avevan ferito.
Giusfino, era delle parti di Luca appartenente a una di quelle famiglie invasate del regime, discendenti da qualche secondino o delatore degli antichi martiri; s'era arruolato con entusiasmo contro i fuorilegge, i briganti della montagna.
- L'altra notte ero a spiarvi ai Sacchi.
- Allora hai sentito Renato parlarci - chiese uno zazzeruto con la punta del naso a palla.
Luca ricord, Renato era figlio dell'ingegnere suo mite accompagnatore.
- S. Ero con un altro, e dovevamo scendere a dire dove eravate, portar notizie per preparare il colpo dell'infermeria; io invece ho voluto ascoltare Renato. Renato  finito adesso laggi.
- Lo sappiamo, l'hai ammazzato anche tu?
- No, no - strill l'altro sconvolto, con una voce da lacrime - io non ho sparato, ho finto, ho spostato la mira all'esecuzione, lo giuro, quando mi son visto davanti lui, proprio lui che aveva detto quelle cose, che voi rispondete con onore alle torture...
- Vai avanti, e adesso cosa t'intendi?
- Son scappato da voi.
- Bravo! - e lo sollevano sulle braccia.
- Mica tante storie - dice lo zazzeruto corrugando la fronte come una spugna e mettendogli il pugno sotto il mento - guarda che se ciurli nel manico, hai capito?
L'altro si guarda attorno col volto sbiadito, gli occhi smarriti, forse per l'elemento brigantesco ch'era un po' in tutti in mezzo a quella sterpaglia.
- No, no, ho come una pietra nello stomaco da due giorni.
- E Lauretta l'hai vista? - gli chiese Luca.
- Chi ?
- La moglie di uno dei fucilati, uno bruno, con la barbetta, non ricordi, Carlo?
- Quella che deve aver figli - disse coi labbri bambineschi il ragazzo - un medico prima d'esser giustiziato, s' fatto slegare per farle un'iniezione, che stesse su.
-  ancora l adesso? - chiese Viola.
- Era a letto mentre gli altri andavano via dopo aver battuta tutta quella zona l - e segn l'anfiteatro boschivo fumante di pire di decine e decine di baite incendiate per rappresaglia sotto un cielo calmo - ora si pu benissimo attraversare di l. Son passato anch'io.
Viola e Luca salutano e vanno.
- Sar sincero? - chiese la ragazza - se ne senton certe in questi giorni. Al borgo, non dan la licenza a uno e lui fa salire gli altri a sterminare i vecchi compagni.
- E uno, guardia nera, a Vallesia, denunciatore impenitente, quando i compagni si ritirano perch siam discesi noi, dice: Resto ad aspettare gli altri, e ci aspetta imperterrito, affezionato al luogo. E il comando l'ha fatto fucilare. Aumentando in numero l'umanit perde in eccellenza; la demografia, antica politica decadente, ha creato una incoscienza mai vista, riflesso sempre del primo insensato.  un tornaconto anche passeggero che fa scegliere la fazione. E del resto, tolto un riferimento supremo, c' nulla di pi goffo che star qu a vezzeggiarsi tanto a vicenda?
Attraversarono un campo di felci gialle. Nello sfondo una montagna in una pelliccia di nevi a chiazze color mistr, presso un'altra, enorme carbone innevato, e nel golfo del cielo lontanissimo, un fumo giallo.
- La pira dei Sacchi - disse Luca quasi distrattamente. Viola si volse. Stettero l a guardare in silenzio. Ella mormor:
- Sembra un'anima che va - Luca trasale fissandola con tale concentrazione che l'altra insiste: - Non le pare?
- S, s - fece l'altro sbalordito delle sue parole dette, ignara che quel fumo cremava un eroe, il fratello di Fungo, inchiodato prima dai colpi contro la porta della baita, solo, mentre sparava gridando, l'aveva udito Sigaro immobilizzato, di morire per la sua fede oltre la vita.
Riprendendo poi la via, Luca si riconciliava dentro nell'osservare Viola precederlo, discorsiva, scrollando i capelli, spigliata, eppure avviata a una meta funestata dalla sciagura. Una o due generazioni prima una Daveri forse sarebbe svenuta anche solo a sentirne parlare. Meglio, o peggio? Viola sosteneva anzi gli orrori con impegno, le sue reazioni erano praticamente utili e salutari.
- Han fruttato la conversione di Giusfino le parole di Renato, ha sentito? - disse Luca; ma i suoi occhi seguitavano a imaginare i bagliori della fiaccola umana dei Sacchi, proprio l dove nella notte di tormenta aveva rievocato i martiri, le passioni sanguinanti che avevano guadagnato agli uomini il culto ideale della vita.
- Lo conosceva? - fece Viola con nervosa attenzione.
- Renato? no, sono amico del padre, un ingegnere, poveretto, che chiss mai quando lo sapr, braccato com' dappertutto. I lurchi un giorno chiedono di lui al suo paese ed egli stesso li spedisce verso l'ultima casa cos da svignarsela intanto, a ritroso, per lasciar piste svianti nella neve del bosco, dove pass tutta la notte, a quell'et.
Poi le parole si diradarono. A poco a poco li tenne un comune pensiero che li separ alfine nel silenzio. Sentono che, arbusto per arbusto, penetrando nella ripida conca prativa del villaggio, dovranno resistere a emozioni sempre crescenti.
Nella volta, crespi rosei si sfanno nel viola crulo in un castello di creste. Ma sotto un'ala bruna pare contratta ancora l'aria degli spasimi di chi vi soffr, sanguin. Appressandovisi, qualcosa s'affoca dentro quanto pi isolano intorno le fresche brezze della sera.
Entrano fra case in un odor villoso di segheria alpina.
Ecco l'infermeria svuotata dalla morte. Lauretta era coricata, unica rimasta dall'esecuzione, assieme a un medico che ora l'assisteva, massiccio, mentuto, in occhiali. Al momento culminante anch'egli era l, nella cantina.
- Uno sconosciuto - racconta egli con la bocca disgustata - era arrivato poco prima ad avvisare, ma non l'hanno creduto e ora  gi disteso anche lui con gli altri; io, a ogni buon conto, mi sono invece nascosto subito, e devo ringraziare una mucca che ha distratto gli sgherri se nel frattempo ho potuto salvarmi. Dopo mi son sorbito ore e ore di torrente gelido fino alla notte.
- Oh, la mia signorina! - ripeteva ogni tanto Lauretta pallida, lusingata dalla visita di Viola. Si lasciava abbracciare come un fagotto appoggiato alla lettiera; il viso letiziante, indefinito, dal sorriso appena abbozzato e gli occhi imploranti. Poi invocava perdutamente:
- Oh, il mio Carlo! - e recriminava d'esser stata fatta sopravvivere con l'iniezione del medico giustiziato.
- Non l'ho mai vista cos bella;  stato il dolore a farle quel viso - diceva Viola a Luca sottovoce - che resti sempre cos ora?
Il dottore stralciava dal registro, da consegnare a Viola, lo stato di degenza dei feriti e infermi trucidati.
Sotto, il luogo dell'esecuzione.
Squallido e sordo il suolo che rende ancora il tonfo degli uccisi.
In un androne erano distese le giovani vittime.
Al mattino dopo Don Lino vi portava il riflesso della Passione che si continua nel dolore di tutti; egli era divenuto cappellano dei patrioti. Aveva voluto far coprire, fasciare, anche se ogni breccia era un urlo contro i fratricidi, lo scempio fatto su membra gi inerti, irrimarginabili.
Un silenzio pesante fermentava attorno a quei corpi. La carne, in alcuni, aveva bevuto il colpo, invisibile la fulminea trafittura che aveva provocato la falla irreparabile.
Ha un'espressione bugiarda la bocca sempre sul punto di rivelarsi e invece non parler pi.
E restiamo a odorare le stagioni noi che non abbiamo merito di olocausto. Essi odorano l'oltre.
Il loro profilo tagliava l'aria. Dove guardano?
Le vene placide. Nessuna distinzione fra quelle d'un martire e quelle d'un assassino. E perch non adeguar mai anche in vita gli estremi?
Uno rosso, uno castano.
Ve': questo  Capra, il biondo di Praviano che guardava gi con sigaro tutte le sere verso casa. Luca ricorda di quel volto cinto di barba l'espressione, l'attimo prima del riso. Ha la pelle con quel lustro poroso del cedro.
Giovani, non ancor piagati dai ricordi.
Han tutti camminato tanto la sera con lo specchio del lago negli occhi.
L, col viso celato, lo sconosciuto sacrificatosi sperando di salvare gli altri. Stringe ancora in una mano un emblema sacro, nell'altra l'imagine dell'amata. Cos ha voluto cadere.
E questo viso biondo, straniero?
Addio Yoe! hai lasciato la tua isola sconfinata al di l di tanti mari perch tutti han dovuto accorrere alla minaccia. Sei venuto a cadere, per darci la libert col tuo sangue, qui su questa zolla tanto lontana da quella dove sei nato, dove c' tua madre.
Uno, nel mento, s'assomiglia a chi? ecco, gi, senza alcun colorito di giovinezza, controluce, ne spicca il profilo, lo stesso dell'ingegnere. Renato! Il caro vecchio non lo vedr.
"Ti d io il bacio di tuo padre".
Udite due scariche sul monticello di fronte Luca non si volse pi da quella parte.
In basso, il paese, vuoto di silenzio; fra gli spezzati dei muri il tetto a piastre nere della Ca' 'd Grispin.
Sopra un monticello, fra alberi dal fusto bianco e snello di fanciulle, sciame rado, montante fogliame, lurchi e sbirri avevan poco prima condotto dei montanari racimolati bonariamente in paese. A uno, non avevan atteso neppure la moglie cambiasse le ciabatte; ad altri avevano offerto colazione, seduti all'osteria, a infilarsi in bocca assieme le buone matasse di pasta lustra di burro fresco.
Ora, dopo quelle scariche, presumibile scendessero di lass solo lurchi e sbirri.
Lo spuntone sospeso sul lago svariato a quell'ora dai verdi e ori specchiati dal monte di faccia, era l'asilo dove spesso Luca veniva a disperdere nell'ampiezza i crucci pi acerbi.
Per un po' ora non era prudente muoversi, mostrarsi; i dominatori si dilettavano spesso a pigliare al volo, per i monti, i beccaccini umani. La legalit, con tutte le sue coercizioni sperimentate da secoli, concorreva ora a tiranneggiare gli indifesi, abbandonati alla deriva.
L'ultima volta che era salito lass in quell'angolo romito, vi aveva smaltito l'orgasmo d'aver atteso inutilmente il ritorno di Mario, industriale favoreggiatore, bella creatura, attirato fuori di casa dagli sgherri, lasciato poi libero avviarsi tra i fumi della sera per una di quelle strade liscie, affidanti, tracciate dai vecchi tecnici in tempi affabili. A un punto, gli stessi che gli avevan dato il ciclo per il ritorno, gli scaricano una sventagliata di colpi. Con l'ingigantire del potere dell'odio in questa regressiva evoluzione si sono perfezionate le armi per sfogarlo cos che uno non vien finito con un colpo solo, oggi, ma lo si trincia rendendone irriconoscibile sul volto anche l'impronta dell'ultimo spasimo.
Come si terge pi quest'aria guasta, la nostra terra culla del malefico? come si riedifica la gioia avuta da una creatura ritenuta pura e non lo era? cos'era in Luca di cos fragile e essenziale verso cui lo portava una sete d'incorruttibilit? Quando ud intaccare una volta il culto della concezione immacolata era corso una notte, trafelato, sui gradini freddi d'un tempio.
- Oh, Cornelia! - scendeva allora da un sentiero dirupato da capre la figlia Daveri, forte il risalto della macchia dei capelli biondo cenere.
- Sta a guardare i monti solo? - gli chiese ella da lontano con un freddo piglio infantile, la sua voce fresca frust l'aria fra le rocce.
- Perdoni il mio umore, vi sono nuove poco belle.
- Venga da noi, allora.
Ella amava i suoi monti; con Luca da tempo voleva accompagnarsi perch egli certo avrebbe saputo idearvi attraversate, percorsi capricciosi. La guard egli avvicinarsi fra le rupi con l'andatura noncurante d'un'onda lunga; recava in s un chiarore color spumante che pareva venirle da una lampada chiusa fra le mani, un bagliore di nevi sul profilo delicato, lo sguardo fermo, vuoto a volte. Vicino a lei egli si sentiva stranamente correre l'occhio verso nitidezze del paesaggio, le creste, un fil di luna, cessava il senso della propria isolatezza.
Arriv, sempre chiusa in s, gli occhi verdazzurri scialbi; egli la distolse subito dalla vista della triste valle, e in pochi salti uscirono da una tromba di roccie nel vento, circondati da un anello giallo di erbe arse dalla neve e dal sole, imprigionati all'improvviso da drappi d'aria fiottante fra gli arbusti in un crepitio di roghi.
- Matasse bionde che ci portano - disse Luca.
- Bello! - esclam ella con il riso un po' convulso di quando giocava materna col cane, facendosi subito impassibile. Ecco, le sue fugaci comprensioni, sigillate prontamente, lasciavano nell'aria quasi l'oscillazione d'un morbido chiarore.
Sul lago la brezza soffiava in una marea di brividi, traccie di innumerevoli piume.
I due si spostarono dal ciglio della cresta. Ella appariva tra gli arbusti ritta, mai dura, leggera.
Poi il sole salt al collo d'una nube.
- Si macchia - fece Cornelia con una voce opaca dal vento. La sua vicinanza faceva obliare gli orrori della valle. E stettero l a veder formarsi attorno canali di nubi fustigate, veleggianti che a poco a poco si livellarono a loro in un pavimento fumoso che li appart assieme al cerchio dell'erbe d'oro col sole nel cielo.
Entrarono nel fienile dalla balconata. Ovattati biancori lunari fra ombre spezzate come travi.
- Antelmo, Guido - chiam Viola.
- Ohem!
- La sveglia? - domand l'altra.
- Quando vorranno i comandanti in arrivo - rispose una voce placida. Si sent soffiare due forti scrosci di naso. Silenzio. I due dormivano gi. In fondo alla botola le loro nari parevano buchi nella cera.
- Ne han passate! inseguiti sconfinarono - raccont Viola con monotonia - di l dan loro mezz'ora per decidere se tornare o restar prigionieri, e allora devono lasciarsi mettere in un campo. Scappano, e dopo peripezie di montagna, con documenti falsi, al confine, mentre rientrano, li scoprono quelli di l e sparano loro addosso, Antelmo precipita ferito, l'altro lo tira su, passano in un casolare affondato nella neve la notte. Antelmo sanguina, per all'alba riescono a rientrare con delle notizie per Baldinelli.
La luce umida e bianca fa a Cornelia il volto esangue. Luccicano i riccioli di Viola che ha gli occhi un po' lontani fra loro come le pecore. Singolare il timido gioco dei verdi toni tra i pi manifesti a quell'ora, ma sordi come cavalli neri, che anche brillando fan da ombre buie nel sole.
Passarono da una porticina le due fanciulle e Luca, e subito nel recinto del giardino furono sommersi nel bagno lunare.
Sul biancore della casa traspare il ricamo delle ringhiere come mantiglie nere su un volto pallido. Luca affonda le mani nelle procacie arboree di Sofronia, la muliebre scultura a cesoie di bosso verde; ne scompiglia le fattezze, ne mette a nudo lo scheletro dei rami contorti, le squarcia il volto.
- Orrendo - Viola dice.
Dietro, il selvaggio lago lucente dove ogni poggio nascondeva qualche ferito della recente azione alla Rondina. Cornelia era impensierita per un patriota col ginocchio che suppurava.
- Domani sar qui a prelevarlo l'ambulanza d'un capitano lurco che si presta - disse Luca - qualcuno anche fra loro capisce e cerca protettori fra noi.
Quel lago era tutto costellato di ricordi di lotta, di sacrifici. Dove il monte col suo riflesso rovescio nell'acqua formava un lungo collo d'uccellone che puntava l'ultimo becco di terra sul filo delle acque, l avevano trucidato Mario; la riviera incantata con le sue collane di giardini era stata teatro di altri misfatti.
Udirono la mitraglia.
- E questo mulino lontano? - chiese Cornelia con la bocca a flutto.
- Aviolanci in Val Grande. Ben venga ogni dono dal cielo.
Guardavano da quella parte dove si accendeva e spegneva una grossa lucciola nella volta; l'aereo mirava come un uccello predace dove piombar gi al segnale dei patrioti, ma per deporre uova ben imballate nella canapa.
Di l si vedeva l'archivolto del rudere antico sulla scarpata sotto la pieve. Diafano, esile, sembrava sostenesse a fatica la pressione della luce. Era l'orgoglio del paese. Avevano tutti un gran timore per le sorti di quell'emblema d'architettura esposto ai pericoli bellici. L'avevano imbottito di sacchi, puntellato qua e l alla meglio.
I tre si siedono sulla ghiaia appoggiando le schiene al muretto, di fronte al riverbero della facciata; le finestre strette, eguali, i pannelli fanciulleschi verde vetro, il piano terreno dimesso con le inferriate claustrali, un arco, il cortiletto, tutto quel contorno dove si respira il sentimento di chi via via lo arricch per vivervi amarvi morirvi.
- Linee solide che devono sopravvivere alle generazioni - disse Luca guardando la casa - ma, siete sicure che in questo momento ci siano nei canterani i costumi antichi di seta? quello biancoazzurro che sta cos bene a Cornelia? L, vedo gi a una finestra una dama indossarlo; si passa il rossetto sulle labbra, ma inutilmente, non le ha tanto  che non  pi viva. Un vecchio a un'altra finestra si toglie la parrucca, scuote una tabacchiera tolta alla bacheca della sala, gli sciacqua intanto la calvizie il raggio azzurrino di una stella. "Poveri voi, vivi" l'uno dice: "Beati" l'altra contraddice.
- Poveri - replica subito Viola.
- La calvizie scompare dalla finestra - continua Luca - e la stella ritira il suo raggio.
- Come donna il secchio - mormora Cornelia con un taglio lieve di riso. Chiusa, quasi inespressiva, ella non si interessava che di piante animali venti. Con quale esclusione si sarebbe dedicata a uno! Cammino d'oro per quello.
- Poveri vivi - replic Viola con l'aria annoiata.
La ragazza era depressa sempre per la inveterata idea che fosse il peggior dei mali restar soli, senza compagno nella vita.
- Viola, sapesse com' grottesco ci che lei rimpiange - le dice Luca per rianimarla - ammenoch uno proprio parta gi con l'intenzione d'illudersi.
- Ma almeno essere in due - diceva ella di malavoglia.
- Sempre divisi si , anche negli attimi pi esaltanti; anzi ci si sente al posto d'un altro che ci potrebbe stare benissimo. Non si vien scelti, si cpita. Forse qualcosa di buono c', che convivendo due si sforbiciano e cos possono anche migliorarsi, se non peggiorano quando, quello che comanda, di pi pecunia, vale meno.
Ella doveva esser molto piaciuta; non pi giovanissima, era per rimasta sola certo per una natura fortemente selezionatrice. Quindi egli la ammirava. Svilisce appagare l'istinto quando non si trova in altri il proprio specchio.
- Cose che pu dire, fare un uomo; ma una donna non ha altro - mormor desolata la ragazza.
Dramma dei cuori inesitati, frutti anomali a volte, sfigurati gi in natura, infelici ignorati che danno alla vita un contributo intimo, palpitante ben pi dei trionfatori.
E intanto, vicino alla pena di Viola, Luca pi volte era preso da un ritegno nel gustare le dolci movenze di Cornelia.
Luca da tempo tentava distoglierla dalla sua idea fissa perch cercasse compensi in altre realizzazioni; le ripeteva gli argomenti un tempo svolti a Clotilde, caricandone all'uopo la dose. Per capire come la propria personalit scompaia, amando, basta indagare da chi si fu preceduti, magari dai nostri pi caratteristici antagonisti, o ritirarsi a vedere con quali tipi si vien sostituiti.
Quella sera le fece il quadro d'una natura faccendona che per il timore che la si smetta con la vita, ha impresso negli esseri un impulso creativo irresistibile, ha attrezzato la terra per chiss quante vie lattee di generazioni; ma ogni singolo poi finisce in quella partita amatoria per sentirsi un rappresentante dei tanti tipi predisposti per aggradire a un soggetto; non amato per se stesso,  uno di tanti d'un assortimento che pu servire. Egualmente ci si sente disindividualizzati quando una donna vuol farci fare a tutti i costi la parte del primo amoroso, e le tavole della ribalta del suo passato risuonano ancora dei passi del primo amoroso precedente. Salvo credersi il primo arciamoroso!
-  cos confusa la faccenda che a volte si  proprio amati per quello che non si , o fisicamente sconosciuti, magari solo attraverso messaggi.
- Bello allora - disse Cornelia calma e vegetante con una voce sfioccata lieve all'orecchio di Luca. Aveva le mani lunghe soffiate, assorbite dalla luna. Egli sent tutto il privilegio di poter cadere con lo sguardo a proprio beneplacito in quel viso d'angelo musicante dal chiarore pastorale, d'una fanciullezza incorruttibile.
- Bello, s - ribatt Luca - ma quell'intesa deve rimanere poi un semplice legame aereo, altrimenti si diventa non pi noi, ma pluralit. "Ti considero non vera, se no, che noia" si esprime in quei casi all'ignota "con te posso sbizzarrirmi nei reclami contro la feminilit; se poi ci sei, scusamene tanto". Se avviene poi un incontro fortuito con la sconosciuta, si potr esser gentili con lei, s, ma dentro, non le si perdona pi di aver fatto cos che non le si possa pi attribuire quella variet di volto e di modi che si poteva prima. Il ridursi d'una figura imaginata a un tipo definito porta all'imprigionamento di un sentimento ideale. Non si  pi liberi allora di confidarsi con l'amica come prima quando eravamo uniti, unitissimi nel deprecare pericoli, inganni, squilibri dell'amore, torre che tocca le stelle ma crolla salendo.
- Oh, che modo! - fece Viola sporgendo il capo come a provocare il parere di Cornelia, e quella sembrava invece acconsentire con un tepido suono di tortora della gola - e la sua posizione quale resta allora?
- Il persistere sul filo d'un fascino dov' pi teso - Cornelia gli era vicina, vera, la luce non poteva appannare i dolci valori raccolti in lei, velo di bellezza steso su tante crudezze della realt - godere del clima della pura apparizione, resistere al fuoco di fila degli adescamenti per mantenerlo al suo grado pi acuto.
- Un martirio, allora - disse Viola torcendosi le mani.
- Esporsi cos, lo chiama? eppure l'amore  tutto nella sua ispirazione, il resto lo deteriora - e Luca vide negli occhi di Cornelia alzarsi quasi un riparo sulla luce fonda dell'iride - gli occhi allora stipulano accordi, una volutt di strapiombo prende davanti al comando di felicit della bellezza, gioco d'ogni tempo. Come si pu avere tanta leggerezza in una vita cos determinata da pregiudicare un incanto? - e narr alle due ragazze attente della lontana notte lunare sulla scogliera, la storia del liocorno suscitato da una fanciulla che non aveva voluto sacrificare l'incanto sognato - io penso che tutte le forme d'amore riflettono la corrente unica che chiama verso la somma delle perfezioni, da cui un po' derivano tutte; e sono terse od opache quanto pi vicine o lontane da quella fonte. Anche per la creatura si pu passare dal timbro fosco della cupidigia alle limpidezze della venerazione. La massima capacit di dedizione si raggiunge a furia di esclusioni, e ci si mantiene allora atti al delirio fermo dell'apparizione pura.
- E questo basta? - fece Viola.
- Non solo, ma frutta ricchezze per altri destini, improvvise tenerezze per sconosciuti, un desiderio di proteggere ignoti, una segreta gioia di fraternamente giovare. Ma voi questo lo sentite gi pi di me facendo tanto bene come fate - e mise amichevolmente le braccia sulle spalle delle due fanciulle. Cornelia non lo guardava mai. Era calma come la cappella sul poggio bruno verde.
Si sentirono tutti tre gli occhi forzati dall'abbaglio latteo della casa.
Non avevano assodata alcuna comune persuasione, epper si alzarono sgranchendosi le membra; nella tensione delle chiacchere s'accorsero di non esser giaciuti neppure comodamente.
- Ammacca la ghiaia - dissero le fanciulle sprimacciando le gonne per farne scattare la ghiaietta impressa. La marea dei ciottoli minuti era intrisa d'albore.
Alzandosi Cornelia allarg le braccia; la bella persona si drizz alta; l'occhio di Luca la ricavava dettagliata dai riverberi. Le membra parevano muovere un gorgo d'aria. Avvicinandosi alla casa, la facciata perdeva in sofficit, finch l'intonaco brulic ai loro occhi vetrino come la luna nel canocchiale.
Luca dice al silenzio delle ragazze:
- Vorrei raschiare un po' di quest'intonaco; io penso che mi rinnover sempre l'emanazione luminosa di questa notte.
L'albore continuo negli occhi intorpidiva anche i corpi.
Passa la trama d'un soffio leggero nell'aria. Il portone  bullonato di chiodoni, battenti due colombe metalliche brunite dalle ali aperte seghettate. Dal muricciolo spira aria di addii commiati. Su dal monte  appena sorta una forte costellazione che ha la forma d'una trireme. S'ode un passo.
- Accattone sulla strada bianca - dice Cornelia con la voce ingenua.
- Tempo di patrioti, il viandante notturno  una staffetta - Luca ribatte. Le ore passando hanno solcato gli occhi di Cornelia.
- Le chiarezze della terra rispondono alla luna - disse Luca. Il chiaroscuro alternava nell'intimo un sussulto per ogni candore, uno sgomento pei neri profondi.
I tre si presero per mano. Quella di Cornelia si sfaceva in quella di Luca.
- Uno sbandamento latente reclama l'aderenza con la bellezza - disse Luca rivolto a Cornelia e sogn ch'ella lasciasse una sera per un pegno verso di lui la sua finestra illuminata, gli desse un ninnolo, e dirle cose che poi stupiva di saperle. La figura della fanciulla nella maglia, fiore di lana, si contrapponeva ora a una cruda colonna bianca. Apr la bocca per dire:
- Mi sembra di aver sentito rumore dalla porta degli Scorpioni.
Consiglio plenario alla presenza del colonnello della divisione Valgrande. Erano attesi da un momento all'altro, pare con gravi notizie, gli inseparabili Baldinelli ed Eraldo comandanti dell'altro versante. Si doveva deliberare sulle ripercussioni d'una puntata gi alla Rondina, in valle, dove era stata sorpresa la sbirraglia da una brigata scivolata sotto le stelle, sparando nel buio fragoroso delle vie deserte, in uno slucciolo di scoppi fino ad accerchiare l'accantonamento. All'alba il paese si trova custodito dai suoi stessi figli, sbanditi dalla vita; padri nonni s'affiancano a figli nipoti con le armi. Schizzano i colpi, tra le falciate e i soccombenti s'agita un sacerdote pallido, bianco un drappo egli sventola nell'aria. A sera, resa del nemico, ma se ne temeva la reazione.
Nella saletta rosa c'era il vecchio Daveri, impensierito per le sorti della famiglia in quel crescendo di episodi di terrore.
- L'altro giorno, Fungo - raccont Luca - passavo dove i tuoi buttavan gi dal lastrone quella spia. Taras diceva lepidamente carezzando la disgraziata: "Adesso, vedi cara, adagio, adagio... ti uccido". Ho detto qualche parola di commiserazione. "Dgli al lurco" mi si rivoltano tutti contro urlando, che se poi non c'era Taras a riconoscermi buttavan gi anche me.
- Guarda, Taras  per s un'incresciosa eccezione che non so neppure come finir. Spiace aprir gli occhi a uno come te su certe miserie, ma quello  capace, per gelosia, come altri ancora, di complottare magari contro uno di noi. Ci che hai visto pu succedere se non  presente nessuno di noi - spieg Fungo - si deve per pensare anche che a poco a poco ognuno viene ad avere chi l'amico torturato, chi un parente che gli han ficcato un sasso nel cuore, chi, come me, il fratello bruciato vivo, al commissario della Garemi sai cos'han tagliato e messo in bocca, cos'han fatto di Gallo. Capisco, se qualche nostro elemento incontrollato una volta risponde dente per dente, chi si salva pi dalle calunnie di chi ha tutto l'interesse di gridare al delitto appena gli vien torto un capello? sanno come stanno, sanno che nessun esercito mai s' degradato, s' esposto al ludibrio come loro, nessun furore di popolo arriver a ripagare mai i loro abbomini; eppure, noi, divisioni scalze, li tratteremo sempre da militari, anche se ci rispondono brigantescamente.  la nostra forza. Eppoi, conosci l'epilogo dell'azione alla Rondina.
- Quale?
- Vien data libert agli arresi che andandosene dicevano: I patrioti son pi militari di noi. In un fossato c'era intanto un nostro perito non per le ferite che aveva, gli occhi fuori, i segni al collo parlavan chiaro come, gi ferito, l'avevan liquidato. Ora io non giustifico quello che hai visto, spiego questi scoppi isolati d'una ferocia che si ritorce sui lurchi che l'hanno originata, e che peser su loro con la sconfitta - diceva Fungo rullando l'erre, gli occhi un po' sempre gli ridevano.
Il vecchio Daveri ascoltava attentamente.
- Come a volte  terribile, ma non si pu far diversamente - intervenne il colonnello dal viso rotondo, naso aulico, la figura del gentiluomo snello ma pasciuto, la voce chiusa come in un tubo - all'ultimo momento, ci si sposta repentinamente, ci troviamo nelle mani questi sconsiderati, gi da noi perdonati, di nessun valore come ostaggi, ma che aspettano di scappare per danneggiarci con quel che sanno: cosa si deve fare? - e si sfior i baffetti coi polpastrelli.
Il vecchio Daveri allontan Cornelia. Le curve dei mobili parvero raffreddarsi senza la sua bianca flessuosit. Il vecchio, dalla piuma di capelli sul cranio roseo, raccont, un po' afono, cos'era avvenuto nel borgo vicino, dove tre lurchi e due sbirri entrarono in casa di Marco, figlio di Bernardo, mentre in solaio era nascosto un patriota.
- Fanno i salamelecchi alla Dora, morbinosa; l'ubbriacano; Marco lo torturano per aver notizie di quello che ha in casa; sviene e compiono in cucina il fatto loro sulla Dora, forse compiacente. Marco torna in s, sente la sua donna ubriaca chiamare il biondo e il bruno con i nomi di altri del luogo, che di tanti  stata quella l; e lui, geloso da sempre, si ossessiona, si fa accorgere d'esser rinvenuto, e quelli ripigliano le torture che nessuna, dice la gente, era grande per lui come l'altra. Adesso - fece il vecchio signore con un sorrisetto vergognoso - i parenti l'han convinto che la Dora aveva detto quei nomi in istato d'incoscienza, e quindi l'onore  salvo. Io insomma vorrei cavar la famiglia da queste tragedie ma spostarsi  un guaio.
- Pazienti - disse Fungo - un momento o l'altro dovr pur finire. Capitassero gli altri poi, col nome che ha lei, la rispettano certo. Non ci lasci mancare il suo appoggio e quello delle sue figlie ora.
Il vecchio scrollava il capo, sbatteva gli occhi semichiusi, poi si rivolse a Luca:
- Senta, qualsiasi decisione io prendessi, siccome Cornelia s' accorta che cerca casa, lei faccia pur conto sulla mia che mi far piacere.
- Davvero?! - fece Luca intenerito senza saper dir altro.
- Ti mandan via dalla Ca' 'd Grispin? - disse Fungo duramente - vuoi vedere che se la pigliano con te perch siam venuti noi?
- Mi ero tanto opposto che lo faceste - disse Luca - vi ho raccomandato discrezione poi.
- Necessit. Altri posti non si trovan, lo sai anche tu. L invece c'era una gran casa vuota e di uno che ci aveva sempre rifiutato aiuto.
- Realmente devono aver dato altrove.
- Questo a noi interessa fino a un certo punto; e cos siamo entrati senza avvisarti. Imbottigliato come sei dove abiti, se venivi da noi, dovevi passare per la casa del custode che ci d affidamento relativo, e avresti pregiudicato cos l'incognito di tutta la tua attivit. Abbiamo preso l'uomo in disparte, e se ti lasciava anche solo passare da lui e intagliarsene magari poi di qualcosa, l'avrebbe avuta da fare con noi - poi Fungo aggiunse con un riso grinzoso - quante volte t'ho visto da quelle finestre!
- Ma no!? Ad ogni modo guarda che Gian l'ho avvertito.
- Non si mostrer tanto volentieri qu, dove accantonava tanta roba, mentre voialtri per far arrivare anche solo una coperta lass dove gelano gli uomini rischiate la testa. Inqualificabile per che ci vada di mezzo tu ora.
- M'han fatto dire di sospender le vacanze e andarmene perch vengon loro.
- Scuse, scuse, fa piacere!
Bussarono.
S'apr la porta del giardino; la costellazione dalla forma di trireme, sorta prima dal monte, s'affacci all'arco. Baldinelli con Eraldo, se lo tirava sempre dietro come un sughero sull'acqua, e Iso, bruno, virile. Il padrone di casa saluta e si ritira scattando come per un crampo nel passo le ginocchia. Vien subito distesa la carta sull'armonio. Baldinelli dice:
- Passando vi avvertiamo dell'accerchiamento cominciato in Vallesia. Dal dorso ora girano qui.
Il colonnello corre subito con la mano sulla carta per segnare il ponte della Gola:
- Farlo saltare subito.
- La posizione dei reparti? - chiede Eraldo.
Iso segna.
- Li incarichiamo tutti; in un trambusto simile non si pu contare sul singolo reparto che presentemente chiss dove ha i guastatori - aggiunse il colonnello.
- Se quel ponte non salta abbiamo qui in breve autoblindo, di tutto, non ce ne liberiamo pi - disse Eraldo.
- Io ho gi prevenuto il piano, signor colonnello, avvertendo intanto la sesta di Andrea e la Volante di Taras che non restino, si sa mai, di l - disse Iso mostrando fra i labbri una cartuccera bianchissima di denti nel riso sostenuto ed amaro, collegando con due segni rossi sulla carta le due posizioni col ponte indicato da un bottone. Il colonnello ordin poi che un reparto molestasse intanto dall'altro versante gli attaccanti sulla strada.
- Collegamenti come stabilito, buona fortuna - dice Baldinelli con Eraldo. Cammineranno tutta notte per la via di Praviano. Prima di uscire il capo vede Luca: - Per quell'industriale che finalmente s' svegliato, solita storia: locanda del Ramo Secco, chiedete della rubinetteria, mi avvisano ed eccetera. Ciao - era quello il recapito dei giorni di occupazione; brutto segno.
Il colonnello, apparentemente calmo, ma muovendo nervosamente il mozzicone della sigaretta sotto i piccoli baffi, dispone a diramare l'ordine intavolando poi subito la questione riguardante i due che dormivano sul fienile. Si fiss sulla carta il punto dove avrebbero dovuto balzare sul convoglio lurco di esplosivi destinati a minare le centrali.
- Distruggere il deposito prima della sua distribuzione - disse il colonnello - cosa ne dice l'artificiere?
Rispose l'empirico Fungo:
- In una notte, uomini scelti imbavagliano le scolte, portano le casse all'aperto, spargono l'esplosivo che ha una combustione lenta all'aria, e lo accendono.  fatto.
- Gente sveglia ci vuol sempre per, ogni ritardo cresce il rischio - disse Iso.
Il colonnello affid a questi l'impresa, passandosi intanto la mano sulla fronte come per dire: brucia la casa e intanto stiamo qu fantasticando nuovi imbarazzi. Che differenza fra quella lotta capricciosa e i canoni della scuola di guerra! Iso segn sulla carta altre due linee rosse perch nel frattempo due staffette erano state sguinzagliate verso altri due reparti. Luca intanto giustifica, richiestone dal colonnello, perch d'ora in poi il servizio di Fungo sar saltuario. Di recente, tra i degenti d'un convalescenziario sul lago, egli aveva incontrato l'antico amico giornalista Settimo, avvizzito; richiesto alla polizia della metropoli egli rifiutava l'incarico convinto ormai della pazzia contagiosa del lungimirante, e intanto faceva miseria.
- Sa le mie idee e mi confessa di voler passare nelle file clandestine - spiega Luca - "Ci puoi servire dippi accettando l'incarico" gli propongo io. Ed ora Fungo rivolgendosi a lui, insediatosi in quel posto alla metropoli, siamo gi d'accordo che verr ammesso nella commissione di disciplina che tortura e condanna patrioti; dovr parteciparvi anche lui, sar penoso, ma, un'appendice l in mezzo  per noi di capitale importanza - conchiuse consegnando al piccolo, occhialuto, biondo-paffuto Fungo una mezza foglia d'edera. L'altra met la teneva gi Settimo alla metropoli.
- Quel tuo amico sar certo un intellettuale - sbott fuori la voce chioccia di Gallo sbucato all'improvviso dalla tenda fiorata della biblioteca.
- Ma dov'eri? ti si cercava! - dicono gli altri.
- Tentavo riposarmi di l - disse l'altro con gli occhi lustri incavati dal solito cerchio di sonno ritardato - sar un intellettuale imagino!
- Lascia che ci serve - intervenne Fungo.
- Pennaioli, con il loro inchiostro delittuoso hanno scervellato la gente. Ma dovranno render conto dell'uso che han fatto della loro cultura - seguit l'altro concitato incespicando nell'orlo del tappeto rosa, una ciocca bruna scomposta sulla tempia esangue.
- Badate - s'inframmise conciliante il colonnello - incensurabili del tutto come si pu in questo caos? Guardiamo allo scopo maggiore e serviamo il re.
- Ripetiamo quello che ha sempre fatto l'orco allora - oppose Gallo con la sua gialla faccia sediziosa.
- Distingui il fine, il suo era far man bassa - obiett Fungo tagliente e giubilante.
Scivola dentro, smorta, Viola; parla con Luca.
Uscirono salendo lo scalone.
Si trattava di informazioni segrete da assumere, quindi, in disparte. Viola gioiva che Luca avesse accettato l'ospitalit di Villabazia.
C'era Don Lino su nell'appartamento chiaro, felpato di Cornelia. A questa molto si doveva il suo passaggio a cappellano dei patrioti, resasi ormai insostenibile la sua situazione in Vallesia dove la prima volta Luca lo vide il giorno dell'eccidio. Piccolo, ardimentoso sacerdote di montagna dall'occhio grigiastro, fissante, i piedi irrequieti come due merli neri sotto la tonaca, cercava di riordinare le coscienze nelle file dei patrioti di Baldinelli e poteva darne ora quel ragguaglio che Luca doveva riferire da tempo al generale. Uscito allora di galera denunciato agli sgherri da un "fedele" della sua stessa cura, scampato poi con uno stratagemma alla morte, spiccicando parole chiare e lucenti espose un rapporto molto favorevole a Baldinelli. Purtroppo le rivalit non mancavano in quella compagine in parte d'accatto. Vi serpeggiavano a volte non certo serene interpretazioni, anche ingiuriose, di fatti e di capi caduti; ma si mandassero buoni ufficiali come Iso anzich lamentare discrepanze.
- In questi sbandati il male non  inguaribile, ma bisognerebbe tirare il fiato un po' di tanto in tanto in qualche luogo, non essere inseguiti di continuo, per arrivare a tutti gli elementi e in tempo - aggiunse salutando con un cenno del capo Cornelia e Lauretta dal sorriso blando e gli occhi imploranti, entrate allora - ho dato poco tempo fa l'assoluzione a una salma che non avrei dovuto, ho saputo dopo com'erano andate le cose. Un infelice, con qualche buona parola forse lo si poteva salvare, un certo Giusfino.
- Ha ucciso Carlo! - scatt Lauretta.
- Non avercela, si  finito lui stesso a Praviano.
Lauretta aspir all'improvviso restando poi col fiato mozzo.
-  passato ai patrioti sotto i nostri occhi, vero, Viola? ma all'eecuzione dell'infermeria non ha sparato, l'ha detto a noi - spieg Luca.
- Mi impressiona - fece vagamente Viola - lo ricordo in una baita, incantato in un bel pezzo di ragazza che lo prendeva in giro perch lo carezzava e lui impallidiva.
- Gli ridevan dietro perch dicevano non conosceva le donne; uno slavato era - aggiunse Lauretta.
-  finito appunto per una di quelle che si tengon lass, e sono una rovina, perch con quella promiscuit se uno si prende di loro,  finita, meglio non parlarne - concluse il sacerdote.
Giusfino s'era perso della Rosa, ma non la sfiorava neppure perch era di tutti. "Cosa intendi, innamorarti? oggi le donne servono ad altro" diceva lei filtrando sempre pi in lui quella bonaccia procellosa di cui aveva quasi l'inconscio potere. Casto, lo dicevano, forse per eccesso di eccitabilit. E una sera, da quella donna bella di carne, gli viene un'onda ferma e gonfia che lo stimola a imitarne l'esuberanza con un rigoglio impellente di s; e allora egli, cosa non le dice di devastante, di tenero, di disperato impaurendola. Ora il richiamo d'ella diviene in lui solo impeto d'irruenza, lo sorpassa senza far leva, lo prostra e un'orrida nebbia gli vieta di gustare l'offerta di quei doni palpitanti predisposti nei primordi per irretire e s'avventa esasperato su quel corpo, vi si arrampica in un guizzo voluttuoso, e avvinto il capo a quello morbido di lei si pianta l'arma al palato.
- E adesso - aggiunse pianamente Don Lino in un impeto confidenziale verso Luca - non abbia a finire anche quella come un'altra, malatasi coi ragazzi, fatta poi scomparire. Quando cesser, questa rovina? - era affranto, le pupille inchiodate, un fondo d'acqua sotterranea nella voce. Quante notti lass per il disgusto di oscure vicende entro le baite ricorreva fuori alle stelle, pregava all'aperto.
Cornelia voleva consultarlo sul caso di Lauretta rifugiata dai Daveri, al sicuro dalle spie che l'avevano insidiata al suo paese appena tornatavi dalla sciagura. Ora, passato un po', c'era uno che la voleva sposare, con gran vantaggio per il figlio rimastole.
- Io, quando mi vedeva lass, Don Lino, stavo vicina a Carlo perch succedesse tutto lo stesso a lui che a me e mai mi toccasse proprio cos di tornar sola; adesso,  inutile, prego sempre di rivederlo e se vado con un altro non sono pi di nessuno dei due, chi pu dir di no? - espose Lauretta con voce spezzata, gli occhi spossati dal sonno interrotto.
- Non sono le aspirazioni migliori che devono essere attuate dopo? - disse con semplicit Cornelia rivolta al sacerdote.
- S. Di l non ci sono n mariti n mogli, tutto ci che qui si allaccia materialmente  per ragioni umane, sociali. Il pi delle volte, si tratta anzi di interessi o di appetiti che pregiudicano i veri legami. Ma se temi, per la sorte d'un vero affetto, renditi conto tu stessa con chi  pi viva la tua affinit; tutto il resto  terrenit e segui serena la via pi onestamente opportuna anche per tuo figlio - le disse Don Lino a cui venivano spesso sottoposti casi di coscienza, affermatosi validamente, pur cos giovane, nel suo proselitismo.
Cornelia ferma, nell'alone della sua biondezza, virginalizzata ancor pi dal vestito bianco sosteneva lo sguardo di Luca con l'altero candore con cui sempre ne seguiva le elucubrazioni. Una vocazione l'attraeva fuori dalla temporaneit delle cose, si diceva volesse rinchiudersi dal mondo.
Dopo aver messo al corrente in disparte Don Lino sulla gravit della sorte che pendeva su tutti quella notte se il ponte non fosse saltato, Luca ridiscese nella saletta rosa; stava entrando, quando, di fronte, si apr la porta del giardino sulla costellazione della trireme appesa a lampadario sul ciglio e apparvero di l Viola con Guido e Antelmo svegliati nel fienile, le grosse giacche impregnate d'umidit notturna. I due ascoltarono gli ordini del colonnello. Ma aspettassero un po', se non saltava il ponte della Gola bisognava abbandonare quella zona e fissar loro un recapito per rientrare in formazione.
Il colonnello guardava fisso i segni rossi della carta. Un'onda di pesantezza gravava nell'aria. Fungo svi un po' l'umore generale chiedendo ad Antelmo:
- Professore, e le commedie?
L'altro, bendato il collo per la recente ferita:
- Bene! - rispose. Fedine grigie, naso montuoso, dentoni sporgenti, il mento platinato dall'orma della barba grigia fitta rasa: burattinaio, pittore di baracconi e quadri votivi, divertiva i compagni nelle baite con fazzoletti annodati sulle dita: - E penso sempre di tornare a porta Orientale, sulle fiere, nelle sere calde, quando c' gente,  una bellezza! Bel mestiere, sa? perch ciascheduno  dentro una maschera popolare - disse con scorrevole eloquio, un po' scoperto forse il gioco di voler simpatizzare - ma ho dovuto smettere perch facevo satira, intende? facevo capire che il regime  prezioso perch fa vedere tutto quello che non si deve fare e che il talento pi che ai bravi tocca alla zavorra che monta in scanno per puzzare o far danno, ma che alla fine i pifferi di montagna con quel che segue, e che il savio  solo un palo di passaggio per i giocatori sempre di qua o di l a litigare.
- Ma adesso giochi anche tu, cavaliere - interruppe Fungo.
- Eh, mamma mia, mica questa  una lotta d'ambizione,  una molla che torna dritta, come si fa a non scattare? ho, a proposito, in testa una cosa per dopo, sicura: Ganascione e la sua favorita, con dentro gli angeli della montagna, i patrioti diancine! - e sbarr le pupille da torneadore.
Amava, neppur pi tanto giovane, le imprese rischiose. Il suo compagno Guido, sanguigno, fratello di Iso, doveva la vita all'abilit di Fosca, riuscita a prelevarlo, ferito prigioniero all'ospedale dove gli sgherri lo stavan rimettendo in forze per il capestro. I due partirono seri, consci del pericolo, stringendo a tutti la mano.
Il colonnello, da parecchio in silenzio, vedendo il tempo volare, prese una decisione mediana, e disse, saltando con gli occhi dall'uno all'altro:
- Ognuno al suo posto; se all'alba non avremo buon esito si disponga per il ripiegamento.
Iso ricevette l'ordine sull'attenti e tutti uscirono. Sulle loro teste declinava per il filo calante della porta la trireme stellata. Gallo e Luca restarono per la ulteriore diramazione dell'ordine.
Appena usciti, un'altra staffetta veniva spiccata e un nuovo raggio fu aggiunto sulla carta. S'approssimava sempre pi l'attuazione del piano.
Ormai nella casa dormivano tutti. Entr Don Lino elasticamente, sui piedi neri, zampettanti, si mise a confabulare sopra una poltrona con Gallo.
Luca ud i rari rintocchi dell'ora ruzzolare come secchi gi da una scarpata. Le voci dei due s'annebbiarono. Gli occhi gli si velarono. Avanti alle isole verdi del lago cangiante come uno scarabeo era sorta quella casa. Vi furon portate dalle citt, come frutti marini alla riva, le raffinatezze. Vivaio di vocazioni liberali, intreccio di cortili, terrazze, porticati, nella mollezza del sole del lago. Come una stilla sembr smuovere nell'aria una soneria. Erano echi aure aromi uscenti da legni stoffe orologi in uno di quegli attimi che non era raro scavare dai silenzi di Villabazia mentre il gran monte da sere secolari sulle finestre ribalta le rose del suo riflesso nevoso.
- Che diritto ha pi d'un altro di restarvi il vecchio Daveri? - dice una voce tanto simile a quella di Gallo -  un peso morto l'alto stile della sua mentalit; martelliamo i ricci intarsiati del caminetto, il fasto promana sempre dallo sfruttamento degli altri, il bello  sempre sospettabile. All'aria tutti quei libri che non han servito a evitare la catastrofe attuale. La realt  il problema economico delle masse...
Ma, perpetuarle perch se non si trova altro scopo che stomaco e copula, e ogni gesto s'insabbia nel tempo?
Poi il vecchio Daveri veniva soppiantato economicamente, avulso dalla discendenza avita della dama e del vecchio apparsi prima a Luca alla finestra dal giardino, radiato di casa. E Luca stesso non era sempre stato un Daveri scacciato dalla sua Villabazia, numero anonimo d'una pensione, abbagliato da splendori cui non poteva attingere, preso dalla nostalgia d'una famiglia mai avuta, d'una discendenza che non gli aveva lasciato in eredit il solido conforto d'alcun contorno di bellezza? Ma, prima di metter gente in strada non ci si poteva intendere sul nuovo assetto sociale con i pi coscienziosi d'ogni tendenza? Ma quelli nessuno li bada perch bisogna essere gi saggi per distinguerli e siccome non sono ambiziosi non fan mai la voce grossa come chi specula a farsi ascoltare. Da sudare nel cervello a far star su qualcosa di questa baracca traballante. Domani tutto di oggi sar fuorimoda. Sotto, ogni cosa pu nascondere uno scorpione, una cilecca. Dopo questa lotta, chiss, una gran crapula di borsaristi e impinguati dal regime a dispetto degli immiseriti.
- D tu, se non ci fossimo noi a controbilanciare quella gena - aggiungeva la voce corrosiva di prima.
Ora Luca s'accorge che il suo incubo era stato causato da echi della voce di Gallo che filtrando nell'udito gli manovravano durante l'assopimento idee conformi al pensiero dell'amico.
Come sarebbe finita quella notte? L'alba non doveva esser lontana.
Gallo apr con impazienza la radio. Musica oltranzista, borborigmi, cigolii, strofinii di sfere, come d'un ritorno vorticoso di tutto, in s, simile alla gabbia rotante d'uno scoiattolo, alla vertigine che curva orizzonti e sfere.
- Questa musica mi d ragione; cos'han risolto i vecchi piagnistei? - disse Gallo.
- A me invece questo arruffio fa formicolar la testa come un mosaico di granelli di polvere, come se per passare un torrente dovessi contar la ghiaia. Musica a circuito, incontinenza impotente, senza finalit, che a nulla c'impegna - mormor Don Lino pensoso - la vita vista alla lurca, estrazione, dal frutto carnale, di gelatine e concimi che rientrano nel giro vitale in forma di mssi a nutrire i portatori di calzoni. Piet, affetti, guastamestieri dell'incomprensibile infortunio di esser qui a maturare la nostra spoglia. Questo si chiama essere nell'ordine naturale delle cose?
Gallo taceva, Don Lino riprese:
- Tanti si investono solo del problema economico; gran cosa migliorare le condizioni di tutti, certo. Per, pur di non arrestare lo sviluppo spirituale riducendoci a un gioco di ghiandole essicabili. E anche nel campo economico non hai pensato mai al vantaggio anche pratico della bont fra i contraenti? Per qualsiasi ricostruzione  indispensabile il senso della responsabilit che non viene che dalla fede in una vita compensatrice; senza quella, ogni figlio, alla prima sofferenza rinfaccer la paternit al proprio stesso padre. E se cresce malaticcio? ho assistito io un giovane che morendo insultava la mamma perch l'aveva messo al mondo; e l'infanzia che, senza ossigeno dello spirito, attenta a volte ai suoi giorni, oggi? - disse con fermezza inquisitrice - in quell'idea maestra  l'unico antidoto alle funeste autolatrie.
Luca ascoltava.
- Che scopo ha quest'epoca secondo lei? - chiese Gallo.
- Intanto, la suppurazione ha rivelato brutture che scuotono i pi indifferenti - meglio, sembrava dire, sebbene umiliante, sapere addirittura con chi si coabita il pianeta! - poi, ogni sciagura vediamo viene da chi oggi impersona la cecit nell'oltre e tentava un trionfo che sarebbe stato uno sfregio mai visto alla virt - e avrebbe potuto aggiungere: non ci ha lisciati anche noi per ottenere un compromesso ed esacerbare poi fino alla morte il sommo Pastore? all'intorno, in colonia, coi paesi strangolati dal suo emulo-modello lurco blandiva sempre la vittima adocchiata per irriderla poi come Taras quella disgraziata sul burrone. - Il gran mestatore dapprincipio avendo bisogno di tutti, aveva fatto cadere anche della brava gente nel tranello di fargli il piedestallo per beffarsene poi. Ma pensiamo che c' poi il compenso del salutare contraccolpo del sacrificio che ha provocato.
- Per ci va di mezzo anche chi lo avversa da sempre.
- Dobbiamo essere contenti di sacrificare anche tutto per il bene del Padre - disse pacatamente il sacerdote. S'era dato di recente il caso di qualche settario preso dalla spiritualit d'un pastore che poi, per paura di abiurare dal proprio nichilismo l'aveva soppresso. - Considerare le cose con quel rammarico per chi resta senza luce ch' il perdono; lo prdico sempre ai nostri ragazzi cos sfiduciati della parola di tutti oggi che sublimit, amore, societ, sono divenuti il vuoto, la meretrice, il lurco. Ma questa follia distruggitrice  anche brama di maggiori rinascite.
- Io penso che in fondo diamo troppo peso a noi stessi - disse fatuo Gallo.
- Anzi, nessuna, in un'epoca che fa a pezzi, sminuzza i corpi da far venir la nausea anche solo a veder spaccar la legna, e che chiss che strascico criminoso lascier. Umilt sbagliata la tua perch siamo fatti a simiglianza di chi ci ha creati; capisci che valore ha che ci sian state rivelate queste parole? Vuol dire avere la possibilit di operare come particelle della Volont, fidando per pure in quel conguaglio che conduce pur sempre a un equilibrio.
Battono. Passa un sussulto nei tre. Viene aperta la porta sul cielo nerissimo. Nel giardino, steli d'ombra, fiori d'umidit. La trireme tramonta. Filtra l'ultima staffetta. I due ultimi reparti rimasti senza l'ordine ne saranno raggiunti fra breve; e non era da escludersi che lo scoppio avvenisse provocato dai gi prevenuti.
Gallo completa col lapis la rosa rossa cominciata da Iso attorno al bottone del ponte.
Prima di uscire il patriota si fa torvo e dice:
- Don Lino,  scoppiata la riserva del valico; il Bravo  in agonia da molte ore, seguita a chiedere un sacerdote, ma quello del paese tira fuori tutte le scuse per stare a casa.
Don Lino ha uno scatto nel capo e, in un frullo violento della tonaca, saltellando sui piedi neri, si precipita fuori nella notte senza salutare.
- Contrasti in famiglia - parve a Luca sentir Gallo malignare con oltraggiose allusioni di mercantilismo.
Bravo, quello della fisarmonica, chiamava Don Lino a diradargli il buio in cui s'inoltrava, donde un soffio freddo gli era forse a volte arrivato a ritroso fino alle ore pi spensierate. Ovunque un sole alimenti cuori chiederanno evasioni.
A poco a poco l'alba schiara ora come nevischio la polvere che galleggia su un marmo levigato, trae spicchi dorati da due ceramiche.
Uno schianto della valle rintrona per tutta la casa, le ceramiche si urtano quasi a rovesciarsi, perdura sull'orlo la vibrazione d'un tintinno.
Chiss s'era riuscito il programma massimo, intrappolare qualche autoblindo lurca lasciata passare dal ponte prima che saltasse.
Ogni mattina era come un pigolio di ghiaccioli risvegliati in parete dal sole il giardino, tutto una voliera; una goccia pendula su una foglia gli figgeva negli occhi un raggio fulgidissimo di rubino. Oltre il muro di cinta era il silenzio diffuso dei montoni intenti al pascolo gi affocato; al pedale dei noci calzati di muschio sbucavano funghi avorei come ovi.
Udiva il rullio della catena del cane che un giorno aveva assalito Cornelia nella sua veste fiorita, leccandole la pelle; cespuglioso, jodato, camuso, quanto ella era liscia, ambrata, dal profilo affilato, scattante lui, pieghevole lei.
"Via, senzatetto!".
Doveva lasciare la casa bella dov'era rientrato la prima volta che aveva stretto la mano all'allora misterioso capo patriota e, per l'intimo orgoglio, tutto pareva assoggettarglisi intorno, quando sperava ancora di guarir presto per capeggiare schiere. Doveva lasciare quel raro borgo amico dove quasi nessuno aveva visto mai la metropoli.
"Via, pellegrino! se vuoi, fatti mettere nel fagotto un po' di questa solitudine, ma vattene, rompi la tua tela diramata qui ambientandoti ora per ora". Il benessere, il respiro, l'irrobustimento di quelle piante conosciute orlo per orlo di foglia nelle lunghe attese imposte dal terrore erano divenuti il suo stesso stato, quando le fronde poltrivano e nella gran cappa trasparente di verde guizzavano i rami come arterie, folgori nere, le onde piatte del ruscello si sfaldavano nel greto, una libellula adombrava col suo velluto la luce mossa del rio, tutto giaceva intorno contenuto nella sua forma. Allora, mentre una nube trasfondeva in lui il suo ozio, l'essere allontanato di l anche da una dea, da un re, l'avrebbe avuto per una crudelt. Fra gli angoli bui delle siepi non v'era scorrimento alcuno di tempo, come nel suo volo sulle nubi con il comandante di cui poi non aveva saputo nulla pi.
Assistenza meticolosa la sua a quel giardino, eppure non proficua ad alcuno.
Condensazioni emananti da quei luoghi gli eran penetrate dentro che pi non si sarebbero dissolte, squame di odori, falde di suono, frammenti di voci, altrimenti irrecuperabili. Fra i castagneti grondanti ombre, muricciuoli consunti, nel fermento delle giornate di sole tra i fogliami non s'era avveduto il malaccorto di avanzare verso l'oscuro termine in cui sarebbe stato scacciato di l, da quella pace dove l'aria filtrata aveva levigato all'udito, come con una spugna vellutata, il gusto delle voci pi lievi come soffi di polvere di vetro.
Il cane poi, che era stato il suo unico amico di primo esilio, ora non avrebbe distinto l'addio definitivo da uno dei soliti commiati. In quegli stessi giorni poi Municipio aveva ricevuto l'ordine di allontanar anche l'animale dalla villa perch la sua guardia non soddisfava.
E Luca decise, giacch Daveri lo ospitava, di mandare a prendere le sue robe dal massaro, risparmiandosi lo stillicidio degli ultimi istanti d'un altro distacco da archiviare ancora nella memoria, fra le muffe del ricordo.
Il crollo del ponte aveva certo salvato la zona dall'invasione, ma egualmente, qua e l nuclei nemici si spargevano per i dossi occupando improvvisamente borgate isolate. La sera che Luca s'accompagn con Cornelia, sempre bramosa di uscire con lui, per compilare con Giobatta, il capo officina, una lista per il comitato centrale delle famiglie bisognose dei patrioti, c'era da guardarsi da un poggio donde era gi partita qualche brutta castagna sulla strada sottostante. Veniva a trovarsi spesso in quell'epoca e in quei paraggi lungo un breve tragitto una siffatta disposizione dei coprifuoco da capitare magari in paesi non pi transitabili mentre subito al di l era ancora accessibile quello dove si andava. Girare con qualcuna delle Daveri, dal ben riverito nome nella zona, era per Luca un diversivo che poteva allontanare sospetti, per quanto quel nome fosse notoriamente antilurco.
Il famoso ponte della Gola era mozzo. Sorpassandolo oscillarono vicini i due in uno stesso carrello appeso a due fili; quando furono sulla voragine - millenni di scavo spalancati sotto - l'occhio di Luca pass dalla verde vena inabissata del torrente alle labbra di Cornelia, pure, chiamanti una bocca digiuna e al flutto dei capelli aurei bipartiti, dalle attaccature fitte, forti. Un attimo ch'ella chiuse gli occhi sembrava orante. E furono al di l.
Arrivarono poi da Giobatta, testa di savio, esuberante.
- All'erta nel gioco - raccomand a Luca con gli occhi commossi, riflettendo - da poco anche da me son venuti in casa buttando tutto all'aria. Lei  poi in una situazione!
- Mah, dopo trucidato Mario, l'industriale, sembrava davvero dovessi ritirarmi in baita, il mio caso era un po' il suo. In prefettura il mio nome pare proprio non ci sia; il mio pericolo maggiore era Cesario, ferito per intanto; informazioni dai nostri in giro su di me han dato: originale, gli piaccion le ragazze che poi son le staffette e le Daveri, solitario, non si occupa che della sua arte. Dir che taccio tanto!
Cornelia attendeva nella cucina con la figlia di Giobatta, un tombolo svelto, biondo, dagli occhi a foro di cielo, staffetta; poi ella e Luca, carichi entrambi di elenchi ben dettagliati, partirono sui cicli; l'ombra li proteggeva ora nel passaggio sotto le vedette sbirre. Sulla valletta a un punto parve nel cielo blu notte non esservi che un astro, solo, lucentissimo, sotto un arco delicato di vapori, in un'aura di rarefazioni richiamanti i glauchi timbri di Cornelia, velo su un algore celante un tenero accento umano.
Luca attendeva Viola che doveva portare, invero senza grande entusiasmo, le liste raccolte al loro destino; seduto sopra una sedia, le gambe accavallate sui primi gradini della scala d'entrata fra cimeli di caccie esotiche del vecchio Daveri. Dalla finestra gli premeva la vista la massa color vino d'una spalliera riboccante di fiori sui lastroni al di l del tappeto verde del cortile. Luca era appena salito dalla scalone aperto a canocchiale sul prospetto della piramide a picco sul monte.
Davanti la faccia un nugolo di fiori cinerei cinti d'ottone sul davanzale. Molti passaggi di quella dimora erano altrettanti colpi d'occhio su rapporti tonali premeditati fra rampicanti cangianti e ricci colorati di finestre, giallo jodato di fiori e intonaci color stagioni. Gli ideatori vi avevano calcolato scorci, masse, vani, ma ora vi si snodava il senso d'una presente volont ambientatrice.
Scese allora col passo sonoro sui gradini della scala la padrona di casa, dalla eleganza intonata al suo capo argenteo; da lei partiva l'onda accordatrice della casa e del giardino evidente pure nel gusto accurato dell'acconciatura.
- Lei sente il mio omaggio quando la riconosco nei personaggi di bosso? nel tono delle sale? - disse Luca alla signora cui trem appena un sorriso nelle iridi grigie - ha un concetto della bellezza come la natura che dissolve i rifiuti.
- Oh, s! - disse ella con il suo accento straniero, cordiale - che ci sia il fango lo si sa, ma averlo attorno a noi, no, e neanche il dippi.
- Il suo occhio taglia il superfluo.
- Oh, anche la mano! - disse agitando un sarchiello da giardino.
- Lei soffrirebbe della mancanza di splendore - poi si ferm per non apparire adulatore, gli espansivi in genere sono degli incostanti e casa Daveri a quanto pare era gente di poche, schiette parole. Con un cruccio nell'attempata chiarezza del viso disse dopo la signora:
- Sa che per domani  promesso un ciclone qui?
- Davvero?
- Cosa pensa? io faccio coprire di stuoie le aiuole; ma cosa conta?
- Fra i monti si dovrebbe essere riparati. Ma chiss poi s' vero!
- Venga con me intanto a scegliere i fiori per la casa, forse  l'ultima volta - disse un po' smarrita inclinando il nitido profilo sul portamento di bianco fusto vetusto florido ancora.
- Devo attendere Viola.
- Di che umore  quella! Cos'ha?  sempre un po' cos, dovrei essere abituata - diss'ella sospirando; poi avvertendo che Cornelia, la prediletta, sarebbe passata presto da lui, scelse uno fra i cappelli da giardino appesi come larghi fiori e usc nell'aria amara verde lucida dei bossi.
Davvero quel sereno contorno era un mondo languente? "Qualcuno dovr pur essere l'ultimo a far le vecchie smorfie del sentimento" ripeteva nell'aria l'eco della voce di Gallo "una frattura troncher le armonie di tante generazioni oziose". Ma natura non salta, perch al cuore dovrebbe toccare di star sempre in bilico su un dirupo?
Viola scese, ma mentre Luca le spiegava l'incarico, quasi non ascoltava. Aveva gli occhi marcati sotto l'ampia apertura dei sopraccigli. La servit quel mattino aveva avuto una prova un po' brusca dei suoi nervi. Luca tent di arrivarle nell'anima con qualche parola rischiarante, ma ella, chiusa nel suo involucro, pareva significasse che nulla poteva mutarla e non valeva la pena occuparsi di lei.
Per la sua angoscia la comunicava all'animo di Luca. Poi scende con lo stesso passo della madre Cornelia - cos' mai pi qualsiasi altra forma attorno alla sua? - in una veste a sciami di petali, scelta perch a lui cara, una corrente li astrae, liberi di decider nulla, gli eventi non li riguardano come lungo un viaggio; aspetteranno il ciclone domani niella saletta rosa, per chiudersi quasi in una nube, come cerca ognuno quando ricorda l'appuntamento che han con un ciclone sempre sospeso sul capo e si stordisce come per sottrarsi a un continuo grido lacerante.
L'indomani non sopravvenne che un'invidiabile giornata; tutto un fuoco di fila multicolore di splendori, mai visto, le corolle nel sole.
Giorni d'attesa ansiosa, a volte, rotto ogni collegamento con i comandi per causa degli eventi. Il minaccioso carico del convoglio pedinato da Antelmo e da Guido si sapeva dove era stato accantonato; per, un consesso di industriali della metropoli stava fingendo di patteggiare un larvato collaborazionismo con i lurchi facendo intanto procrastinare loro il progetto distruttivo delle centrali idriche d'energia. Per qualsiasi eventuale mutamento della situazione nella vallata stava pronta, sul dosso sovrastante la riserva esplosiva, una scolta volontaria di Iso disposta anche alla immolazione.
Viola tardava a far ritorno e si cominciava a pensar male. Nessuna nuova decisiva giungeva mai dell'avanzata del sospirato avversario. Intanto nelle carceri della metropoli si languiva, nei campi lontani, prigionieri fedeli alla patria, chi li ricorder poi? resistevano al flagello pur di non lavorare per il nemico; nei Rakau - dove un patriota scampato di l, gendarme del re, guai parlargliene ora per! aveva visto i comandanti confezionarsi lucerne con teste disossate - ogni mattina gigantesche virago contrassegnavano a caso le casse di riposo di quelli che avrebbero servito, dopo gassati, di materia prima per la lavorazione di derrate e sottoprodotti. L, nelle baracche elettrificate, chi impazziva, o veniva fulminato col pane ancora in mano, la fame estrema fomentava l'antropofagia; si obbligavano a marciare moribondi finch cadevano in un rantolo di rematori stremati. Rare, segrete infiltrazioni benefiche giungevano, conforto impensato in quelle tombe di vivi, provenienti attraverso grandissimi rischi, si diceva, da ignote navi neutre. La compagnia di naviganti di Marcazzan, certo, l'ufficiale conosciuto da Luca sulla scogliera lontana.
Un giorno sulla piazza del villaggio ingolfato nel verde sopra Villabazia, si vide giungere all'improvviso Andrea, impartire disposizioni agli uomini della Volante Azzurra: Punto, Virgola, Pillola di capra e tutti gli altri; dopo gli ordini, improvvisamente tacque distratto, poi part com'era venuto, all'improvviso, per andare a chiacchierare con la maestrina frullante attorno a lui, salvo poco dopo, ricapitare sempre improvvisamente fra i suoi. Improvviso nelle decisioni imprevedibili, angoloso, subito dopo calmissimo, naso al vento.
Quando le coperte, chi aveva le coperte, gli zaini, chi li aveva, furono affardellati, partirono.
- Addio, addio! - qualche ragazza aveva gli occhi lucidi. Andrea nella marcia si teneva spesso vicino Taras, chioccio, traballante, il pollice alla cinghia dell'arma in spalla.
Fra Villabazia e la carrozzabile passava un viottolo oscillante, antico tratturo selciato. Di l transitarono per evitare la carreggiabile.
- Addio Cornelia, si va. E Luca? - chiese Andrea dalla portineria alla fanciulla che sorrideva ai partenti dal muricciuolo vicino al bosso verde di Sofronia dove l'aveva vista in turchese la prima volta Luca dalla strada.
Ella ora, un poco porporina, fa un gesto vago. Andrea gira dalla portieria per raggiungerla mentre Taras distratto lo attende nel viottolo.
Luca lo scovano appartato in un cortile, avvilito di restare, indolenzito dalla fatica d'un servizio del giorno prima.
- Ma dov' questo impiastro? cosa sono queste storie, via che presto verrai anche tu, e abbracciami intanto - gli dice Andrea scuotendolo.
- Ciao, caro - fa Luca vergognoso - e che tutto vada bene. Andate alla citt, vero?
S, scendevano al capoluogo della Val Grande da poco liberato e gi retto da un governo autonomo, con campi d'atterraggio in attesa di aerei alleati. Ma era probabile qualche prossimo attacco degli altri.
Poi Andrea, scanzonato, sottovoce all'amico:
- Pensa, che allegria! mi devo condur dietro Taras e intanto ci seguono Sigaro e un altro per farlo fuori alle mie spalle appena nessuno vede;  un criminale che sottomano sta passando al servizio dei lurchi - poi ad alta voce perch Cornelia s'era avvicinata - mi spiacerebbe lasciarci la ghirba 'sta volta - aggiunse scrollandosi sulla schiena tutto l'armamento che aveva indosso, pistola, mitraglia, caricatori; sporse il mento, e concluse con noncuranza, con tono da mangiafuoco: - ma s, andiamo un po' a spararci dentro 'sti lurchi! - e se ne and col passo forse un po' troppo spedito per le sue natiche pasciute.
- Pi cacciatore che guerriero - not Cornelia vedendolo sparire poi con Taras sotto le piante dove lo aspettavano altri tre quasi imberbi di cui uno fece uno snello inchino a Cornelia avanzando verso Luca.
- Don Alvaro!
Presentazioni. Luca lo abbraccia:
- Sapevo che c'eri - era il giovanissimo primogenito del principe Cosimo - magnifico a lasciare gli ozi neutrali, bravo!
- Anch'io ho cercato tanto di lei, ma non sapevo il suo nome: qui - disse, con ancora la gota fanciullesca, piena - ho saputo dov'era dal comandante Andrea. - Stette in silenzio, in soggezione un po' di Cornelia vivamente attraente; il sole gli faceva aggrottare i sopraccigli paglierini, lucenti.
- Ti ci trovi?
- Oh, s!
- In principio, vede? questo ragazzo, lo contavan niente: era un patrizio! - disse paternamente Luca verso Cornelia attenta - poi invece l'han stimato sempre pi; solo che si butta sempre un po' troppo fuori quando c' fuoco, vero  cos? - L'altro si schermiva con gli occhi lustri. - Pap sa che sei qui?
- S.
- Attento, vero adesso? Ma tutto andr bene, per il bene di tutti. Addio caro, io ti vengo assieme col cuore - disse Luca con un vaga rimpianto.
Il giovane si un ai compagni, a un ufficiale dei liberatori, alto, compassato, colorito, e si allontanarono rapidamente per il viale che li svariava di veloci ombre e di sole.
- Gli altri due? - chiese Cornelia.
- Hanno bell'aria, vero? Fratelli, figli d'un ministro del governo provvisorio della cittadella - aveva appena terminato di parlare Luca che da una pattuglia frettolosa scappa una faccia rossa e turgida, nel sole:
- Si pu salutarlo? -  un soldato di Luca, come si chiama mai? gli si mette impalato di fronte, poi vedendo in lui solo chi egli intende, di colpo gli si serra al collo, succhiandogli il viso, togliendogli il respiro.
- Che piacere, dove sei! - ma l'altro gi salta per la scarpata, verso i suoi ormai dileguati correndo.
- Che tipo! - esclama placida Cornelia; Luca, era scosso, turbato da tutto l'insieme. La colonna scendeva verso la svolta sul lago dove cominciava il cerchio ideale di Villabazia. Luca sale alla cappella. Di l li vede spuntare oltre i muraglioni delle roccie, lontani gi, Andrea, leonino, in testa; cantano; ogni viso un chicco chiaro d'azzurro.
 l'ora di Villabazia.
Il massaro tace spaccando la legna dopo aver salutato il figlio della Volante di Andrea.
La gente in giro si muove silenziosa, i volti s'adombrano, sembrano diffidare l'un altro a quell'ora; la luce deposta nei viottoli fra le case si confonde al grigio delle pietre dei selciati e dei muri. Quasi nessuno entra nel sentore di granaglie, cipolle, sale umido del negozio della Menica. Nella gabbia sulla porta uno scoiattolo, ferme le gambe dai lunghi calzoncini pelosi e le nappine delle zampe scarne, oscilla come un ciondolo.
Per la pieve non  momento di funzioni e il portico resta sempre vuoto.  l'ora in cui il priore va da secoli dal vecchio Daveri per una tazza calda vicino al caminetto verso lago se fa freddo, e nella sala,gialla a monte quando  caldo.
Per le bolle, le fluttuazioni impastate nei vecchi vetri delle finestre di Villabazia  il momento del pi bel riflesso di madreperla blu, anche per il rosa che vi mette il monte nevoso di faccia. Cornelia, sar salita in sala, con gli occhi senza sguardo, vicino alla madre, come assente col suo ricamo. Il padre al camino, di fianco il priore dai sopraccigli cenere, due grosse stille nere nei bulbi degli occhi esorbitanti, il gesto remissivo delle mani carnose. Scivolano intanto per i porticati codazzi d'azzurrit, ventate di cielo solcano gli androni.
Luca ha appena perso di vista i partenti. Ma quel Taras! Aveva effettivamente un siffatto ceffo di cagnozzo languido. Ora dal cancello vede in basso Cornelia entrare a inazzurrarsi nel giardino.
- Puh, puh - la chiama con il solito segnale del corno mentre ella s'avvia verso la piramide aguzza. Ferveva ancora in lei il sole assorbito fino a poco prima, luminosa di sangue. Egli l'aspett camminando e intanto lo colse un ordine inconsueto del pensiero, sembravagli attraversare un prato pensato da altri, lo stesso che in sogno gli si improvvisarono passati come vissuti gi bell'e rimpianti, evi remotissimi lo seppellirono sotto strati di letargo; come fossile gi, d'improvviso si risent presente, e, sarei mai vivo? si chiese trasecolando. Ma l'oggi  l'uovo del domani e lo prendeva allora una frenesia di ci che sar, o concepiva l'accaduto e l'avvenibile concentrati in un seme unico nell'attuazione d'un attimo solo. Minimo e infinito si dibatteva nella gabbia della vita limitata alle poche ore umane, non importa quindi come vissute per la coscienza. Avrebbe voluto vedersi da fuori, una buona volta, non pi da una condizione cos precaria. La mente avvistava l'eterno, vi anelava. Inutilmente? come son vane le promesse a getto continuo della musica? E perch mai la mente avvelena i giorni d'inavverabili ambizioni? Un ozioso registratore del tempo era solo egli dunque, sopra una terra nutrice di morti, nato quale aveva orrore di essere come Gallo, specchio nella notte?
L'io vivo non concepisce il niente, il non io. Ma la vita  tenacemente costante, il reclamo d'eterno insito nella nostra percezione del tempo illimitato poteva pregiudicarla lasciato senza esito. Gelosissima della continuit la Volont la soccorse con una Rivelazione. Luca in quei due termini vide in un attimo lucidissimo un'identit e subito lo prese una brama di impegnarsi nella grande corrente, sciolto il controsenso di se stesso sent tutto il privilegio di essere; ogni cosa in giro concentrava in s la propria sorte; lacrime d'ognuno, et delle roccie, tutto era recuperabile nel tempo; nulla era pi inesplicabile, vedeva logico lo spaccato di tutto: pene, meriti nessuna realt contraddiceva pi il sentimento; prov un fervore di incoraggiare il paralitico, il bruco, l'onda marina; lieve, in un incrocio d'aria, in un equilibrio di pura ala; pass in mezzo a due arbusti a fiamma, su due gradini azzurri, fra pareti pulsanti di spazio; se allungava il braccio toccava il cielo, un dito, bucava la luce, cessata la solidariet col suolo, fuori dalla dipendenza del tempo, le venerazioni sue pi struggenti conchiuse alfine in una nostalgia di futuri.
- Cornelia! - la vide in un boschetto, lo esaltava saperla tra le stesse fronde, e le fece con le mani nell'aria un segno portante in alto, a guisa del giorno in cui furono su un ghiacciaio e ogni cima era un estuario d'azzurro, la forte luminosit si trasferiva gradatamente nel cielo; fusi allo svaporare dei ghiacci verso la volta in una calma assoluta, si eran sentiti elevare a poco a poco nella grande effusione serena nel naturale destino della terra nel cielo.
Cornelia s'avvicinava nella luce attenuata, macchiolina bianca dal piccolo seme roseo del viso, bellezza da vagliare con un tremito. Egli voleva dirle subito delle intuizioni di poco prima. Bordeggiandola egli la sentiva il suo compimento, silenziosa e sottomessa, l'altezza dell'anca giusta alla propria statura, le sue poche parole non esaurivano mai la dolce sorpresa della voce cos come certe soste nuvolose del volto avvaloravano gli sprazzi del sorriso poi.
- Perch non  scesa quando la chiamavo nel boschetto?
- Era meglio restasse solo.
- Come lo pensava?
- Lo si vedeva dalla faccia.
- Le avrei detto tante cose che ora non so ripetere. Ritorniamo lass, sulla scala fra il primo e il secondo gradino, proviamo, risapr qualcosa che mi dovrebbe orientare poi ogni momento; oh, che invidia a volte anche solo d'un nostro attimo prima, come se avesse rinchiuso chiss quale sapienza! O forse non rivivr pi quell'equilibrio? - era scorato; la guard - lei mi sembra tuttoci a cui mi rivolgo sempre.
- Forse perch in margine alla vita - disse ella.
- Ma avr sempre la grazia di poter tornare in uno stesso luogo, come posso far io qui per poco ancora. Tutto sembra di sapere quando si pu ritornare al contatto dello stesso rivo, della stessa roccia, sapendo di restare.
Anche ella avrebbe voluto udire, se non avesse dovuto andarsene subito, ci che a lui sembrava di conoscer ora di nuovo, tanto pi che ella aveva lo stesso suo concetto della bellezza, non credeva probabilmente come lui che in una ideale corrispondenza degli esseri.
- Pure lei pensa cos? - egli le domand. Ella non neg n assent, gli oppose uno sguardo fermo, fisso, che provoc in lui quel brivido che attraversa le membra sull'apicco nel presentimento degli strazi che si risparmiano resistendovi sull'orlo.
- Non crede lei che fra quelli che hanno uno stesso senso degli animi e della bellezza si creino legami spontanei? chiese Luca lievemente eccitato.
Ella spalanc gli occhi chiarissimi come al cospetto d'una immensit facendogli rammentare Clotilde nella danza Vacua. Poi si ricompose, tranquilla, ermetica nel viso; e allora Luca si pent delle sue parole.
Ma come moderare un impulso, graduare espansioni?
Gli parve le si tingesse la gota, egli le sfior appena i gomiti, ed ella in uno scatto inesplicabile prese a correre, spar nel verde e giallo della sua veste che dava pi risalto all'oro calmo dei capelli, correva tuffando la faccia felice nell'aria. Quella improvvisa radiosit era il riflesso d'un nascosto accordo fra loro? le loro due orbite personali si eran raccolte per confrontare l'ampiezza delle loro provenienze e Luca confidava davvero in un'affinit oltre la polvere.
- Come le sono grato di questa sua struttura d'anima che rinsalda anche la mia.
- Tutto non ci viene da fuori? - disse ella con un sorriso noncurante, alzando lievemente le spalle.
La guard quieta, aspettante, accordata con il contorno arboreo, come in casa con le sale, alta sul poggio contro il cielo, vulnerata dalla luce; egli ne sorbiva il contorno, ammirava nella sua figura la continua traccia di teneri appoggi, asili dell'adorazione; per una volont di piacergli sembrava creatasi ella stessa l avanti ai suoi occhi, bella, e nel cuore di lui scoppi una gratitudine verso lei, verso l'esistenza, senza limiti.
- Mi sembra d'esser tant'alto, ben pi di questo livello sul monte, e dopo...
- Che? - fece ella con un gemito.
- Esser fatto ruzzolare dal castello nel lago.
Pallida, ella si isol fra le cose, tutte estranee, che non ci appartengono.
Tacquero a lungo poi.
- Mi chiamano su per decifrare un messaggio radio. Non volevo andarmene senza avvertirlo - disse ella a un punto. Luca ebbe l'aria di non apprezzare la cortesia sapendo che ci piaceva ai modi spicci di lei.
Quanto, per via di imposizioni sottili, puerili gentilezze, morbide precauzioni, ella gli era presente attorno; dopo le dispersioni del pensiero di poco prima, come era dolce ora l'appoggio del suo occhio, vago d'un quieto benessere, la sua bellezza ordinata, senza sgarbi di natura, solo splendore.
Egli la resse nel gomito scendendo la scala ed ella inarc il braccio per accogliere il suo con un garbo materno, allo stesso modo con cui cingeva con l'altro un cucciolo bianco raccolto a terra poco prima, inalberato ora col piccolo muso sporgente sull'insolito tragitto.
Una detonazione for l'aria. Luca s'irrigid. La direzione era la stessa di Andrea e Taras.
Cornelia non chiese nulla.
Fu tutta una giornata di corse veloci sul ciclo quella in cui Baldinelli lo mand a chiamare urgentemente. Per far pi presto percorse la strada d'una cresta occupata dai lurchi sulla Val Grande ribollente di combattimenti. Orizzonte libero e luminoso sulla piana e sui monti. Per aver notizie egli si ferm sul piazzale d'un borgo dove lurchi e sgherri ridacchiando osservavano con i binocoli i progressi delle loro truppe. Dalla metropoli il prefetto faceva chiedere di tanto in tanto al comando quando doveva approntarsi per l'ingresso trionfale nella cittadella ripresa.
Spari come bastonate sui massicci rocciosi, urti come di assordanti calcatoi. L'anima del paese annichilata nelle case spente come di notte. Probabile l'ordine lurco sistematico di distruggere edifici, ricoveri e ogni essere umano incontrato.
Un agile gerarchetto in baffetti voleva far partecipe il piovano della vittoria che si stava delineando.
- In verit volevo fargli sputar l'anima a vedere come finiscono i suoi beniamini - egli spieg al comandante dell'osservatorio improvvisato, un lurco enorme, a boccale, pi donna sfasciata che uomo, con un biondume color stoppa di baffi cigli sopraccigli nella faccia rossa.
A pochi passi, un aguzzino pallido pestava ogni tanto il mento a qualcuno d'un gruppo di prigionieri macilenti, intristiti, con le mascelle rilassate.
- Se non cantate, vedrete che maniera fina troviamo noi.
Ma uno era Sigaro. Riconobbe Luca facendogli due occhi vuoti, ingoffato pi del solito nelle spalle. Come chiedergli d'Andrea? Istintivamente quello fece con le mani un segno disperato.
L'aguzzino ce l'aveva ora con una ragazza, scarmigliata, infrinzellata:
- Ehi, biondaccia, altro che dire che il nostro  il regime della rovina.
Le avevano appena devastata l'osteria di fronte frequentata da patrioti. Ma vicino a lei, chi c'? il testone vistoso di Antelmo, il burattinaio. Luca pu dirgli piano:
- Antelmo, come va? Suvvia col tuo bell'umore!
- Quello era per mandar via la luna da questa testa da funerale... eppoi tutta sta storia d'uomo, esserci dentro proprio noi!
- Cos dici? ricordati, allora, di non macchiare tutto mai un attimo, sai? pensando si sia dei niente passeggeri, dei falsi vivi; sii nel grande amore - si dovettero separare. Gran aria criminosa tirava dal vuoto di quella piazza cruda sui catturati. Poi, un bagliore nell'aria, un tremito bianco pass sul viso d'una giovane dal mento tagliente che fissava dal gruppo Luca con occhi gelidi. Fosca, il garofanino della cicatrice sulla gota.
- Ehi, brunaccia, via anche te con quell'aria di martire a spasso - l'apostrof il sicario facendosi seguire dalla esigua schiera che gli mosse dietro tentennando,  alla spicciolata.
O morirne o far morire, aveva detto lei un giorno. Catturata al centralino attardatasi a informare fino all'ultimo i suoi, quale, ora, la sorte di quel suo corpo acerbo, gancio, nodo, piombo? Anche un fanciullo staffetta con gli occhi arsi era nel novero.
Ora la valle martoriata, forellinata dalle mitraglie, squarciata dai boati, mandava una vampa al viso di Luca sportosi dal parapetto. Nella tarsia assolata del fondo ceruleo formicolavano onde, rughe scure, schiere di combattenti dove amici morivano inchiodati alle rocce; vi si dibattevano disperatamente in cerca di posizioni migliori le divisioni "la mia vita per la patria" d'un comandante che aveva condotto tutta l'azione della cittadella. Ora un'ondata trabocca come lava e il nemico vi schizza contro orrendamente il suo fuoco.
- Colpo maestro! - classifica l'azione l'uomo donna.
Luca  gi saltato sul ciclo e parte a rotta di collo sfogando nell'aria il bollore che gli  salito alla testa, accorgendosi appena di scendere dalla violenza della frescura che gli sbarra la fronte. Lontano, a una svolta, in quella plaga muta, prostrata, un monaco bianco e nero nella luce rosea, fra certi due armati di badile, avanzava da un borgo volgendosi ogni tanto verso della terra smossa come benedicendo, lasciando il luogo a malincuore.
Era l'ormai famoso borgo della Rondina, quello dell'azione, spento come il paese appena lasciato l, in alto; quei tre vi avevano appena sepolto un carnaio, soli soletti per non essere osteggiati dai carnefici i quali, il giorno prima, accortisi che i congiunti degli estinti ne avevano ritirate le salme, li obbligarono a riesporle al crocicchio per passarvi poi sopra a cavallo.
- Temo presto vi sia bisogno di voi anche lass - dice Luca con un fil di voce, additando, sul colle donde veniva, un orlo di case in un luccicho combusto di sole cadente.
- Vado allora - disse il padre con un moto remissivo del capo tonso, l'odore forte della tonaca bianconera, le mani terrose, negli occhi la calma aspettazione interiore d'un continuo differimento a un di l da venire, fra i due visi dei contadini in cui era rimasto un riflesso esanime dello spettacolo a lungo avuto davanti.
Sempre correndo sul ciclo, vede alberi nel vespro come carbonizzati contro sole e farsi poi folti e orgogliosi sfilando ai lati con ondulazioni di begli animali da soma... e una ne avevan portata fino a poco prima, truce, appesa a lunghi uncini penduli ancora dai rami muscolosi. Ovunque scritte, l'alfabeto ingenuo complice: Cos finiranno tutti gli antilurchi.
A sera, al comando, Eraldo gli dice, timido eppure con parlantina competente:
- Posizione insostenibile quella; bisognava tenerla solo come zona neutra per rifornimenti. Invece il comandante "la mia vita per la patria" ha creduto di fare cos - si strinse nelle spalle - e, ci ha rimesso anche la pelle. Militare di carriera, maggiore mi pare - e pronunci il nome del comandante di Luca all'azione della cresta nevosa!
L'altro  esterrefatto. L'amico venerato era a pochi passi da lui e non lo sapeva a causa dei malaugurati nomi di battaglia! Gli era morto sotto gli occhi, certo, mentre guardava la vallata dall'alto dell'osservatorio lurco. E anche Costanzo ne era all'oscuro? Quante volte sarebbe corso da lui! Ora il caro amico non avrebbe pi portato, come voleva, il giorno del congedo, le rose sull'altare della patria, egli, cavalleggero in origine, allegro guadatore di fiumi sotto la mitraglia, esploratore in carovane notturne d'oltremare, dietro la guida delle stelle, ebro d'illimite.
Oggi il "cavaliere diacono" era montato su cavallo alato. Aveva incitato i suoi fino all'ultimo, per l'onore della divisione.
I pi generosi se ne vanno. Ferito al suo fianco l'ufficiale di collegamento dei liberatori non aveva voluto precedere lui grave sulla barella.
- I nostri decimati da autoblindo, cannoni, forze d'ogni genere - prosegu Eraldo - una ministressa del governo provvisorio sta attraversando la montagna coi piedi fiaccati, quei due ufficialetti, ricordi? che chiamavano i "bambini" figli d'uno dei ministri di poche ore, si son persi sotto il tiro fra le rocce senza poterne uscire; uno precipita, l'altro va a soccorrerlo e ci restan tutti due - Luca li aveva visti passare da Villabazia alla partenza.
- E, e - non gli salta fuori la voce - e Andrea?
- Eh! - fa Eraldo con un tono per dire che stupirebbe di saperlo salvo - non si sa nulla di preciso, ma, che vuoi! - cos pure per il giovane Alvaro c'era poco da sperare.
Baldinelli aspettava Luca in uno stanzone ove stava concludendosi un consiglio di guerra con tutti i comandanti delle zone circostanti. Era rinsanguato dall'ultima volta che s'eran incontrati con un industriale della metropoli condottogli da Luca in un boschetto di nocciole a pochi passi dagli sbirri. Pure era buio.
- Positivo, Valgrande, male, qui bene per ora, ma dettagli non buoni. Francesco arrestato alla citt alpina per la denuncia d'una spia, tradotto alla metropoli per gli interrogatori. Costanzo caduto in condizioni non chiare nelle mani dei lurchi. Le liste di Viola, compresa in una retata al comando generale della metropoli, sono in mani avversarie. Francesco, povero figlio, se parla  un guaio! Noi, qui, finch duriamo si va, ma mancano aviolanci, io non capisco perch - diceva Baldinelli - ma se ci attaccano con le forze che han detto, bisogna provvedere per tutta la gente delle vostre liste esposta dopo alle rappresaglie. Occupati di tutto finch si  in tempo e fatti spiegare anche la partita arenata dei rifornimenti di Gallo.
- Ma come mai si lasciano pescare a questo modo quelli della metropoli? - disse Luca demoralizzato.
- Se pensi che in mezzo a quella baraonda c' perfino gente che ha pronte le prove di collaborazione da tutte due le parti per esser in ogni modo col vincitore, e c' chi cerca perfino di farsi arrestare per crearsi una verginit politica, non ti meravigli pi di niente - disse Baldinelli con quella sua schiettezza aggressiva contro ogni meschinit che gli cattivava tante simpatie.
Luca doveva scendere alla metropoli, tentare con Settimo e Fungo di salvare Francesco e le liste, ritornare con materiale indispensabile per la stagione fredda.
- Sei dai Daveri, vero? Capiter. Ciao - lo saluta Baldinelli. Ha una divisa alpina color caff. Sotto la pergola dell'osteria, dove momentaneamente si era adunato il suo quartiere generale, fra un brusio di curiosi, lo aspettava la macchina scintillante dei giorni fortunati, mai la stessa.
Corre Luca verso l'amico caro in carcere. Poich l'ostaggio offerto da Baldinelli per un eventuale baratto poco contava, egli aveva tentato, su vecchi indizi di Viola, la cattura della figlia di un ministro forcaiolo, denunziatrice di patrizi patrioti. Ma gli esperti di Iso ne avevan trovato vuoto il nido.
Sul convoglio, qualche eco mormorata degli strazi sofferti in silenzio, il resto, in prevalenza, chiacchiere sui traffici, lagni contro i bombardamenti che li intralciano, apologie di articoli commerciali, carrierismo, scandali da gran tirature di giornali, qualcuno sentenzia - a quando un plebiscito di consensi per ognuno? Intanto il convoglio per causa delle linee interrotte non sapevano dove cacciarlo, andava a zonzo per il paese cercando di passare in qualche modo. Nella notte, saliscendi di gente, altri ristavano. Nell'oscurit del vagone si venne a capire che una ragazza, con voci solleticanti, con un sentore di s attirava vicino sempre qualcuno della calca. Chi era prescelto cercava vederla in viso a ogni fugace barlume; poi, un lungo silenzio, appresso, come uno stormire passava nell'aria un respiro ampio di lei sgravata quasi da un gran peso. Il nome d'una fermata faceva scendere bruscamente l'ignoto favorito senza forse averla neppure vista in volto.
Un patema improvviso afferr Luca. Egli fuse con la mente in un unico istinto femminile di piacere quella piovra e la fanciulla di lass. Ma poi ripens all'incanto di Cornelia, incorporeo, sfidante il tempo e si raddolc.
Alfine all'alba l'ignota fu scoperta dall'ultimo amatore sbigottito davanti a un volto segnato e gonfio, sordo come tufo, gli occhi nebbiosi, due sopraccigli filanti da spettro. Ella poi s'ingess la faccia col falso morbido del belletto.
Regno grigio d'istinti, amorfo d'idee, reso inabile alle opinioni.
Eppure Francesco era nei ceppi per tutti.
Alla metropoli, Splendid Bar, orchestrina dalle moine sciroppose, timbri annitrenti, caschi lustri di zerbinotti in agguato delle labbra dipinte, e quei tipi goderecci rosei tondi calvi come grossi poppanti. Uno chiede con una voce febbricosa da mandare in visibilio una delle donnette indicandone la grossa valigia di fibra:
- I suoi abiti da sera?
Luca vede un gerarca basso, baffetti neri, lo fissa, occhialuto. Fungo, in una minuscola divisa attillata come appena uscita da una sartoria per infanti. Chiss cosa macchinava per offrir qualcosa di prelibato ai liberatori da un po' avari in aviolanci. Non passa alcun segno fra i due; per Fungo di sfuggita trova modo di avvertire Luca che Settimo lo attende.
Passano degli ammanettati per via.
Poco lontano di l, una folla smunta trepidava davanti un portone per sapere se i loro eran ancora al mondo. Eccoli i tre eterni impenitenti, il cosidetto nobile, il medio rango, l'incolto, meno imputabile, accomunati dalle stesse torture in una sola espiazione patria.
La situazione di Francesco era molto grave. Un delatore l'aveva piombato nelle condizioni peggiori. S. E. il prefetto era una compitissima jena; se uno gli appoggiava un sospettato lo diventava lui pure. Aveva personalmente malmenato i patrizi, da cui finora sembrava escluso Cosimo, denunciati dalla spia indicata un tempo da Viola, della quale pure nulla si sapeva. Questa era la situazione corrente esposta con rincrescimento a Luca alla direzione poliziesca da Settimo. Gli si era sgualcito il viso negli ultimi tempi, ma i capelli rimasti giovani.
Furono prospettate le molte incerte vie da tentare. Il generale comandante era al di l delle linee; il sottocapo di stato maggiore pellegrinava nella zona della citt di Luca, celato di borgo in borgo dai piovani. Nell'attesa, prima precauzione per il caso di Francesco era di non far sospettare con un interessamento particolare il suo ruolo importante, tanto pi che le misure contro i patrioti stringevano progressivamente; nulla aveva provocato mai nel condottiero il vomito verde come la loro esistenza, segno che mai eragli sorto a fronte tanto assoluto antagonista. Anche pochi giorni prima, in uno dei suoi eccessi viperini, aveva ben egli in breve fatto sbrigare dai giudici della citt alpina un generale e il suo stato maggiore i quali, poi, alla sentenza, avevan inneggiato, impudenti, alla patria. Un aguzzino, vedendoli infreddoliti il mattino dell'esecuzione li confortava in previsione del prossimo radicale rimedio della mitraglia.
Presentemente, la manovra pi proficua a Francesco, era ancora rimettersi a Fungo, gi avvertito, col quale furono stabiliti continui collegamenti segreti. Molta maggiore probabilit di riuscita vi era invece, secondo Settimo, di far sparire dalle mani dei lurchi le liste incriminate. E Viola? se dal sommario esame alle liste carcerarie non vi risultava, doveva trattarsi di un lieve incidente.
Intanto aspettare, incollati all'invisibile parete fra s e il nemico. Di l i lurchi lo sapevano e godevano che di qua si fosse immobilizzati, in silenzio; il loro prepotere soddisfatto nel serrare sempre pi i ceppi li inebriava, ingrassavano, diamine, tutti lo potevano constatare con i propri occhi nelle vie. Al di qua i nervi si tendevano fino all'impossibile, come elastici che un giorno restan mosci e si buttan via. Quello era lo stato in cui ci si riduceva per il dopo? E intanto contar le ore, finger di nulla per giovare ai propri cari incatenati mostrandosene incuranti, divagare.
Parlando con Settimo, cos duttile secondo gli eventi, Luca si chiedeva: ma ogni rivolgimento del passato fu cos pagliaccesco, e noi ne conosciamo solo gli eroi o i tristi campioni, mentre tutti gli altri non furono che ciarpame? Settimo ora era avido d'aggiornarsi, ambientarsi secondo le nuove esigenze. Il suo emendamento cominci a delinearsi un giorno non lontano quando gli salt agli occhi l'equivalenza fra il tirannello e la figlia ossessionata sempre dall'idea della morte violenta, nottambula errante esasperata per scogliere vertiginose sognando il suicidio, non riusciva a furia di stravaganze a riempire il gran vuoto d'un tedio disperato. Strana dissociazione, ella era suo padre messo in piazza, difatti lui la faceva spiare, le procurava amanti che riferissero, spaventato di quel s stesso in gonnella divulgante ci ch'egli tanto gelosamente mascherava di s.
- Come avevi ragione tu allora - diceva Settimo riandando ad altri tempi della loro amicizia - per, confessiamolo, questa  un'epoca da pigliar con le pinze. Quando salgo lass in quella combriccola di figli giusti e bastardi, ganza e moglie, manutengoli, scrocconi di quell'uomo che ci ha rovinati, nel quale abbiamo creduto tutti, dico ma  possibile tanto ingegno, ch ce ne vuole per far quello che ha fatto lui, con niente non si fa niente, possibile che vi sia come un velo infrangibile fra lui e la realt? Non la vede, vive in un continuo stato di autosuggestione per terrore forse? Ora s'imbestia di non spuntarla a mandare in linea una sola delle sue divisioni impegnate dai fuorilegge; inferocisce, aizza i seviziatori, se si fan scoprire li arresta ma li rilascia poi subito perch ripiglino nell'ombra; vuole il paese ridotto terra bruciata; il padrone lurco lo calma un po' promettendo di vendicarlo presto coi gas. Poi bamboleggia, si fa agnello costretto alla guerra, ripiglia il costume di tanti altri momenti critici in cui quelli l magari sbarcavano e lui sceglieva intanto il suo ritratto migliore per la stampa, prescriveva divise, lunghezza delle gonne, canzonette di guerra.
- La lue che lavora?
- E chi lo sa. Con tutta tranquillit lo senti calcolare il tempo per una ricostruzione del paese, il doppio di quello che ha messo lui per rovinarlo.
- Col suo piccolo occhio non vedr che rotture di muri, macerie, fame, economia guasta, non ha visto mai che una sola linea sempre della vita, stava sul mare come se non ci fosse il fondo, l'anima. Ma quali altri cementi, farine occorreranno per plasmare cittadini atti a pensare dopo lo scempio di cervelli che ha fatto; rimettersi nello spirito della legge da lui calpestato sembrer una stramberia! Basta un solo suo detto: ha ragione chi ha successo, per squalificare una gente.
- Difatti per star su cosa ne ha tentate per passare nei momenti bruschi alle opposizioni, dove erano i suoi compagni di prima del voltafaccia, ma che non ne volevano pi sapere di lui.
- Ma la colpa maggiore  la sua o della nazione che ha asservito ai propri interessi temporanei la sua vocazione del crimine? della cancrena o dell'organismo che non vi reagisce? Noi, questo sappiamo, che nel nostro paese un giorno non abbiamo riconosciuto pi la nostra patria - disse Luca sconsolatamente.
- Tu un giorno sul lago, assieme a un tipo strano, un marinaio...
- Marcazzan.
- Appunto, dicevi di lui: se lo trovassi qui isolato sulla spiaggia gli d anche il mio pane, purch non comunichi con l'umanit per danneggiarla ancora. Ci ho ripensato, un'interpretazione tua quasi lo giustificava - disse Settimo insinuante.
- Giustificarlo mai, ma gli si potrebbe attribuire una logica paradossale cos: "nella natura stessa sono crimini, spaventosi orrori, dittature, e nella nostra vita il riso dei ben riusciti costa gemiti nelle cliniche, tirannia questa che hanno sulla coscienza quegli imbonitori melensi, cosidetti buoni, responsabili della continuit di questo tragico capriccio. Ora io non credo ad alcun fine ultimo, alla contropartita d'un oltre, n quindi in una coscienza responsabile; ritengo cervellotico tutto il sistema di compensazioni su cui si basa il vostro concetto del merito. Se ora io scaglio, anzich trattenerli come s' fatto finora, gli egoismi umani pi brutali verso l'autorovina, quale giudice veramente liberale, uomo di cuore potr condannarmi se, alleatomi ai lurchi feroci, ho tentato attuare questa distruzione... pia del mondo? o per lo meno di circoscrivere questo tormentoso sviluppo mentale dell'uomo imbestiandolo con tutti i mezzi?" Paradossi - concluse Luca.
Erano in uno studio appartato, con le doppie porte verdi felpate e Luca ragionava a suo agio, da saggio o no certo lui non poteva dire.
- Capisci la missione invidiabile che tocca oggi, per imperfetti che siano, agli esorcizzatori di questo povero paese tutto umori cattivi, che prova per con le sue sventure come l'uomo senza motivo d'un oltre non fa che incanaglire l'intelligenza?
Tacquero guardando la finestra. Poi Luca, prima di uscire:
- Settimo, senza il crac come la pensavi? - disse.
- Mah, quello poi! - soggiunse l'altro imbarazzato.
- Che campo nuovo di decisioni, di responsabilit personali ti si pone davanti. Devi esser grato a qualcosa di altissimo per tutto questo mondo d'anima che ti si rivela.
L'altro gli era grato, s? no? cogli occhietti vivi d'una scurezza di mogano. Mah!
Uscendo, Luca, vedendo sempre l'amico interessato, ricord che l'aveva fatto sollecitare attraverso Fungo di presentarsi. Gli premesse tanto quella sua stravagante interpretazione per offrirla al vecchio lungimirante quale tentativo di un'autodifesa per assicurarsi magari la pelle presso i vincitori?
Ci vuol altro; essi avrebbero risposto con le sanzioni della vita sull'antivita, essi che venivano a instaurare la legge morale in un paese accecato, sfasciatosi per volerne far senza. Vittoria d'armi non  vittoria dello spirito, ma questa volta lo sarebbe stata perch non v'era altro da opporre che la forza a chi minacciando con la forza la vita pregiudicava la continuit dello spirito, misconosceva il bene dov', non distingueva il male, declassava l'uomo.
Alla madre di Francesco, bassa, tarchiata, perduto il suo Toni, era rimasta sempre una inquietudine perenne nei modi, una fissit nello sguardo, una tendenza a chiudere sbrigativamente qualsiasi argomento non si riferisse alla memoria di lui. Ella ne aveva tracciata un profilo evanescente sulla pubblicazione postuma delle note del taccuino da montagna. Ora Luca, nella gravit del momento, era incerto se tentare o no di confortarla. Egli impersonava le passioni stesse che forse la destinavano per sempre deserta nella vita. Eppure decise di affrontare la sua probabile asprezza. Pass prima da Livia ma non la trov.
Nel suo studio l'anziana pittrice teneva sempre sul cavalletto un quadro di Toni disteso, bendato, come l'aveva voluto rivedere nell'estremo addio. Lontano, montagne metalliche, fiori, un contorno imaginato di ci che gli avrebbe arriso vivendo, una idealizzazione femminile dell'amore con un fanciullo, pi angelo che bimbo, in braccio. Dopo la sciagura ella aveva detto, bellicosa, a Luca: "Anche lei fa le stesse pazzie, s'arrampica lass? non capite che finite tutti a questo modo?" "Ma, sa, l'attrattiva dell'ignoto, la gioia d'un proprio segno su pareti meravigliose!" avrebbe voluto ribattere, ma non era il momento quello, e capiva anche ch'era un affaraccio spiegare quel che intendeva, come ogni richiamo alla vita. Ma poi, quella volta, s'era trattenuta sentendo di dovergli la vita di Francesco rimasto. Ma ora?
Molto pi segnata nel viso dalla volta dell'arresto di Francesco. La trov immobile, il volto sofferente, raso dalla luce; sembrava le fossero appena state inflitte allora con dolorose trafitture le rughe minute. Vicino Livia. Era in lei quella morbidit un po' rigogliosa delle donne amate da chi amano, ma mortificata dalla pena di quei giorni. Appena si videro ella gli disse sommessamente:
- Quante lacrime risparmiate al poeta!
Fra quei tre parve per un po' non esservi possibilit di nulla da dire. Qualsiasi parola stagnava sulle labbra. Si sfasciavano attorno a essi imagini comuni, ricordi, speranze.
Il volto della madre di Francesco doveva aver avuto un tempo la gota larga finemente chiusa dal mento in un ovale gustoso. Ora, sembrava, col suo duro silenzio, fare nell'aria un'acerba requisitoria delle passioni micidiali dei figli, condivise da Livia e da Luca, per la patria e il monte. La sua forte natura si ribellava alla sorte. Ella continuava a tacere. A qualche parola di speranza azzardata da Luca pronunci un:
- Ohoh! - alzando la mano come ad allontanare ogni tentativo di farla credere in qualcosa mai di confortevole - si capisce che devo rimaner sola.
- No, mamma - le diceva Livia con un tremito alle labbra, carezzandole i capelli ancora bruni con mano certo insensibile a ci che toccava.
- Non vorrai mica finire poi tu con me.
- E perch no?
Livia e Luca uscirono senza dirle dove andavano.
La ragazza viveva in una eccitazione continua con l'animo sollevato, senza posa, rifuggiva un continuo senso di vuoto agendo in qualche modo. Dalle parole si capiva che non affrontava mai di fronte la situazione, si reggeva a prezzo di continue dilazioni del pensiero. Tutti i viventi hanno con tutta probabilit davanti a s ore oscurissime, eppure si sostengono egualmente, solo una inflessibile saggezza vi prepara certuni; i pi invece vengono raggiunti, raggirati, schiacciati alla sprovvista dalla sventura. Ma in media si gioca d'azzardo: "Chiss che non puntando sulle ore orribili quelle non si dimentichino di noi?".
Livia parlando o di un pizzo in una vetrina, o del cappello a sghimbescio d'un passante mostrava la preoccupazione convulsa di volersi convincere di vivere normalmente, perch non c'era nessuna ragione che proprio a lei toccasse qualcosa di tremendamente peggiore che a tutti.
Quando sarebbe venuto il collasso? Si guard nello specchio d'una vetrina fra ramoscelli di cristallo.
- Sono un orrore - disse con la faccia disgustata - ma adesso che lui  l non devo piacere a nessuno.
- Non ha pi il colorito di sole della capanna Sandro e Rosa, ecco tutto, ma non  male - le disse Luca. Quell'accenno al regno di lass la elettrizzava ed accasciava insieme. Invero ella aveva qualche bollicina nelle labbra, gli occhi imborsati.
Fecero un lungo tratto di strada in silenzio, ella guardava fissa davanti a s, urtando a volte egualmente la gente che le veniva incontro.
Arrivarono ad una via gialliccia, fra due alte mura vigilate da garritte, era quella la strada delle mogli dei detenuti col carrozzino del bimbo.
Luca zufola; le note del richiamo montanino di Toni attraversano l'aria grigia, lucide di atmosfere alpestri.
Eccolo, a una finestrella sbarrata, dietro la rete metallica, il viso triangolare distrutto appena riconoscibile, una giacca marrone. Luca si sent gelare in un brivido la faccia.
- Caro - mormor Livia intenerita.
Luca tent un segno di incoraggiamento verso l'amico, volle fargli capire che gli portava il bacio di tutti gli amici di lass, che era sceso apposta per brigare, per far ci che si poteva, che tutto sarebbe stato tentato, scambi, fuga; confidasse per anche nel grande amore che ci ha voluti in vita buoni.
- Ha o no la mano sul mento?  il segno che ha ricevuto le mie parole - disse Livia.
In un finestrino vicino al suo, chi c'era? la conosceva Luca quell'altra faccia.
Passa una guardia.
- Voi! Via da qui.
Livia prese per un braccio Luca impedendogli qualsiasi replica e se ne andarono. Il giorno prima avevan arrestato proprio l nelle stesse condizioni il negoziante musicale del centro.
- Livia, ma cosa decidiamo di fare?
- Non ha detto che c' speranza?
- Ah, s, s, certo! per per ora, meno si mostra di dargli peso meglio . Ma lui come sta?
-  segregato, paglia ammuffita, un saccone, e insanguinato, soltanto la notte, di giorno si rannicchia seduto sui calcagni.
L dentro facevan pulir loro con la lingua gli angoli pi luridi, girare il cortile sui gomiti e sulle ginocchia.
- C' il confortatore che prima che vadano agli interrogatori li incoraggia con le notizie della guerra, si sa, addomesticate, fa delle iniezioni perch siano forti a non svelare; in centro dove li torturano, povero il nostro Raffaellino, lo ricorda? si  gettato dalla finestra per non parlare. Finora Francesco, lo dica a Baldinelli, non ha palesato mai nulla, la mamma non lo sa, ma sta diventando un martire, un martire!
Pompeo, l'alpinista, padrone della villa sul confine da dove Francesco e Luca avevan fatto espatriare i due coniugi perseguitati, era stato appena rilasciato di l dentro portando subito notizie a Livia con la sua voce enfaticamente generosa. Quando i due detenuti si trovavano a prender aria nel cortile, appena eludevano la sorveglianza, parlavano un po' fra loro.
- "Come faremo Cesco all'ultimo?" - Livia ripete - gli chiedeva Pompeo allora, poi facevano come la prova, appoggiavano la fronte al muro. Francesco aveva a volte realmente degli slanci inaspettati, ricorda? e allora con uno scatto imaginando l'ordine di esecuzione aveva detto: "Cos, subito ci voltiamo, a viso aperto, fissi ai fucili, e ci saremo fatti un monumento per sempre". Pompeo  tornato, oh, ma lui! Era poco portato, lo sa, alle pratiche del culto, eppure l dentro, esortato dall'amico, attraverso lo spioncino senza vedere il sacerdote nel corridoio s' comunicato - concluse Livia con una voce dolente rassegnata.
Una delle poche speranze di salvarlo, se tolto dalla segregazione l'avessero lasciato l come era avvenuto per Pompeo, poteva essere anche, e certo Fungo n'era al corrente, un possibile intervento del personale d'una impresa edilizia appaltatrice dei lavori del cortile delle carceri che sovente si prestava in uno slancio di solidariet umana ad alleviare le sofferenze dei reclusi.
- E quell'altro chi era? - chiese Luca.
- Il nostro beneamato Frisco;  diventato il posto pi ambito per garantirsi la carriera domani la galera, specie per quelli che se la cavano presto perch erano dalla parte opposta fino a poco fa.
Quell'interregno dopo l'armistizio mimetizzava tutti.
- La lebbra non ce la caviamo pi anche se ci liberiamo dai pi incriminati, ha detto Pompeo - ripeteva Livia.
- Livia cara, ad ogni modo la cosa  avviata e si vedr; dovessi andarmene all'improvviso il collegamento qui so qual'; ma vi prego, voi che restate, non soffrite troppo - disse Luca e s'accomiat da lei con una lunga, vibrata stretta di mano pensando che finalmente l'aveva vista nel tempo stesso di Francesco, ma con quale muro in mezzo! Ella s'allontanava e le si rimpiccioliva l'ovale del viso saldato nel puntolino del mento.
Poco dopo, per la via, un vecchio amico flautista, ma era mai possibile? esorta Luca a collaborare musicalmente con i lurchi che pagavano a cappellate di quattrini.
- Ieri sera poi, un successone il loro Arminio dato nella lingua originale! - disse vivacemente.
L'attrito fra la gentuccia e il sacrificio oscuro dei silenziosi si acuiva sempre pi.
Non aveva certo l'animo disposto all'ambiente teatrale, pure, certo di sentire qualche enormit, Luca entr un attimo passando dal Teatro Massimo.
Severino, dopo poco ch'egli lo attese nel suo studio fra i teatrini di modello delle messinscena, entr sfatto ed oppresso ma sempre riserbando negli occhi distratti un raggio d'amicizia.
- Ah, iersera! - era contento di sfogarsi - un tenore, un lurco, sembrava sbruffare: distruggere, far saltar case, incendiare, tanti al muro per un ferito!
Che bella occasione di rivendicare lo schiaffo rifilato al massimo dei direttori il giorno che aveva rifiutato di eseguire l'inno del regime!
- Ma, e il pubblico?
- Che conto vuoi farne!
- E questi dentro?
- Ah, sempre al disopra della mischia, nella loro torre d'avorio per conseguire il brivido dell'arte! E ora eccomi qua esaurito da una prova di puleggie ben oliate, cinismo dei Rakau in una musica viscerale, te l'imagini?
- E il pubblico?
- Piuttosto di sembrare non all'ultimo grido applaude anche un raglio dato per novit. Per me son tutte alchimie sonore, e, del resto altro non pu saltar fuori se oggi si distrugge la materia prima dell'arte, l'uomo; ogni cattiveria, egoismo si pu dire uccida un po' la musica. Mio caro, morale, asfittici tutti l dentro; cio no, uno c'era a divertirsi.
- L'autore presente?
- Appunto, una rosa dei venti - rise in ogni piega del volto pastoso - appena rimesso dallo choc d'un concerto dove la gente lo applaude e intanto lui chiuso per sbaglio nel camerino da un inserviente imbestialisce da temerne una sincope! - poi aggiunge aggrottando i cigli repentinamente - dunque, il tuo lavoro  ormai fissato.
- Guarda, ti ringrazio tanto, se un'orchestra fosse un arsenale da esplodere contro chi c'intendiamo, diamolo subito; ma poich non lo  - disse Luca sdegnando di farsi eseguire con la periferia bombardata in fiamme e davanti a un pubblico di seviziatori stranieri e nostrani.
E Silvestri?
Nel cartellone figurava rimandato fin allora il lavoro del suo protetto che, si diceva, oramai avesse forti aderenze anche nel comitato clandestino di modo che, qualsiasi momento finisse la guerra, il suo lavoro sarebbe stato appoggiato dai nuovi dirigenti.  lui, il gerarca si vociferava fosse in una banda di patrioti!
- Qui dentro tutti si preparano attestati, benemerenze nell'ombra.
- L'ispettore mi ha addirittura dato un colpetto sulla spalla - disse Luca toccandosi la manica.
- Certo, ti fiuta come patriota. Tutti ex gerarchetti pronti, dopo, a competere con chiunque in meriti cospirativi. Vedrai, domani darai ombra a chi avr fatto meno di te, e siccome il paese non lo si aggiuster pi chiss fin quando a poco a poco rimpianger chi l'ha rovinato! - disse con tono fraterno l'amico alzando gli occhi grigi con luminosa remissione - solo, mi spiacerebbe, questa tua, del resto giusta decisione, non venisse poi a tuo danno, mentre ora sei sicuro di riuscire; domani a cose cambiate, chiss? sai come si fa qua dentro, magari si divertono a tenerti in vita facendoti sperare gli stessi che ti boicottano perch il lavoro  stato scelto durante il regime.
- Cosa, c' sotto?
- Conosci - e nomin l'autore della prova di poco prima, occhiaie inteschiate, pallore da Cesarino, tortile - fa il doppio gioco coi lurchi - continu un po' a stento l'amico - comanda gi un po' qui, ma sar in auge ancor pi dopo; fa parte di una fazione segreta di gente che si puntella mutualmente. Figurati poi se pu andare, direi anche, fisicamente l'indole elevante del tuo lavoro, a lui che vorrebbe in scena per la sua musica un vecchio vizioso sulla bagascia! Ha cominciato a fare dello spirito contro di te.
- Ho gi capito, il mio nuovo Silvestri all'orizzonte.
- Temo, mio caro, pensaci prima.
Dunque, Luca non fosse pi tornato di lass, c'era gi chi avrebbe infierito su di lui sbranandogli il lavoro negando a Geppe la sua grande gioia. Un velo sanguigno d'eclissi sugli occhi; ma, scarnito com'egli si , fino alla essenza di s pi palese, se qualcuno s'adombra di lui, si accusa: tortuosi lisci si va, dritti si urta. Ecco in uno specchio lucidissimo il dopoguerra: egli senza lavoro, fra il sogghigno degli arricchiti col collaborazionismo; squallore, spauracchio delle intemperie proprio ai senzatetto; la Cia, Geppe, la zia, ora in una valle con la vita carissima, impauriti di dover vivere a lungo a causa dei redditi deprezzati, mentre nel loro piccolo podere i contadini arricchivano perch la classe rurale avrebbe sempre goduto largo favore sostenendo a sua volta forti correnti. I tre cari vecchi sarebbero andati cos raffreddandosi nel loro destino, non cercando pi riscontro ai fatui miraggi della maturit, fievoli onde umane dell'energia solare, al ritornello del vecchio che, come a discolpa d'una miseria di cui non era che vittima, ripeteva: Ma io ho sempre lavorato, scusate, sempre, sempre.
Lass nelle baite intanto i patrioti dormivano ogni due con una coperta sola, e quiggi Luca non riusciva a pagare una fornitura di maglioni e scarponi per loro. Gi Gallo aveva brigato inutilmente. Infuriatosi non si era peritato di minacciare una signora in una villa isolata di privarla dei bambini se non gli procurava la somma. Gallo, si sa, era sfrenato, non connetteva pi quando non riusciva ad alleviar le pene dei suoi uomini nella neve; Luca, mandato ad appianare la faccenda da Baldinelli non trovava che gente intorno a sparlare dei patrioti noti solo come dei razziatori impenitenti.
- Pianttela con questi patrioti! Fondacci! - li ingiuriavano.
- Mai come gli scherani del regime; e in un paese ridotto come il nostro  gi molto che siano quali sono, una masnada di transfuga, condannati a morte perseguitati da forze strapotenti, il ghiaccio sui moschetti scarsi, non trovano che baite bruciate, loro retrovie il cielo! Come ve li figurate, fanfara in testa e cambio della guardia? A pezzi il paese si sottilizza sull'unica mano che s'alza a troncare la rovina. Baldinelli li tiene con tutta la disciplina possibile, e invece di fare qui i sofisti, venite a far gli ufficiali lass e l'ordine verr. Su chi ricadono dunque le lacune?
Intanto i fondi non saltavano fuori, e ce ne volevano! La moneta a furia di sperperi e di stamparne il "pap della patria" e i lurchi, lo scarpaio la prendeva a cinque, il magliaio a due centesimi. Cerc di Cosimo. Lontani i tempi in cui correva a bearsi nella sua quadreria. Beniamino sulla porta, ligio come sempre alla regola di non guardare mai l'ospite in viso, impenetrabile dapprima. Alla fine parl. S, mentre egli era l in livrea stemmata, Sua Altezza, in un pannaccio marrone forse stava riempiendosi il pagliericcio insanguinato non si sapeva bene in quale carcere. Il prefetto stesso arrestatolo l'aveva malmenato mentre la moglie ne udiva i gemiti nella sala vicina. Luca s'accorse che nessun sentore ancora avevano l dentro della probabile sorte di don Alvaro. Poter giovare, almeno sul trattamento dell'amico gi in et. Avvert Settimo; le imputazioni per fortuna non sembravano delle pi gravi; con del danaro farse si accomodava la situazione purch non pretendessero dall'amico l'adesione al regime come era stato richiesto agli ufficiali di stato maggiore fattisi piuttosto uccidere. Povero Cosimo, e se uscirai per non riveder pi tuo figlio?
Ricorse, ultima speranza, all'industriale cui era stato presentato, tanto tempo prima da Clotilde. Entrando allo stabilimento seppe che quelle stesse masse operaie accanitesi contro i gerarchi dopo il colpo di stato, ora, in seguito a poche battute di propaganda d'un inviato del regime l'avevano applaudito freneticamente.
- Uno scandalo - diceva l'industriale, veterano antilurco, celebre anfitrione di periodiche cene antiregime, bonario, abito di stoffa fresca - e dire che perch non si facesse addirittura una carneficina fra gli operai dopo il colpo di stato ho dovuto mettermi in divisa d'ufficiale per imporre un po' d'umanit nelle repressioni. Oggi sembran d'accordo al contrario, salvo domani i migliori a farsi magari fucilare pur di parlar chiaro agli aguzzini.
- Ma a lei voglion bene, vero?
- Qualcosa ho fatto s per loro, ma tanti vorrebbero vedermi lo stesso con le mani negli ingranaggi. Intendiamoci, bisogna considerare che se era eresia di quel tomo volerci far diventare tutti scellerati come lui, sciocco sarebbe pretendere ora di liberarci per sempre dalla feccia.
- E pensare che la sua discendenza familiare qui ha creato un'attivit benefica a tanti.
- Ci piglio di mezzo per tutti gli altri che han voluto la guerra. Ha visto adesso i miei colleghi nobilastri del regime che per salvarsi han messo tutti i figli nelle forze clandestine? Cosa ne dice di... - e sussurr un noto nome all'orecchio di Luca. Questi sorrise amaramente. - Coi doni allo stato copron le magagne. Uno dei due  sempre su come l'altalena, il padre funziona finch viene il momento del figlio, e viceversa. Che vale essere onesti? - concluse il pover uomo congedando Luca, consegnandogli la somma sfiduciato alla fine di una operosa carriera nel perno dell'oltre. Luca l'aveva ascoltato stretto sempre all'antenna delle sue convinzioni per non sbalzare all'antivita.
Se la citt in genere l'infoscava, attraversarne proprio il centro, altro che i cattivi passi del suo ormai lontano alpinismo! Fortuna che gli occhi in quel tempo eran destri a deviare al minimo indizio di lurco o lurcoide nell'aria. Presso la piazza, dietro lo Splendid Bar dall'insegna pomposa, ecco il muro dove contro i manifesti degli spettacoli cittadini son stati fucilati laceri, gli stracci ai piedi, quei patrioti che dovevano essere vendicati con la soppressione dei due prigionieri poi graziati la notte di tormenta dei Sacchi.
Passa davanti al Grande Albergo, impaniato nei reticolati, reggia dello Special Corp. Sulle ringhiere si svagano al tepido sole i fulvi barbari; gli antichi li dicevano superstiziosi come nonne rusticane, crudi predoni, velocisti in ritirata. Al centro, nel palazzo, un cranio quadro, monocolo sulla gialla levigatezza, secche pupille; voluttuoso in lui saper di eccellere in una razza che ischeletrir il mondo nel dispotismo, fanatizzata dalla virulenza del capo che gli ha costellato il petto di croci dopo i riusciti esperimenti di eliminazione collettiva con quell'istantaneo silenziatore ideale di folle ch' la mitraglia; ispirato nell'arte della guerra, umiliazione indicibile per lui ora misurarsi con mostricciattoli parodianti il mito guerriero, i banditi della montagna. Perci egli avalla ogni eccesso contro di loro mentre fra i piani del palazzo e il sottosuolo, nello strato isolante del sotterraneo, soffocano gemiti urli scariche competenti il suo servizio. Testa di Femore era un emblema, un classico ormai, un virtuoso delle atrocit.
Fattosi vivo alla casa di Gian, non fu ricevuto. Erano fuori, o non lo volevano tra i piedi dopo lo sfratto di lass? Si trovava in portineria, e in una certa perplessit, quando un allarme aereo lo costrinse ad accettare di malavoglia la protezione di quella casa.
Un bubbolo di deflagrazioni lontane.
Nel corridoio del sotterraneo, all'imboccatura del rifugio dov'erano pervenuti, passanti fortuiti, sent uno dare dell'esaltata a una tale, chiusa nell'oscurit. Battibecco sommesso fra una certa Olga in vena di lasciare il servizio di quella casa e il portiere che la voleva convincere che padroni come quelli, in piedi con ogni vento, non li avrebbe pi trovati, e l'altra invece non ne voleva sapere appunto di equilibristi.
In effetto la figlia di Gian era stata pure dentro qualche ora - tutta una voga di cospiratori d'anticamera brulicava attorno al martire autentico per il quale ogni momento poteva esser l'estremo - ma in campagna certi gelsi, certe vigne, certi occhi sapevano che brigatisti neri avevan puntati i moschetti contro chi non garbava a Gian, occhio viscido e scialbo riflesso d'interiori storture.
- Il pescione manger sempre il pescino - disse l'uomo dai mustacchi aggressivi sotto la visiera di coppale ruminando lo zotico gergo metropolitano.
L'enorme sacrificio patrio di tutta la lotta di quei giorni ordunque, monito al vento.
Sparacchiavano nella via. L'antiaerea invece taceva.
All'Olga, questo era il nodo della questione, facevano ammannir pranzi dov'erano invitati "quelli l". Certo i lurchi.
- Cosa conta tenersi il Signore sul letto... brindano con chi fa venire il crepacuore ai sacerdoti. - Ormai la verit era arrivata agli umili; sapevano le malefatte dei lurchi contro i nostri nelle ritirate; nei Rakau risparmiavano dalla vendemmia umana nei tini di bollitura chi accettava di far la belva ai propri compagni di sventura; donne e bimbi se la spassavano davanti alle barbarie.
In quei giorni Luca, per raccoglier pacchi di cotone da cucire le divise di lass, aveva dovuto vagabondare in viaggi abbrutenti, nel vento, nella neve, malnutrito, a piedi, sugli autocarri di ventura, nei vagoni stipati, sempre sotto il controllo degli sgherri accaniti; i legacci degli imballi gli segavano le dita, si contraeva nella fatica quasi aderendo a una forma assunta dalla meta ideale. Perch affannarsi tanto, si chiedeva ora, per portare a destino il granellino delle sue poche cose, se intanto persistevano nello stesso costume gli utilitaristi, e vecchie, indistruttibili potenze roditrici si insinuavano gi ad intaccare nuovamente il tessuto della Patria, trapiantandovisi come battri per le esplosioni future? La vita era dunque un cerchio continuo, un serpe con la coda in bocca? ed egli e tutti zampettavano, come lo scoiattolo della Menica sempre sugli stessi traversini d'una gabbia rotante, aggrappandosi a qualcosa di l da venire: il regime a una guerra brigantesca; Gallo a un ipotetico assetto sociale; lui a un oltre spirituale, nessuno mai vivendo pienamente il presente? Illusione, lo scopo di quelle sue fatiche, dei suoi rischi, di tutta quella lotta sperarlo solo dal ristabilimento dell'atto morale?
Ora la voce infreddata dell'Olga alludeva a una villa che i padroni avevano in montagna. La Ca' ' d Grispin.
- Se la son presa quelli lass guidati da uno che ci aveva il suo tornaconto, amico d'una vecchia danarosa di belle speranze - Luca e Maria, sicuramente.
Un crepito rintron nell'aria, una sega nel cranio, una falce ai visceri, un urlo strozzato subito affiochito venne a spegnersi nel sotterraneo come un fumacchio.
- Mamma mia!
Tonfa un corpo fuori sulla finestrella e oscura il rifugio, d un guizzo in uno spruzzo di neve insanguinata, s'appiattisce poi come stramazzato da grande altezza, lasciando rifluire un po' di luce rasente l'orlo villoso della sua casacca; e nulla pi.
Chi era? di quale parte? Interessarsene? poco igienico. Poi, niente pi da fare. Ammutoliti tutti nel rifugio, terrei, fra le pareti venate da un fumo di riflessi acquei; passanti estranei, abitanti d'una nazione, vicendevolmente sospettosi; faccie diaccie, muffite, bocche stirate, inacidite dal lungo non poter dire. Erano un vecchio, una fanciulla, un giovane cogli occhi sempre all'orologio, un garzone di macellaio. Slavati, guardavano di sotto in su quel corpo ammucchiato fra la neve pesticciata del marciapiede, mentre la luce venendo di l ne spandeva la sorda nota sui visi smagrendoli. Tutti gli occhi fissi all'unica fonte che illumina e all'ingombro.
Olga doveva essere una bruna sopraggiunta allora, volgarotta, un po' espansa nel grembiulone bianco, qualche coriandolo morato, nel chiarore caldo della faccia larga, il labbro annerito di lanuggine, gli occhi riarsi, brillanti vedevano forse in quell'ombra contro l'inferriata l'infinit dei cadaveri convenienti agli interessati nelle stragi. Da quel suo piglio barricardiero chi si salvava mai dei papaveri delle cosidette capitali morali per aver sostenuto regime e crimini traviatori dei giovani, e una finanza, che importa se basata sull'unico scampo d'una guerra piratesca, purch loro vantaggiosa di sovraprofitti inalienabili autorizzanti ogni bassezza? L'occhio di Gian, nell'imagine, pareva a Luca infradiciarsi, schizzare quanto pi ne aumentavano le imputabilit.
- La nostra caccia! - esclam con effervescenza improvvisa sentendo rombare qualcosa nel cielo la ragazza inricciolita, in abito bianco sbarrato d'azzurro. Dunque una maniaca del regime, e domani una nostalgica forse destinata come molti agli alienisti. Identica alla piovra del convoglio, una belt confettata, filanti sopracciglia da spettro, stillava balsamo appena rimirava l'atletico beccaio, o il giovane imponente nel consultare l'oriuolo. Costui, per quanto non mancasse di una certa spavalderia da allenatore di cavalli, aveva un fondo giovanile nel volto ulivigno da non supporlo mai capace, comunque la pensasse, di certe sortite mormorate poi con la ragazza all'indirizzo della misera massa rattrattasi sulla finestra, come senza appoggio, sospesa nel vuoto. Poi la giudic:
- Patriota! - con lo sprezzo dei sicari forcaioli che nei paesi lass obbligano il popolo ad assistere nelle piazze al supplizio dei suoi figli braccati sulla montagna. Di Antelmo avevan fatto un pendaglio trascinato da un carro; Sigaro, s'era saputo, l'avevan fatto risalire a calci al capestro donde era sgusciato semimorto al ponte della Piet; incastri orrendi gli avevano poi praticato nel corpo. Degli ingenui tutti i martiri? Squarci, ocelli, stigmate di carni suppliziate ardenti, quando affioreranno, gemme di martirio, a decorare a fuoco le case dei conniventi alla colpa? Una beffa per gli altri vestir pelle d'uomo.
Il vecchio signore, tanto somigliante a Geppe, sembrava esulare con gli occhi lontani via dagli orrori presenti, fra le imagini intatte del suo passato. Geppe, scacciato di casa, era presumibile non ve lo avrebbero lasciato pi tornare quegli altri, sempre, sott'acqua, potenti di mezzi; i suoi randellatori circoleranno magari indisturbati per le vie; Cesarino, rimessosi presto dalla ferita, chiss, fors'anche amnistiato per riallenarsi alle violenze. Bella impressione dava poi in quei d la vita metropolitana! E allora?
Intorno, nel rifugio, un bruso di gente, confuso, anonimo.
Non restava che accettare, giovando per il meglio, la convivenza con tutti, in un ricambio sociale che si vale come la natura delle decomposizioni: gli insensibili all'onta, gli ultimi venuti alla lotta per volger di vento, per il cui solo contributo non sarebbe che stata accelerata la rovina. Al di l d'uno stacco netto da costoro, se la vita continua col suo mordente, se  bene che non cessi quale privilegio inestimabile,  grazie ai silenziosi che la sostengono con la loro irriducibilit a pensarla solo una interminabile catena di genitori che alimentano l'antropofagia della terra e il cui elogio sarebbe il pi macabro canto. Nella sua opera solitaria Luca sentir sempre pi la responsabilit della continuit che poggia su una categoria di isolati come i naviganti di Marcazzan, fiduciosi di non esser qui a lottare in un deserto senz'oasi, sotto alcuna sovranit, vuoto; sono i "senza esito", i "senza splendore" che si rinnoveranno sempre nell'urto, nella calunnia dei pi; loro amanti le acque e le vette; le loro orgie si attuano a pi degli altari; baci saporosi, i tormenti delle notti insonni; volutt, le sterili attese d'una gioia che tanto di rado scende nell'animo. Sentono una ridondanza nel cuore che non rester inesitata, non pu essere uno spreco l'amore; sono presi da una bramosia dell'oltre, di un congiungimento con la Volont che, a epoche, fa insorgere come ora gli uomini a riscattarsi cosicch dopo la tragica esperienza nessuno pi ignori quali atti chiamano le catastrofi sulla terra. Luca tornando all'unico abbraccio amorevole dei compagni lass, perenni condannati a morte - Cornelia era una parvenza - si esporr nella maggior lotta, entrer ancor pi con tutto di s nella grande espiazione. Non rester vano il sacrificio delle vittime e del martire caro inchiodato nella cella, n del corpo ignoto l sulla finestra che si orlava d'una pelurie d'oro. L'aria del rifugio ne lievitava come ogni stanza del fiore sul davanzale.
Nel cielo, gran calma; fra la gente del sotterraneo, impazienza per il non chiaro protrarsi dell'allarme. Zitta l'Olga, sempre un po' come tenuta a bada dal portiere volpone.
Nel riquadro della finestra, tra fendenti di sole, su un tronco, dietro il corpo abbandonato da tutti, un'impronta di neve di stravento, somigliava, in un tremolo opalino l'ombra nunzia d'amore che l'Olga poco prima deprecava fosse ancora appesa sui letti di Gian. E ora aveva lasciato vuote le cornici? Ecco uno dello Special Corp - va a incardinare nel futuro il superuomo della ferocia? - vi urta in un contrasto per la vita o l'agonia, l'oltre o la fine della coscienza in una continuit spietata coi migliori?
Bussarono forte nel rifugio. Tutti si scrollano.
- Olga, presto su! - squilla una ragazza alterata agitando la mano chiamante.
"La signora svenuta, il padrone in singhiozzi, il signorino Fernando, tutti quei soldi, macchine assaltate! Spara in una, vi monta filando col ferito che poi gli salta al collo, rotolano, lui scappa,  in carcere - la stessa di Francesco - con due aiutanti, bei ragazzi del bel mondo. Giovani d'oggi."
- Uh, le pagan tutte! - esclam inorridita con voce spezzata l'Olga scomparendo con l'altra.
Povero Gian!
Poco dopo la sirena diede cessato quel pacifico allarme.
Al Grande Albergo, poco prima del lungo allarme, era penetrato, munito degli amenicoli e requisiti rituali, atteso dal lurco gigante, un nano occhialuto. Giungeva in veste d'informatore sull'arresto di Francesco al posto d'un gerarca proveniente dalla citt alpina, cui si era sostituito facendogli fermare da un lurco convertito la macchina lungo il tragitto. Tradotto innanzi al lurco magnifico venne Francesco. Egli non aveva mai tradito. Inebetito non ravvis neppure Fungo nel nano versipelle il quale, quando ripigliarono a torturarlo nelle unghie, aveva l'aria di stimar poco il valore informativo di quell'ostaggio insignificante. - Resistente il giovinotto, lo metteremo poi noi in forze per ricominciare - vien detto al martoriato mentre Testa di Femore non spezza l'immobilit della sua cassa toracica che per rinnovarsi la sigaretta sul labbro accesagli sempre, come per un automatismo ch' nell'aria, silenziosamente da qualcuno. A un punto il nano s'inchina davanti allo sguardo di pesce di quella aulica, cerea impassibilit; raduna le sue carte e, assieme ad altre allineate gi prima in un angolo del tavolo, le chiude nella sua borsa ed esce. Interprete dell'incontro  stata una giovane dal scialbo viso dipinto, sopraccigli spettrali, che, quando ha qualche novit importante da vendere per pagarsi qualche capriccio, va a riferirla con tutta naturalezza alla polizia;  cos che Fungo ha saputo che in quell'angolo del tavolo, e in quella tal fila di carte erano i piani della difesa lurca. Non molto dopo si d l'allarme interminabile, ingiustificato ai pi: "Il nano non varchi la cinta della citt con le carte inestimabili" che invece al mattino, su un regolare autocarro di collettame seguono con Luca la via della montagna.
Quando Luca arriv con l'autocarro al luogo e nel tempo convenuto con Baldinelli, sorpresa in fondo non del tutto imprevedibile, trov invece dei patrioti i razziatori neri. La zona nel frattempo aveva mutato padrone. Le carte di Fungo che l non avrebbero pi dovuto gravargli addosso, gli si appesantirono invece ancor pi. Il guidatore scambia i lasciapassare e per poco non consegna quello dei patrioti con tanto di dichiarazione che l'autocarro li coadiuvava.
Nelle vicinanze del posto di controllo Luca vede bighellonare in calzoni da sciatore uno che lo guarda;  Costanzo che gli fa segno di non avvicinarsi. La sua cattura gli era stata annunciata dal capo. Ma non sembrava cupo.
Luca ud due borghesi mormorare di lui:
- Dice d'esser prigioniero dei lurchi sulla parola per farci cantare. Sta fresco!
Gran pena lasciarsi con un amico in trappola fingendo di non conoscerlo neppure.
Si dovette cambiare in seguito itinerario del ritorno perch la strada era bloccata da un certo punto in poi da frequenti sbarramenti. Per mettere intanto al sicuro il materiale servirono barconi attraverso il lago. Con quell'ennesimo improvviso spostamento, come sempre, nuove brighe, mille piani, servizi di Luca inutilizzati.
Egli sale, solo, per la via del ritorno.  prossimo all'ultima svolta della strada a picco sulle acque. Gi nelle onde mosse il solito via vai di cieli, monti rispecchiati. Nel celeste, candida la cappella, scalpellata dalla luce, e attorno la cerchia incantata di Villabazia, armonizzata dalla dama argentea, le finestre affacciate al paesaggio; ode corni velati, pallidi rintocchi cristallini, il belato d'un organo sommerso e dal chiosco in cima ai giardini scende una creatura diafana a recare i frutti al passante, poi silenziosa risale tra le fronde in vista dell'isola. Ma c' posto oggi davvero per una gioia smisurata come quella che l'attende l? Non era un male accettarla in un mondo di puro strazio? gliela perdonavano i martiri? Ecco subentrare all'idea della felicit il senso scosceso di sospettarla illusoria, e lo sguardo gli corre istintivamente in fondo alla muraglia a picco sul lago. Un giorno se ne sarebbe andato anche di l a una vita disadorna, nella stessa tetraggine che lo teneva da fanciullo, s'era accorto poi, di non vivere nella casa della Cia mai in un ornato confortevole contorno. E come fidare ora nella creatura se Vanicsca aveva detto sparendo: "Io non sono"?
- I lurchi! - ud una voce sommessa.
Si guard intorno. Nessuno; ma, pi avanti, nella strada, crocchi di gente, con uniformi frammezzo, sbarravano il passaggio. Tornare avrebbe dato nell'occhio; in margine alla strada, in una crepa asciutta del granito mascherato da felci gialle cacci il plico e prosegu a piombo dello sperone altissimo, bucato nel cielo, limitante il giardino boschivo dei Daveri.
Lo fermano all'ingresso del borgo alcuni lurchi che digrumano invettive tra le mascelle contro due montanari impalati contro un porticato.
- Siete realisti - ripetevano rauchi sprezzanti ai due, uno dei quali, un vecchietto, con un timbro tremulo si scolpava:
- Cosa vuole che sia io che non so niente, pigliarsela con me che ho gi dato un figlio, e chiss se torner.
Ma gli altri non l'ascoltavano neppure. Uno sbirro losco flaccido e adiposo chiese schiarimenti a Luca. Intanto altri battevano un disgraziato segaligno. A quella vista, uno dei trattenuti che era al muro si fa verde, avanza:
- Parlo - dice, guardato torvamente di sottecchi dai compagni. Un lurco ascolta il remissivo mettendogli paternamente l'orecchio sulla bocca come un confessore.
Quando sentono che Luca va dai Daveri lo guardano impettiti.
-  un signore, allora - dicono con sufficienza.
Ma lo trattengono.
- Presto paese tutto gi - fece un monsignore con tono edificante, poi rimastic un ghigno - impestato patrioti!
Passavano due carretti con misere masserizie e donne pallide in fazzoletto strascicandosi dietro le sostenevano.
Casa Daveri? Sola, esclusa l, come in un cerchio di cose immutabili.
Ormai da un momento all'altro era atteso il segnale della rappresaglia, gi salivano artiglierie minuscole. L'anima di tutti dentro si smangiava. Sul tappeto verde della pieve il priore, bottoni rossi nel nero per l'occasione, intercedeva con la sua piet un poco pomposa davanti a certe faccie crespe e cuoiose per scongiurare la strage. Si prendessero in cambio la sua vita.
- E voi - grid, improvvisamente stentoreo, accigliato verso il cappellano moscardino degli sgherri - redimetevi facendo sospendere lo scempio!
- Questo sar il nostro futuro gran patriarca, lo lasci - intervenne uno pseudo colonnello in tono protettivo ridendo con la dentatura corrosa. In verit l'altro, confuso, si mosse a piatire con un maresciallo lurco. Poi un cerchio di impetranti si chiuse attorno al priore e ai carnefici che pare non fossero dello Special Corp, e fu accordata una dilazione. Luca pass. Il suo nome avrebbe dovuto essere esposto nell'elenco, obbligatorio per tutti gli abitanti d'ogni porta, dei conviventi di casa Daveri per il controllo della ronda: tanti assenti, tanti presenti eliminati, mentre era ancora in contestazione il tariffario repressivo specifico di tutti i vari casi di ferimento, uccisione, danni a uomini e cose. Il lurco di punta dalla sua capitale aveva alzato fino a trenta l'indice corrispondente a un lurco soppresso.
L'esodo di Luca diveniva frattanto inattuabile.
Cammin in fretta; una nebbia si alzava dietro un poggio da baite e boschi incendiati nell'inseguimento dei patrioti che era costata molte perdite agli attaccanti.
Una pattuglia solida e placida, faccie accese, lucide sotto gli elmetti, faceva la ronda dal rudere sotto la pieve a Villabazia.
- Viola, e dunque voi non sapete cosa vi avviene attorno?
- Pap e mamma no, io gi corsa da Giobatta per avvertire lass che provvedano - disse senza scomporsi, sorridendogli poi lieta del suo arrivo. Ella era ritornata quando Luca era partito, non affatto impressionata dell'avventura subta alla metropoli.
- Anzi, mi piaceva esser nelle loro mani - disse.
- Avr avuto da fumare - insinu Luca - quando si sfidano treni blindati per non restarne senza! Le famiglie dei patrioti?
- Per ora inosservate.
Avr gi fatto sparire le liste Settimo. E i nuovi ospiti?
- Li vede l?
Dalla finestra se ne scorgevano assisi con trionfale semplicit alla locanda, altri stavano fischiettando allo scoiattolo sopra la porta della Menica, lo aizzavano e quello correva stando sempre sullo stesso punto nella gabbia, gomitolo di distanze che, a dipanarlo, sarebbe arrivato al cielo, eppure sempre nel giro di questa realt. Gli altri stavano sotto con i nasi in aria increspando le collottole rosee; poi, come ad un segnale, sghignazzavano assieme smettendo tutti di colpo.
Ma, e Cornelia dov'era? Non ne chiese a Viola, nulla mai voleva le trapelasse dell'intesa con la sorella per non aggravare gi la sua chiusa solitudine con il contrasto d'un accordo sorto vicino a lei. Subito dopo lo slancio dell'arrivo, ella era ripiombata nella solita tenebrosit che gravava un po' su tutta la casa.
- Lei vive sempre in uno stato di incontentabilit perch le manca qualcosa che, pensi quanto poco vale se lo ottengono tante meno dotate di lei!
-  ben l, il bello.
- Quello che sembra prometterle chiss che, si esaurisce subito appena conosciuto a fondo.  come il pozzo fissato a lungo che non impressiona pi; ripeta tante volte sarcofago feretro tumulo, destituite dal senso macabro; ripeta bellezza salute amore, ne rider.
- Ascoltandolo, nella voce viva, le d ragione, poi, invece, nella solitudine - e le s'infossavano le gote suggendo la sigaretta. Egli tentava di invogliarla a cercare nella biblioteca i rami dello scibile pi affini alla sua indole per svagarsi.
Quel suo stato turbava sempre a Luca le assimilazioni dello splendore di Cornelia. Incontr subito dopo questa, preso dal solito acuto orgasmo per la sua bellezza esaltante. Egli la voleva cogliere negli occhi, ma sfuggivano, e vagliava intanto il benefico influsso della sua vicinanza. Ella gli fece cenno di trovarsi poco dopo in giardino.
Era l'ora di Villabazia in cui tocca una goccia azzurra su ogni chiarezza.
- E il suo viaggio? - chiese lei piegando il capo con l'aria di appena uscita dal sonno, ma pietrificando all'istante - strano, perch? - un impeto nascosto in lui.
- Mi ha risolto a unirmi al pi presto ai compagni di lass anche se non potrei; non aspetto altro; nel veder le cose che avvengono gi si sente che il dopo forse sarebbe meglio non vederlo, e finch lo sognamo meraviglioso  bello dargli tutto di s.
-  giusto, il momento verr.
Stettero l vicini a guardare dall'alto in un chiarore brinato, sotto la pieve, l'archivolto del rudere, occhio spiante etereo, in continuo agguato di luce. A quell'ora scendevano a picco freddi telai, festoni d'ombra nel riflesso dell'altra sponda battuta ancora dal sole. Sul lago, una successione di strascichi d'ombre dei dorsi, gli ultimi gi fatti d'aria.
- Siamo in un'uccellanda di cielo - disse egli.
La presenza della forma di lei queta, contenuta nell'aria, vicina, gli dava uno slancio verso le linee elevate del paesaggio.
- Non le viene di guardare solo cose alte, le cime, nevai verdi di sera, rugiade blu - ella ascoltava presente nell'udito di lui con un lieve soffio del respiro - sull'ultimo sperone azzurro del lago, guardi, si stacca una margherita bionda, aveva un costume campestre quel giorno, ricorda? Oh, dopo quell'incontrarsi sempre in margine al cielo come si vivrebbe poi via da tanta luce? - disse lui cupo e gli parve incredibile, che la mano di lei sfiorasse la sua come una bava d'aria mentre sospirava, gli occhi via, rimpianto orrore ribellione? Egli si sent un attimo distrutto dentro, ma tacque, poi di colpo:
- E ora all'impresa.
- Quale?
- Non si dice.
Ella docilmente lo segu. Egli ogni tanto si volgeva godendo vederla avanzare, sostenendo la fredda dolcezza del suo sguardo, vigilandone il cammino; la sua figura lambiva i monti lontani assorbita nelle linee aeree della sera. Vele nubi paesaggi erano al solito le sue vesti.
- La pattuglia lurca ci guarda - diss'ella con disgusto - e ghignano con quello che minacciano a queste nostre case!
- Oh, ma, speriamo! Che logorio  venuto da quella loro presunzione, e intanto i nostri migliori se ne vanno ch' una vergogna esserci ancora. Si ricorda, quanto sole quel giorno? dove adesso questi calcano i talloni, son passati i nostri partendo, tanti non torneranno, Andrea, n, forse il dolce Alvaro - disse egli con voce calda, sofferta, e anche allora gli parve si avvicinasse per confortarlo la mano di lei, rampante nell'aria, ingenua, inesperta, ma eloquente sempre come tutte le mani delle donne che aveva conosciuto. - Ora, per non dar nell'occhio a loro, soffermiamoci un poco, con l'aria sfaccendata. Giriamo magari di l.
Poco distante, dietro il gran sperone bucato nel cielo, in un'ombra perenne era un antro con una profusione di verghe gemme frangie di una gettata di ghiaccio stagionato.
Che fare? La pattuglia non si muoveva.
Abbagliata da tutto quel gelo Cornelia raggiunse una nicchia lucida installandosi, aurea nel ghiaccio latteo, inaccessibile dalla parte dove lui era.
- Di qui non posso raggiungerla.
- Ed io resto sola.
- Con un gran fuoco scioglier la cattedrale - diss'egli oziosamente.
- E io mi far salamandra!
- Aspetter che il povero ghiaccio si disfi nella stagione salendo al cielo.
Il grand'organo li sbiancava con la nota ferma del suo algore. Mentre ella discendeva, un attimo l'aria illivid, tutto gli parve superato da tempo, qualcosa discordava da lui. Ma non lo lasciava ella mansueta respirare nella sua aura, non aveva indossato per lui la veste pi fresca al suo sguardo?
- La pattuglia va - avvert ella raggiungendolo agilmente.
- Presto, allora.
Raggiunsero, saltando fra gli arbusti, la strada, scostarono le felci bionde - Cornelia sussultando curiosissima vi confondeva i capelli - recuperarono il plico dalla roccia, lo arrotolarono stretto, tornarono verso casa predisponendo perch, sul tardi, le carte di Fungo s'avviassero verso i ghiacci del monte del poeta per raggiungere poi, via cielo, il paese liberato.
A sera inoltrata uno sparo nella valle. Un parlamentare da Praviano diffida gli occupanti dalla distruzione altrimenti riceveranno in un sacco mezza dozzina di teste della razza eletta.
Il paese fu salvo.
Le due Daveri erano in continuo collegamento col villaggio seminascosto nella conca poco pi sopra, dove i patrioti, stretti dalla battuta, stavano imbucati in tane mascherate e preparate da tempo.
Gallo viveva in una cripta offertagli dal piovano gi seviziato per asilo ai patrioti feriti. A Iso, la Dora, solerte anche per far dimenticare lo scandalo, recava un po' del pastone giallo che portava ai polli inclinando la gerla verso l'imboccatura d'uno scavo dove lui, dopo un corpo a corpo, teneva in iscacco un prigioniero, a due passi dagli sbirri, col cane poliziotto che gli gironzolava attorno, masticando mente per la paura d'un raffreddore delatore. Un colpo di tosse gliel'aveva cassato dall'aria la Dora sbattendo all'istante il manico del rastrello contro un castagno.
Le ispezioni miranti ad affamare i patrioti non ci cavavano nulla, perch chi distingueva nella madia del sacerdote il riso di Gallo dal suo, o in quella della Dora la farina di Iso?
Baldinelli si diceva non avesse fatto in tempo a raggiungere il suo nascondiglio sotto il tetto di roccia. Doveva trovarsi nei dintorni.
Alla sera la ronda ispeziona Villabazia dopo il coprifuoco:
- Che non ci sia in giro burro lardo salsiccia - fa raccomandare in cucina il vecchio Daveri con la faccia furbescamente tonta - han lasciato l'agricoltura per la golosit di cannoni, e adesso ingrassano a spese della fame degli altri; dopo, li sentiremo far la vittima se i vincitori avran ancora da mangiare. Se li conosco! prima si rimpinzano ben bene, poi alla carne  inutile ogni freno dice il loro profeta che li ha scagionati di tutto quello che fanno per ubbidienza e loro adesso si son eletti a capo il pi delinquente, figurarsi cosa non ne salta fuori! specialisti in autoassoluzioni - li definisce compiaciuto caratterizzando tutto un costume concernente il tracollo di quel paese dove diceva, in fatto di credenze sono uniti a pensare dei testi ognuno quel che vuole. Tacque e ripigli poco dopo:
- Falliti, eppure, chiss cosa ne diran dietro a chi tenter scrudelirli. Disgrazia perfino vincerli, bisogna nutrirli perch schiaccino di nuovo. Chi se ne libera pi con quel chiodo, che per me  la massima inferiorit, di credersi superiori a tutti?
L'eterno incubo intravisto sulla vita un giorno dalla vecchia Maria?
- Eppure, c' il loro massimo sapiente che studia oggi, tutto a vantaggio nostro, l'arma che in mano al suo paese sarebbe la distruzione della terra - azzard Luca - e i Rakau, mi diceva un patriota, scampato di l, rigurgitano di tanti di loro sacrificatisi proprio per la buona causa. Non crede sia piuttosto tutto un madornale equivoco? perch non devono farsi amare anche loro? non han pure avuto qualche grande buon genio?
- Subissato dalle brutture, da un pensiero ch' tutto un'apologia di reato - abbrevi il signore - da noi il traviamento forse  passeggero, l  radicale, dottrinario.
Per l'occasione quella volta la pattuglia si era fregiata d'un sottufficiale gagliardo e scintillante per visitare con i suoi uomini le sale. Piedi lunghi larghi crescenti, passi di calcatoi. Si guardano in giro, si inchinano facendo cigolare gli stivaloni davanti alla argentea padrona di casa. Atteggiano la faccia al tipo dell'innocentone imburrato. La divisa sembra vistosa loro malgrado perch vi sono realmente nati dentro,  per atavismo la loro maglia di forza se no sgarrano.
- Bene, bene, scusate - dice con un ghignetto bonario, ma con inalterabile aria imbronciata il sottufficiale. "Ci vedete come siamo? non chiedevamo al mondo che un tozzo di pane, e ora ci fan passare per prepotenti!". Carezz il cucciolo di Cornelia. Fece:
- Bestie meglio che uomini. Cattivi, qui, a schiacciare testa uccellini. Brutto questo! - disse in tono di gran probit. Il vecchio Daveri guard Luca di sottecchi come per dire: Per in guerra i nostri crani li collaudavano volentieri con le mazze. Forse perch ormai in loro, dediti ai recenti orrori; non si vedevano che saponificatori, gassatori d'uomini, certo che apparivano circospetti quasi per nascondere i loro istinti inconfessabili. Taurini, continuavano l'arcaico simbolo dei loro ludi brutali.
Luca pass per musico sfollato insegnante di Cornelia.
- Scusate nostra libert per costruire posto di blocco contro le vostre mura.
Il padrone aveva l'aria: se avessi detto di no lo facevate lo stesso, dunque!
- Noi costruire per liberare vostro paese - ci significava tutta la nazione rasa al suolo ed essi in mezzo, impalati, satolli, cedendo solo alla granata che avesse loro sgrovigliate le fibre.
Sulla tela appesa al muro d'un'antica naumachia ora li attirano ammaliandoli le mani dei naufraghi mozze dal nemico, aggrappate agli orli delle barche.
- Niente nuovo al mondo - mugola uno soddisfatto. Eppure quello scempio della tela allora era avvenuto fra nemici, poco fa ora sui carri in ritirata da parte lurca ma contro i nostri soldati allora alleati.
Se ne vanno, insalutati ospiti, i reietti inappuntabili, taurini, ma, in effetto, devastati dentro e nelle famiglie. Sar da tanto il vincitore un giorno da riabilitarli? oggetto della pi alta missione di domani dunque bisognava pur forzarsi ad avvicinarli. E Luca, solo, in una svolta dello scalone dalle rameggianti teste appese di cervi, d loro il suo saluto. Quelli lo accolgono come la cosa pi naturale.
Appena usciti il vecchio ripiglia:
- Pensare cos'han fatto a pochi passi di qui. Eppure la gente, montoni del regime gi, lo dimenticano a vederli cos instivalati e che non ammazzano neanche tutti i passanti per la strada! Ma cosa vado dietro io a storie vecchie come il cucco? Si  sempre stati servili qui con chi spadroneggiava, solito abisso fra i pochi e i molti in questo paese. L, un nostro poeta, ve lo legger, quasi un millennio fa, raccomandava: ma certo, trattateli bene questi cari lurchi, fatevi mostrar ben bene le spade con cui vi han fesso il viso e ammazzati padri e figli!
Silenzio.
Il massaro, smunto, sempre in trepidazione per il figlio patriota, passa a chiuder fuori la notte da tutte le finestre.
Ora ai lati del caminetto stavano compiti, ricamando la dama argentea, leggendo l'arguto consorte, ignari dello scampato pericolo di tutto il paese. Luca in silenzio, in disparte pensa intanto che le idee di Gallo preannunziatrici di grandi rovesci avrebbero fatto di quelle due figure contegnose dei superstiti sorpassati incerti del domani, pure avendo sempre avversato la tirannia del sopruso in fondo proficua al loro stato.
Luca pensa a Iso nella buca, i topi fra i piedi, il prigioniero tenuto zitto con la pistola, il terrore di starnutire.
- Un'altra brutta notte per gli amici sotto terra - dice sedendo vicino alla padrona di casa sul divano fiorito sporgendo il capo nel cerchio luminoso della lampada. Le mira le mani, le stesse di Cornelia. Poi si guard intorno fra gli specchi della sala rodendosi dentro, inoperoso fra tanto splendore. La fusione con Cornelia, al sicuro da ogni scacco pregiudichevole, gli dava una compiutezza in s che lo spronava ancor pi all'azione rischiosa.
- Siete cos buoni con me - dice alla padrona di casa - ed io invece mi sento in gabbia qua dentro.
- Ma lei non pu fare niente dippi adesso che aspettare - lo assicura ella con tono affettuoso girandogli di fronte il busto dalla camicietta a volanti, fermandosi a guardarlo con gli occhi argentei, decisi, e poi riprendendo il lavoro con le mani di Cornelia. Durevole splendore assicurava la sua bellezza anche alla figlia.
C'era, vicino, allungato, sornione, un vecchio pianoforte. Quanto tempo trascorso vuoto di capolavori musicali, voci d'un passato chimerico per l'oggi e forse per sempre. Nell'ombra della sala qualcosa di chiaro s'era anche rivolto allo strumento: il viso di Cornelia sedutasi inavvertita in silenzio l vicino.
- Non suona? - ella disse con voce solleticante. Le parve che egli acconsentisse e allora si lev per aprire il coperchio dello strumento chiaro con la figura sciolta, il sorriso invischiante di sempre quando gli offriva qualche cortesia ch'era come un laccio dell'aria per lui.
Sempre  come un disagio la presenza fisica dei corpi. Quella forma, isolata sempre, a s, attirava invece con la sua snella celeste fierezza anche verso i luoghi femminei pi delicati, goffi al solito nelle altre.
Luca non aveva fin allora tradito mai il suo pianoforte; vinto un attimo d'esitazione prov note granite, cristalline, armonie vanigliate o aguzze, combin tonalit, com' voga, traducendole mentalmente nel timbro del suo strumento affogato nell'acqua buia, riudendone le vibrazioni nel mare bianco della sua familiare sonorit, smossa appena egli vi immergeva le mani, mobilitata prontamente la fantasia. Quella voce non l'avrebbe ritrovata pi come Cornelia in nessun'altra mai.
Da sotto la lampada gli veniva il chiarore vaporoso, innocente di lei, l'alone d'un candore dorato, un'emanazione che a poco a poco divenne un guado per lui, e and traducendosi fra le dita in un dolce accordo che aveva trascinato con la sua malia per tanto i cercatori di armonie, vive il clima spirituale dell'epoca che l'aveva determinato, continuo invito ad amare che tutto fa confluire verso un fine da venerare; quando attraverso giri, bordi armonici lo rendeva pi incantevole, magico come sole d'oro nel bosco, lo afferrava nei tasti, tattilmente, l'aria se ne impregnava, era Cornelia stessa disciolta in quell'armonia. Lungo l'esecuzione si spartivano i suoni placidi, cedevoli da quelli gagliardi, virili nella distinzione degli istinti naturali, attorno alla donna stesa vicino, tutto splendore, che lo fissava in un lento assorbimento, fasciandogli il capo come in una corrente, chiamandolo a una adorante distruzione di s.
"Nel bosco verde scoppiava l'oro dei tuoi capelli, la veste rossa ardeva il languore della tua biondezza; perch sei tu ci che pi s'accorda a ogni luogo, alla fronda, all'etere sui ghiacci? Ora sei qui raccolta per compensare in me il distacco ogni attimo da tutto, fida perch sei pura, vulnerabile solo da me, promessa designata a conferirmi questo glorioso possesso che d una vertigine, e altro mai fu vano, e il mondo attorno a questa gioia d'esser io uomo tu donna sembra costituito solo di me e del sole".
Balz verso di lei, ambra rosea il viso. L'emozione le aveva scavato gli occhi smarriti, immobili. Una lieve traspirazione le velava la fronte ed egli subito sent le nari forzate da una acuta trama aerea, aspir una fragranza rasserenante d'un miele di fiori di pineta, di pagliai caldi nel sole, in un'effusione animata da una misteriosa virt del lino bianco che la vestiva.
Serpe infido era sempre stata la feminilit per lui. Fattosi ora agli incanti pi rarefatti vagliava invece tutta l'autenticit di quel richiamo virgineo, con un che di latteo e materno. Una marea partiva da lei ed egli assecondandone l'impeto come verso uno sbocco di s prov una inconscia ricchezza delle fibre, felice pienamente di sentirsi vivo. Lo prese subitaneo il tedio del ritorno alla monotonia d'ogni istante, poi il pensiero della vocazione alta di lei svi bruscamente il momentaneo cedimento.
- Curioso alla radio, il caso di questo tenente Marcazzan - disse il vecchio Daveri dall'altro salotto dove ascoltava l'altoparlante.
- Marcazzan - ripete Luca improvvisamente.
Il signore entr dalla saletta spiegando agli astanti con voce cordiale:
- S' ritirato con la nave dal porto di Drolla poco prima dell'attacco dei lurchi che poi avevano distrutto la citt e provocato l'autoaffondamento della flotta per non cedere. Dunque lui sapeva cosa stava avvenendo;  vero che era neutrale, ma si capisce che gli alleati vorranno una spiegazione dalla sua nazione perch ha taciuto. Cercano con la radio la sua nave; pare abbia una febbre tropicale.
- Era con me una lontana sera lunare sopra una scogliera di cui le parlai; ricorda, Cornelia? - disse Luca. Marcazzan, l'altro liocorno, e vicino a lui era ora Cornelia bianca come la vergine della scogliera; e glielo disse chiamandola poi all'orecchio con una, due voci puerili che potevano anche essere un intimo tenerissimo nome infantile.
Pi tardi si seppe dell'ultima confessione di Marcazzan. Ligio alla sua neutralit non aveva tradito il segreto confidatogli dell'attacco e se n'era andato al largo ad attendere in una tormentosa inazione che l'orizzonte s'infiammasse rintronando per la rovina d'una flotta amica e di una citt di cui serbava ancora negli occhi l'imagine dei volti ignari; non poteva esser altrimenti per chi era d'un ordine di naviganti che assiste da secoli dal mare questo gran infermo per i conflitti, e conciliare loro la terraferma era impossibile per la diversa valutazione del perno dell'oltre.
Era scesa alfine fra due spruzzi altissimi all'alba in altomare la sua bara bianca, la prua montando apr una breccia nel cielo.
Notte folta. Vorrebbe scrivere a Maria. Nel palazzo una finestra  rimasta illuminata, estenuante. Luca accende. Nella dispersione del pensiero cercando le parole da scrivere gli si tempera la pena, si sopiscono i brividi salenti per il corpo come bolle scottanti.
Il bruciore degli occhi dilacera attorno stampe tele stipi scelti un giorno da lei. Un velo contrae alla vista le parole scritte; le braccia paiono inarcarsi interminabilmente; a tratti un sonno greve lo ghermisce, subito interrotto, ma un incubo di vedere tutto macchiato attorno gli fa tener chiusi gli occhi ancora. Scrive:
"Maria cara, tutto dirle, ascolti che tutto le dica. Qui dove sono, da tempo, il favore d'una fanciulla mi teneva in quella tensione ch' inseparabile ormai per me da ogni gioia troppo piena, e mi chiedevo: non mi ero ormai agguerrito contro ogni morbida insidia e perch riespormi ora? quali compensi mi avrebbe reso una forse nuova rinuncia? "Resisti all'orrido e pi atto sarai alla beatitudine" venivano a infondermi coraggio parole sue, Maria nel timore di una prova ancora davanti a cui mi sentivo debole. Ogni felicit mancata  un terrore.
"Chi mi cava dal pozzo? Quello che pareva irrealizzabile in una creatura sola, il coesistere di quella fierezza e morbidit, sacro e profano che solo la Vanicsca del sogno univa in s, si era impersonato qui: in un essere reale, puro ed ignaro, chiamato forse all'ascesi, e che cerc, venissi a vivergli vicino, e che in questo stesso momento mi rinnova il senso della sua presenza con la sua finestra accesa davanti alla mia. L'eccezione di tale coincidenza di valori riconferma sempre pi la mia impossibilit d'amare preannunciata gi dalla scomparsa di Vanicsca, perch simili esseri mirabili non li ripete natura due volte.
"- Perch non le rincresce un po' ch'io voglia andarmene alla lotta di lass, e non fa pi gli occhi dolenti quando m'allontano dalla sala? - le chiesi ora sembrando mi si scostasse ultimamente, e insister nel tono perch il volto le tremava e capii che un flusso dentro la premeva e sarebbe sgorgato forzandolo col mio orgasmo; finch si spezz quella sua impassibilit d'angelo araldico e scagliatasi su un tronco come a morderlo, lasciandovi l'impronta d'una maschera di lacrime, disse in un singulto:
"- Quanto male le ho fatto."
"Dentro mi si spacc davvero qualcosa, non respiravo. Finito in lei dunque lo stupore di me? La riprendeva ora la sua vocazione pi alta? O era volubilit la sua ed io avevo sopravalutato il suo candore, i gesti silenziosi, pensando coincidessero con quella proiezione personale ch' l'istinto della propria donna e che in lei combaciava solo in qualche dettaglio? ed io abbagliato avevo sorvolato su altri dubbi aspetti quasi gi fosse sempre troppo dono per me ci che mi appariva di lei?".
Fino a quel momento era sembrata a Luca irriverenza ogni troppo corporea dilezione di lei chiamata alle astrazioni. Sentendola sfuggire di colpo invece gli spiccarono subito davanti come in un incendio tutte le attrattive, la sua biondezza inalante, il suo candore che chiamava a interromperne, spuntarne l'influsso, il genio ispiratore delle sue vesti conturbanti, squarci di una femminilit pnica per lui. La linea malcelava caldi ribocchi, sprezzature che sbigottivano in una forma severa, magra di cinto e grembo. In quel momento gust finalmente vicino quei doni mirati sempre da lontano come cime nel cielo, i capelli con entro forse trite viole di siepe; scrse con l'occhio aderente che fissa l'acqua che disseta il profilo puro, ogni linea di quel volto fatato, il volto unico della feminilit vietatagli per sempre. Al pensiero di sradicarsene la impronta gli si diramava come una screpolatura per tutto il corpo; poi, l'idea che quello splendore si sarebbe pure spento un giorno dissolto nel tutto pareva quasi gliela ridonasse un po'.
"- Poco sempre ho creduto alla sua realt. Il giorno che mi sorrideva fra il rosaio della fattoria, un guazzo di luce le cadeva sul busto sollevato tra le foglie; non era quella sua bellezza troppo splendida in un mondo, sotto, sempre in isfacelo? poi cedevo alla lusinga della sua assiduit, sentivo allora il miraggio della creatura tanto alto, quasi come quello dell'oltre: mantenere il clima della pura apparizione, spartirsi a vicenda la gioia delle cose belle, celandosi le orrende, esser paghi e bramosi l'uno dell'altro a un tempo.
"- Non sapevo di esser tanto per lei; non dia peso alla vanit di tutto questo - aveva occhi nebbiosi in un volto appena gonfio dalle lacrime, sordo come tufo, sopraccigli di spettro, apatico epilogo della tanto rincorsa feminilit.
"La nebbia saliva, si tesseva fra i rami, soffiava sulle foglie secche.
"Ora vorrei andarmene, e devo star qui solo a radere ovunque i ricordi cari edificati in due. Ogni angolo del palazzo mi soffia da sotto una vertigine, un'aria irrespirabile l dove le sfiorai il gomito la prima volta, dove ella scoppi nella gioia di sentirsi corrisposta, mi confid il suo turbamento, l'orgasmo; nei canterani risuona la musica delle sue vesti che metteva per piacermi, scelte dal suo estro, ne conosco le preferenze dei toni che mi perseguiteranno sempre. D'ora in poi ogni appello della feminilit mi giunger come partito da lei, mi soverchier come odor greve di fiori su una salma. Morbida forma, prima, ora scoscesa".
La finestra illuminata s'apre; un capo si volge a lui, guarda circospetto verso la finestra vicino dove Viola "soffriva da tempo per lui quel che lui ora per la sorella" aveva detto lei. La finestra si richiude.
La luce si spense per non riaccendersi pi.
Egli si muove nella casa come invisibile a lei, le sue parole ella non sente, o si chiude le orecchie. S'aggira fra le pareti ov' il continuo riflesso dei ricordi, ma ella non li vede.
Allora, quella ch'ella era sempre stata, egli and a cercarla nel bosco. La ritrova, camminante allato suo, l'altezza del fianco giusta alla sua statura, l'aria attorno subito  da bere, il giorno sovrossigenato come tutti i giorni dal primo ch'ella incominci a fissarlo con gli occhi limpidi ed egli si sent subito e poi sempre senza peso, l'anima aperta decifrata. Rivive nell'alito saturo dei suoi capelli, nell'aria filtrata da lei; ella porta un altro lui stesso in s, da esplorare in quel suo incarnato dalla trasparenza dorata, dissodando le dolcezze ch'egli sempre richiese alla feminilit mai trovate in una sola.
Si volta. L'aria gli manca al respiro perch ella non c' davvero pi, il vano occupato allato suo in tanti bei giorni l'ha lasciato vuoto.
- Nulla di ci che vedi ed ami  tuo - egli si dice dentro - la vita che t'ha chiamato a essere ti vieta ci che sciorina intorno.
Sull'ultimo sperone azzurro, tra le alberelle nel cielo, la vastit si irradiava un giorno del chiarore caldo di quel viso. Spento quel punto  sempre sera. Un che di anemizzato in giro. Ravvivarlo come, con la propria aridezza? In una siepe un serpe s'era cambiato la scoglia. Poco lontano, nell'antro dello spallone forato, era crollata la cattedrale di ghiaccio. Illusorio dunque quel sorriso che sembrava rimunerarlo di non poter fermare i colori del giorno, conformarsi ai capolavori? In un silenzio di piombo vive ora. Insoccorribile. Nessuno lo cerca. Sente nel sole la maschera d'un eterno gelo, in ogni voce il suo silenzio, dopo.
L'euforia di quella bellezza, se ne accorge ora, aveva alterato negli ultimi tempi con una luce eccitante perfino la vera entit del terrore della lotta per la riscossa. Bisognava invece vivere ora i giorni solo con le proprie forze non come aveva chiesto un tempo, scansate le attrattive sensibili liberato da Vanicsca. Doveva anzi continuare ad amare questa Vanicsca terrena fino all'ultimo pure sapendola non sua - quando ne ricorda il riso convulso che gliela faceva inconsciamente pregustare nei giorni d'una floridezza ampollosa, incontenibile, l'invito del volto come a un condominio della bella persona, lo investe la stessa folata del giorno che si pest lo scheletro nel baratro, lungo choc la vita! - doveva pagare come tutti lo scotto pi umano, toccata la propria trascurabilit, di presentire in ogni delirante richiamo di questa premorte ch' la vita, l'ultima rinuncia.
Le sue fatue, orgogliose eleganze! In fondo egli non aveva che ceduto alla vanit di piacerle, non confessandosi che l'appello di quel candore non era che il richiamo del frutto pi prelibato.
Ai ricordi in quei giorni ella non badava pi, perch soli si nasce, e si muore, con le proprie imagini muffite, tutti dimenticabili, ogni altro cuore, al di fuori. Il cozzo contro quella sua improvvisa impassibilit dimostrava che ogni sogno musica slancio  circoscritto fra noi e la terra nuda. All'avanzarsi del senso d'una vita senza amore gli s'irrigid dentro come una lacrima ghiacciata e il pensiero corse tranquillo all'ultima pietra fredda.
Forse a questa prova l'avevano premunito i recenti forti contrasti della metropoli.
A tratti ora si guarda le mani ingiallite dal travaso della sua amarezza. Ma s, i propri giorni non sono che il sacrificio che ci arde a poco a poco.
A casa ella non c'era. Partita? Nessuno ne parl pi. Era esistita mai? strumento imaginario? saggio, se ispirato, ma non era ella parsa proterva piuttosto le ultime ore? egli si libera da un gioco ben nefasto ora se quella bellezza era paragonabile ai lazzi con cui mascherava l'intimo sulle piazze il malefico e anch'ella, come il devastatore, piagando rigenerava. Certo inconscia se cos era, altrimenti, cosa non le avrebbe chiamato sul capo qualche antico profeta, di non mettere alla luce che germi spenti?
Ma certo cos non era.
Risente nell'aria la sua calda fragranza acutamente dolce. Era sparita come in una gran veste che nell'ultimo lembo gliela faceva assaporare ancora.
- Cara Viola, un momento o l'altro me ne andr pure.
- Non ci sta pi bene qui, vero?
- Ma; in un mio bivacco, la macchia d'una roccia vicina ricordo che divenne nel trasognamento una stupenda forma lusinghiera; vistala sveglio era orrida. Mi sto destando ora da un sogno simile, convincendomi sempre pi che nessuna delusione ci salva dalle future; prezzo questo che dobbiamo pagare tutti fino alla fine.
- Lei dice questo, cos saldo e avveduto?
-S, perch non c' sogno tanto alto che non trovi modo di farsi creder vero; so che lei soffre da tempo di malanni del genere; le animer un po' l'aria attorno conoscere questo mio stato un po' simile al suo.
- Ma lei vada, Luca, appena pu - disse Viola con occhi e voce velati - quel brutto gioco  cominciato quando, ricorda? in principio poteva forse dare nell'occhio l'amicizia fra me e lei, non  la prima volta che questo succede qui, ma non le interessa neppure.
Pi tardi chiuse il foglio a Maria:
"Ripenso al cancello rustico, ai massi nell'acqua rada fra i canneti dove esce ogni sera il pescatore di Quiete Azzurra, unica pace. Fu l che un giorno seguendo la sua idea armonica dell'amore lei affermava che a volte due affinit si sfiorano, magari senza riconoscersi o, aggiungo io ora, battono tempi diversi come le nostre due et inappaiabili, Maria".
Cella campanaria, cella d'aria, il cielo entrante da ogni lato.
L'occhio arso dall'insonnia vedeva oscurarsi le acque in pieno mattino di grigi bagliori lunari. La cialda di cielo chiuso nell'archivolto del rudere si amplificava in un freddo tremolio d'azzurro. Lontano fumavano nitori.
Ecco, a picco, le barche del corteo nuziale di Silvio, secondogenito di Bernardo. Scivolano, scaglie allungate, attorno al promontorio, imprimendo il tritume multicolore dei costumi nel vivo dell'acqua. Luca, indolenzito, scand pesantemente coi pugni su una rozza tastiera collegata alle campane, temi campestri e guerrieri che si diffusero verso l'isola che slittava controluce sul piatto latteo del lago. Viola stesa carponi sul terrazzo sporgeva il capo da un arco sulla gente sbarcata per entrare alla pieve.
- Bernardo, gli sposi, Lauretta - elencava con la sua voce bassa - Dora! - disse animandosi perch se la Dora era scesa gi, Iso non doveva aver pi bisogno della sua assistenza quindi il rastrellamento era finito.
Luca si d allora a intonare l'inno dei patrioti; quando tutto lo si potr per avvertire quelli lass di bloccare alle spalle i lurchi in ritirata?
Gi, nel portico, entravano intanto le donne, il loro incessante richiamo sugli uomini sembrava dar loro un'aria flagrante nell'avviarsi a bruciare ogni vanit a pi dell'austero priore. Qualche lurco le guardava con fredda avidit, inchiodato l a ostacolare la difesa dei veri figli del paese dagli aberrati.
Un'esplosione improvvisa martell bronzi e crani. Luca stramazz al suolo, la ragazza come stritolata sul terrazzo, la cella oscill.
- Bombardano! - gridarono precipitandosi a salti nel buio della scaletta della torre. Usciti, un cupo raschiamento nell'aria si rinnova. Luca fuori dalla porticina si slancia fra un tumulto urlante di donne variopinte, uomini in stoffe nuove, fanciulle e bimbi biancovestiti.
Colpivano la polveriera.
- L'archivolto! - fu gridato.
Le due ali vetuste del rudere si contorsero squarciandosi, il sopracciglio marmoreo si franse nell'aria, Luca, protese le mani, fu visto correre per tutta la lunghezza del basamento evitando il crollo e sparire in un polverone.
Rintonfi nelle orecchie, un senso d'atmosfere chiuse. Ha gi provato tuttoci altra volta in fondo a un crepaccio. Allora rimase semicieco. Apre subito gli occhi a un albore, sbatte i cigli imbiancati di calce, li districa. Lucentezza scabra intorno. Un'onda verde avanza liscia ed illesa, vi saettano qua e l gugliate di fulgori.
 tutto ammaccato; un braccio gli sanguina, dolora, mentre se lo preme vede altissima, rimpicciolita da un riflesso nuvoloso, Villabazia. Era precipitato, come temeva, ai suoi piedi, ma libero dalle pesanti notti di lass.
Sul capo, nessuno. Qualche voce sobbolle l, donde cadde. Nell'aria l'archivolto mancava, dissolto in una gettata di lava.
Luca, certo creduto scomparso, poteva ora andarsene senza pericolo per gli amici negli eventuali controlli e raggiungere le schiere: Si sent conciliare da quel pensiero con tutto il pietrame attorno. Si carezz la mano scorticata e imbiancata da muratore. Un: ahu ahu! tenue pulsava nel torpore dello spazio dalla bianchezza procellosa d'un sole bianco. Per sfuggire il pericolo delle ricerche strisci pianamente verso un foro buio delle fondamenta di ghiandoni scuri, vi si adagi. Un barlume subacqueo stingeva ciuffi polverosi.
Ruine, brecciami; ne ha il gesso negli occhi fin dai primi bombardamenti; in ogni granello  la disgregazione del malefico che mai non vide in tutto che un piedestallo di s, assente l'amore, questi cocci per lui, insipida calce, lacrime di madri, umor salino.
Fianco e schiena ribelli, infiammati; nelle fitte pareva risolversi l'indolenzimento interiore di quei giorni e venirgliene un senso di remissione. Attese fidando nell'oscurit.
Ma le macerie si orlano di chiarezza, presto vi nascer il fiore.
Nella notte il lago era una gran conca in albore. Il freddo, il buio nella darsena Daveri assideravano imagini, echi.
Impossibile entrarvi per servirsi del barchino, della quadra o di quella a vela; e allora Luca zoppicando piglia il sentiero sul margine stellato delle acque, a fior del firmamento a rovescio, fino al piccolo porto degli sposi freschi di quel giorno; dovr interromperne, incauto, la prima notte di miele. Arriva al borgo. Barche in secca come lunghe ciabatte sul selciato nel bacino angusto, fra mura frondose in un'intima scena. Stelle diluite in una distesa scura, sbadigliante.
Scesero dal ballatoio ad aprirgli, succinti, Silvio, lo sposo, comprensivo, biondastro, e Gemma, una bruna rosea, luminosa, calda ancora di sonno e di lenzuola, stupiti, rallegrati di saper vivo Luca. Ella gli lav la mano incrostata di sangue e di calce.
Al mattino, al paese l'avevan cercato fra le macerie finch lo ritennero scomparso. Poteva andarsene comodamente ora dopo aver fatto avvisare i Daveri della sua incolumit.
Le stelle impigliate nel freddo cristallino sbattevano forte, da schiodarsi, quando Luca approd con la barca di Silvio alla riva di Giobatta, che lo abbraccia nell'ombra che si dirada, lo fissa col taglio vispo degli occhi, gli narra emozionato che Andrea pare salvo oltre frontiera, la radio estera ha additato l'esempio di Costanzo, condannato a morte, fuggito dopo un salto rompicollo giunto ora in pezzi alla capitale; taglia fortissima di Testa di Femore su Fungo il quale, distinguibile com'era, doveva per un po' sospendere i suoi tiri in grande stile.
- Sa chi  finito male invece? - Luca sussult; deve pure prepararsi alla fine di Francesco - quel bastardo ch'era sempre con lei nel giardino alla villa. L'han allontanato perch non faceva la guardia, e lui tornava e allora l'han fatto accoppare non si sa dove; lo trover in un burrone qualcuno che neanche lo conosceva - disse Giobatta con la faccia dal risolino beffardo.
Anche il pianoforte di Luca nessuno lo riconosceva se non andava lui a constatarne il decesso nella fossa comune degli strumenti. Ricorda il patriota sacrificatosi per gli altri all'infermeria rimasto sconosciuto, l'ignoto piombato sulla finestrella alla metropoli.
- Io penso che se la natura ci avesse dato l'istinto d'una sghignazzata al cospetto degli estinti come davanti una sortita della vita per la sua rotazione, si sarebbe tutti oggi come i due pirati o non ci si sarebbe neanche perch la vita non arrivava fino a noi allora. Meglio o peggio, caro Giobatta, lo sa il cielo.
Faticavano ancora a distinguersi bene nei visi quando imbucarono uno stambugio accanto la casa rosea, mentre nel cavo della volta sulle cime il primo soffio caldo della luce andava sciogliendo, fiore diaccio, la luna.
Poi Luca si distese, tutto pesto, sotto un falso fondo del fienile fra cataste di fascine, nel fieno caldo, premuto da patrioti chiss quanti, noti, ignoti, scomparsi. Al sicuro.
Al sicuro. Ma vedeva un cancello e lui solo far la guardia ora al giardino proibito dove rifiorivano le muffe del ricordo, le ore irreplicabili, le musiche pi belle come sentite la prima volta, dove apparve spesso la creatura pura.
Vita, di poche, molte ore, cosa sempre come gi passata.
Le baite da lontano sono uccelloni che allargano le ampie ali dei pascoli interi, il corpo minuscolo, di calce, dai connotati quasi impercettibili.
Luca respira la solitudine a pieni polmoni via da quel senso di diffidenza che corre fra i corpi destinati a lasciarsi l'un l'altro, ripreso dal benessere unito delle cose che hanno un aspetto pi stabile di noi. Si ferma, ascolta la frase fervida d'un prato che gli giunge assieme a tante gioie al solito sacrificate alla evoluzione regressiva lontano di qui.
Laggi il lago. Quando c' neve, sembra un pavone che avanzi nella panna. Delizia delle rarefazioni, mettono sul labbro come l'orlo ossigenato d'un'onda.
Sul valico, a pi dei due faggi, dell'esile zampa zebrata della betulla, non sono foglie anziane. E una natura fresca, attorno, senza esperienze; la luce non rinviene residuo alcuno, ombre innocenti stanno acquattate dietro gli ostacoli, ai tronchi allineati in margine ai pascoli. Enormi cose vicine, minuto reticolo di quelle lontane, grandi roccie nell'azzurro dove si vorrebbe essere gi, crini verdi d'acque su ghiaie incassate fonde, lunghi dorsi spigati di conifere. Una nube bianca. L sotto arrota le armi contro noi chi  della nostra stessa terra. Inquadrati oggi, domani subdola eterna tirannia.
Le onde dei prati spalmano di sole caldo tutta la montagna. Una cascina fuorimano sotto cime a pascolo, con la scaletta di legno, il ballatoio, la finestra incorniciata di rosa. Sulla porta, seme acceso su tutto, la maglia rossa d'una donna. Vicino, un fienile gli ricorda la notte con Clotilde. S'ella avesse voluto raggiungerlo anche solo per iscritto, gi da tanto pi non l'avrebbe potuto. La funzione d'ella, non facendosi incontrare, la impersonava ora, era chiaro, Maria. Anche questa aveva distolto sempre Luca dal cerchio di un'idea della vita vana come corsa di scoiattolo. Ma  nella natura dello scoiattolo vincere il tempo zampettando, nella nostra solo dando il sale d'un nesso alla mente. Nel prato, nella baita, negli attrezzi non vedeva ora egli solo l'eterno turno, la truffa utilitaria della materia ricreatrice. Saliva a combattere i negatori che limitano la vita a quel giro vizioso, segnando il passo su fossili ossami, perpetuando l'equivoco delle coscienze senza sanzione. "Potr sembrare vincano perch rinascono, ma li rovescia poi sempre la fede quanto pi viva, tanto pi a lungo salvaguardia del futuro" aveva detto Maria il lontano giorno della rocca remota. Per quella lotta si rinnovano i silenziosi, anonimi "senza esito" ostacolati sempre dai trionfatori cos che il loro sguardo non si alteri mai per vanit di successo. La vita non sar un puro gioco sanguinoso che a nulla impegna solo per chi la giustificher nell'oltre. Assapora ora la grazia d'esser libero di sperare.
Franco si sente egli ora nel mattino, protetto da un domani sicuro come non mai; s'allaccier presto a qualche distaccamento isolato.
L il terrazzo lustro del lago ravviato da ventate che lo corrugano come getti d sabbie scure, e all'orizzonte un subbuglio azzurro di flutti cavi ritti ch'erano i monti. Privilegiate quelle zolle; posarvi senz'ansia di distacco. Era una giornata di quelle che uno, ogni passo, a ogni cosa dice, mirabile! l'aria come un mughetto alle nari. Sotto gli passano marosi di verzure, bubbole ingiallite, due lingue di neve celeste d'ombra gli si allungano davanti sul prato raso dalla luce in un azzurro di pensieri buoni.
...
.
...
Cronaca.
...
.
...
Azioni, sconfinamenti, calate, regressi, beffe. Ogni zelo mettono i figli spuri del paese ad aiutare i lurchi nel preparare le demolizioni. Dopo di essi, la notte.
Molti loro piani vengono sventati col sacrificio degli altri.
Le staffette formicolano sugli specchi dei ghiacci di confine. Ovunque, nelle zone alpestri, dispersi sbrindellati, erranti, dalle ferite che spesso nessuno medica lass; generosit giovanile, enfasi incosciente a volte, valore sempre.
Attraversate circospette delle valli nei tratti infrequentati; nelle scaramuccie a volte vola un cappello con dentro nascoste liste di nomi, guasti da effettuare; si aggregano sconosciuti, scompaiono inavvertiti.
Lurchi e sgherri intanto impiccano, annegano, violentano, arrostiscono neonati; quale atrocit escogitabile trascurano? Idolatri della materia, il loro angelo salvatore doveva essere oltre l'offensiva dei batteri, una forza inaffrontabile tale da non dar pi tempo al bene di rigermogliare. Presso i templi flagellano sacerdoti, li configgono agli alberi; ma quale sar poi la reazione popolare? Han predicato l'odio, ora ne son presi alla gola. Vendicatori silenziosi, inafferrabili, li terrificano, li trattengono a volte dai crimini. Nelle campagne ogni uomo donna interrompe strade, vi semina chiodi, cocci di bottiglia, ogni casa colonica ha la sua bisaccia sotterranea per nasconder combattenti. Le rotative dei quotidiani nelle citt rullano all'unisono, l'una per la menzogna ufficiale, l'altra per la verit clandestina. Tutta una diffusa ansia recondita indovina, vigila i piani delle distruzioni inerenti alla condotta del nemico in fuga. Ritornano i millenari moniti antilurchi degli avi: Mirateli negli occhi, nulla pi l'intimorisce, nella sconfitta niuno  d'essi pi veloce.
E la disgregazione lenta s'insinua tra loro.
Con l'avanzare delle forze epuratrici i comandanti dei Rakau ringhiano, ritti direttori d'orchestre d'ossami vorrebbero il tempo di cancellare le infinite testimonianze dei misfatti.  il crepuscolo d'un altro ancora dei macelli che hanno perpetrato nei millenni per l'istinto come d'una fame mostruosa che soverchia loro stessi. Il sommo lurco magnetizzatore distribuisce ai suoi eletti l'ultimo viatico, capsule occultabili d'un tossico blu. Saranno duri da salire, per chi si lascer prendere, i gradini del capestro. I forni accesi per tanti corpi innocenti potranno servire anche una volta per qualche colpevole, ma come far tornare il conto se ciascuno di questi deve rispondere di sterminate fosse di popoli? Ne rester poi nell'aria il nome irto di lugubri consonanti schizzanti ferocia. Sentenziavano che la preghiera  indice di inferiorit umana.
Il condottiero luetico, il lurcoide tenta una discolpa cavillosa presso gli avversari. Davvero la giustizia suprema pu cogliere anche per vie umane?
Traspaiono i muri delle celle ai detenuti in queste sere. I gerarchi, caratteristi, spaccamonti, scacciano a fatica dalla mente la prospettiva di trovarsi presto flaccidi, il collo incordato nel colletto largo, fra le sbarre giudiziarie, con poco tempo ancora per articolare il volto, uscendo alfine, un'alba, dalla cella, dopo avervi lasciato sul lettino un libro licenzioso accanto a quello sacro. In quale delle due versioni, che sia soltanto concio la vita o vertice oltreumano, coglier anch'essi il fuoco d'un plotone?
Un gran silenzio agghiacciava le vie della citt. Militi neri incolonnati - taluno gi ha in serbo la divisa immunizzatrice del patriota - ripetono la frusta comparsa del bel garzone ricciuto atteso a casa dalla mamma dopo l'ardimento. Cantano, prodi rituali, il loro canto muore sui tetti, passano fra il gelo dei passanti che si muovono fra le barriere dei controlli con indolenza, ma gridando dentro, ognuno, in silenzio, col livore di qualche infamia subita dalle due oppressioni sovrapposte.
Alla periferia, vuoti schiocchi, tiri di bravura dai fortini di giovinastri dall'aria ancora ribalda ma per forza d'inerzia; armi suicide della patria.
Armigeri dalle faccie dispepsiche, patibolari puntano ancora appassionatamente ai posti di controllo la rivoltella nei parabrezza con il cipiglio dittatorio divenuto ormai il tremito d'una mandibola sgangherata.
Dove pi le adunate della goffa moltitudine presa dall'acre delirio della distruzione, fra alluvioni di luce, nella grandiosit d'una pacchianeria smisurata?
Un mattino, in un'alba mite, le divisioni della montagna ebbero l'ordine di calare senza precisate cautele ai capoluoghi. Trasecolavano. A un patriota, dirgli di scendere, gli par di scontrarsi contro se stesso appena salito per le medesime vie col cuore in bocca, pizzicato dalle pallottole.
Per quanto gli occhi sospettosi dei giovani corressero in giro, non trovavano pi su alcun passante i segni infamanti delle legioni nere, lingue brune, glad.
Avvengono scontri.
Quando si vuol patteggiare con gli avversari in ritirata, camuffati spesso proditoriamente da patrioti, i loro ufficialetti lanciano le solite bravate di chi  uso a esser il pi forte. Le colonne miste coi lurchi fanno saltare i ponti monumentali delle citt, nelle campagne si muovono con agio, contrattaccando, forti di mezzi, cariche di ostaggi i quali si devono sorbire le diatribe antipatriottiche dei capi che per salvare la loro dignit non cederanno che all'esercito regolare avanzante, mai a una masnada di fuorilegge. Eppure mentre puntate isolate tentano invano i valichi che sprizzano mitraglie da ogni roccia, gi nei centri i monocoli si piantano sull'attenti davanti all'operaio per firmar la resa. Cos il generalissimo lurco dichiarato criminale di guerra numero uno dal comando generale della libert che ha pure decretato la pena capitale a chiunque venga trovato in armi contro la patria.
Il giorno dopo, fra grida di gioia, rivoli di fiori, primo incontro delle schiere dei monti con la gente della piana che solo vagamente ne aveva indovinata la vita lass. Sono donne, uomini dalla linea pi snella delle montanine, dei pastori che hanno condiviso gli stenti della lotta fra ghiacci, baite, foglie secche, bufere.
Giunto  il momento per i bifronti di rincasare a sera, sgherri, circolare a mane patrioti, ma chi li conosce li vedr poi sempre irrimediabilmente in un costume bicolore. In qualche fabbricato pubblico dei paesi si barricano sbirri ancora. Prima di capitolare, specie gli avieri, dell'arma pupilla del regime, inscenano lunghe cerimonie a scatti militareschi, fanno discorsi che tutti si ritroveranno presto riorganizzati sul campo dell'onore: tuttoci a un pollice dai patrioti che devono lasciarli fare perch l'ordine del generale  cos, ma carezzano intanto l'arma vogliosamente vicino a tanta selvaggina che, fosse capitata loro nelle mani qualche giorno prima! Se pescano qualche gerarca in fuga pronto a pagar milioni un travestimento da patriota: Ma, non doveva morire in bellezza?
La luce dorata gronda ora sulle campagne chiare e nuvole bonarie traboccano nell'azzurro; un tepore di vita, un sentore di citt vicina, amica s'effonde intorno e allenta le fibre. La manovra delle formazioni aggiranti la metropoli si svolge fra lo sventolio delle bandiere accese, le ondate degli inni ardenti; il senso dei giustiziati sulle piazze, nelle contrade mette un fermento nell'aria che d l'impressione di slittare su strati di sangue caldo. A tratti, nelle campagne, si vedono agitarsi, moscerini chiamati dalla carogna, moltitudini prima rade, che poi infittiscono urtandosi, specie le donne, in un nugolo attorno a corpi di spie, seviziatori trucidati ammonticchiati in mezzo ai campi.
A un punto, come uno scoppio:
-  morto!
- Lui, s.
- L'ho visto io!
- Io l'ho toccato!
Scoperto fuggiasco, camuffato da lurco, mentre fingeva dormire, giustiziato con la ganza sommariamente dal furore del popolo. La mitraglia gli aveva spillato il sangue dalla nuca sbiancandogli come gesso la maschera larga di forte masticatore femminiero.
La moltitudine si indign perch le veniva tolta cos la possibilit di sfogarsi ognuno su di lui. Lo vorrebbero innumerevole come le sue vittime.
- Bisognava moltiplicarlo in milioni di lui per farlo morire milioni di volte.
- Maledetto fortunato a cavarsela cos alla svelta!
- Ma c' la giustizia di l.
- No, no, cominciamo noi qui a farla con le nostre unghie!
Il fermento cresceva, si scoprivano le "camere", i ferri della gogna nera, le pareti trasudavano lardellate dei rantoli dei vivisezionati, tramandavano uno scirocco criminoso che investiva le folle, e quelle, furenti contro la legalit delittuosa, scovati gli strangolatori ufficiali li appendeva per le vie assieme a chiunque avrebbe prima mandato anche tutti al macello pur di salvare pancia e valuta, travolte dalla ferocia sempre originata dal seviziatore primo che in ogni gesto, parola, decreto, controllo simulava la sua vera volont vessatrice del paese, degli incorrotti in ispecie. Colpita in lui la parte negativa di ognuno.
Nei rioni della metropoli ora applaudono alle schiere della montagna. Come battono fitte le mani, non  questo un film di propaganda!
A un punto sboccian fuori dalle corriere ragazzi, ragazze, staffette, infermieri urtando, baciando, soffocando un comandante calmo in quella sua ora indimenticabile. Da un primo nucleo di sbandati in una baita isolata egli  arrivato ora alle porte della metropoli a capo delle sue gloriose schiere.
Sfilano sui viali lisci nelle macchine brillanti gli scampati alle fiamme, i dissepolti dalle buche, i redivivi dalle torture, i salvatori delle centrali, i conquistatori di citt e vallate, gli alfieri delle Volanti rosse ed azzurre, frutti sino a ieri interrati; passano i feriti degli assedi, le pallide madri, le vedove degli uccisi a volte sotto i loro stessi occhi.
Un'improvviso stacco negli animi; i ragazzi hanno un tremito, si formicolan loro le gote e un "mai pi" inesorabile pare venga nell'aria a sprangare per sempre il duro e amato tirocinio dell'eroismo fra le gole dei monti dove  ancora l'ultimo rantolo di tutti quelli che non sono pi qui. I canti, i boschi annebbiati d'azzurro, il fuoco delle baite, le betulle, la polenta, la sera.
Nel cielo colorato della citt non si  levato alcun aereo a riversare sulle brigate il suo frastuono augurale. Non vi  margine per esibizione alcuna dopo tanto sciupo. Solo povert e lavoro.
Quelli, e tanti mancheranno, ch'eran partiti un tempo riluttanti dalla grande piazza fra selvaggie grida di guerra, ritornano alfine in questo tempo di novilunio con le armi puntate nel senso voluto dalla coscienza trasentendo sui cornicioni dei palazzi un conflitto di voci nuove e acclamazioni antiche. Fra i sibili di qualche colpo sparacchiato da ultimi rimasugli della canaglia asserragliata sui tetti, parlano alla massa un cappellano, il comandante alpino; raccomandano di non trapiantare ora nelle piazze, sia pure per giustizia, la ferocia nell'ra nuova; i martiri sono l'espiazione di tutti; tempo  d'amarsi; cessate le male seduzioni che non bastarono i migliori a sventare, l'ora  di farsi perdonare l'odio seminato; rievocano i caduti, primo fra tutti lo scomparso non segnalato neppure dagli appelli sommari, travolto nelle imboscate, sconosciuto magari al compagno da lui stesso salvato cadendo, esempio opposto all'arrivismo che aveva portato alla rovina, il sacrificio del patriota ignoto.
...
.
...
FINE.